martedì 4 settembre 2012
Giovane, dotata e nera
Una delle esperienze migliori per un appassionato di musica è il momento in cui scopre la musica nera. A me è successo che avevo passato i vent’anni. Ho scoperto delle cose di soul; ho rispolverato un disco che avevo comprato a caso da ragazzino che era di Otis Redding; ho comprato raccolte di Northern Soul che si ballava in provincia in Inghilterra; ho spulciato tra vinili di negri nei negozi di usato. Poi lì ti cambiano un po’ tutti i riferimenti. Che non vuole dire che poi ti piace solo quello, figuriamoci, né che adesso io ne sappia abbastanza per sentirmi un esperto. Ma è vero che ti prende un certo non so bene cosa che ti si muove il culo e ti si stringe lo stomaco. E puoi anche sentire canzoni di Gesù senza girare la testa dall’altra parte.
Uno con cui faccio ascolti stupendi di negrate ha scoperto ’sta roba, e arrivederci. Aretha nella forma smagliante dell’esplosione. 1968, Amsterdam, primo tour europeo, primo cambio di etichetta e nascita del fenomeno mondiale. Quel momento lì che poi non c’è più. C’è altro, bellissimo, magari anche di più, ma questo è come quando i boccioli di rosa si fanno vedere a primavera: un momento preciso che non ha equivalenti nella meraviglia conclamata dei fiori splendenti di fine maggio.

A proposito di Otis Redding… la mia rivelazione, la canzone che ha cambiato i miei orizzonti musicali (pur senza mai distogliermi dal più grande di tutti, che – va detto – era bianco: Bob Dylan) è stata “Sittin’ on the dock of the bay”.
Definirla capolavoro è sminuirla.
Saluti,
Mauro.
scritto da Mauro martedì.04.09.12 00:19
Perché ti ostini a dire negri?
scritto da H2O2 martedì.04.09.12 01:04
Eh si, i negri cianno il ritmo nel sangue
scritto da pippo martedì.04.09.12 01:22
C’hai una scommessa in corso vero? Oggi il commento off topic politicamente superficial corretto è arrivato secondo in lista a 45 minuti dal primo, puoi fare di meglio, impregnati. Il mio obiettivo per oggi è farmi dire che anche il mio commento è off topic entro I cinquanta commenti…
scritto da Beppe martedì.04.09.12 03:56
Ps impegnati non impregnati
scritto da Beppe martedì.04.09.12 03:57
Miss Franklin at her best, Mr Bordone. Thank you.
scritto da Signor Smith martedì.04.09.12 10:02
Ma, soprattutto, perché nel titolo invece c’è “nera”? Questa è strana
scritto da H2O2 martedì.04.09.12 13:55
Ma la si può far finita di avere gente che scrive a la giovane holden per sempre?
Basta. Crescete un po’. E’ ridicolo e stucchevole.
A quasi 40 anni non è carino, è patetico.
scritto da baku martedì.04.09.12 15:15
Non è questione di “politicamente superficial corretto”. Dire “negro” è disturbante quanto accendere una sigaretta in un cinema: un tempo era normale, ora è odioso.
scritto da Elisabetta martedì.04.09.12 16:09
Young, gifted and black è il titolo di un album di Aretha Franklin. Sull’uso di negro in senso vezzeggiativo, e nella lingua italiana, ho già detto come la penso. Tipo cento volte.
scritto da Matteo Bordone martedì.04.09.12 17:29
Negli Usa hanno tolto la parola «negro» dal libro Huckleberry Finn di Mark Twain: perché sono scemi. Da noi c’è di buono che la canzone di Edoardo Vianellonon è stata ancora mutuata in «Siamo i watussi/gli altissimi afro-americani». Però forse, in futuro la negromanzia verrà intesa come una tratta schiavista. E le celebri carte «Dal Negro» saranno roba da Ku Klux Klan.
Però forse, a ben pensarci, qualcosa da aggiungere c’è.
Oggi in effetti è difficile spiegare a certi commentatori col latte alla bocca che «negro» un tempo era una bella e ordinaria parola, ma che poi è scaduta ed è diventata nero (black) e che poi è diventata afroasiatico o afroamericano (sette sillabe) prima di acquietarsi sul demenziale extracomunitario o immigrato di colore, inteso quasi sempre come color marrone. La questione, manco a dirlo, è politica: e che palle. La parola negro, nelle diverse regioni italiane, è tantopiù usata quantomeno vi ha governato la sinistra: nel solito Nordest molti la usano normalmente, anche perché è presente a tutt’oggi nella maggioranza dei vocabolari: significa «Chi appartiene alle diverse razze del ceppo negride, originarie del continente africano».
E comunque è vero, al giorno d’oggi non si dice negro. Si dice ex-schiavo.
scritto da Filippo Facci martedì.04.09.12 22:33
per poi arrivare al demenziale “Chinegro” e “Japanic” http://www.youtube.com/watch?v=xCXdc22t_C8
scritto da A_G mercoledì.05.09.12 11:43
@filippo
Tutto vero, tutto giusto ma la lingua cambia. In America dare del nigger 30 anni fa non era offensivo oggi sì. In italiano sta succedendo lo stesso. Molti usano “negro” in senso dispregiativo perchè sono cresciuti a film americani doppiati (dove si traduce “nigger” con “negro”). Non solo: lo usano in senso dispregiativo e, quando glielo fai notare, si nascondo dietro il fatto che l’etimo sia corretto come i bambini stronzetti.
