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Martedì 6 Giugno 2006

Le chef de l'air frite

draculugosiQuello che Daniele Luttazzi definì in a Satyricon "lo chef dell'aria fritta" è un sociologo e opinionista (oltre a molte altre cose). Diciamo che è una personalità importante della cultura italiana e lo è da molto tempo. A causa dei suoi articoli in basso a sinistra della prima pagina del Corriere del lunedì, che da anni trattano argomenti relativi a qualunque aspetto della vita di tutti noi, ha diviso il pubblico tra chi pensa che scriva banalità e chi crede che sia chiaro come gli opinionisti di una volta e decisamente autorevole. Stiamo parlando di Francesco Alberoni. Ora. Io non mi voglio accanire su nessuno, né puntare il dito scandalizzato. Ma credo che si debba rispondere di quello che si scrive, indipendentemente dalle cariche che si ricoprono e dal ruolo che si riveste. Sul Corriere di ieri Lunedì 5 giugno 2006, il pezzo di Alberoni tratta il caso di Erika e della sua recente visibilità mediatica. Cioè di quando è stata fotografata durante una partita di pallavolo. Lo fa con quelle parole. Fa battute sarcastiche su di lei, sulla sua supposta popolarità dopo il fatto, sul ruolo di esperta nel rapporto tra genitori e figli; sostiene che un film come "Il Padrino" sia un film che racconta la violenza pura, primordiale; cità Medea come esempio di quella stessa violenza; si dice certo che quando Erika uscirà i media le saranno addosso e la vorranno ovunque.
Il caso di Erika ed Omar, come tutte le altre vicende di questo genere, travalica i confini del normale e si colloca nel terribile: ha a che fare con aspetti dell'esistenza umana sulla terra talmente inconcepibili da risultare drammatici e apparentemente irrecuperabili da qualsiasi punti li si osservi. Qui si stratta di due persone uccise nel peggiore dei modi, di due adolescenti assassini feroci e compiaciuti, di diverse vite distrutte per sempre. Se ne parla in maniera produttiva se si hanno chiari questi confini. Un bravo giornalista dovrebbe sapere che è un campo minato, questo, e sono vietate le leggerezze. Altrimenti si ha esattamente l'approccio onnivoro e schiacciasassi di quei media paventati da Alberoni stesso: televisioni e giornali più luogo comune che reali, spalle ideali per fare gli scandalizzati. Altrimenti, in qualunque bar si possono sentire alcune persone anche più svaccate e probabilmente molte decisamente più caute di Alberoni. Meno prone ai luoghi comuni. Meno giustizialiste. Meno affascinate dal buttare tutto in vacca a cavallo dei soliti stereotipi di cui non si ha bisogno (pentimento, circo mediatico, giustizia inefficiente). Non riuscire a vedere i punti importanti della realtà e puntare il dito sui soliti particolari a effetto, per uno che fa quel mestiere lì è grave.
Finché l'aria che cucina Alberoni è fritta, sarà inconsistente e pesante ma passi. Qui l'impressioone è che l'olio sia sempre lo stesso da troppo tempo. Adesso fa male, e non solo al fegato.

Meno male che ci sono Vespa, il criminologo Bruno e Crepet che sanno trattare certe cose col giusto tatto.

perfettamente d'accordo. d'altra parte, il povero Alberoni si distrugge da solo perché riesce a infilare una serie di scemenze e generalizzazioni degne della peggiore chiacchiera da bar. che Erika sia una diva, l'ha deciso lui e così pure che non si sia pentita (forse era meglio se, conforme alla morale cristiana di cui parla, fosse apparsa in Tv o su un canale satellitare per chiedere in lacrime perdono a tutti in un colpo? così ha fatto la settimana scorsa una delle bestie di satana, ma così ha fatto anche il padre di una delle vittime e francamente non so chi dei due abbia offerto lo spettacolo peggiore)Il paragone con Medea non ha né capo né coda, vabbè sono due donne, ma le similitudini finiscono lì, l'esempio è trito e banale, possibile che al grande giornalista non vengano in mente altri esempi di violenza femminile un po' meno vecchi di 2000 anni? Non parliamo poi del pistolotto sulla violenza repressa, sui film horror (vorrei sapere quanti ne ha visti Alberoni nella sua vita) e su Il padrino (da cui si capisce da quanto il nostro non metta piede in un cinema, visto che ne parla come se l'avesse appena visto). e poi, non contento, una bella pennellata di falso moralismo sui talk show alla Vespa (dove lui va, eccome se ci va). in definitiva, un articolo proprio populista, di quelli che fanno sentire intelligente il lettore senza senso critico. giusto per iniziare la giornata con un po' di veleno.
ciao

