Venerdì 15 Settembre 2006Morire di papesatan papesatan aleppe |
Una precisazione. Che non c'entra con Oriana Fallaci ma c'entra. Oriana Fallaci non è morta di un male incurabile. Oriana Fallaci è morta di cancro. Si chiama così. Cancro. E lo sanno anche tutti, in questo caso, che Oriana Fallaci aveva da anni il cancro. Con questa parola si intende un complesso di patologie che possono interessare, con modalità e forme molto diverse, tutti i tessuti del corpo umano. Una certa parte di queste patologie è benigna, e tra le maligne molte si curano e si operano con successo. Altre no. Chiamarlo male incurabile, quando tutti sanno che è cancro, tutti hanno parenti lontani o anche vicinissimi che ce l'hanno ce l'hanno avuto, ne sono morti, sono vivi e vegeti, è un modo per santificarlo.
Si chiama Cancro. Cancro. Cancro. Cancro. Tumore. Neoplasia. Lo potete chiamare come cazzo vi viene. Basta che gli diate un nome di quelli che si danno alle cose, che non usiate una perifrasi di quelle che spettano ai concetti o alle entità metafisiche. Perché se nemmeno lo nominano i giornali, se la gente continua ad abbassare gli occhi e il volume della voce, non se ne esce. Rimane un moloch, una forma semidivina, una condizione esistenziale, un tocco sulla spalla dalla signora in nero. E tutto questo è crudele, ingiusto, molto facile.
È una malattia. Seria. Che ammazza un sacco di gente e spesso si cura se si fanno visite di controllo. Se nemmeno si può nominare, quanto diventa difficile, per uno che già ha il cancro quindi non balla sui tavoli dalla gioia, dire in giro che ce l'ha, che gli è venuto e cercherà di curarsi? Cos'è, infettivo? Luciferino? È il Necronomicon di Lovecraft che risveglia i demoni?
Siete dei giornalisti, siete anche professionisti con tanto di ordine. Un po' di razionalità, un po' di coscienza, di senso della responsabilità si deve pretendere da voi. O fate le cose come un clan, tutti uguali perché non sta bene?

Comments
Dire che sono completamente d'accordo su ogni singola sillaba è un'eufemismo. Grazie.
Posted by: dimu | 15.09.06 10:07
tra l'altro è pure scorretto dire "male incurabile"... anche un infarto, se fatale, è incurabile.
Insomma, è la morte il male incurabile, il resto sono il modo con cui, prima o dopo ci si arriva.
Ecco, bravo Bordone, non diro più che sei pigro.
Posted by: Nandina | 15.09.06 10:13
.... completamente d'accordo..... abbasso il medioevo....
Posted by: mavvia | 15.09.06 10:32
sottoscrivo in pieno!
Posted by: ghirby | 15.09.06 11:00
anche "una fatale disgrazia" per uno che si butta da un ponte da 30 metri.
Posted by: egine | 15.09.06 11:03
ohh, dopo un po' son d'accordo e m'interessa.
Non ho mai capito la ragione di questo pudore sempre in voga (anche per il povero Facchetti per citare il penultimo esempio).
Una volta, in preda a un attacco di paranoia, sono arrivato a pensare che le multinazionali del tabacco prezzolassero i direttori delle testate piu' importanti perche non si sapesse quanta gente muore di cancro ai polmoni (che non centra coi due casi citati, ma con molti altri si). Poi ho cambiato patologia psichiatrica :-).
Posted by: Lorenzo | 15.09.06 11:25
perchè non centra il cancro ai polmoni? la signora non fumava? non mi pare!
Posted by: Ceci | 15.09.06 11:58
Grande!
La patina che ricopre il finto perbenismo del nostro giornalismo è comica vista da ogni punto di vista!
La morte è da isolare, come la vecchiaia, la malattia, le rughe, i detenuti...
Posted by: Michi | 15.09.06 12:16
Ceci, credo che non avesse il cancro ai polmoni.
E poi si parla di "denominazione" delle cose, non di come è morto tizio o caia, quelli sì che sono fatti privati su cui ci vuole un po' di pudore.
O no?
Posted by: Nandina | 15.09.06 12:31
si, è come dici tu, il mio commento rasentava l'infrazione alla legge sulla privacy, il tipo di malattia che uno ha è uno del dati sensibili più da proteggersi; a questo punto fose anche lo specificare che si trattava di tumore potrebbe essere di troppo...
questo chiaramente dal putno di vista tecnico e giuridico
Posted by: Ceci | 15.09.06 13:00
non volevo criticare te Ceci, e mi scuso se son sembrata aggressiva. Parlavo in generale.
