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Martedì 12 Dicembre 2006

Le gattine bizzose del melodramma

gattineVediamo di mettere giù un paio di concetti, anche se questa non è la mia materia. È la materia di Sasaki, il melodramma. Comunque.
A - Il teatro "alla Scala" è il teatro "alla Scala". Tradizione, lustro, blasone, grande orchestra e porcaputtana quando Giuseppe Verdi era malato i milanesi, lì in via Manzoni, stesero per terra la paglia perché le carrozze non facessero rumore e disturbassero il maestro. Questo è il teatro "alla Scala". Un posto dove si canta con il rispetto e l'emozione che un posto come questo merita. Esserci è un onore. Essere un protagonista ancora di più. Esserlo alla prima, la sera di Sant'Ambrogio, è bingo.
B - Il cantante lirico è un artista: uno che non produce un bene, ma studia per esibirsi in un'arte e per esibirsi davanti a un pubblico. Il pubblico può gradire o meno la sua esibizione. In certi perdiodi storici e in certi contesti, quando il pubblico non gradisce lo fa capire.

C - In qualsiasi luogo, ambito o professione che preveda forme di riconoscimento, plauso, congratulazione, deve esistere l'evetualità opposta: quella per cui chi dovesse per qualche motivo deludere delle aspettative possa venire redarguito. Non si parla di taglio della testa, ma capita di sbagliare ed è normale che te lo facciano notare. Tu abbassi le orecchie e cerchi di rifarti.
D - L'opera lirica è un genere museale. L'età media degli spettatori è sempre più alta, l'età media dei libretti e delle partiture rappresentate anche. Ma perché non si scrive niente di nuovo, vi chiederete voi? La risposta è che la naturale evoluzione dell'opera lirica esiste: una forma di teatro musicale dedicato alle masse (faccio notare che le monarchie stanno finendo) che si chiama musical e in molti paesi, senza una lira di finanziamenti statali, fa girare una quantità di soldi che levati.
Alla luce di tutti questi fatti spero sia chiaro a tutti che il tenore che se ne è andato innervosito alla prima della Scala, perché aveva cantanto male un'aria e la gente lo stava fischiando, non è un professionista, non si rende conto che è solo uno che canta davanti a statue di cartapesta della sfinge, farebbe meglio a cospargersi il capo di cenere e chiedere scusa. Ma chi si comporta così, poi non si comporta colà e non sembra voglia scusarsi. La sua carriera è finita? Sicuramente la carriera di quello che in jeans è entrato in tre minuti e ha fatto capire a tutti cosa vuole dire lavorare e avere le palle di granito, continuerà. Speriamo che l'offeso, avendo invece dimostrato cosa vuole dire essere la principessa Amidala di sta cippa, finisca al teatro del Dopolavoro della società Autostrade (dove eventualmente gli operai potrebbero tirargli palle d'asfalto bollente).

Succede in tutti i campi Bordone, noi web-bloggari ne abbiamo una prova sotto il naso quasi tutti i giorni.
E chi vuol inter...intenda.

Quando ho letto "gattine bizzose del melodramma" pensavo di riferissi proprio a Sasaki...
Quella foto di Kirsten Dunst mi sta facendo voglia di andare a vedere quel film, che pure non ho nessuna intenzione di andare a vedere.

Ancora oggi quando uno spettacolo non piace si sente qualche fischio o qualche cenno di "dissenso"... una cosuetudine dura a scomparire!

"B - Il cantante lirico è un artista: uno che non produce un bene..." o forse produce un bene esperienziale, non legato ad alcuna necessità
materiale o fisiologica, ma apprezzato per il significato che si ricava
dal possesso o dall'uso? Come dice Enzo Rullani (un economista) "...in questo campo, non ci sono soltanto i beni di lusso, ma anche tutti quegli oggetti e servizi che valgono qualcosa perché riconoscibili, suggestivi, ricchi di qualità emotive e comunitarie".

Provo a rifletterci un po'...

giandolmen

La 'produzione di beni' è un concetto marxiano (NON marxista) che al signor Giandolmen sfugge. Matteo Bordone scrive di Arte e di come studiare per diventare un Artista comporti apprenderne anche un'etica. Produrre un bene è una cosa, produrre arte è altra cosa. In specie se s'appartiene ad un'Arte dedicata alla Musica che si rappresenta dinanzi a vasti pubblici: che possono anche fischiare. Perché se i fruitori dell'Arte pensano che l'Artista sia una ciofeca, quell'Artista improvvisamente si trasformerà in artistoide. Rarissimamente si tratta di genialità incompresa (esempio per tutti: 'La saga della primavera', dove il pubblico si divise). Ma non mi sembra che alla Scala il pubblico si sia diviso. Sbaglio?

