Galaga
mercoledì 24 ottobre 2012

Borderlands2, un gioco quasi di Quentin Tarantino


Quando sono andato alla fiera dei videogiochi che si chiama Gamescom e si fa a Colonia, presentavano Borderlands 2 come un gioco che conteneva «gazillions of weapons». Gazzilioni di armi. Mah, pensai, sarà una tamarrata spara spara. In effetti lo era, lo è, ma non nel senso che si potrebbe pensare. La ragione per cui ho una scimmia sulla spalla  che mi bussa a qualunque ora per farmi accendere la PS3 come non mi succedeva da anni sta nelle armi ma anche no. Sparare è bello anche se fa male, ma il punto non è solo quello. Il punto sta nel fatto che questo è un gioco di guerriglia e non di guerra, è un gioco individualista di squadra, è un gioco affollato e desertico assieme, un po’ come i film di Tarantino, dove i personaggi sono persi nella loro solitudine, e poi quando c’è tanta gente in un posto scorre del sangue. Tanto. Tipo dei fiumi di sangue. Gazziolioni di litri di sangue.

Intervisti lo sceneggiatore di Borderlands2, e lui ti dice «La storia c’è, e chi la vuole seguire si deve divertire vivendola. Ma in nessun caso voglio che le avventure che ho scritto stiano in mezzo ai piedi. Se uno vuole solo sparare ai nemici, va bene così. Quello viene prima». Forse una della regioni per cui i videogiochi funzionano ancora tanto è che gli artisti che si definiscono come tali stanno fuori dalla porta. Questi sono artisti, sia chiaro, ma nel senso dell’artigianato. Discorso già fatto molte volte, lo so, ma è bene ribadirlo. Questi, insomma, lavorano per il risultato.

E il risultato è un gioco che non dà per scontato che il pubblico che vuole sparare sia un pubblico cretino. Anzi. I riferimenti sono ricchi, ricercati, così come lo è la grafica. Il tono generale del gioco rifugge da tutto il militarismo banale dei videogiochi bellici, che mescolano dovere, violenza e disincanto. Borderlands 2 è divertito e sbruffone, ma anche entusiasta e deciso. Si respira un’aria da eremiti rivoluzionari, girando per la terra desolata in cui si svolge il gioco. Si spara ai mostri, alle popolazioni mutanti, ai cattivi di qualsiasi tipo, ma ci si sente alla pari.

I titoli di testa del gioco poi – chiudo qui ché devo tornare a giocare – mi hanno fatto scoprire la canzone del momento. Non è del momento perché è di qualche anno fa, ma insomma non riesco a liberarmene. Loro si chiamano The Heavy, sono di un posticino vicino a Bath nel Regno Unito (DSLA), e questa è Short Change Hero.


Ci giochi da solo o in cooperativa con amici?
Vorrei prenderlo, ma la paura è che diventi ripetitivo in single player. E daje di cel shading!

La mia “scimmia sulla spalla” mi fa leggere i tuoi post…

“Loro si chiamano X, sono di Y, e questa è Z.”
Nostalgia immediata. Tu devi tornare a fare la Radio.

gli Heavy vengono a Milano alla Salumeria della Musica l’11 Novembre e per quanto i primi tre dischi spacchino i culi, dal vivo dicono siano pure meglio.

Hai già incontrato Tiny Tina? Adoro la sua caratterizzazione, la sua storia, il suo accento.

E mi meraviglio di te, Bordone, che non sapevi che era già stata usata per il trailer di quel capolavoro di Batman Arkham City…

http://www.youtube.com/watch?v=-V1ZF5cNYCs

Il primo Arkham l’ho giocato e finito in estasi. Il secondo non l’ho fatto. So ovviamente, grazie all’internet, che il pezzo è già stato usato per quello. Ma non me ne ricordavo. E non l’ho messo nel pezzo perché sono stufo di parare i colpi.

Cosa cosa?! The Heavy a Milano l’11?! Uuuuuh la joia.

Bella zio.

Tra l’altro a un prezzaccio: 15€, 17,50 con prevendita ticketone.

Secondo paragrafo “Forse una delle regioni” sarebbe dovuta essere una delle ragioni…

Ma anche Borderlands 1 merita altrettanto, o solo il 2 è così tarantiniano?

Solo il due Sergio, il primo era l’equivalente videoludico del porno: zero trama.

Il gazzillione a quanti “un fottio” corrisponde nel sistema metrico decimale?





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