martedì 25 settembre 2012
Il toro per le corna, ovvero Huffington Post o Freaks?
Non per fare il giochino stupido di chi la sa lunga, non per giocare al popolare per forza, sono propenso a sperare che il futuro del giornalismo sia fatto di persone che scrivono quello che pare loro, ma che soprattutto con quello che scrivono pagano l’affitto, comprano l’insalata, pagano i gin tonic. Poi penso che, esattamente come nei paesi anglosassoni, l’allargamento dell’offerta e la ricerca di una rilevanza che passa per il mercato portino dritti a un aumento della qualità e del pluralismo. Ha appena aperto l’edizione italiana dell’Huffington Post. La versione americana è una testata senza problemi di “cattivo gusto”, pronta più o meno a tutto, urlante nella grafica e non solo. L’idea di Arianna Huffington e di alcuni altri, tra cui Aaron Sorkin, fu quella di mettere in piedi un sito che facesse in area vagamente liberal quello che faceva ormai da anni il conservatore Drudge Report. C’erano appena state le elezioni, e Drudge Report aveva cavalcato l’informazione politica, la sconfitta di Kerry, la vittoria di Bush. C’era quindi una molla politica, ma il punto centrale era quello di scavare una fetta di mercato, magari contando su un fisiologico allargamento della torta, ma anche prendendosi traffico in quel momento altrui.
Notizie, indiscrezioni, pettegolezzi, macchine da click, SEO (ottimizzazione del contenuto in relazione ai motori di ricerca) a manetta: questo è l’HuffPo. Il primo a copiare filosofia e veste di Drudge Report in Italia è stato Roberto D’Agostino con Dagospia. Se l’HuffPo italiano vuole farcela, nel mercato lento e ridotto del nostro paese, deve prendere lettori a qualcuno, no? Ecco. Se non punta a quelli di Dagospia, secondo me siamo alle solite.
Quello che dice la direttrice* Lucia Annunziata in questa intervista fa pensare a una storia che conosciamo: tutti vogliono fare il grande giornalismo, e soprattutto non vogliono volgarità, santo cielo, non vogliono tette. Di solito quando si parte così, poi piace solo a loro, non dura, cambia. E di solito cambia con goffaggini varie, di quelle che a questo punto sarebbe stato meglio partire già un po’ meno altissimissimi e un po’ più con dei lettori e delle tette. Ma può anche essere una di quelle interviste a Prima Comunicazione per cui tutti partono dal New York Times, a salire.
E i blog?, direte voi. E il Post? Il Post è un sito piccolo fatto da una manciata di persone in una stanza, e che pur non pagando i propri blogger dà loro una visibilità e un ruolo, inserendoli a rotazione nel flusso delle notizie, che configurano un accordo magari non condivisibile per tutti ma sensato. Cresce costantemente col suo ritmo, e ha inserito contenuti curiosi e macchine da click senza perdere la propria anima, anzi diventando a mio parere più divertente rispetto ai propositi un po’ paludati dell’inizio (peccato per l’ostracismo alle foto di gatti, ma si sa, sono testoni). Non dico tutto questo perché sono miei amici (se mi conoscete e vi fidate, bene; se no, amen).
Invece le centinaia di blog dell’Huffington Post sono carne da cannone e, se non diventeranno una piattaforma sociale simile a quelle che ormai stanno altrove, non porteranno il traffico che serve, non avendo né soldi né visibilità né lettori. È il tono del sito che conta, sono le cose che dice e il modo in cui le dice. Se nelle redazioni di tutti i giornali e tutte le trasmissioni i computer saranno spesso fissi sull’HuffPo come oggi sono su Dagospia, un pezzo sarà fatto. Non basterà, ma sarà un pezzo. In caso contrario, non credo che il blog di Tremonti sarà in grado di portare a casa la pagnotta.
L’HuffPo sicuramente è una novità interessante: la prima volta che un nome del giornalismo italiano stimato dal giornalismo italiano passa alla rete. Questo ha poco a che fare con la capacità effettiva di sito e Annunziata di stare in piedi, ma scatenerà tutto un ripensamento nei colleghi e nelle redazioni che sarà divertente osservare: tipo delle trote che sbattono sul fondo della barca, come idea, costrette a prendere sul serio per appartenenza quello che prima malcagavano per posizione. Fine dei distinguo, fine delle superiorità strutturali: «Google, Google! Uno di noi, uno di noi!», come più o meno dicevano in coro i protagonisti quel film sul giornalismo.