Gira voce che il fuggitivo della Scala si sia rifugiato tra le grinfie di Pippo Baudo per un'apparizione in quel di Sanremo 2007.

il giudizio della performance artistica non potrà mai essere totalmente neutro ed allora le manie di persecuzione dell'artista di turno possono assumere i risvolti ridicoli di questa operetta. ma quello che mi chiedo è come sia possibile svaccare così rapidamente.

Stavo giusto pensando di andare a vedere Il Flauto Magico per Natale...
Non tanto per l'opera in se', ma perche' adoro starmene spaparanzato sulla poltroncina a guardar giu' dal balconcino i ciccioni che cantano!

Un po' di pietà ! I cantanti lirici come i grandi cuochi hanno spesso i nervi fragili...il bambino la pagherà ,gli impresari non sono di burro.....Forse l' arte non serve a nulla ma sarebbe peggio senza

Si fa un pò di confusione. Non parliamo di produzione (se non finiamo a valutare il plusvalore nell'opera lirica) nè di etica. I grandi cantanti lirici possono esser omini, ominicchi o quaqquaraqquà a prescindere dal loro talento. Infine i fischi e l'andarsene offesi sono parte della vicenda artistica di molte di queste superstar (la Callas, Pavarotti, Carrreras hanno tutti quanti avuto periodi di scazzo con grandi teatri e direttori d'orchestra e pubblici qua e là nel mondo). L'ingrediente mondanità fa parte del gioco della lirica da sempre, sin da quando le vicende dei cantanti d'opera erano gossip sulla bocca delle high classes che - sole - si potevano permettere l'ingresso ai piani alti dei teatri. Solo Peppino Di Stefano per quanto ne so è sempre stato benvoluto da tutti perchè era un mite. Ma non è diventato un mito. Come la Callas, che ha "scandalizzato" mezzo mondo e litigato a turno con tutto e tutti.

Fonti che non posso rendere note mi indicano anche Apicella come prossimo fuggiasco.

SIETE INSOPPORTABILI
MA LI AVETE RILETTI I VOSTRI MESSAGGI?
VOGLIA DI LAVORARE 24 ORE SU 24

E tu lavora allora, invece di leggere, no?

Allarme mitomane sciocco tutto maiuscole pure qui?

Beh, insomma: il bello del melodramma è che spessissimo esso comincia appunto fuori dal palco e prosegue dietro il sipario. Come hanno già detto: è sempre stato così e fa parte del gioco. Non solo, io aggiungerei che grazie a dio il teatro dell'opera rimane uno dei pochi in cui il pubblico ancora esprime un parere, rumoreggia, contesta e se del caso fischia chi ha di fronte. E anche qui, con qualche difficoltà: in tanti teatri l'impecoramento collettivo è già in stadio avanzato.
D'altro canto la voce è uno strumento sensibile. Come si dice nell'ambiente i cantanti a differenza dei violinisti non rischiano di sedersi sul loro strumento, ma la voce tradisce sempre immediatamente la psiche: come dici tu, ci vogliono palle d'acciaio e corde vocali di ghisa. Alagna non m'è simpatico e non è fatto per cantare Radamès, ma capisco il momento di difficoltà. Auguriamogli un buon Sanremo.
Ma soprattutto: non è affatto vero che le opere liriche sono morte a favore del musical, signori della corte, la verità è che moltissimi teatri d'opera di tutto il mondo commissionano opere nuove ogni anno. E ci sono casi clamorosi, come il Candide di Bernstein, "The man who mistook his wife for a hat" di Nyman (un po' affaticante all'ascolto devo dire), o "El Niño" di John Adams (che forse assomiglia più a un oratorio...) per dire solo le prime che mi vengono in mente.
Insomma, la produzione è ancora grande, ma non fa cassetta: la musica di oggi non attrae le signore cotonate che comprano gli abbonamenti alla Stagione, e così i teatri per pagarsi le opere moderne programmano Verdi, Mozart e Puccini come se piovesse. L'impecoramento generale va combattuto non in sala, ma fin dagli uffici delle direzioni artistiche.
[Scusate la spatafiata. Prossimamente: i commenti di ubu in 20 comodi fascicoli mensili da raccogliere e conservare, da Fabbri Editori.]

Se qualcuno vuole divertirsi con un'altra vicenda analoga si legga il calvario del Flauto Magico nella versione di Baricco al Regio di Torino. Secondo me lì salta tutto....

Mi spiace per baricco, prima di city era un grande...
con il flauto magico ci ha tentato, purtroppo queste cose riescono bene solo a Kenneth Branagh

riguardo al punto D, non e' affatto vero che non vengono piu' composte opere oggigiorno, e' solo che non vengono prodotte in italia perche' sono dei codardi e sono appresso ai soldi nel breve facendo l'aida 7mila volte. cmq ci sono un sacco di opere del 900 ke la scala non mette mai in scena. e' la scala che e' museale, non l'opera in se'.

A me il flauto di Baricco è piaciuto molto...
giudizi già scritti prima di vedere l'opera.

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