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Venerdì 15 Dicembre 2006

Non guardate me

missileTorniamo sul caso Welby. Perché Welby è sempre lì e la questione pure.
L'idea per cui debba essere un medico, un ministro, una persona che fisicamente compie un gesto, l'elemento centrale dell'oggetto del contendere, è il fulcro della distorsione della vicenda. Ultimamente se ne parla molto. I giornali vanno pazzi per questa personalizzazione spinta, per il taglio quasi cinematografico dell'evento. Per l'immagine, per il momento in cui qualcuno dovrà compiere un gesto per smettere di tenere in vita Giorgio Welby. E allora il medico che dice no. E il ministro che dice io non la farei. E l'altro che interviene su quanto sarebbe terribile doverlo fare.
Mi ricorda la questione della chiave per lanciare i "peacekeepers", missili sparsi per l'america ai tempi della guerra fredda (che poi è la sequenza iniziale del film War Games e nello specifico non c'entra perché la Guerra Fredda è un fatto storico più transitorio, discutibile e piccolo della storia della medicina e del rapporto tra specie umana, malattia e morte).

Sembra che anche questa volta la preoccupazione di tutti sia di far sapere che loro non farebbero mai una cosa del genere. Dichiararalo e farlo sapere. Questo conta, a quanto pare. E sono sempre affermazioni che appartengono al piano personale. Riguardano i valori di chi dice io se dovessi direi no, a un individuo che non chiede sondaggi, ma azioni. E chiede di sì.
E dal piano personale al piano individuale la differenza c'è. Anche se a volte da noi questo sfugge. In genere in Italia si è massa o persona. Raramente individuo. Non si applicano i diritti ai singoli, ma alle masse, nel senso delle categorie sociali. E allo stesso tempo a ciascuno si dà la possibilità di esprimersi come persona. Ma il diritto dell'individuo, in astratto, no. Tu sei considerato in quanto tanti come te o in quanto Matteo, ma non in quanto uno. Sembra (a me no, ma sembra) che ci si debba chiedere chi venga prima, quale sia il rovello più profondo tra quello di chi prima è vivo e poi è morto, o quello di chi deve agire per permetterglielo. Io propendo per il primo. Ma comunque penso che anche qui sia forte il tabù del brutto, dell'impresentabile, del terrificante, di quegli aspetti dell'esistenza che a volte vanno affrontati senza nascondersi dietro al dolore, alla carità, all'impossibilità di farli rientrare nella norma. Non è normale che un uomo paralizzato del tutto sia tenuto in vita. È una condizione straordinaria, che si verifica grazie a noi, al nostro intervento, alla storia e al progresso della scienza medica. Ma non c'è niente di naturale o di normale nel fatto che questo avvenga. Ne siamo felici e lo condividiamo, ma non possiamo dimenticare che è una scelta collettiva, e quindi anche individuale, quella che ci sta dietro. Situazioni estreme come queste prevedono anche che le si affronti prima di tutto nel concreto. E dopo, se ci pare, solo dopo, in termini teorici. Perché Welby è lì. E noi discettiamo di coscienza, di vita sì o vita no: non di Piergiorgio Welby che è tenuto in vita artificialmente, non guarirà mai, soffre, e non che questa sua condizione prosegua.

Addirittura in questi giorni alcuni soggetti spostano in continuazione il discorso dal generale al particolare, dalla persona all'individuo, e viceversa. Quella di incasinare il discorso è una spregevole tattica dilatoria, molto usata, per esempio facendo artificialmente confusione tra accanimento terapeutico e eutanasia, oppure di frenare la risoluzione del caso Welby (di per se già risolto dai magistrati di Roma) in attesa di una legge generale i cui tempi si possono immaginare.

Per cortesia, è evidente che chi di dovere si rimpalla l'un l'altro il problema... se Welby muore..cosa che comunque accadrà presto, il problema come d'incanto sparisce e le castagne sul fuoco non le deve togliere nessuno.
Provo profonda ammirazione ed orgoglio quando sento Rita Bernardini, segretaria dei Radicali, dire "Siamo pronti a staccare la spina al primo cenno di Welby"

