sabato 15 settembre 2012
Le cose come stavano
Gli amici del Post ricordano qui come proprio in questi giorni, mentre in molti paesi di cultura islamica si sta scatenando un’ondata di violenza anti-occidentale, ricorra l’anniversario della pubblicazione di un celebre articolo. L’introduzione però secondo me è tutta sottosopra. Forse è per il desiderio di stare ben lontani dal clima di quel periodo, o forse perché allora alcuni giornalisti trovarono nel suddetto articolo non una montagna di banalità retrograde, ma una fucina di spunti da sviluppare, con soddisfazione più o meno composta, per diversi anni. Allora magari loro sono gentili e non vogliono mancare di rispetto. Oppure proprio la pensano radicalmente in un altro modo, gli amici del Post; oppure non li ho capiti io. Comunque io l’avrei scritta così, l’introduzione.
In questi giorni di anniversario dell’11 settembre 2001 stiamo rivivendo le successioni degli eventi di dieci anni fa: ieri era il giorno in cui George Bush andò a Ground Zero, oggi quello in cui disse all’America di prepararsi alla guerra. Si discuteva in tutto il mondo di quello che era successo e di quello che sarebbe successo: due settimane dopo, il 29 settembre, il Corriere della Sera pubblicò un lunghissimo articolo (fu impaginato in una sorta di inserto graficamente inedito per l’epoca) di Oriana Fallaci, celebre giornalista e inviata che ormai da più di dieci anni si era ritirata a New York, dove lavorava al seguito del suo Insciallah. L’articolo era formalmente originale perché ferocemente di parte, caratteristica notevole soprattutto su un quotidiano che si professa equidistante come il Corriere, ed era politicamente molto violento, anche se privo della minima profondità geopolitica, e apparentemente figlio di una rabbia esistenziale legata alla vita e alla malattia di Fallaci più che alla realtà delle cose. “La rabbia e l’orgoglio”, in un panorama giornalistico elitario, codino e maschile come il nostro, e nel contesto di quegli anni, generò reazioni e dibattiti anche sproporzionati rispetto al peso effettivo delle tesi espresse. Anche se lei stessa dichiarava di voler dire una cosa e poi tornare nel proprio isolamento senza disturbare più, negli anni successivi Fallaci avrebbe scritto e pubblicato una serie infinita di sfoghi e invettive all’indirizzo delle società islamiche e non solo, con relativo scalpore giornalistico (decrescente nel tempo), successo editoriale, edizione celebrativa post mortem. Per Oriana Fallaci, probabilmente segnata soprattutto dall’aver scoperto a un certo punto della propria vita di non essere né Ernest Hemingway né Moshe Dayan, fu un rientro sulla scena del dibattito pubblico nazionale. Forse per un misto di maschilismo e pietismo, pochissimi ebbero il coraggio di segnalare come il suo narcisismo sfrenato, unito al lungo isolamento e alla malattia, avesse sprofondato Fallaci in un universo paradossale di superbia paranoica, e lei fosse ormai priva di quella minima dose di autocritica e socialità che è indispensabile per chiunque voglia raccontare il mondo. Alcuni suoi vecchi amici fecero un passo indietro, mentre molti amici vecchi e nuovi si affrettarono a fare di lei un’eroina delle «cose come stanno». La scarsa lucidità del primo e dei successivi testi, oltre alla totale assenza al loro interno di prospettive che non fossero militari e unilaterali rispetto a qualsiasi frizione tra Occidente e Islam — in quegli anni sembravano due concetti univoci, facili da contrapporre — vennero sottolineate da alcuni; molti di più furono quelli che insultarono o difesero personalmente Fallaci, recitando perfettamente la propria parte in un film, allora molto in voga, intitolato O con noi o contro di noi. “La rabbia e l’orgoglio”, insieme a quello che ne seguì, fu in ogni caso un prodotto di straordinario impatto commerciale per RCS, cosa che riconobbero soprattutto cartiere, giornalai, librai e azionisti. Oriana Fallaci morì il 15 settembre del 2006, sei anni fa. Rileggere – o leggere per la prima volta – il suo articolo “La rabbia e l’orgoglio” (e la premessa scritta dal direttore del Corriere che allora era già Ferruccio De Bortoli), ora che sembrano passati secoli, è molto interessante per rendersi conto di come l’idea per cui il mondo è semplice, basta urlare più forte per capirlo, e le sfumature sono robetta da educande, sia un virus ideologico che risorge ciclicamente in luoghi e epoche diverse: l’ha fatto nel Regno Unito ai tempi di Enoch Powell e del suo “Discorso dei fiumi di sangue”, in Italia una decina di anni fa con “La rabbia e l’orgoglio”, in mille altre circostanze prima e dopo queste, e non ha nessuna intenzione di smettere.

