lunedì 8 ottobre 2012

Il problema dello strascico


Lo so che mi danno del conservatore o dello snob o altre cazzate di cui me ne frego, ma se sono anni che rompo le palle contro l’uso di prestiti dall’inglese a cazzo di cane c’è un motivo.

Succede che durante Quelli che il calcio di ieri Victoria Cabello chiede a Alba Parietti se conosce Alba Paillettes, un maschio che si veste da donna e propone così acconciato uno spettacolo musicale con elementi di satira di costume imperniata nell’estetica camp. La frase che usa Victoria è: «Sai che c’è un travestito che si fa chiamare Alba Paillettes? Fa uno spettacolo bellissimo».

Come racconta oggi su facebook Matteo B. Bianchi, che è uno degli autori del programma, un fiume di commenti si riversa immediatamente contro il programma e Victoria per l’uso della parola “travestito” al posto di “drag” o “drag queen”. I commenti sono tali e tanti che successivamente Victoria si scusa per aver usato la parola “travestito”, e qui secondo me sbaglia, ma comunque: i punti in questione sono diversi, e vedo di essere rapido.

1 – Il travestito è un maschio a cui piace travestirsi da donna, o viceversa. Non c’è niente di denigratorio nel termine, almeno non più di quanto ce ne sia nelle parole “ebreo” o “gay”: se chi le usa ci vede qualcosa di terribile, sono un po’ fatti suoi; in sé sono parole neutre, e significano rispettivamente «chi si traveste», «chi è ebreo», «chi lo prende di gusto in culo».

2 – La parola inglese “drag” è la radice di quella cosa che noi usiamo per levare la sabbia o dei detriti da un fiume, cioè la draga. In inglese descrive il trascinamento, la trazione faticosa, e insomma lo strascico. Un drag è un vestito da donna indossato da un uomo. “Drag queen”, cioè la parola che il popolo gay sollevatosi esigeva che si usasse per descrivere Alba Paillettes, non solo è una parola inglese che una bella fetta di pubblico non capisce, ma significa più o meno «regina del vestito da donna», il che è potenzialmente offensivo quanto “travestito”, anzi di più, solo che gli italiani non sentono la sfumatura ironica di “queen” perché non conoscono la lingua inglese.

3. Le sottoculture o i gruppi sociali che vogliono normalizzarsi devono capire che, se non vogliono ragionare come gli ayatollah iraniani, devono aspettarsi che non esista più mio o tuo, nostro o degli altri, perché un prezzo da pagare quando si diventa familiari a tutti c’è: tutti parlano di te, hanno delle opinioni, usano delle parole, citano dei temi, e non si fanno più i fatti loro.

4. Se c’è una frociarola, è Victoria. Finitela.

5. Se uno difende i vostri diritti, non lo fa perché pensa che siate intelligenti e sensibili: lo fa perché è giusto, e i diritti si difendono soprattutto quando sono per persone comuni. Se no finiamo come “Se non ora, quando”, il movimento che porta in palmo di mano le donne con tre lauree.

6. È camp. Lo so che gli italiani in genere hanno tutti questa aspirazione da direttore delle poste, con le sue belle circolari e i suoi protocolli ufficiali vidimati e bollati, ma Alba Paillettes è camp. Una delle cose che mi ha insegnato la cultura gay è il gusto del non prendersi sul serio e mescolare le carte che c’è nel camp. Evidentemente andate matti per il protagonismo delle afflitte, vi aggrappate alle tende appena ne vedete, e l’occasione succosa di dirsi esclusi è più forte di voi, ma sappiate che non avete capito un cazzo.

7. La cosa rincuorante è che abbiamo la conferma di come gli omosessuali abbiano diritto a tutto quello che hanno gli eterosessuali, perché sono uguali identici a loro: la categoria contiene la stessa dose di cretini.


che palle

Frociarola mi manca: chevvordì?

Bravo Matteo, le cose vanno dette in modo diretto e pace se qualcuno si sentirà offeso. È un po’ la nostra moda cercare la discriminazione anche dove non c’é. Però non dimenticare che non c’è solo chi lo prende di gusto nel culo ma anche chi lo mette…sennò non andremo da nessuna parte :-)

La tua traduzione di “gay” come “chi lo prende di gusto in culo” è, al contrario delle altre due che sono definitorie, inesatta poichè non è sovrapponibile al termine e non lo esaurisce: molti gay potrebbero non averne gusto in culo ma in bocca sì, oppure avere parimenti gustosità in molteplici combinazioni, oppure ancora desiderarlo con condizionale ma impossibilitati in anatomia e/o sintomatologia. Inoltre, se un travestito si traveste, non è certo, anzi è improbabile, che l’azione o la sostanza di essere/definire gay si risolva nel virgolettato. Tanto per.