* L’idea che i giornali abbiano sempre un “direttore” e mai una “direttrice” è semplicemente legata alla situazione italiana: quella per cui i giornali sono una cosa seria, e li dirige gente seria, cioè gente munita di cazzo. Il fatto che “direttrice” faccia pensare alla scuola dell’infanzia è altrettanto figlio della situazione per cui l’unico posto di responsabilità per una persona munita di figa sia quello. E forse è anche ora di finirla.

Matteo, se non mi metti la fonte della foto mi cadi al livello dei peggio giornalisti nostrani
scritto da Niccolò Caranti martedì.25.09.12 00:28
Google immagini. Da sempre. E non rompere le balle, su.
scritto da Matteo Bordone martedì.25.09.12 00:34
Quella cosa dei centinaia di blog che sono carne da cannone mi ha ricordato tantissimo le operazioni di nanopublishing alla Blogosfere e Blogo. Bella storia, già.
scritto da Domiziano Galia martedì.25.09.12 00:36
Google immagini ti dice anche qual è la fonte originale eh. Hint: http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Roberto_D%27Agostino-edited.jpg
scritto da Niccolò Caranti martedì.25.09.12 00:48
Mattè, non fare incazzare i wikipediani. Sono peggio dei Testimoni di Geova se ci si mettono.
scritto da Sannita martedì.25.09.12 01:51
I wikipediani sono i mormoni del Web 2.0.
Ed io ne sono orgogliosamente un membro poco credente.
scritto da Armint Stark martedì.25.09.12 03:07
Comunque mi chiedo cosa ne sarà di questi giornali quando tutti scopriranno l’add-on AD-block (che per la cronaca toglie la pubblicità dai siti).
Gli sviluppatori verranno chiusi nell’Area 51 dalla CIA?
scritto da Armint Stark martedì.25.09.12 03:10
su blogo se provi a commentare citando adblock ti cancellano… ovviamente da quando me lo hanno fatto li ho eliminati dai miei giri quotidiani.
sarebbe da sperimentare se lo fanno anche altrove.
scritto da fuzzyleo martedì.25.09.12 08:03
“costrette a prendere sul serio per appartenenza quello che prima malcagavano per posizione”: qui c’è del genio, per incisività e insieme profondità di sintesi. Non sono d’accordo, però, sulla condanna all’ostracismo delle foto di gatti: anche Clistene ne sarebbe andato fiero! Non se ne può più…
scritto da Lucia martedì.25.09.12 11:06
vado molto OT e chiedo scusa: grazie per aver rassicurato il pubblico ieri sera a Gday. Però il programma così è decisamente più noioso, peccato.
scritto da Ro martedì.25.09.12 11:20
a me piace l’asterisco
scritto da Mara martedì.25.09.12 11:50
Non mi pare però che i giornalisti siano così bendisposti verso il concetto “Lo accettiamo, uno di noi!” mi sembrano piuttosto più propensi a trattarti come un pubblicista da baraccone.
scritto da Lazzaro martedì.25.09.12 15:40
Ah, ah, “di sito e Annunziata”, ah, ah…
scritto da blackadder martedì.25.09.12 16:07
Armint e fuzzyleo, quindi niente pubblicitá e accesso gratuito al sito. E poi la gente che ci scrive la paghiamo con il prana.
La botte piena…
scritto da Torien martedì.25.09.12 16:30
“L’HuffPo sicuramente è una novità interessante: la prima volta che un nome del giornalismo italiano stimato dal giornalismo italiano passa alla rete.”
Lucia Annunziata aveva già tentato il salto nella rete con il “Il Nuovo”, giornale online lanciato da AP e Fastweb negli anni d’oro della niu economi. Non era male ma non sopravvisse lo scoppio della bolla.
scritto da Gianluca mercoledì.26.09.12 10:40
@Torien: non sto mica dicendo che sia giusto o sbagliato. Sto dicendo che esiste un semplice add-on che elimina alla radice le pubblicità, e se permetti lo uso. Mica è illegale.