Posted by: Nandina | 15.09.06 14:44
Fosse solo perbenismo, è inerzia mentale, negligenza, irresponsabilità che rischia di essere pericolosa e crudele nei confronti dei malati e dei loro familiari(Caso Di Bella dice niente?), ma in questo i giornalisti non fanno che rispecchiare il pensiero diffuso, purtroppo. E si che non siamo in pochi a poter dire di aver avuto un tumore e essercene liberati (lo stesso temo non potrò mai dire della mia colite, ecco questo secondo me è un male incurabile). Grazie Matteo
Posted by: Claudio | 15.09.06 14:59
Ma se lo sanno tutti (e tutti sostituiscono automaticamente la parola cancro alla formula male incurabile) che problema e'? Credo che nessuno attribuisca un senso letterale a -incurabile. Se pensi il contrario il problema e' molto piu' grave e non dovresti proccuparti di come il corriere titola una morte di cancro. Daltronde i giornali non vogliono essere l'esatta foto della realta'. Per esempio se qualcuno si nasconde un cellulare in culo i giornali dicono che se l'e' ingoiato. ciao
Posted by: brod | 15.09.06 15:08
be' se si smette di dare il corretto significato alle parole mi pare già grave.
tra l'altro in questo caso c'è come una sorta di inutile pudore, di fastidiosa ipocrisia, come se non dire "la parola" facesse sparire "la malattia".
Un po' come chi non va dal medico perchè ha paura di ammalarsi. Magari si ammala lo stesso, ma semplicemente non si sentirà mai dire di essere malato.
Insomma, per me il punto è che siamo un po' stufi di esser trattati da bambini dai media.
Anche perchè, è inutile negarlo, il modo con cui i media ci raccontano la realtà influenza il nostro modo di percepirla.
Posted by: Nandina | 15.09.06 15:25
Arieccomi a NY e arieccomi a scrivere al Freddy!
A parte che uno sta sull'aereo un giorno e si perde la scomparsa di una delle persone che trovavo meno giusto avessero diritto di parola per i pericolosi concetti che esprimeva, ma vabbe'...
Il punto e' sul cancro.
brod avrebbe ragione se la disquisizione fosse puramente giornalistico-lessicale, purtroppo pero' l'espressione "male incurabile" utilizzata dai giornalisti e', ne' piu' ne' meno, l'esatta trasposizione su carta stampata del pensiero diffuso, riguardo al cancro. Quante volte ho sentito persone che per descrivere questa malattia usavano termini tipo "brutto male", "male incurabile" o semplicemente dicevano "e' malato" e alla domanda di cosa, rispondevano con mezze parole...
Insomma, non e' questione che non piace usare la parola cancro, e' proprio che questa malattia e' ancora vista (a stra-torto) come un tabu'.
Che poi di questo passo si finira' col chiedersi:
"Di che segno sei?"
"Capricorno e tu?"
"Male incurabile"
Posted by: robi | 15.09.06 16:52
Ecco, hai detto bene: le cose le fanno come un clan, tutte uguali perché non sta bene. E finchè lo senti dire e lo vedi fare a un vecchio, uno che di anni di giornalismo sulle spalle ne ha tanti... diciamo che non va bene. Ma presto la finirò di farlo. Il vero problema è quando il "tutto uguale siamo un clan" lo fa un giovane.
Ma io farei meglio ad osservare due anni di silenzio.
Posted by: Smeerch | 15.09.06 17:16
brod su una cosa aveva proprio ragione: come cazzo si fa a credere che quei carcerati si fossero mangiati i cellulari, le batterie, carica-batterie e schede e poi glieli avessero trovati nell'intestino...
Ma si sa che son di bocca buona...
Posted by: robi | 15.09.06 17:26
E' il caso di dire che ne ammazza più la lingua che il cancro, anzi, un giorno quest'ultimo ce lo fotteremo da dietro e da davanti, mentre gli zeloti dell'informazione sono immarcescibili.
Posted by: tranqui | 15.09.06 17:48
E' il caso di dire che ne ammazza più la lingua che il cancro, anzi, un giorno quest'ultimo ce lo fotteremo da dietro e da davanti, mentre gli zeloti dell'informazione sono recidivi anche alle terapie geniche.
Posted by: tranqui | 15.09.06 17:52
Chi si ricorda il film "Patch Adams", dove Robin Williams vestito da angelo si presentava al capezzale del paziente malato di "male incurabile" al pancreas e cominciava ad elencargli gli innumerevoli modi di dire la parola "morte"?
Ho sempre avuto l'impressione che la morte, e ovviamente i modi per arrivarci, fossero il vero, pesante, insuperabile tabù del nostro tempo. Eppure poter usare questa parola MORTE, poterne esprimere le angosce, le paure, oppure le mistiche ad essa legata, quant'è in fondo fonte di sollievo!
Per inciso: la Fallaci ha vissuto anche troppo. Ha parlato anche troppo... Scusate il mio politicamente MOLTO scorretto...