Condivido pienamente quello che hai scritto, da gay posso dire che spesso il popolo lgbt (non tutto per fortuna) spesso di attacca a finte polemiche che finiscono solo per peggiorare una determinata situazione. L’unico appunto che posso sollevare a quello che tu hai scritto è che c’è differenza tra un travestito e una drag queen. Il travestito è come hai scritto tu, un uomo che si veste da donna o viceversa ma non lo fa per spettacolo, lo fa nella vita quotidiana. Una drag queen solitamente si traveste da donna per esibirsi in vari spettacoli, spesso può capitare che chi fa la drag queen durante il giorno vesta con panni civili. Tipo uno che fa l’impiegato di giorno veste con giacca e cravatta poi di sera in discoteca diventa Alba Paiettes. Il travestito spesso indossa abiti femminili o maschili durante l’intero arco della giornata.

Faccio una ola per te.

Ho seguito la polemica anche su FB, come dice qualcuno le parole sono importanti ed hanno il loro peso. Sono più propenso a pensare che le parole hanno un “tono”, a volte è più offensivo sentirmi definire “gay” che “finocchio”. Detto questo la polemica è inutile e sterile e sarebbe più utile indignarsi per altre cose. Ma come giustamente nota Michetti nel post su FB, quando c’è da scendere in piazza siamo in 12.

(P.S. non a tutti i gay piace prenderlo di gusto in culo, giusto per alimentare la polemica…)

Suggerirei di sostituire l’espressione di cui al punto 1 “chi lo prende di gusto in culo”, magari con qualcosa preso in prestito dal latino: “in vase indebito” per esempio. Si otterranno i seguenti risultati:
A. Pochi equivoci anglosassoni, un poco più di latino;
B. Una sottile e distaccata condanna per alcune manovre contromano, senza ferire la sensibilità di alcuno;
C. Una finezza in più, qualche isterico in meno.
Cordialissimi saluti.

Era una battuta.

a tal proposito, sarebbe interessante conoscere il punto di vista di platinette.

Assolutamente d’accordo, soprattutto sull’ultimo punto. Bella coincidenza come, all’approssimarsi della “Ally Week” (brrrrivido!), la comunità gay italiana si sia distinta con due stupidissime polemiche contro due delle personalità più gay-friendly dello spettacolo italiano (l’altra è quella sull’articolo della Littizzetto).

La penso come te al 100 per 100. Penso tu abbia espresso molto lucidamente la realtà ! Nemmeno a me piacciono gli estremismi , da una parte o dall’altra….

Tesoro, ma che opinione vuoi, chiamatemi come volete, sempre una frocia in prepensionamento sono. Anche se faccio ancora la mia porca figura. E per porca intendo proprio suina.

Che ti credi, che siamo ancora ai bei vecchi tempi in cui l’acronimo GLBTQ spiegava tutto e quindi si poteva chiamare G chi lo pigliava in culo, L chi leccava la fica, B chi faceva entrambe le cose, T(Tg o Tv) chi stava fisicamente passando all’altra sponda o chi ci si vestiva e basta e Q chiunque non fosse eterosessuale ortodosso, tipo quelli che fanno SM eccetera.

Oggi, a detta della Australian Human Right Commission, abbiamo 23 generi fra cui appunto “drag queen”. Eccoli qui: transgender, trans, transsexual, intersex, androgynous, agender, cross dresser, drag king, drag queen, genderfluid, genderqueer, intergender, neutrois, pansexual, pan-gendered, third gender, third sex, sistergirl e brotherboy, quindi se devi parlare di orientamento sessuale altrui devi usare tutti i neotermini per la cui creazione sono pagati professori e assistenti di gender studies a Palo Alto, altrimenti discrimini.

ma un “cazzo vuol dire CAMP” no?

