martedì 23 ottobre 2012

There’s a straw man waiting in the sky (ovvero In italiano “uomo di paglia” si dice…)


Da qualche giorno è evidente la recrudescenza di una grave malattia che ha colpito qualche tempo fa Luca Sofri mentre facevamo Condor a Radio2 (che ora giustamente si chiama Rai Radio2). La colpa è di Giovanni Fontana, il quale raccontò a Luca cosa fosse una “straw man fallacy” o “straw man argument”. La fallacie sono, per i filosofi, delle argomentazioni apparentemente coerenti ma in realtà viziate dal punto di vista logico, quindi false. «In Sicilia ci sono un sacco di mancini: io conosco tre siciliani, e sono tutti mancini», per esempio, è una frase corretta nella grammatica, ma falsa perché viziata da una fallacia che si chiama “generalizzazione indebita”. Se uno non è un logico, non dice così, non sa esattamente cosa sia una generalizzazione indebita: risponde solo «Ma che cazzo stai dicendo!?», perché capisce che non c’è nessun valore statistico, men che meno sostanziale, nelle tre persone che conosce chi parla. Stare a segnalare le fallacie è noioso e fuori luogo visto che ha l’effetto, in un dibattito, dell’intervento continuo di un arbitro, tra l’altro coincidente con uno dei giocatori. Si può smontare la tesi falsa e fallace senza identificare il procedimento logico erroneo che l’ha generata in uno schema accademico che pochi hanno a portata di mano. È meglio.

Quando Giovanni Fontana spiegò a luca lo «straw man», per qualche settimana questa accusa con ditino puntato ci colpì come la mannaia di un convertito che ribadisce «Pentiti!» a ogni sorriso del vicino. In qualsiasi discussione, quando il tono si accendeva, appena qualsiasi argomento di Luca veniva sviluppato o esposto criticamente da un altro punto di vista, «Ah!», diceva raggiante puntando il ditino, «Non ho detto quello. Straw man!». In una seconda fase il ditino è stato sostituito dal non alzare nemmeno la testa dal mac: diceva soltanto «straw man», facendo altro. Giobbe era un cretinetti.

In questi giorni il focolaio di strawmanismo si è riacceso, e ci sono strawman ovunque, tutti mettono in bocca ad altri cose che non hanno detto, attribuiscono cosa che non sono state dette, e sono tutti straw man argument, SMA. Siccome a me piace inventare le espressioni, siccome mi piace litigare con Luca, siccome detesto l’uso dell’inglese a capocchia così diffuso, siccome “l’uomo di paglia” in italiano non vuol dire una mazza, adesso vi racconto come l’ho capita io e che nome gli ho dato. E voi fate come volete. Tanto fate sempre come volete. Questa casa non è un albergo.

Lo Straw Man Argument nel Regno Unito (dio La salvi) si chiama Aunt Sally. Aunt Sally è un gioco da pub: c’è una sagoma ferma, questa zia Sally, e tu hai bevuto le birre e tiri dei legnetti cercando di prenderla. Fine del gioco. La sagoma è ferma: al di là delle birre, è un bersaglio facile. Lo stesso si può dire per l’uomo di paglia usato nelle esercitazioni militari. Queste due espressioni si usano per descrivere un bersaglio facile e fasullo che sostituisce un bersaglio vero e difficile.

La traduzione migliore – mi è venuta prima sotto la doccia, ma forse qualcuno l’ha già usata, non so – è “argomento fantoccio”, dove *fantoccio richiama falso e farlocco, è un’apposizione ma suona lieve come un attributo, e *argomento va bene per descrivere quella cosa che sta a metà tra un tema, una tesi e un’argomentazione. Quindi un “argomento fantoccio” è un argomento falso che si mette in piedi palesemente e metodicamente per attaccarlo con forza, sconfiggerlo, apparire vincitori. In genere si ottiene anche  il risultato di consegnare all’avversario l’onere della spiegazione della differenza tra questa posizione palesemente indifendibile e quella originaria, facendolo così risultare probabilmente fumoso e sulla difensiva.

Questo video spiega la questione molto bene. Una visione distorta e completamente avulsa del punto di vista originale è un argomento fantoccio che serve per non affrontare il tema proposto da qualcuno che non si vuole affrontare. Chi si occupa di logica probabilmente trova divertente l’identificazione del meccanismo della fallacia, ma nella retorica del dibattito comune non serve: raffredda la discussione, dà l’impressione che il bambino prenda il pallone e se ne vada.

L’uso di argomenti fantoccio è complicato spesso dalle sfumature, come tutto quello che riguarda l’esistenza. In un dibattito sulle unioni civili per le coppie omosessuali spesso viene usato l’argomento dell’adozione come spauracchio per la platea benpensante. A prima vista sembra un argomento fantoccio, perché si sta parlando di coppie di fatto, ma ma non lo è. È vero che il matrimonio gay non porta necessariamente all’adozione alle coppie gay, ma è vero che chi vuole i matrimoni per le coppie gay poi vorrà – e giustamente, checcazzo – l’adozione per le stesse. Quindi in quel caso c’è sì un argomento fantoccio, ma chi risponde non può confutarlo se non dicendo «adesso non stiamo parlando di quello». Al contrario, quando ci sono stragi nelle scuole in America, il tema democratico è quello di limitare la libertà della vendita di mitragliatori da assalto, o inserire l’obbligatorietà di iscrizione delle armi in un registro che riporti i dati del proprietario; e il fantoccio sempre di gran moda a destra è il desiderio del governo di entrare nelle case della gente, calpestare la costituzione americana, controllare tutti, fare scempio della libertà. In questo caso il democratico di turno può rifiutare nettamente il fantoccio senza indebolire la posizione iniziale.