Una volta mi divertivo ad incazzarmi mentre lo leggevo... poi i travasi di bile sono diventati troppo violenti...

E non dimentichiamo che un paio di genii l'hanno messo a capo della Scuola Nazionale di Cinematografia e lui, dalle pagine del Corsera, ha spiegato i perché e i percome della crisi della nostra industria cinematografica...

quando si dice l'uomo giusto al posto giusto...!

Ma, banalmente, il pezzo è brutto e se Alberoni non fosse Alberoni (ma come ha fatto a diventarlo?) nessun direttore con un po' di sale in zucca pubblicherebbe un pezzo scritto così.
Perchè è sciapo, è inconcludente e nel dire banalità dice anche falsità, per il solo fatto di accostarle le une alle altre (e questa, si deve riconoscerlo, è un'arte).
E ve lo dice una che lo sa, visto che nel mio blog regnano indistrurbati pressappochismo e cialtroneria :-)

Tentando di commentare andando aldila' di Alberoni (che non penso riconoscerei ad incontrarlo per strada...), la cosa che meno mi piace del modo di dare le informazioni attualmente (tele in primis) e' che non e' piu' il resoconto di una notizia, pur concedendo che siano necessari degli spunti per la riflessione; bensi' e' il commento (spesso sdegnatamente moralistico) alla notizia in se'. Mi spiego, notizia: "Erika e Omar massacrano buona parte della di lei famiglia", segue sgomento per l'atrocita' del fatto (sfido chiunque a fare riflessioni diverse sulla questione). Notizia da telegiornale (tipo Studio Aperto): "il paese e' raggelato dall'orrore degli adolescenti matri-fratellinicidi, sondaggio: Erika e Omar hanno l'anima?"
Ho reso l'idea?
La cosa secondo me non va bene perche' induce la gente ad accettare la morale preconfezionata che la tele (il giornale) ha scelto per te, ovvio che se le persone si possono risparmiare uno sforzo (anche di ragionare), nella stragrande maggioranza dei casi, lo fanno. Insomma, vada interpretare la notizia, ma si spieghi che la notizia e' una cosa (e la si dice al telegiornale), la sua interpretazione e' un'altra e assolutamente personale (e la si dice da Vespa...)!
Poi volevo dire un'altra cosa ma non me la ricordo piu'...

la cosa strana è che guardando i vecchi telegiornali, quelli degli anni '70-'80 non si trova quasi traccia del sensazionalismo di oggi o dell'insistenza 'pornografica' sui sentimenti delle persone. la prima volta che ho visto uno di questi tg è stato in una puntata di blu notte, credo. che impressione... secondo voi qual è stato il momento in cui le cose hanno cominciato a cambiare?

Secondo alcune correnti di pensiero (Curzi e in particolare Giuseppe Genna nel suo libro, Dies Irae che poi e' un romanzo e va preso cosi') l'inizio della "tv del dolore" risale al 1981 con la storia di Alfredino nel pozzo.

Secondo me inizia con la prima puntata di Studio Aperto: Fede che, prima di chiunque altro, annuncia l'attacco degli americani. (tra l'altro mandandomi in vacca la registrazione di Velluto Blu di David Lynch...)

E da allora, nulla è più stato lo stesso.

soprattutto velluto blu ;)

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