Insomma non è il caso di farne una cosa di stato, ma concordo con Elisabetta.
scritto da corrado mercoledì.05.09.12 12:40
Comunque anche “ariano” un tempo era una bella e ordinaria parola, ora però siamo in un’altra epoca
scritto da H2O2 mercoledì.05.09.12 14:52
“con cui faccio ascolti
stupendi di negrate”
fantastico!
scritto da Giovanna mercoledì.05.09.12 17:54
Sono un dipendente di un’associazione noprofit che lavora con i poveri (molti stranieri)Ho un gruppo soul,la nostra cantante è nata in Tanzania.Ascolto approfonditamente soul e blues da anni.Uso la parola negro, come i miei colleghi,i musicisti che suonano con me compresa la cantante.Nessuna persona appartenente al ceppo negroide.Non so voi ma usare ” di colore” mi fa sentire ipocrita, così come usare ” diversamente abile”.Sono completamente d’accordo con Matteo su quanto la musica soul sia qualcosa che ti entra dentro e non ti lascia più.Ciao a tutti
scritto da Nicola giovedì.06.09.12 01:46
E se sono “loro” a chiedere di non usare quella parola (quella con la “G” in mezzo)? Ricordo anni fa, in tv, una signora di origine africana che rivolgeva agli italiani questo appello.
scritto da cimbro giovedì.06.09.12 10:43
Le interdizioni linguistiche sono presenti in ogni società e riguardano il sesso, la morte, dio, le differenze di genere, la malattia, le gerarchie economiche e sociali e mille altre sfere semantiche che sto dimenticando. Per aggirare tali interdizioni le comunità di parlanti mettono in atto alcune strategie: eufemismi, prestiti linguistici, metafore, perifrasi apparentemente neutre.
Non ho mai letto una ricerca che individuasse tra le possibili cause di un’interdizione la scemenza, ma se Filippo Facci dice che gli americani sono scemi avrà a disposizione dati che non conosco.
Io sono più propensa a credere che ogni paese abbia la sua storia, i suoi tabu linguistici (che possono variare nel tempo) e i suoi espedienti per affrontarli. Negli Stati Uniti, un sistema schiavista a base etnica, una guerra civile, un conflitto violento e ancora oggi irrisolto con le minoranze hanno probabilmente determinato la scelta di accantonare un vocabolo come “negro”, capace di innescare tensioni indesiderate.
La questione dell’ipocrisia, tirata in ballo costantemente, mi pare fuori luogo e sopravvalutata. Si corre il rischio di finire come Nicola, che non è ipocrita ma utilizza parole piuttosto insolite (eufemismo) per chi opera nel sociale; parole come “poveri”.
L’ultima assistente sociale che si esprimeva così è andata in pensione nel 1985.
scritto da Giulia giovedì.06.09.12 12:48
Bah!… per me conta molto di più come si trattano le varie tipologie di persone etichettate come negri, handicappati, domestici ecc.ecc.; poi non ho mai capito perchè tutta questa polemica sui termini politicamente corretti si adotta solo in certi casi e in altri no. Ad esempio perchè invece di dire stupido non usare una cosa tipo “dotato d basso quoziente illettivo” e invece di brutto “poco gradevole da guardare”??
scritto da sonica65 giovedì.06.09.12 21:16
Oppsss!! mi sono mangiata delle parole…. acc.
scritto da sonica65 giovedì.06.09.12 21:17
Ciao Matteo, visito il tuo sito da iPhone e non credo sia normale che si apra una pagina che mi reindirizza qui: http://action.sponsormob.com/redirect/?s=t8jfgjte6ek6u58iqn8tokrl5ock75gc&m=1 Controlla con il tuo webmaster. Ciao!
scritto da Giac sabato.08.09.12 01:36
“We are not niggers, we are negroes” dall’autobiografia “I walked with giants” di Jimmy Heath, sassofonista jazz. Il numero di pagina sul kindle non c’è.
scritto da Giovanni Maria Ruggiero sabato.08.09.12 17:08
@sonica
che tu non abbia capito è evidente!Che paragoni insensati fai? se a qualcuno do dello stupido o gli dico che è brutto lo sto INSULTANDO, perchè dovrei cercare dei termini politicaly correct per farlo??
scritto da corrado domenica.09.09.12 15:47
Ma la domanda è una sola: o voi amanti del termine “negro”, trovandovi in presenza di africani o afroamericani (che comprendano l’italiano) utilizzate tranquillamente la suddetta parola, o no? Grazie anticipatamente per la risposta
scritto da H2O2 domenica.09.09.12 18:12
Spaccamenti di capelli linguistici a parte,
deve aver colto anche me una febbre nera ultimamente.
Sto ascoltando, in ritardo di secoli, cose di questo tipo:
exuma
http://www.youtube.com/watch?v=gGTyobv6R7A&feature=share
Funkadelic
http://www.youtube.com/watch?v=oVHrvx-Ua68&feature=share
betty davis
http://www.youtube.com/watch?v=02w0ABiuZZY&feature=share
scritto da Lebbia domenica.09.09.12 18:45
posso dire porca minchia? è vezzeggiativo, ovvio.
scritto da marina mercoledì.12.09.12 20:03