La Plati è sempre stata la drag lievemente abbondante che compensa questo problema lipidico con maestria sessuale impareggiabile. È chiaro a tutti. E posso testimoniare perché quando ha cominciato io c’ero.

io, che a ben vedere non sarei nemmeno gay lesbica travestita o altra classificazione di cui sopra, e che non trovo affatto offensive cabello e littizzetto, trovo però sempre imbarazzante la tua modalità di rappresentazione della preferenza sessuale. per dire, se per il fatto che sono donna e etero mi ritrovassi definita “troione voglioso di cazzo” credo che lo riterrei un po’ greve. ma come hai detto, c’è pieno di gente permalosa a vanvera anche fra gli etero

Robina70: sebbene trovi il tuo commento un po’ permaloso, mi hai fatto tanto ridere. Stasera saluterò così la mia amichetta: “ciao mio troione voglioso di cazzo”. E lei mi risponderà “come stai, indomito appassionato di pippe”.

Mario : ce li hai presente i telefilm di Batman anni ’70 ?

Bah! Ti è partita la melona Matteo.

per Mario: http://it.wikipedia.org/wiki/Camp_%28arte%29
per Zagabart: «frociarola» è il miglior traducente dell’inglese «fag hag» (dove «fag» vale all’incirca «finocchio» e «hag» vale all’incirca «strega, megera, vecchiaccia», ma è usato più per il valore della rima che per il significato preciso) e designa le donne eterosessuali che amano la compagnia degli uomini gay e nutrono più o meno consciamente nei loro confronti quello che definirei un pregiudizio positivo (lo so perché sono una di loro da quando sono nata, a detta dei miei amici fr… fin… g… om… diversamente sessuali?)
per Bordone: pensa che l’avevo capito perfino io, che la cosa del cazzo in culo era una battuta. Forse più che una frociarola sono un maschio omosessuale nel corpo di una donna.

Purtroppo siamo un paese di provinciali (sia gli etero che i gay). Non facciamo culturismo, scherzi! Facciamo “body building”. Non leggiamo “fumetti”, che robaccia, leggiamo “graphic novel”. Per la nostra squadra niente furoiclasse solo “top player”.Non abbiamo squillo o puttane abbiamo le “escort”. Non facciamo tagli ma “spending review”, ergo non vogliamo i “travestiti” ma le “drag queen”. Le cose dette all’ammerikana(anzi come noi pensiamo le dicano gli ammerikani) ci suonano più fighe.

Ci sarà sempre qualcuno in giro che si lamenta per qualcosa di stupido, Bordone, rassegnati… Eccomi qui a testimoniarlo!
Le tue definizioni di ebreo e gay, per mettimi, fanno sorridere. Siamo curiosi di conoscere come definisci “cristiano” ed “eterosessuale”. Cristiano: chi è cristiano; eterosessuale: chi lo mette (o lo prende)di gusto nella vagina. Vanno bene?
Battute a parte, ma come mai tutta questa ossessione per il sesso anale?

Daniele, su.

You know I’m the ONLY gay in the village…. bene Matteo.

Daniele ha ragione! Approfondisci Matteo l’ossessione! Ahahah

La cosa secondo me un po’ triste di molte frociarole che ho conosciuto è che hanno pregiudizi negativi sulle donne e preferiscono in tutto e per tutto gli uomini: quelli etero sul piano sentimental-sessuale, i gay per le amicizie e confidenze.

Le tue definizioni di “gay e “ebreo” dicono tutto.
Io potrei dire:
Gay: Persona attratta da persone suo stesso sesso.
Ebreo: Persona a cui piace tagliare il pisellino ai bambini.
Che te ne pare?

Ma poi chi è che difenderebbe i diritti dei gay, tu e la Cabello?
Non essere ridicolo. Sei omofobo fattene una ragione.

ma esiste ancora alba parietti?
e nilla pizzi?

d’accordo che non bisogna prendersi sul serio ma, senza tanto accapigliarsi, è anche giusto puntualizzare. magari per qualcuno la differenza è minima ma, come è stato detto, un travestito lo fa nella vita, una drag queen lo fa sul palco.

inoltre trovo un po’ arzigogolata la spiegazione del termine drag queen. non sono un esperto, ma “drag” credo che sia molto semplicemente il corrispettivo del nostro “struscio”, quindi una drag queen è ancor più semplicemente la “regina (con tutte le sfaccettature del termine) dello struscio”

detto ciò credo sia più giusto definire Alba Paillettes una drag queen.

Consiglio la visione di RuPaul’s Drag Race: stupendo (Sharon Needles la mia preferita).