Vedere le sfumature, naturae munera et artis, sapere che esistono e che arricchiscono, non significa passare la vita a raccordare nuance di grigio.
scritto da braccale sabato.15.09.12 22:44
La Fallaci non raccontava la Storia,la sgridava.
scritto da Alberto sabato.15.09.12 23:24
Io penso che la buonanima di Oriana Fallaci, invece, avesse visto giusto.
Poi vorrei chiedere a Matteo Bordone se trova così diverse le idee di Fallaci sul fanatismo islamico dai pensieri espressi da Christopher Hitchens sul medesimo argomento.
scritto da Antonella domenica.16.09.12 00:20
Ma in realtà, a 11 anni di distanza, l’articolo risuona per la sua banalità.
Prima va contro a chi dice “W Osama Bin Laden” – e ci mancherebbe altro.
Poi racconta la sua esperienza, che è un po’ quella di tutti.
(Anzi, io le torri gemelle le ho viste cadere mentre facevo merenda con pane e Nutella, appena tornato da scuola. Direi che è stato un modo più interessante di vederlo)
Poi continua con la rabbia e…la retorica. Sotto le mentite spoglie di uno stile informale, si intende.
E infine arriva la fatwa apocalittica. Smentita dalla Storia. Epic-fail, come si suol dire.
scritto da Armint Stark domenica.16.09.12 03:36
La Fallaci agli sgoccioli era una stronza e non si discute.
Senza scomodare vecchie o nuove forme di razzismo, resta un problema chiamato “secolarizzazione ancora da venire”, è un problema grande quanto tutto l’islam. E’legittimo criticare una deriva settaria, non in quanto araba, copta o giudaico-buddista, ma perché include il germe della follia.
Vale per i ciellini, che sono fastidiosi ma pacifici, e vale a maggior ragione per le masse di scalmanati fuori le ambasciate.
scritto da P.E. domenica.16.09.12 05:08
@Alberto
Christopher Hitchens: ragiona, argomenta, distingue, dibatte con idee avverse forti.
Oriana Fallaci: sragiona, argomenta poco, semplifica e dibatte con idee avverse opportunamente banalizzate.
scritto da cristina2807 domenica.16.09.12 05:53
si chiamava Fallaci. se non il corriere non avrebbe pubblicato lo sfogo di una vecchietta di provincia preoccupata del “dove si andrà a finire con tutti ‘sti turbanti e ‘ste facce da marocchino?”
scritto da Kerub domenica.16.09.12 09:48
definire la Fallaci una vecchietta di provincia (premetto che non sono in sintonia con le sue conclusioni) mi sembra davvero semplicistico detto da un kerub qualunque che molto probabilmente non avrà mai la possibilità di viaggiare e conoscere il mondo come invece ha fatto OF.
alla luce di 11 anni dopo, sono sempre più certa che la cosa che non mi piace affatto dell’islam è la violenza che riesce a scatenare. il fanatismo mi fa paura.
scritto da fran domenica.16.09.12 11:50
@Alberto
http://www.theatlantic.com/past/docs/issues/2003/04/hitchens.htm
Ma si può anche mettere in discussione Hitchens, eh.
scritto da mario domenica.16.09.12 14:11
Ma che c’entra “..non essere né Ernest Hemingway né Moshe Dayan..”? Questa mi pare cattiveria gratuita.