La mia era una “battuta” anche per far notare come le fondamenta del business nel web siano fragili, sopratutto per i giornali, ma anche per un colosso come FB che ogni anno vede diminuirsi i guadagni della pubblicità per-utente e quindi ha bisogno del continuo aumentare degli stessi.
Alla fine il modello di business più solido, per molti siti, mi sembra l’abbonamento. Ma l’HuffPo (italiano) non ha il peso specifico e la fidelizzazione dei clienti di un NewYork Times e non l’avrà mai.
scritto da Armint Stark mercoledì.26.09.12 15:34
Molto OT ma sono timida e non oso scriverti in privato: per caso hai visto il concerto dei Radiohead (a Bologna, o a Roma)e se sì, ti è piaciuto?
scritto da s.ara mercoledì.26.09.12 16:34
Articolo inutile a parte lo spunto sul sopravvive-se-ruba-a-dagospia che vedo poco probabile dato che dagospia ha i retroscena e lei no.
E nemmeno sa trovare le notizie che non l’ha mai fatto.
Poi, mi spiace per voi, ma non c’è scritto da nessuna parte che il giornalismo farà mangiare la gente in futuro. E sarà il caso che ve ne cominciate a fare una ragione. Soprattutto voi del 2.0 è il futuro che oramai siamo quasi al 4.0 che non prevede pagamenti per nessuno.
scritto da baku mercoledì.26.09.12 17:48
Senza la spinta del pagamento uno non si sbatte a scoprire notizie e fare analisi. Eh. Il giornalismo a pagamento continuerà ad esistere. Però sarà probabilmente ristretto a pochi giornali, pochi siti.
scritto da Armint Stark mercoledì.26.09.12 19:31
@armint
Mi spiace ma non funziona così. E’ la fama che spinge le persone a scrivere pur non essendo pagate. E in questo fanno concorrenza a quelli che sono pagati.
Inoltre il modello prevedeva che il giornale fosse veicolo di pubblicità verso i lettori. Non è che si manteneva per i gironalisti, quello era pura coincidenza.
Andando via gli inserzionisti a causa del crollo della pubblicità, non ci sono più soldi.
Lo ripeto: non sono mai stati i gironalisti tenere aperti i giornali, ma i proprietari di aziende che mettevano soldi nelle pubblicità.
E come l’industria discografica, e ciascun modello di business, è destinato a finire.
scritto da baku giovedì.27.09.12 10:35
@Baku: Fama=potere=denaro, nel momento in cui la struttura economica dei giornali muore, uno fa un blog non un giornale.
Ma un blog vive spesso di luce riflessa, ha bisogno di chi scova notizie e fa analisi approfondite che richiedono lavoro. Ed uno, per lavoro, non può fare il blogger.
CHe il giornalista sia scrittore o un semplice “collettore” di notizie, ci sarà sempre bisogno di un magazine di notizie giornaliere dalla provenienza disparata, che molti blog da soli non possono dare, e nemmeno googlenews.
Ci potrebbe essere una struttura tipo quella de Lavoce.
L’industria discografica sta morendo ma i cantanti no, e si mantengono bene con i concerti e facendosi pubblicità via web. L’industria dei giornali potrà morire, ma non i giornalisti. Poi chiamali come vuoi.
scritto da Armint Stark giovedì.27.09.12 18:23
Good way of telling, and pleasant piece of writing
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scritto da marketing venerdì.28.09.12 18:38
La Annunziata e’ una donna?
scritto da Dnt80 sabato.29.09.12 21:52
la annunziata non ha mai trovato le notizie? d’agostino ha i retroscena? controllore, un biglietto per la realtà parallela del signore, dev’essere una località tutta da scoprire.
scritto da ah, ma 'n pur domenica.30.09.12 02:15
Credo che il buon giornalismo, esattamente come quello più fetente, si misuri per com’è fatto, a prescindere dall’uso o meno della clava o del fioretto. Nell’attuale asfissia editoriale italiana ogni novità è comunque ben accetta, ricordandosi sempre che chi scrive, a fine mese, dovrebbe sempre portarsi a casa i denari per la pagnotta e il gin tonic.
JG
scritto da Jimbo G martedì.02.10.12 12:01