mercoledì 31 luglio 2013

Due cose che mi sono chiesto dopo avere letto l’intervista di De Gregori


Football-penalty-kickHo letto l’intervista di Aldo Cazzullo a De Gregori con soddisfazione. De Gregori è saggio. Saggio, acuto e non troppo dentro alle cose della politica: una posizione che gli permetterebbe di essere molto sprezzante, facilone e crudele, e passare per offeso, essenziale e integerrimo, come sempre in rete, come tutti sul PD, come la fiera internazionale dei narcisi incompresi cui non me la si fa, uff. E invece no. De Gregori dice solo cose che condivido, e ha fatto anche quello che io non avrei voluto fare ma non ho fatto solo perché il mio amico Mosé mi ha minacciato di togliermi il saluto se avessi votato Monti alla Camera.

Mi sono venute in mente due questioni due. La prima è quella dei processi, per cui la sfumatura tra quello che dice De Gregori e una posizione alla Giuliano Ferrara, nella brevità della risposta, è sottilissima.

Pensare di eliminare Berlusconi per via giudiziaria credo sia stato il più grande errore di questa sinistra. Meglio sarebbe stato elaborare un progetto credibile di riforma della società e competere con lui su temi concreti, invece di gingillarsi a chiamarlo Caimano e coltivare l’ossessione di vederlo in galera.

Verissimo, ma Berlusconi ha fatto di tutto, e da subito, per trasferire il piano giudiziario in scontro politico. Per opporsi a questa linea, alimentata da tutti i dipietrismi del mondo, il PD avrebbe dovuto mantenere una posizione che mi sembra – molto facile che mi sbagli, e lo dico senza un filo di falsa modestia – fantascientifica. Forse ci sarebbe voluto un grande accordo politico che togliesse di mezzo quella strada, così che nemmeno l’ultimo giornalista del Fatto potesse percorrerla. La bicamerale? Eh. Chi lo sa. La sinistra si sarebbe ulteriormente spaccata, ché l’argomento del nemico è sempre fortissimo. Però, insomma, messa così sembra – potrebbe sembrare – davvero che l’ex PCI si sia inventato dei teoremi insieme ai magistrati amici, e che abbia puntato tutto su quello per togliere di mezzo B. Invece non è così. Un pezzo di sinistra italiana l’avrà anche fatto, ma lo spregio assoluto di qualsiasi legge o regola, così come una vita vissuta cavalcando tutti i conflitti di interessi, sono state solo una parte di quell‘avvelenamento dei pozzi che è iniziato nel 1994 e non si è fermato un istante. È quello che Ferrara chiama slancio, colpo di reni, élan, quando ripercorre le gesta di un condottiero libero e liberale degli esordi che ha visto solo lui.

L’altra cosa che mi ha infastidito sono le piste ciclabili. Trovo che la retorica della schiettezza, della semplicità, dei poveri illusi della sinistra che perdono tempo coi loro hobby borghesi mentre gli operai non arrivano a fine mese sia una sciocchezza populista che va bene per Sallusti, se non per certi sarcasmi di Travaglio sul PD che si gingilla invece di fare le cose importanti (cioè i processi di cui sopra). Mi spiace sentirne il profumo anche solo per due parole, se a pronunciarle è una persona che stimo. Il “politically correct” non è esattamente una moda americana di trent’anni fa: è una pratica sociale che è nata trent’anni fa nei paesi anglosassoni, e adesso non se ne parla più perché non è in discussione. Ma nelle interviste si dicono molte più cose di quelle che finiscono per essere scritte, i toni si sfarinano, non bisogna andare per il sottile sulle minuzie.

Un’altra cosa. A fine intervista ho pensato che da alcuni anni c’è un tema che si sta espandendo ovunque nelle idee delle persone più diverse, tranne in alcuni fortini sempre più ristretti: i sindacati in Italia sono inesistenti, irrilevanti, oppure sono la CGIL, e la CGIL è  è il nemico a sinistra di cui parla De Gregori.

