Il bacio della pantera
venerdì 14 settembre 2012

Il cosa e il come, ovvero L’annoso problema della doccia


Ieri Mereghetti ha scritto questo commento incazzatello a uno spot di Sky che usa il più trito e vetusto degli stereotipi per promuovere quello che in un posto normale nessuno promuoverebbe con questa enfasi. Nel senso che se ci fossero delle commedie fatte per un pubblico che ha avuto anche delle alternative, si promuoverebbero quelle. A dirla tutta, delle commedie senza De Sica e Boldi che si nascondono in una doccia e poi per sbaglio uno incula l’altro (sic) ci sono. Le hanno fatte in questi ultimi anni, e si intitolano Benvenuti al Sud, Manuale d’amore, Cado dalle nubi, Che bella giornata eccetera. I film che ebbero un enorme successo commerciale per anni a Natale, prodotti da De Laurentiis e interpretati da De Sica, Boldi eccetera, sono dei film brutti, scritti male, interpretati peggio, girati con i piedi.

Il punto è che nel nostro paese non si riesce a capire (capire davvero) come il cinema sia, insieme a molti altri ormai, un prodotto culturale industriale, e il successo dei prodotti industriali non abbia sempre a che vedere con altro se non il successo stesso. Succede che la roba funzioni e basta, funzioni in sé, duri per sé, non serva a niente. Ma siamo malati di comprendonio e sociologia spiccia, e allora molti si sono messi a trarre chissà quale insegnamento dal successo dei film con De Sica e Boldi che si nascondono in una doccia e poi per sbaglio uno incula l’altro (sic).

Ora Sky vuole raccattare qualcosa da quel cinema lì, che come tutto il cinema che punta al singolo del momento, la figa del momento, la risata del momento, “quello che vuole la gente”, non conta più nulla appena sparisce. E non c’è niente di male. Ma per farlo Sky usa mezzucci, e dirlo non significa disconoscere il senso di quel cinema. Il pubblico ha passato una bella serata, ma il punto per il pubblico non erano quei film, bensì dei film con quel ruolo e quella funzione. Nei conti in banca di chi ha fatto quei film, invece, così come nel registro degli incassi degli esercenti che li hanno proiettati, c’è un ricordo vibrante di quella scena in cui De Sica e Boldi si nascondono in una doccia e poi per sbaglio uno incula l’altro (sic).

Nel malinteso per cui il lavoro di Marco Giusti (cito lui per intendere un mondo che comprende tanta roba, da Nocturno ai 400 calci) per la riscoperta del cinema commerciale italiano costruisce una equivalenza tra cinema stupido e cinema intelligente cadono in molti. In un paese che si raccontava solo come autore di grande cinema d’autore (finito per altro da molti anni), mentre Martin Scorsese o Quentin Tarantino riscoprivano Bava, Fulci e Freda, qui si è fatto lo stesso. E lo si è fatto con un gusto per il cinema che è un gusto per il cinema e basta, con una consapevolezza dei livelli, dei generi, dei budget e dei contesti che sarebbe bello avessero tutti quelli che affrontano l’argomento.

Perché questo discorso di ciò che vale e non vale è un discorso stupido, con la bilancia in mano, che serve solo a mettere in ordine il cinema che ci fa sentire intelligenti e il cinema che ci fa sentire scemi. La parodia imbecille di questo sistema di idee è lo spot qui sopra, ma resiste in Italia la convinzione che ci sia un cinema necessario, un cinema forte, un cinema sociale, un cinema importante che è lontano dalle logiche di mercato, contrapposto a un cinema pusillanime, egoista, futile e demente che non parla della società e dei problemi ma punta solo al botteghino. Marco Bellocchio che non si rende conto della differenza tra sé stesso e Michael Mann è ancora un segno del perdurare di questa situazione. La Mostra del Cinema di Venezia è un festival serio perché in questi anni non ha premiato, in un panorama internazionale di alto livello, un’industria cinematografica che solo recentemente si è risollevata dall’idea che non esistesse una via di mezzo tra il cinema civile malfatto e la scena in cui De Sica e Boldi si nascondono in una doccia e poi per sbaglio uno incula l’altro (sic).

