martedì 24 luglio 2012
The good people
L’altra notte ho visto Barack Obama rilasciare una dichiarazione davanti alla stampa, accanto alle autorità locali, dall’ospedale di Aurora, Colorado, dove alcune delle vittime dell’attacco omicida dell’altro giorno erano tra la vita e la morte. E ci sarebbero tante cose da dire, tutte quelle che vogliamo, sulla capacità delle istituzioni americane (di queste, in particolare) di comunicare umanità e ufficialità allo stesso tempo, senza che l’austerità e il latinorum indeboliscano lo slancio solidale, senza che il tenore della cose che si dicono ricordi troppo una voce qualunque che dice parole di circostanza.
Ma quello che mi ha colpito di più è stato un passaggio in cui Obama ha rassicurato i feriti e i parenti di chi è già morto che l’attenzione dedicata all’assassino sarebbe scemata presto, e la compassione del pubblico americano si sarebbe concentrata sulla gente per bene. «The good people», ha detto il Presidente. E trovo che qui ci sia un punto di onestà e giustizia da guardare con attenzione.
L’Italia ha un problema legato alla violenza, e credo che sia anche dovuto alla morale cattolica di cui siamo figli, ma non solo. La violenza e la malvagità mandano in palla il sistema morale del paese (non solo quello cattolico), e allora si condiscono diversamente: diventano sociologia, antropologia, psicologia distratta. Gli evasori fiscali meritano il nostro disprezzo, e gli assassini meritano sempre un surplus di comprensione, di ascolto delle motivazioni. Come se, dall’altra parte, «Quella era mia sorella» non fosse una motivazione sufficientemente solida. Sembra che la responsabilità possa avere dei risvolti civili, legati all’amministrazione della giustizia, ma non morali, sociali, legati al modo in cui il nostro comportamento influenza l’idea che gli altri hanno di noi. Sembra che i violenti non possano fare schifo in quanto tali; che sia sbagliato disprezzarli, considerarli il peggio della società. E se il sistema penale è giustamente improntato al recupero, credo che dovremmo fare la pace con l’idea che la componente della punizione sociale – quella penale è insita nel concetto di pena – sia è giusta e salutare.
La colpa è una questione che riguarda giudici e preti, e va amministrata nel modo più corretto, umano e democratico possibile, con giustizia, efficienza, rapidità; la responsabilità del male inflitto agli altri viene, per la società, prima dell’urgenza di capire le motivazioni e i contesti. Ho idea che provare disprezzo profondo per i violenti, quel disprezzo disinteressato che non vuole occuparsi di perdono, non vuole sentire ragioni, non vuole proprio parlarne più, ha altro cui pensare, sia una cosa sana, giusta, da persone per bene.

Una delle cose che più mi disgustano del giornalismo italiano è l’orribile domanda “perdonerà/ha perdonato l’assassino?” che puntualmente viene rivolta al parente di una vittima. Non ho mai visto giornalisti di altri paesi fare simili domande.
scritto da ferruccio martedì.24.07.12 19:51
Secondo me il nostro problema con la violenza non è dovuto “anche” alla morale cattolica, è dovuto esclusivamente alla morale cattolica.
Il nostro problema è che il cattolicesimo ci ha talmente svuotati di ogni senso morale che per noi la responsabilità individuale non ha alcun senso: insomma, ammazzi uno e poi vai a confessarti (lo so, sto brutalmente semplificando, ma secondo me mica tanto: considera i boss mafiosi coi loro covi pieni di bibbie e santini…).
scritto da biagio martedì.24.07.12 21:24
Sulla morale cattolica concordo con Biagio.
Per il resto, bravo Matteo, splendido articolo.
Saluti,
Mauro.
scritto da Mauro martedì.24.07.12 21:49
Anch’io concordo con Biagio. Quella cattolica è l’unica religione che contempla la confessione. Tre Ave Maria e si è a posto con la coscienza. Certo si richiede il pentimento, ma l’uomo è pieno di debolezze e la confessione diventa una scappatoia facile facile.