PS – A me Ratzinger non è mai piaciuto, tranne come nemico.


14 commenti finora
Commenta

Le piste ciclabili sono un mezzo semplice ed immediato per esprimere un concetto che esprimerlo con termini articolati a mio avviso è troppo complesso. Sono d’accordo con te che ragionandoci su stona, va però detto che è un’intervista e quindi in teoria i tempi di reazione sono più veloci di quanto lo sia la stesura di un articolo.

Relativamente alla giustizia io credo che abbia detto una cosa non vera, sono molti di più i pddini che dicono “aspettiamo la sentenza” di quelli che dicono “è impresentabile”. le posizioni giustizialiste sono da sempre di IdV e della sinistra estrema.

Esimio Bordone, se De Gregori è populista allora cosa dovremmo dire di lei che scrive addirittura un post per criticare due parole dette en passant, senza spiegarci neanche perché sono sbagliate (converrà che la tesi: “è un’argomentazione degna di Sallusti” non è proprio a prova di bomba).

Ma insomma: è vero o no che la sinistra ha ripiegato su temi più o meno futili perché non ha nessuna idea di come affrontare quelli importanti? Se non è vero e De Gregori ha sbagliato, ci spiegi il perché. Insomma, per farla breve, mi sembra che se non ci fosse il termine “populismo” lei non saprebbe proprio che cazzo scrivere, caro Bordone. Le dirò di più: mi sembra uno di quelli che il termine ‘populismo’ lo usa solo per passare da intelligentone.

Infine una cosuccia sul politically corretct: essendo nato come pratica per propalare delle idee silenziando il dissenso non mi stupisce che per molti non sia in discussione. Per me e molti altri lo è: forse addirittura per De Gregori. Se ne faccia una ragione.

Smetta di usare questa sequela di forme di cortesia, visto che mi detesta. La correttezza politica non è in discussione da anni in nessun paese diverso dal nostro. Nessun primo ministro può dire in nessun posto al mondo che una donne è bella o brutta o gentile o isterica, così come non si possono discriminare le persone anche linguisticamente, perché il diritto del singolo al rispetto della propria persona è più importante del diritto alla creatività linguistica o a una supposta schiettezza sincera di cui la società fa volentieri a meno. Per quanto riguarda l’altra questione, la frase «Trovo che la retorica della schiettezza, della semplicità, dei poveri illusi della sinistra che perdono tempo coi loro hobby borghesi mentre gli operai non arrivano a fine mese sia una sciocchezza populista che va bene per Sallusti, se non per certi sarcasmi di Travaglio sul PD che si gingilla invece di fare le cose importanti (cioè i processi di cui sopra).» Contiene già la critica implicitamente, e fa riferimento, per non stufare, a elementi noti a molti lettori. Se non sono noti a lei, mi dispiace. Se pensa che non abbia un cazzo da dire (bella questa cosa della cortesia ossequiosa e poi… tac, CAZZO, bel contrasto), eviti di leggermi.

avrà pure ragione De Gregori se pensa che non si sa bene chi potrebbe governare l’Italia…in effetti che nessuno citi come grande esempio di moralità (praticata e non teorica) il M5S che ridà i soldi del finanziamento partiti a fronte di tutti gli altri, tutti (e questo il PD non doveva farmelo) che invece se li beccano di nuovo…!!! e il degregori continua a dire meglio col PDL che con M5S…vabbeh continuiamo a farci del male…!

Scusi Bordone sulla forma di cortesia ipocrita ha ragione, la trovo insopportabile io stesso. E mi scuso anche per il tono aggressivo. Comunque non detesto lei, ma questa moda che ha preso piede per cui se si afferma qualcosa senza soppesare per filo e per segno ogni possibile obiezione, insomma se uno esprime un’argomentazione tranchant, deve essere tacciato di “populista” e paragonato a Sallusti (che poi oh, pure Sallusti può dire una cosa giusta una volta nella vita). Insomma per farla breve in questo antipopulismo a tutti i costi ci vedo senz’altro una forma di narcisismo.