E con lo stesso metro, con la stessa idea di cinema a priori importante e di cinema a priori robetta, di cinema tematico e non estetico, di cinema culturale e non cultura, indipendentemente dalla presenza o meno di un pubblico che guardi questa roba, la scena di Meg Ryan che simula un orgasmo è una sciocchezza divertente, Billy Wilder è un simpaticone, Ben Stiller è buffo, mentre qualunque fotogramma di Roberto Faenza è una coraggiosa testimonianza civile.

Chi ama il cinema non è fatto così, né sono fatti così, ma da tanti anni, gli “intellettuali”. Prenderli in giro per dirsi più liberi è una sciocchezza da due lire, identica a quella di Daniela Santanché che si proclama “del popolo”, dà dei radical chic a tutti, e si allontana sventolando le sue borse di Hermès. Il nemico non esiste, ma funziona se si vuole ingannare la platea.

Oggi si guarda tutto, e si riconoscono immediatamente i toni, i registri, gli intenti e le coerenze di quello che si guarda, sia esso X-Factor o un’approfondimento sulla violenza sessuale. I quasi quarantenni come me, nati a metà degli anni Settanta, hanno capito benissimo che tra Terminator 2 e Al di là delle nuvole, il film debole è Al di là delle nuvole, ma nessuno tra i quasi quarantenni come me si sogna di contrapporli. Anche perché questa logica, quella per cui non conta come fai le cose ma quello che fai, il coraggio del tema, portata all’estremo produce sì un mondo in un cui l’idea di cinema di qualità è quella di Curzio Maltese, al cinema si va letteralmente a imparare tipo a scuola, gli americani sono degli scoreggioni col fucile. Una visione, questa sì, che porta a un contesto in cui andare al cinema è un po’ come nascondersi in una doccia con Kim Ki-duk e James Cameron, e poi per sbaglio comunque vada uscirne contrariati (sic).


che post palloso

clap clap clap… un po’ come in musica insistono nel definire “colta” esclusivamente quella “classica”… perche’ le “canzonette” della Pausini sono terribilmente inascoltabili…. (sic)

Siccome ho visto piu’ Godot e Kiarostami che vacanze di natale, qualcuno puo’ mettere un link al video della scena della doccia, che ora sono curioso?
Grazie…

Mi hai convinto, più tu che lucasofri che diceva qualcosa di analogo. Però con Boldi e De Sica, no, non riesco a non ridere, spesso. Scusate

La scena della doccia. Fa molto ridere.

Quoto Pier Paolo

Completamente d’accordo. E la scena della doccia non fa ridere.

Hai visto l’intervallo? Bello, all’arlecchino

Secondo me la bilancia in mano non serve a mettere in ordine il cinema che fa sentire intelligenti; è giusto vedere certi film con la consapevolezza di ciò che sono, con il gusto e il divertimento per il trash eccetera. Ma se non ci si rende conto di come sono scritti, di come sono recitati, della differenza con altre robe (che sono per forza più meritevoli) e se si ride veramente per certe sequenze o battute, bè credo che ci sia una grossa lacuna culturale che non può essere giustificata.

“L’umorismo” di De Sica e Boldi non mi ha mai fatto ridere, nemmeno quando ero adolescente (l’età della stüpidèra, come si dice dalle mie parti), quando il fenomeno dei cinepanettoni era agli albori, essendo nato anch’io alla metà esatta degli anni settanta.
Detto ciò, condivido il post.

bastava postare le scene dell’altra sera di David Lynch in Louie (s03e11)

“I quasi quarantenni come me, nati a metà degli anni Settanta, hanno capito benissimo che tra Terminator 2 e Al di là delle nuvole, il film debole è Al di là delle nuvole, ma nessuno tra i quasi quarantenni come me si sogna di contrapporli.”