Poi aggiungerei la tv. Sempre deboli siamo e resistere a quei quindici minuti di fama è proprio dura. Perdonare davanti a milioni di telespettori è una grande tentazione.
scritto da Maria RIta martedì.24.07.12 22:35
Matteo hai,come spesso ti accade, centrato il problema.
scritto da Alberto martedì.24.07.12 22:55
boh. son d’accordo sul fatto che matteo abbia centrato il problema, non sul fatto che il problema, sia, davvero, un problema. Vale a dire ok che gli americani so bravi perchè fino all’ultimo chiamano l’evidente colpevole the suspected, e ok che invece qui da noi sei subito additato e messo alla gogna, e che allo stesso tempo quel pietismo, quel paternalismo dall’alto, quella manzoniana reprimenda che però strizza l’occhio e cela un perdono che alla fine verrà a mo’ di “figliuolo, chiedi scusa a Dio e sarai riaccolto nel gregge” può suonare fastidioso, moralista, cattolico, e infine, anche, ingiusto; però, detto tra noi, mi tengo il mio paese (vi suonerà retorico, lo so) dove se da subito sono colpevole, non significa per me nulla di davvero esclusivo dal resto della società, quando lì, una volta che da suspected diventi colpevole, vieni messo a morire. come se di fondo appunto l’idea che tu sia davvero colpevole è talmente allucinante per loro (e questo secondo me è molto più puritano e moralista) che appunto per questo fino all’ultimo c’è la presunzione d’innocenza: perchè se lo sei davvero, colpevole, vuol dire che sei “il male”. No, dai. In questo senso a me “the good people” me fa proprio ride; il “chi è senza peccato bla bla” in reazione te viene proprio spontaneo (e mi piace Obama eh, e difatti non è lui a sbagliare; lui è latore di quella cultura lì). ps. la mia considerazione nasce da più che altro dalla riflessione sulla pena di morte, che, un po’ fricchettonamente, lo ammetto, trovo forse la cosa più immorale che esista. e dunque non ci sto a sentirmi una leggerona, una che non sa più distinguere il bene dal male, a causa del cattolicesimo presunto livellatore di responsabilità individuali e per questo, un po’ ipocrita. a me gli ostracismi non sono mai piaciuti; di fatto credo che la colpa e la pena siano fatti personali, ovvero siano questione della persona rea, e lo stato è la legge che, in maniera il più possibile equa, ristabilisce dei piani. Non mi piace lo stato che si schiera, lo ammetto. e questo perchè ho bisogno, culturalmente, di sentire lo stato come qualcosa che è onnisciente, che mette le pezze, che (r)assicura tutti. vittorio sereni parlava anni e anni fa di indebita pietà, per casi analoghi, dove si empatizza (forse) troppo. e sicuramente lo è. e però io, per me, non riesco mai a farne una questione di bianco o nero, per queste cose qua. ma questa è la mia opinione, ovvio, e questo un discorso molto complesso, lo riconosco.
scritto da Laura martedì.24.07.12 23:20
Come fa a piacere il bigottismo buonista? Eppure, bada che gli americani non sono da meno. Il capo della polizia locale, uomo peraltro di grande sensibilità, è andato in tutte le televisioni a dire che il tipo non era umano, che aveva nello sguardo un che di demoniaco.
Questa paraculaggine antropologica (e super bigotta), è la stessa di casa nostra. Per non parlare dell’impossibilità di dibattere il tema armi, per il veto della American Rifle Association.
scritto da luca martedì.24.07.12 23:23
In un paese dove la gente per bene reagisce alla violenza con l’acquisto di armi, che importa se il presidente esprime un cordoglio non di circostanza.
scritto da Maria RIta martedì.24.07.12 23:28
credo di essere d’accordo con te ma mi sfugge comunque qualcosa. non riesco a capire bene fino in fondo perché in italia dovrebbe essere diverso e peggio rispetto ad altri paesi. non riusciamo nemmeno a fingere. nno siamo furbi. forse siamo senza filtro. e la prima domanda che viene in mente è quella che viene fatta. o forse è la fottuta morale cattolica. e quindi ci ritroviamo a giustificare tutto. ma non sono le donne che fanno così di solito?
è complicato. per me. voglio pensarci su ^_^
scritto da tinetta mercoledì.25.07.12 01:19
“…l’attenzione dedicata all’assassino sarebbe scemata presto, e la compassione del pubblico americano si sarebbe concentrata sulla gente per bene”.
Purtroppo anche in USA l’assassino diventa il mostro del momento, il sogno da intervistare, da analizzare e fotografare a beneficio degli spettatori curiosi.
Prima o poi tanto il killer si pente, chiede scusa, impara il feng shui, diventa vegano, scrive un libro e a posto così.
Le informazioni reali sulla strage starebbero in una cartella di testo, il resto è bava mediatica.