Insomma non scambiate qualsiasi generalizzazione, astrazione, semplificazione, proiezione, sintesi o paradosso per argomento fantoccio. [«Ma chi scambia?! Ma io non sapevo nemmeno cosa fosse un argomento fantoccio?!» «Cosa?» «Un argomento fantoccio. Questa cosa di Bordone. Dice di non confondersi. Ma io ho sempre vissuto benissimo senza…» «Non dice a te» «Come?» «Non dice a te» «È plurale, generico, dice “non scambiate”...» «Dice a Sofri» «Ah sì?» «Sì» «E non gli può telefonare?» «Sono fatti così» «Be’, sono fatti rompicazzo, scusa» «Sì»] Il fatto che discutendo non si ripetano le stesse cose, e diversi punti di vista facciano prendere all’argomento in questione aspetti diversi e contrastanti è ciò che fa di quello scambio di parole una discussione. Solo quando c’è il desiderio chiaro e deliberato di non rispettare le regole si ha un argomento fantoccio. E anche allora si può essere in buona fede. Se invece i falli sono continui e sistematici, se chi si inventa un nemico lo attacca con violenza e compiacimento, allora avete di fronte un protagonista dell’argomento fantoccio. Ma farlo notare può non essere efficace. A volte il buon senso e i toni pacati disinnescano il meccanismo senza bisogno di etichettarlo e escludere un pezzo della platea dal dibattito. Altre volte toccherà sporcarsi le mani. E allora, in quel caso, se è il momento, ditelo. Ditelo in italiano, che si capisce. Ditelo con il tono con cui Rupert Sciamenna giudica la prima volta che lo vede il pugile Pappo, senza tante storie: «Ma questo è un argomento fantoccio!».

Luca, che ci sei ricaduto in pieno, guarisci. Lo dico anche a nome dei giornalisti del Post.


Quello di cui parli tu è un concetto un po’ inclusivo ma in sostanza è quella roba che Foster Wallace (tra gli altri) chiama Ignoratio Elenchi. Se non ho capito male.

Sta là in quella posizione tra l’eristica e il cazzeggio.

Matteo, scusa, ma lo “straw man” non è lo spaventapasseri. E non è più semplice dire che la fallacia sta nel costruire uno spaventapasseri — cioè un nemico immaginario — invece di attaccare quello vero? Non so, non conosco bene l’inglese. Ma in molti contesti che frequento, l’espressione inglese in questione si usa quando uno risponde a un’obiezione che non gli è stata fatta, e lo fa riferendo in maniera distorta la teoria sostenuta dall’altro. Che sembra simile a quel che dici, ma forse un po’ meno inclusivo.

Oddio, il refuso. La prima frase del commento precedente è: “Matteo, scusa, ma lo ‘straw man’ non è lo spaventapasseri?”. Con il punto interrogativo.

Minchia che noia nella redazione del Post! Avete la logorrea, prendete qualcosa

nelle università dal canton ticino in giù si insegna tranquillamente come “argomento dell’uomo di paglia” ma siamo in un paese libero che ama reinventare la ruota avendola appresa su wikipedia, quindi si può chiamarlo amabilmente anche fantoccio (l’ho già visto in giro, suona bene) o strawman (lo fanno luca sofri e gli inglesi che ovviamente, come succede con qualsiasi cosa, pensano di averlo inventato loro). chi l’abbia così battezzato – non inventato, battezzato o meglio ri-battezzato – e in quale lingua non si sa. secondo una versione suggestiva il famoso fantoccio è quello che si usava nelle fiere, come bersaglio per le giostre a cavallo in epoca medievale, ma vai a sapere. la cosa certa è che, come tutta questa materia, il vero inventore è Aristotele: «Quando non si ha nulla con cui attaccare la tesi posta, bisogna rivolgere l’attacco a cose diverse da quella dichiarata, interpretandole come se fossero quella». Aristotele, Organon, Confutazioni sofistiche. Se può interessare lui lo chiama argomento della lira.

l’ignoratio elenchi è un’altra cosa.

Ok, il mio era un commento un po’ da Troll, d’accordo. Di qui a rimuoverlo però… Se l’avete rimosso allora è vero che la logorrea vi ha colpiti. Logorrea, male incurabile

matteo grazie per la lucidità e la serena eleganza con cui sai aggiungere punti di vista
(god save the funk brothers)

se mi permettete una nota da secchione (visto che l’ambito è quello, e jacopo ha persino citato dfw), mentre sofri tratta di logica a bordone interessa più la dialettica eristica – cioè come semplificava in modo efficace schopenahuer in un trattatello tradotto da adelpphi 20 anni fa – l’arte di ottenere ragione.

Grazie per tutto questo, ma soprattutto per Rupert Sciamenna :)

aspetto con ansia il post sul processo dell’Aquila (di L’Aquila ? de L’Aquila ? a L’Aquila ?) ?!?

Questa accusa con ditino *puntato;
la mannaia di *un convertito;
escludere un pezzo della platea *dal dibattito.
Lo so, dalla terza rilettura in poi non si vedono più.

“orse qualcuno l’ha già usata, non so”
ORSE sì, ORSE no :-), ma “argomento fantoccio” non fa davvero una piega nella morfologia e funziona nella sintassi, in ogni declinazione. Sono una un po’ fissata, e questa perfezione mi dà un brividino di gioia. Chapeau!

Are you and Sofri in trouble with Dorothy Gale on what ask OZ wizard?
I guess I’m strawmaning but I’m intrigued as to what fuels your indignation.

che culo che hai lucia ad avere dei brividini di gioia per la perfezione di matteo che trova …rullo di tamburi… argomento fantoccio!!!
scrivi un libro magari così “ci insegni a tutti noi” incontentabili come ottenere il brividino…!!! ahahahah