scritto da rr domenica.16.09.12 14:18
Sono d’accordo con il commento di Alberto, ma la Fallaci era una grande giornalista che aveva perso lucidità negli ultimi anni della sua vita anche a causa di una grave malattia. Ridicolo chi all’epoca prese seriamente il suo sbagliatissimo pamphlet (Giuliano, parlo di te).
scritto da Filippo1 domenica.16.09.12 16:32
E’ la religione che si traduce sempre in violenza. E’ il cancro dell’umanità
scritto da Enrico domenica.16.09.12 21:37
I ciellini non sono pacifici.
scritto da Kitty lunedì.17.09.12 03:49
Errore: il mio commento sopra era per Antonella non per Alberto che splendidamente ha scritto “La Fallaci non raccontava la Storia,la sgridava.”
scritto da cristina2807 lunedì.17.09.12 07:24
Dire che LA Fallaci dicesse cose banali è come dire, tipicamente, che le novità introdotte da un prodotto Apple esistessero già.
scritto da Filippo Facci lunedì.17.09.12 09:46
Bravo Matteo. Condivido in pieno la lettura e la sobrietà di giudizio.
scritto da Nicola lunedì.17.09.12 11:24
CAro MAtteo, Oriana Fallaci è stata indiscutibilmente una grande giornalista italiana. Quello che scrive può non essere condiviso. Certo. Il tuo modo di insultarla è molto “radical chic sinistroide difendo tutti anche chi mi sta sui maroni ma non lo posso dire per non risultare razzista”. Francamente ti trovo simpatico e intelligentemente bizzarro, ma fra te e l’Oriana passa una differenza tale come tipo fra la tortorella e l’aquila.
QUesta non l’hai indovinata mi sa.
scritto da nicola lunedì.17.09.12 12:41
mi riconosco molto nel quadretto narcisista paranoico che hai fatto della fallaci ….
il lungo isolamento la malattia in effetti e’ proprio cosi , potrei essere io !!! baci sofia
scritto da sofia lunedì.17.09.12 21:47
Matteo, ti leggo sempre e ti apprezzo molto ma questa volta non ti seguo.
Secondo me nel giudicare Oriana Fallaci commetti un errore di fondo. La giudichi come se fosse stata una parolaia qualsiasi, della stessa razza di quei parolai che affollano il giornalismo becero di oggi, che parlano e scrivono per sentito dire, comodamente seduti sulla loro poltrona di pelle con la bella libreria multicolore alle spalle e con l’iMac sulla scrivania.
Ricordo il senso di spiazzamento che provai anche io leggendo il suo pezzo “La rabbia e l’orgoglio”. Certo, un articolo molto duro, molto schierato, una presa di posizione netta, senza sfumature.
Uno che scrive un articolo del genere non esprime semplicemente un’opinione. Uno che scrive un articolo così mette in gioco la sua esistenza. In quell’invettiva avrà influito la sua malattia? Le sue parole saranno state condizionate dal lungo isolamento? Può darsi.
Quell’articolo però non è stato scritto da una giornalista qualsiasi. E’ stato
scritto da una persona che da ragazzina prese parte attiva alla Resistenza
contro i nazifascisti, che da giornalista si guadagnò la stima internazionale come reporter in Vietnam, sopravvisse per miracolo alle raffiche di mitra del massacro di Città del Messico nel 1968, fu inviata in India, in Pakistan, in Libano. Intervistò capi di stato e regnanti, le figure più importanti del suo tempo. Sarà un caso che l’Ayatollah Khomeini accettò di farsi intervistare proprio da lei? Non so se questo sia stato consentito ad altre giornaliste donne.
Se si considera seriamente tutto questo, prima di parlare di “narcisismo
sfrenato” e “superbia paranoica” bisognerebbe interrogarsi sui veri motivi che spingono una persona che ha vissuto quella vita, che ha fatto quella carriera, che si è guadagnata quella stima, ad esprimersi con quella ferocia. Bada bene, io non ho una risposta ma ridurre tutto a dire: “quella roba è il frutto della mente malata di una vecchia livorosa e fuori di testa” nel caso di Oriana Fallaci è quanto meno irrispettoso.