La violenza andrebbe nascosta come una vergogna schifosa, non sfruculiata perchè non si butta via niente, soprattutto se vende.
scritto da l'oste mercoledì.25.07.12 02:09
ahi ahi ahi se lo leggesse Nietzsche!
scritto da Ivo mercoledì.25.07.12 10:55
Sì però sarebbe scorretto non notare che nella cattolica Italia (o anche nella cattolica Spagna, se è per questo) di adolescenti o giovani uomini che sbarellano in quel modo ce ne sono molto meno. Lasciamo perdere il fatto che se anche sbarellassero non avrebbero a loro disposizione un mitragliatore automatico. Il punto è che non sbarellano. E allora, posto che -piaccia o no agli esterofili- la società perfetta e la cultura perfetta non esistono, c’è da notare che anche la mentalità protestante porta a qualche problema. Quella mentalità per cui esiste la brava gente destinata al successo (e infatti chi ha molto successo viene idolatrato come maestro spirituale, vedi Steve Jobs. Da noi un Gianni Agnelli non è mai stato elevato a guru) e la cattiva gente destinata all’insuccesso. Ecco, in questa mentalità, se ti autoconvinci -o ti convincono- che appartieni alla seconda categoria e che niente o nessuno potrà mai farti cambiare condizione, si può innescare un meccanismo perverso per cui decidi che se sei destinato ad essere solo un cattivo e un perdente, almeno puoi esserlo facendo il botto.
scritto da Un'altra Laura mercoledì.25.07.12 11:04
The good people semplicemente non esiste.
scritto da aspirine mercoledì.25.07.12 15:12
Cosa spinge certi lettori del blog a scrivere delle lenzuolate illeggibili? Sintetizzate, o, se non riuscite, aprite un blog perché altrimenti le possibilità di essere letti sono meno di 0
scritto da filippo1 mercoledì.25.07.12 16:13
Un’altra Laura: Anche nella protestante Olanda (o Svezia, o…) di sbarellati con armi da fuoco ce ne sono meno.
scritto da restodelmondo mercoledì.25.07.12 18:44
Però tutte ‘ste stragi succedono sempre in America
scritto da H2O2 mercoledì.25.07.12 19:04
scusate ma lo sbarellato che ha fatto saltare una bomba a Brindisi non era americano….
scritto da ciccio mercoledì.25.07.12 20:20
Alla domanda “Perdonerà l’assassino” il malcapitato di turno dovrebbe reagire eliminando fisicamente l’intervistatore. E mentre è a terra rantolante, chiedergli “Mi perdona vero?”
scritto da simona giovedì.26.07.12 00:08
Mi chiedo, Matteo, se qualche volta pensi che la morale cattolica in parte ci abbia salvato da uno sfracello civile completo..
scritto da misia giovedì.26.07.12 01:34
Potrei essere d’accordo su alcuni aspetti della questione. Ho sorriso all’ennesimo post taggato “tutta colpa dei cattolici”.
Prendo (solo come un esempio, per comodità), questa frase di Maria Rita:
Tre Ave Maria e si è a posto con la coscienza. Certo si richiede il pentimento, ma l’uomo è pieno di debolezze e la confessione diventa una scappatoia facile facile.
Scusate tutti, ma mi sembra di sentire la Gelmini quando parlava della scuola (fuori di metafora: si parla di qualcosa che non si conosce, che si è esperito lontano nel tempo, e di quello che si ricorda si fa un fascio solo, facendolo diventare paradigma di milioni di situazioni personali).
Ovviamente, ora chiedo perdono se ho offeso qualcuno
scritto da Annalisa giovedì.26.07.12 09:45
Bordone, con tutto l’affeto. BASTA QUESTO ODIO VERSO CHIESA, PRETI E DOTTRINA CATTOLICA! Che palle!
scritto da Davide giovedì.26.07.12 13:13
Prima voi
scritto da aspirine giovedì.26.07.12 13:48
La cosa è vera in particolare quando si tratta di femminicidi. Gli assassini erano sempre brave persone, ma soffrivano di depressione, erano accecati dalla gelosia e “amavano troppo”
scritto da Cosmic giovedì.26.07.12 21:42
@Annalisa, non mi sono offesa.
Però, pensa che strano, sono cattolica. E non giudico le conoscenze altrui da uno stringato messaggio su un blog.
La generalizzazione l’avevo evitata, ma non te ne sei accorta, pazienza.
scritto da Maria RIta giovedì.26.07.12 23:43