Ma comunque andiamo nel merito: sia detto senza polemica, ma davvero non so quali siano le critiche implicite nell’espressione “retorica della semplicità”. Io nella semplicità non ci vedo nulla di male, specie se le cose sono limpide come in questo caso: non credo che a De Gregori interessassero le piste ciclabili, quanto rimarcare il fatto che il centrosinistra non ha un programma di politica economica da 20 anni. L’impressione è che lei non sopporti venga usato un argomento così inflazionato a destra come la critica alla gauche caviar. Ok è un’immagine logora, usata dai peggiori populisti, ma non vuol dire che non sia veritiera.

Verissimo, la CGIL è davvero IL nemico di una sinistra italiana moderna.

Antonio, questa idea che i problemi non siano quelli della sinistra come le piste ciclabili e altri portati della cultura moderna delle città civili del Nord Europa e non solo, ma che quelle siano sciocchezze da poco, quando in realtà ciò che conta è altrove, che è un’arma di Santanché, Sallusti, Ferrara eccetera; il fatto che nessuno sia interessato a certi temi come l’ecologia, se non dieci scemi amici di amici con la casa a Santa Margherita o Capalbio; tutta questa visione dell’elitario e del popolare, dove il popolare è popolare in un senso del 1955, e quello è il solo paese reale da opporre a una visione anacronistica dei borghesucci di sinistra ecco: è questo che io trovo normale per la destra e orribile per la sinistra. Ma l’ho detto e scritto milioni di volte e non volevo ripetermi.

Molto d’accordo sul politically correct, che chiamerei semplicemente: civiltà nelle parole e nei comportamenti. La destra ha fallito in pieno. la sinistra si è dimostrata distratta. Distratto anche tu. Ti ricordo qualche anno fa, convinto di avere una speciale proroga su qualche termine non propriamente politically correct utilizzato per indicare i gay. Ma è acqua passata.

Per come la vedo io non è un muro invalicabile ma è un cancello. Se vuoi scrivere negro o frocio, lo fai a tuo rischio e pericolo. Ma sai che stai superando il cancello per altre ragioni.

e naturalmente è la CGIL (neanche la FIOM, per dire) il nemico della sinistra moderna (che suppongo sia quella di letta, quella di esposito, quella che a bologna se ne sbatte di un referendum sulle scuole private, quella sarcazzo cosa ancora, e scusate il sarcazzo).

Sarà perché contavo i minuti in attesa di leggere un tuo commento tipo riposta ad articolo di Veltroni, ma sono molto deluso. E neanche una parola su: “Quando viaggio compro sei giornali, ma dopo dieci minuti li poso e comincio a guardare fuori dal finestrino…”. Mah!

@GIOVANNI MARIA RUGGIERO
La licenza speciale ce l’ha ancora per le belle donne, che non riesce a chiamare in altro modo che fighe.
Una splendida sineddoche a ricordarci che, in fondo, le belle donne non sono altro che confortevoli buchi caldi che camminano.

Il politicamente corretto non impone a chi scrive di non dire figa o frocio. Non è una regola delle scuole elementari che trasforma la scrittura in una guida con potenziali infrazioni. Il politicamente corretto è quella cultura che fa sì che ogni volta che lo si fa se ne abbia la consapevolezza. Se fosse così, il politicamente corretto sarebbe davvero quella barzelletta che sostengono quelli che non sanno cosa sia e lo avversano come legge morale bulgara: niente porno, niente parolacce, niente registri giocosi, niente battute sulle categorie sociali diverse.

Un De Gregori un pò troppo mangia ostie rispetto a come me lo ricordavo, per il resto molto condivisibile.



Lascia un commento
Line and paragraph breaks automatic, e-mail address never displayed, HTML allowed: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

(obbligatorio)

(obbligatorio)