Posted by: Uyulala | 15.09.06 19:16
Rovesciando un po' la medaglia, mi pare perlomeno fuoriluogo anche l'esaltazione tipicamente giornalistica di chi dal cancro e' guarito (o meglio e' stato curato).
Innanzitutto, nelle notizie dal cancro non si guarisce, il cancro "lo si sconfigge" (neanche fosse un gigantesco granchio da B movie); chi ce la fa (per chi non avesse in mente gli esempi tipici, cito Armstrong, Berlusconi e, il piu' recente, Briatore...) deve la vittoria ad una tenacia e forza di volonta' superiore al comune, spesso associata al loro successo professionale, a prescindere dal fatto che il loro conto in banca sarebbe sufficiente a finanziare la ricerca di una cura specifica per la situazione...
Insomma, anche in positivo penso che questa malattia andrebbe presa un po' piu' "normalmente".
Aldila' del fatto che gli ha permesso di bombarsi per sei Tour de France, non credo che ad Armstrong abbia fatto particolarmente piacere troversi associato al nome l'epiteto di uomo-che-ha-sconfitto-il-male-incurabile (ai maroni per di piu') per il resto della sua carriera...
Uyulala: Non credo stia a noi decidere sull'appropriatezza della durata della vita della Fallaci, tuttavia non posso che concordare con te dicendo che anche per i miei gusti ne aveva dette ben piu' che abbastanza...
Posted by: robi | 15.09.06 19:48
Bravo matteo.
Posted by: matteo | 15.09.06 20:41
Ma no, non avete capito. Non è questione di etica, di deontologia, di clan. E' che ormai il linguaggio "pubblico", intendo quello con cui si danno le notizie (su un mezzo di comunicazione a scelta) è codificato. Si dice: Pantani è morto di intossicazione acuta da cocaina per non dire overdose. Si dice che i soldati italiani sono morti per choc termico per non dire bruciati vivi. Nello stesso modo in cui si dice "e adesso voltiamo decisamente pagina", o "tragedia della follia", o "quella giornata maledetta", o "la strage era evitabile" (con o senza punto di domanda, a scelta). Nello stesso modo in cui se si parla di cucina è d'obbligo Albertone che fa la scena del "maccheroni m'avete provocato e mo' ve distruggo". Per cui si dice "male incurabile", ma così, senza neanche pensarci, come si direbbe "oggi piove", al che segue l'immancabile "governo ladro". E' che l'Italia pubblica parla, pensa, scrive solo per luoghi comuni. Sono tranquilli, non sporcano, non si è obbligati a domandarsi cosa c'è dietro. Come diceva George O, E' una cosa bellissima distruggere le parole. In genere non sopporto Nanni Moretti, ma su una cosa ha ragione: chi parla male pensa male. Prima di dissentire dalle ideologie, io dissento dal loro vocabolario. E con questo mi tolgo dai cosiddetti. Ciao.
Posted by: Marco | 16.09.06 02:15
Abbiamo tutti paura della morte, vogliamo avere l'illusione di poter vivere per sempre almeno per oggi, almeno stando alle parole di uno stronzo di giornale, di un cazzo di giornalista.
La morte come amica ce l'aveva insegnata San Francesco, ma lui è San Francesco mica il primo pirla! E allora continuamo a farci del male, ad essere bambini viziati e a pretendere parole consolatorie, sempre e comunque!
Grazie Matteo!
Yours
MAURO
Posted by: Mauro | 16.09.06 08:56
Vorrei riprendere l'argomento con due osservazioni, di cui una leggermente OT.
La prima riguarda l'uso delle parole, sul quale mi trovo in perfetta sintonia con Marco e con Nanni Moretti. Usare eufemismi, termini "politicamente corretti", giri di parole tortuosi e inutili non è solo un modo di usare la lingua madre. E' un modo di comprimere al di sotto della coscienza tematiche fondamentali al nostro vivere, un modo per superficializzare problemi, interrogativi, paure, senza che tutto questo poi di fatto sparisca. La paura della morte, così come l'inevitabile pregiudizio verso una qualunque forma di diversità (da quella religiosa, a quella razziale a quella legata ai gusti alimentari...), non spariscono eliminando dal vocabolario le parole che le identificano. Diventano invece pericolosissime correnti sotterranee in un lago apparentemente tranquillo.
