giovedì 1 agosto 2013

You, yes YOU, STAND STILL PIGGY! (ovvero L’affaire del maiale di The wall)


miss-piggy-in-una-scena-de-i-muppet-222750La questione di The Wall, del maiale volante, dei simboli nazionali, religiosi e commerciali scritti sullo stesso maiale è vecchia, molto vecchia, e non ha a che fare né con oggi né con Roma né con antisemitismi vari. È vecchia almeno come la retorica di quel disco, che risale al 1979. L’immagine del maiale risale a prima, a Animals, che è del 1977, ma i Pink Floyd l’avevano presa da La fattoria degli animali di George Orwell, del 1947, dove i maiali sono l’allegoria del populismo totalitario al potere, soprattutto stalinista. Quella stessa immagine orwelliana del potere maiale ha fatto parte del linguaggio di molti movimenti rivoluzionari degli anni Sessanta e Settanta.

Il maiale volante coperto di scritte offensive, che probabilmente allude anche alla bestia coperta di bestemmie dell’Apocalisse di Giovanni, è da anni parte dei concerti di Waters. I maiali sono cambiati, così come sono cambiati gli oggetti degli insulti, le simbologie, gli slogan. Ma non è l’unico momento in cui appare la stella di Davide nel concerto. Durante Goodbye Blue Sky l’enorme proiezione su cui si basa la spettacolarità di questo live mostra bombardieri B-52 in volo che scaricano stive intere di simboli rossi, e i simboli-bomba sono: croce, falce e martello, dollaro, mezza luna islamica, stella di Davide, logo Shell, logo Mercedes (qui dal minuto 31). L’ordine dei simboli pare sia stato cambiato perché prima stella di Davide e dollaro erano vicini, ragione per cui la Anti Defamation League scrisse una lettera sostenendo l’antisemitismo del video, Waters rispose manco per idea sull’Independent, al che il presidente della ADL scrisse un’altra lettera dicendogli di avere capito, di essere convinto, che anche per lui e l’associazione non c’era nessun intento antisemita nell’uso del simbolo, ma che l’accostamento poteva dare quell’impressione.

Nello stesso spettacolo vengono mostrate foto dei caduti di tutte le guerre di questi anni, inviate al sito del tour dai loro parenti. Durante Vera e Bring the boys back home (sempre qui da 1:07) si vedono immagini dei figli dei militari americani che vedono tornare i loro padri dalla guerra – una scena che fa letteralmente piangere a fontana, e non di gioia, mai di gioia e di sollievo, perché dietro ogni ritorno c’è l’idea che non sia automatico, che il papà e la mamma possano non tornare, morire in guerra e non tornare più, e anche solo l’idea gela il sangue a qualsiasi persona sensata – dopo di che appare la frase di Eisenhower: «Every gun that is made, every warship launched, every rocket fired signifies, in the final sense, a theft from those who hunger and are not fed, those who are cold and not clothed (Ogni arma da fuoco che viene costruita, per ogni incrociatore che parte in missione, per ogni missile lanciato nel senso più profondo rappresenta un furto a quelli che hanno fame e non saranno nutriti, quelli che hanno freddo e non riceveranno coperte)». A questo segue il mantra «Bring the boys back home, don’t leave the children on their own».

A questo punto è chiaro che Waters è, come sa chiunque lo segua, ossessionato dalla guerra. Ha perso il padre in Italia nel 1944, e su questo tema ha fatto tre dischi con i Pink Floyd e diversi altri da solo. È un pacifista puro, di quelli che non distinguono tra guerra giusta, guerra saggia, guerra ragionevole, guerra umanitaria. Perché non fa il politico e può permetterselo. Può essere, come John e Yoko, solo uno che fa la sua parte ricordando a tutti che la vita di una bambina che perde il padre o la madre in guerra non varrà mai, per quella bambina, la pace o la stabilità geopolitica di quella o un’altra parte del pianeta. Bella forza, direte voi. Certo. Ma gli artisti sono così, se vogliono possono lavorare per per analogie e per simboli, non per analisi e dialettica.

Il maiale di cui sopra è sempre, da sempre offensivo e sopra le righe. Ha la funzione di girare tra il pubblico e colpirlo con slogan o scritte offensive che somigliano a quelle sui muri. Quello che c’è sul maiale non è la posizione di nessuno, né quella del maiale stesso, né è la targhetta del maiale. I maiali cambiano durante i tour, e qui li trovate elencati. Il maiale appare durante Run Like Hell, la canzone che incarna il pensiero fascista delle ronde, a sua volta per anni citata dai fascisti di mezzo mondo come piccolo manifesta dello strisciate lungo i muri, guardatevi alle spalle. Ma la verità è che The Wall è un’allegoria del rapporto tra totalitarismo e rock, tra idolatria delle folle ed estesi del potere, tra solitudine e totalitarismo. Lo spettacolo di questi anni è pacifista anche in un modo più esplicito e insistito rispetto al disco originale. E per un pacifista il rapporto tra Israele e Palestina è una ferita aperta, una situazione grave di cui non andare fieri in nessun modo, la cui critica è comunque normale e ragionevole. La stessa ADL questa volta ha chiuso la polemica dicendo in sostanza che non è piacevole vedere simboli nazi-fascisti e stelle di Davide nello stesso posto, per di più su un maiale, ma quella è un’opera d’arte che si occupa di quello, e non c’è antisemitismo. Poi altra gente si può offendere. Ma se stiamo attenti a tutti quelli che si offendono, ci restano solo i Teletubbies. [Anzi no, anche lì Jerry Falwell si offese perché quello con la borsetta faceva propaganda per lo stile di vita gay (Sul Falwell è sempre bello risentire il caro vecchio Hitch).]

PS – Una ottima risposta di Waters agli attacchi, che si potrebbe riassumere con «Tu sorella!».


4 commenti finora
Commenta

tutto bene, tutto giusto, tutto corretto (con rispetto per il contenuto del post direi tutto molto noto e tutto molto ovvio vista la fama planetaria di the wall) e proprio per questo sarebbe il caso di dire dire qualcosa anche alla ADL quando apre polemiche alla ceppa, dà dell’antisemita (che è un’affermazione grave, considerato ciò che implica) a qualcuno con superficialità colpevole e invece di scusarsi con l’interessato dice che comunque il maiale non ci piace
ma questo, non ci risulta

Madonna mi hai fatto ricordare che Waters porta “The Wall” a Wembley(dove sto vivendo in questo periodo) il 14 settembre e io torno in Italia il 12, porca troia.

A Padova c’ero!! E il maiale è precipitato sulla folla, non ho ancora capito se era voluto o è stato un’incidente

sono appena stato allo spettacolo di Waters a Göteborg, e solo dopo ho letto questo post, e sì sono sostanzialmente d’ accordo, però. Tu scrivi “Ma gli artisti sono così, se vogliono possono lavorare per per analogie e per simboli, non per analisi e dialettica”, e sì, ci siamo, mi ci ritrovo, eppure l’ impressione durante il concerto è che forse era riuscito meglio il lavoro per analogia e simboli nel film (dove tutto era lasciato ad una superba enorme metafora), rispetto al rifacimento di Waters dove si indicano in maniera un po’ troppo semplicistica e approssimativa i buoni e i cattivi (i militari, i civili morti, shell, il dollaro…) lasciandoti quel sapore di “aspè ma è un po’ più complesso di così” che invece nel film non c’ era. Mi viene la parola populismo ma ho paura a usarla.



Lascia un commento
Line and paragraph breaks automatic, e-mail address never displayed, HTML allowed: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

(obbligatorio)

(obbligatorio)