Se fosse ancora in vita e avessi la possibilità di parlarle come ad un’amica, io le chiederei “Oriana perché tanta violenza nelle tue parole?”
Sai che mi è venuto in mente quando ho letto il tuo post? Una canzone di Jovanotti, scritta e pubblicata poco tempo dopo “La rabbia e l’orgoglio”, in cui il nostro eroe, cavalcando il momento per evidenti scopi commerciali, descriveva la Fallaci come una “giornalista scrittrice che ama la guerra perché le ricorda quando era giovane e bella”. Ecco, mutatis mutandis, userei con il tuo post su
Oriana Fallaci lo stesso approccio che ritengo sia giusto utilizzare nei
confronti de “La rabbia e l’orgoglio”. Perché ti apprezzo per quello che hai
scritto prima di questo post. E quindi ti chiedo: “Matteo, perché un giudizio
così tranchant su una giornalista di quel livello?”. Altrimenti ti considererei alla stregua di un mediocre cantautore che ad un certo punto della sua carriera scopre che si vende di più con la pace e la solidarietà fra i popoli che con
“Gimme five” o “Sei come la mia moto”. Tutto sommato credo di essere ancora in
grado di riconoscere la differenza.
scritto da Mauro martedì.18.09.12 00:48
giusto, esatto, corretto. w TT
scritto da dnd martedì.18.09.12 02:18
@Mauro
sottoscrivo il tuo commento. Mi domando perché se la Fallacci ha scritto delle puttanate, non si attacca quello che ha detto invece che lei come persona? Soprattutto si sarebbe usato lo stesso metodo con un uomo (noto spesso che si è molto più portati all’attacco personale con le donne)
scritto da Corrado martedì.18.09.12 10:57
Quando si vede scritto che Fallaci scrisse
quel che scrisse alla fine della sua vita,
o quasi, bisogna immaginarsi la scena
di una che si è fatta un’idea molto precisa
delle dinamiche internazionali, anzi,
che molte di queste le ha viste nascere.
E che sente che la nuova ondata di terrore
come minaccia e reiterazione ottusa
del fanatismo islamico.
Una minaccia che mette in discussione
tutto quello che ha sempre vissuto
o per il quale ha scritto.
Vedeva alla fine della sua vita
il suo mondo sgretolarsi.
E si è sfogata senza tenersi.
Io la vedo così.
scritto da alce martedì.18.09.12 11:07
E meno male che, come antidoto a quel “virus ideologico”, possiamo leggere il tuo blog! Grazie per questa “introduzione” davvero raffinata, nella forma e nella sostanza.
scritto da Lucia martedì.18.09.12 12:10
@ Corrado
non so se gli attacchi a Oriana Fallaci siano stati (anche solo in parte) dovuti al fatto che fosse una donna e fracamente mi interessa poco. A me interessa fare un ragionamento di merito sulla credibilità di una persona. Mi spiego con un esempio: non si può giudicare uno scritto di Oriana Fallaci con lo stesso approccio che si potrebbe utilizzare nel giudicarne uno di Giuliano Ferrara (per fare un nome a caso).
@Alberto (qualche commento più su)
no la Fallaci la storia non la sgridava. Semmai la viveva e, almeno per quanto riguarda quella giornalistica, la faceva.
scritto da Mauro martedì.18.09.12 13:26
@Mauro
tu sei stato chiarissimo. Io aggiungevo due mie considerazioni personali.
scritto da Corrado martedì.18.09.12 13:43
La Fallaci…era una scrittrice e una giornalista completamente, totalmente, incredibilmente libera…diceva e scriveva tutto quello che voleva scrivere e dire…in tutto questo sono comprese anche le cazzate. Come quelle che scrisse e disse nell’ultimo periodo
scritto da Vinz martedì.18.09.12 14:30
@ kerub
la fallaci una vecchia di provincia.. immagino che pure tu abbia fatto reportage dalla guerra in vietnam, che ti sia preso le pallottole a messico ’68 ecc ecc.. poveretto provinciale mi sa che sei tu. e pure giovane.
scritto da wolfi venerdì.21.09.12 01:16