sabato 10 agosto 2013

La piovra critica aspramente il calamaro per le ventose (ovvero 60 Minutes si occupa di Luxottica)


NEINX5NE3I4iMI_1_1È molto strano l’effetto che fanno i programmi di approfondimento giornalistico quando si occupano di moda e mercato. Sembra che tutte le regole del mercato, le stesse che valgono per qualsiasi prodotto, diventino improvvisamente un insulto quando vengono applicate alla moda. Nessuno trova strano che i pomodori di Pachino costino tanto, perché dietro c’è tutta la storia e la tradizione e i pomodori e il contadino e la terra e la semenza, ma poi invece per la moda c’è sempre quell’idea per cui in fondo, dai, sono solo fili di cotone annodati, cosa costeranno mai?! E va be’. La retorica della sostanza e dell’immoralità del consumismo funziona sempre, e fare gli indignati dà tutto un brivido.

60 Minutes dedica un servizio al mercato degli occhiali e a una grande azienda italiana, Luxottica. Luxottica produce la roba nel Bellunese, non sposta le fabbriche nel Laos, compra i marchi più fighi del mondo, li distribuisce e vende in tutto il mondo, conquista mercati, sbaraglia e compra la concorrenza. Per 60 Minutes improvvisamente gli occhiali da sole bellissimi diventano tipo il mais, un bene che lo stato americano dovrebbe controllare e regolamentare. La cosa è molto divertente, soprattutto quando viene dagli americani. Il taglio del programma non è così savonarolo come quello di Giovanna Borsier a Report, ma comunque scambia una vittoria per un sopruso, l’eccellenza del Made in Italy per una imposizione bulgara. È evidente che prima o poi la rete o qualche altro concorrente troveranno più spazio sul mercato americano e le cose cambieranno, ma anche la cedrata Tassoni senza la Coca Cola starebbe molto ma molto meglio, e nessuno ci trova niente di strano. Non solo, ma se costruisci un mercato che è fatto tutto di enormi catene, e lo fai negli anni segando le gambe agli ottici di mezza America in favore di megastore che fanno economia di scala anche sui sorrisi, non è che se qualcuno compra le catene ti puoi lamentare. Il pluralismo dei giganti è un ossimoro, insomma. Il mercato americano è il mercato più puro e competitivo che ci sia, e ne vanno fieri sempre. Poi quando arrivano gli altri, aiuto. Intanto segnalo che io, che tengo gli occhiali sempre, qualche tempo fa mi sono regalato i Cutler & Gross perché sono inglesi, mi piacciono, sono fatti da dio. Ecco. Sono fatti comunque in Italia, a mano, nel bellunese. Poi dopo aver visto questo servizio qui sotto ho cercato “american glasses” su google, e ho trovato un negozio online che aveva montature a 25$. Boh. Qui vogliono gli occhiali brillantinati di Tiffany con le tessere annonarie.

PS – Luxottica ha delle fabbriche anche in Cina, ma non ha svuotato la produzione italiana per trasferirla là: ha comprato altre aziende e fa meno di metà degli occhiali in Cina. Inoltre, e per me il fulcro della questione è questo, non ha fatto una guerra di prezzo ma di posizionamento e prodotto: la gente si è abituata a pagare di più gli occhiali, e quella cifra è compatibile con il lavoro in Italia, o in un altro paese con stipendi di un certo tipo, assistenza sanitaria, pensioni. Vincere sul prezzo facendo la roba in Cina non è così difficile. Non è una sciocchezza, ma insomma.


15 commenti finora
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Il tono del servizio non stupisce se si condera l’età media del pubblico di 60 minutes…

Io ho informazioni molto diverse! Nel bellunese c’è rimasto poco e niente, è quasi tutto in cina, scarsa qualità, l’antitrust che si gira dall’altra parte, pessime condizioni concesse ai lavoratori italiani. Comportamento scorretto verso i negozianti rivenditori e verso gli agenti rappresentanti.
In Italia sono rimasti solo gli uffici, la produzione Persol e poco più

Riguardo i fili di cotone annodati, c’è una mezza verità, indipendente dallo spirito del mercato, che riassumerei con questa vignetta:

http://bit.ly/1eBFw59

Tornando agli states, predicano bene e razzolano male da sempre, la svalutazione competitiva del dollaro, fatta a botte di quantitative easing è una forma celata di protezionismo, perché spinge al consumo di prodotti e servizi “in dollari”. Senza menzionare casi più espliciti (fotovoltaico cinese o smartphone coreani).