Ecco, qui secondo me sei troppo ottimista. Ci sono ancora un sacco di trentenni, quarantenni e cinquantenni, ma proprio tanti tanti, che preferiscono qualunque film riuscito male di Antonioni (o di Fellini, o di Wenders, o di Faenza) al magnifico Terminator 2; e che li contrappongono. E lo spot di sky è stato pensato così proprio perché essi vivono.

da cinefilo onnivoro che ritiene che se un film è riuscito artisticamente lo è a prescindere dal tema e dal genere di appartenenza, mi sento molto in sintonia con questo post.

e beninteso i cinepanettoni non mi piacciono, ma non per via delle volgarità, ma perchè le volgarità non sono sorrette da una storia solida e divertente, da una sceneggiatura. Se un film comico, indipendentemente dal tipo di comicità (che può essere pure volutamente grossolana e volgare, io non ho preclusioni), non fa ridere è finita.

ehi bordone, l’hai presa di petto la questione…adoro kiarostami e boldi e de sica non mi hanno mai fatto ridere. Adoro terminator 2 e quello che salva me come molto quasi quarantenni e forse ancor più quasi trentenni è la curiosità.
La cultura è stratificazione, anche gerarchica, e certo se guardi ‘il sapore della ciliegia’ ma non hai mai letto un libro in vita tua, allora è dura capirlo.

I cinepanettoni non fanno ridere se non raramente, sono fatti con il forcone ciò buttati su alla rifusa, tanto quello che conta è il natale , Boldi e De sica.
Ultimamente ho visto alcuni i cineimpegnati fatti con lo stesso criterio.

So solo che da me in negozio, molti clienti mi leggono prima quello che dice Mereghetti/Morandini, e poi lo comprano.E credetemi, vendo moolto, quasi esclusivamente cinema di genere e d’autore.

Sono d’accordo con leo: cinepanettoni e cineimpegnati sciatti sono paragonabili proprio perché il loro interesse è più che altro sociologico (mentre quello propriamente cinematografico è molto scarso, spesso pari allo zero). La nuova commedia italiana invece è sociologicamente molto meno interessante ma, in compenso, è poco interessante pure cinematograficamente

matteo, diciamoci la verità, non c’hai quasi mai niente di interessante da dire da un bel po’ di tempo a questa parte.

mi sa che è l’ora che ti rimetti a fare esperienze lontano dal mac.

Il fatto che nel mio indirizzo mail compaia un _76 mi colloca a livello generazionale in quelli tra Terminator (1 o forse 2 )e Al di là delle Nuvole. Trovo che sia impossibile dare un senso ai cinepanettoni solo l’idea dell’accoppiata Boldi&Desica mi rattrista (doccia o non doccia).L’idea che ci siano “menti satellitari” pronte a creare un filone per piazzarli tutti di fila (un po’ come si farebbe con un ciclo di cinema francese da puzza sotto il naso) scadenziandone la messa in onda mi fa rabbrividire… chissà… forse la mia colpa (nostra a questo punto) è proprio quella di appartenere alla metà dei 70… di aver sofferto ogni 6 gennaio per decenni nel vedere primi al box office questi titoli privi di fantasia (mi fermo ai titoli in quanto posso vantarmi di non averne visto nemmeno uno)… anche se a questo punto chiedo… non è che tra 20 anni ce li ritroveremo a raffica in una rassegna a Venezia e la scena dell’inculata sarà paragonata alla doccia della Fenech vista dal buco della serratura? A Bordò che dici?

“I quasi quarantenni come te, nati a metà degli anni Settanta,” ringraziano e ti fanno un applauso.

A proposito mi ricordo questo aneddoto. Durante la proiezione del serissimo e drammatico film israeliano Lebanon m’è scappato da ridere, con spettatori che m’hanno guardato male. Il fatto era che vedere soldati israeliani, dell’esercito cosidetto più efficiente al mondo, comportarsi come Sordi e Gassmann nella grande guerra, faceva tutto comico. Persi dentro un carro armato e non sapevano nemmeno dove era un punto cardinale, cavolo ma una bussola in dotazione no? Qualcuno gli aveva spiegato che con due punti copsicui di una normale cartina+bussola fai il punto? Ed anche agli scout insegnano come usare un orologio a lancette come se fosse una bussola… Beh tutto questo mi passò per la mente e mi venne da ridere. Un caso chiaro di film serio che fa (anche) ridere.