L'osservazione leggermente OT riguarda l'appunto di robi al mio commento. Naturalmente avrei potuto e/o dovuto anteporre alla mia frase la piccola locuzione "a parer mio". Non l'ho fatto. Non me ne pento. Quando è morto Terzani, morto anch'egli di cancro, anch'egli giornalista, scrittore, fiorentino, abbiamo perso una voce importante che cercava di capire e aiutarci a capire la complessità del problema del terrorismo internazionale, da dove nasce, le ragioni della sua esistenza e ciò che continua a nutrirlo. Nel 2004 è morto lui, e di questo mi sono incazzata. Avrei preferito, sinceramente, che le due morti avvenissero in ordine temporale inverso, proprio per il ruolo opposto che questi due scrittori svolgevano. Forse non sta a me sindacare su questo, ma non posso non esprimere il mio disappunto, scorretto e probabilmente molto volgare, nel constatare che anche in questo la vita si mostra profondamente ingiusta.
Posted by: Uyulala | 16.09.06 09:14
finalmente! sono anni che vado ripetendo questo discorso! e siamo arrivati nel 2006 con le parole tabù. ma quale sarebbe il tabù? la malattia? o forse morire?...
Posted by: chicca | 16.09.06 17:30
Da una che c'è passata due volte (due linfomi, maligni e evidentemente curabili, visto che non sto commentando via tavoletta ouija): grazie. Perché quelli che lo chiamano "brutto male" stanno appena sotto quelli che "la chemioterapia? ma perdi i capelli!"* nella mia classifica di quelli che avrei voluto prendere a calci in culo, all'epoca. (Quelli delle medicine alternative, invece, li manderei a fare bungee jumping con una corda attaccata ai testicoli.)
*l'angolo dell'informazione utile: gli effetti collaterali variano al variare della chemio, e in parte da persona a persona. Quasi sempre perdi i capelli (tutti o solo un po'), che poi ti ricrescono più forti e pieni di boccoli; e per un paio di mesi stai con un'indigestione perenne. E se non la fai, muori.
Posted by: restodelmondo | 16.09.06 18:44
@ restodelmondo: è politicamente corretto dirti che il tuo commento mi ha divertita?
Ho appena finito di scrivere un post molto incazzato su un tema simile...
Un bacio.
Posted by: Uyulala | 16.09.06 22:06
restodelmondo: commento perfetto!
Se fossi giornalista dovrei quindi chiamarti restodelmondo-che-ha-sconfitto-il-male-incurabile. Per due volte.
Vabbe', per fortuna faccio altro...
Uyulala: essere politicamente scorretti mi piace, però a volte si rischia di far perdere peso alle proprie opinioni...
D'accordo comunque sulle ingiustizie della vita e politicamente scorrettamente parlando: Irwin-Fallaci-... è una escalation nella mia classifica di antipatia, secondo i miei calcoli, il prossimo dovrebbe essere un certo nano...
Posted by: robi | 17.09.06 02:26
robi: di solito sono un pò più diplomatica. Ma a volte m'incazzo e parlo semplicemente senza filtri.
Concordo con l'antipatia verso il nano. 29
Posted by: Uyulala | 17.09.06 08:44
Uyulala: Non vedo cosa possa esserci di politicamente scorretto. Anzi, felice di averti fatto ridere. L'angolo dell'aneddoto del "brutto male": il più grande stand up comedian dilettante che abbia mai incontrato era un paziente del reparto di radiochemioterapia che raccontava al reparto (una specie di show improvvisato in un corridoio, o un discorso di benvenuto ai neo-diagnosticati) della mattina in cui si era trovato in mano tutta la barba e i capelli. Se penso alle facce che tirava fuori, ci rido ancora oggi.
Posted by: restodelmondo | 17.09.06 11:21
E' stato un fine settimana all'insegna delle grandi gioie e fatiche ma anche delle notizie tristi di morti inatesse ed improvvise.
Così pare che pensare alla morte sia stato inevitabile in questi giorni. E vi ringrazio per aver contribuito a farmici pensare il modo razionale e non solo emotivo.
Grazie a "restodelmondo" per la sua incazzatura e per il suo modo brillante di raccontare.
Grazie a tutti!
Posted by: Nandina | 18.09.06 09:56
Il linguaggio pubblico lo facciamo noi giornalisti. Siamo noi che amplifichiamo le paure, quando non chiamiamo il cancro "cancro" ma "male incurabile". Mia madre, di questa paura, del timore di entrare in un limbo dove nessuno ti avrebbe mai considerato in vita, ci è morta. Di cancro. Questo post è bellissimo. Lo linko.
Posted by: LaRadman | 19.09.06 00:11
Un post perfetto...complimenti! Hai scritto quello che molti pensano ma che nessuno "osa" riportare sulla carta stampata. Le parole sono fatte per essere usate, maneggiate, mescolate ma non "omesse" e troppe volte capita di leggerne alcune edulcorate senza senso, soprattutto quando si crede, scrivi bene tu, che non stia bene...Speriamo di non dover per forza far parte di un clan per fare questo mestiere...se non si diventa un clon(e)!! Magari i complimenti la prossima te li faccio di persona...ciao Ila
Posted by: ilaria | 20.09.06 22:54