Andrea Guerra verrà scritturato per il Padrino IV. “They understood that…life was better together”.(Nell’inquadratura non si vede ,ma stava accarezzando un persiano bianco).
Cmq è un servizio onesto, puntualizza le anomalie di un oligopolio e alla fine dice “Sappiate che fino ad ora questo sistema vi è andato a genio”

Comunque sapevo che i pomodori Pachino sono una varietà selezionata tipo in Israele negli anni ’80 (potrei sbagliare gli anni, ma di poco), con il contadino e la tradizione c’entrano poco.

Confermo: i pomodorini a ciliegia “di pachino” sono in realtà un seme ottenuto con tecniche ogm da una biotech israeliana : http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/10/25/il-caso-del-pomodoro-di-pachino/

Io sono bellunese e in famiglia lavorano per luxottica come moltissimi nella zona, assieme all’indotto costituisce la spina dorsale dell’economia da quelle parti. Produrrá di sicuro anche in cina ma nel bellunese rimangono decine di migliaia coloro che lavorano per luxottica che godono di un contratto migliore di quello previsto dal nazionale ei tessili categoria di cui fa parte la produzione di occhiali

Il servizio è equilibrato ma ho sempre auto un debole per Lesley Stahl.

il video non si vede piu’ buuu!!!

Il video si trova ancora sul sito della CBS, interessanti i commenti:

http://www.cbsnews.com/video/watch/?id=50149025n

Se Bordone sapessa qualcosa di cio’ di cui scrive, avrebbe aggiunto che fino al 2005 Luxottica in Cina aveva 1 stabilimento e 2500 operai. Oggi ha 9000 operai e 3 stabilimenti, con il quarto in costruzione. Ora in Cina non producono solo montature in metallo ma anche quelle in plastica (quasi tutta la produzione del gruppo). In Italia Luxottica non assume ormai piu’ nuovo personale ma solo (per il momento, ma l’intenzione e’ di smettere di farlo) personale a rimpiazzo di chi va in pensione. Luxottica ha pure una fabbrica in India, che sta potenziando.
Bordone avrebbe potuto aggiungere queste informazioni. Se sapesse cio’ di cui scrive, purtroppo.

@Unit: se leggi bene l’articolo del tuo link, peraltro molto interessante, risulta chiaro che i Pachino non sono OGM.

Gli americani sono liberisti fin quando qualcuno non li batte al loro stesso gioco (o quando i consumatori statunitensi non si rendono conto che molti prodotti a stelle e strisce semplicemente non sono all’altezza rispetto a quelli importati). E poi la mettono magari pure sul patriottismo! Mi ricordo ancora agli inizi del 2000 come la Toyota, divenuta la principale produttrice mondiale di auto e leader anche negli USA, rispondeva alle critiche e alla chiamata a comprare americano che le loro auto, a differenza di molte concorrenti autoctone, era prodotta interamente sul suolo statunitense!

Kuma28, non si parla a casa mia di me in terza persona. Detto questo, il punto non è che un gruppo multinazionale di quelle dimensioni assuma solo in veneto e non abbia fabbriche in Cina: il punto è il punto di vista americano. Vorresti tutti i dipendenti in Italia? Non sono tutti in Italia. Mi spiace.

Questi sono gli occhiali “americani” del momento. Ne ho comperati un paio, bello il design hipster e il fatto che per provarli e comperarli ho fatto tutto on-line e via posta, ma non cosi’ bellli come i miei RayBan Wayferer fatti in Italia.

http://www.warbyparker.com/



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