Purtroppo, come al solito, in Italia le decisioni scientifiche sono in mano a gente che con la scienza non ha niente a che spartire...
Come avete giustamente sottolineato, qui la questione etica non e' il punto centrale della discussione (la liberta' di un individuo di decidere, non come morire, ma come vivere, e' il vero punto centrale della questione) eppure la marmaglia di gente che si riempie la bocca di parole politicamente-moralmente-cattolicamente corrette, soltanto per sventolare una facile e condivisibile posizione, ne ha fatto il cuore del problema.
Insomma, questo sta male, vuole farla finita e tutti (molti) a specificare che loro non lo farebbero (e chi lo fa e' un assassino) e, bom, coscienza a posto, tutti lo sanno, quindi anche voti cattolici a posto. Pero' sarei curioso di sapere a quante di queste persone, che non sono assassine, e' passato per l'anticamera del cervello di compiere almeno un gesto di cristiana (che non e' quella chiesta da Welby, ma sarebbe gia' qualcosa...) carita' nei suoi confronti.
Siccome pero' Welby e' l'ennesima bandiera da sventolare a destra e a sinistra, sfruttiamo l'occasione per tirare acqua al nostro mulino fintanto che vegeta, poi lo seppelliamo e con lui il dibattito. Tanto la propaganda e' fatta.
Detto questo, comunque, almeno rispettiamo la democrazia: tristemente si constata che l'Italia resta un paese troppo condizionato dalla religione soprattutto su temi di scienza e, come tale, rimane refrattario a temi come l'eutanasia (ringraziamo che l'aborto c'e' ancora...).
E la Moratti che voleva anche togliere Darwin dalle scuole...

"credo che la laicita', se intesa come positiva, è la garanzia di una società democratica.
Padre Enzo Bianchi, fondatore della comunita' di Bose

BLEEK

Il problema non è scientifico, è legale. Dato che la legge discende dalla morale, il problema è morale.
Welby ha il diritto di sospendere la cura, e questo è stato riconusciuto da tutti, ha chiesto di essere sedato per non soffrire nei suoi ultimi momenti, richiesta più che legittima e comprensibile. Per somministrare il sedativo è necessario un medico che decida la dose necessaria. Ma allora se si può fare, perché non ds trova il medico?
Perché se dopo la morte di Welby e la sua autopsia si scoprisse che è stata una dose di sedativo, superiore al necessario, ad ucciderlo, il medico serebbe colpevole di omicidio. Il problema è legale. (se non fosse un caso sotto i riflettori dei media, secondo me si sarebbe risolto tutto come avviene in molti casi)

Libera Morte in libero Stato.

stanno cercando qualcuno da mandare in missione nel 2036 contro l'asteroide Apophis per salvare la terra, e hanno la stessa difficoltà a trovare qualcuno disposto.
Ora, se le cose vanno avanti così... io collegherei i due fatti......

Bordone scusa, ma:
@upupaunduetre a me hai stracciato le ovaie, stai in giro con ste bombolette spray a sporcare ovunque BASTA! davvero. Ti metti lì questo è un pelapatate e peli questi tre sacchi di patate da 10 kili cad. Non ti si regge. Tutti 'sti slogan e morte qua e morte agli ebrei, e morte libera... ma suicidarti tu mai?
Scusa Bordone per l'inasprimento del dibattito sulle morti di individui altri, e di essere andata fuori tema. Sotto Natale tutti più buoni, promesso.

E che siamo un paese profondamente cattolico le cose preferiamo farle ( e quante se ne fanno in ospedale : la morfina deprime il respiro ... e se uno già boccheggia..) piuttosto che discutere e decidere come è giusto farle

Mi appello alla libertà di bombolettare.

C'è chi è disposto delle conseguenze legali di staccare la spina, il problema non è quello, anche perchè le possibili implicazioni legali a conti fatti sarebbero minime.
E' Welby che non accetta ancora che la spina sia staccata, lui giustamente si batte perche' venga riconosciuto il diritto all'eutanasia.

Il problema è scientifico: serve una legge che regolamenti la situazione, la situazione è di natura medica, gente che sa di medicina dovrebbe essere consultata.
Certo che se uno lo ammazza adesso il problema è legale, ma non mi sembra si stia discutendo di quello...

Lucio, sottoscrivo il diritto a bombolettare. Ma solo se corrisposto nel tuo blog, cosa che non mi sembra succeda...

Qualcuno ha appena detto FISICITA': centro di gravità permanente...mi piace perché fa pensare...
facciamo che ciascuno pensi alla propria fisicità senza che stato o chiesa ci mettano il becco..'sti impiccioni

@daniela: non per difendere la chiesa (chissenefrega), però quelle poche volte che si è espressa su questo, è andata contro l'accanimento terapeutico.
Lo stato poi ha un problema legale su un vuoto normativo. Solo lo stato di necessità può aiutare Welby, quindi per quanto sia fastidioso il polverone mediatico, forse un pò torna utile.

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