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Giovedì 22 Maggio 2008

Gomorra

knives.JPGCos'è. Gomorra è il film che Matteo Garrone ha tratto dal libro di Roberto Saviano sul fenomeno camorristico campano. Il libro, in cima alle classifiche di vendita da più di un anno, è un caso editoriale e giornalistico di portata notevole. Il film, che è tratto da un saggio romanzesco, sta a metà tra il documentario e l'invenzione. Racconta, attraverso cinque storie diverse, altrettanti aspetti della vita di chi ha a che fare con la camorra. Toni Servillo gestisce lo "smaltimento" di rifiuti tossici settentrionali nelle campagne del napoletano; due ragazzini col mito di Scarface cercano di fare i grandi; uno scugnizzo qualunque finisce incastrato nella guerra tra clan; un portasoldi cerca di evitare la morte nella stessa guerra; un sarto si rende conto di quanto la Cina sia vicina.

Com'è. Straordinariamente lento e di lunghezza esasperante, Gomorra è un ibrido storto tra un documentario e il neorealismo. Per essere un documentario dovrebbe avere quel distacco e quel pudore che lasciano parlare le cose per conto loro; per essere un film neorealista dovrebbe prevedere una storia, una regia e dei personaggi veri. Il risultato è didascalico, enfatico, sparato in faccia allo spettatore per due ore abbondanti, come se la gravità delle cose raccontate fosse sufficiente per evitare gli svenimenti per tedio. Gli attori sono spesso sopra le righe, professionisti e non: anche Toni Servillo, che di solito è perfettamente dentro la parte, qui è compiaciuto e strafà. Ma non è colpa sua. Tutto il film si nasconde dietro l'alibi della verità per drammatizzare, appiattire i toni, cancellare le sfumature e seppellire cose e persone sotto una colata di indignazione e schifo. Quando un camionista si ustiona coi rifiuti tossici, chiamano i bambini di dieci anni a guidare i camion carichi di fusti mortali; quando scoppia la guerra tra clan, altri due bambini si salutano con un bacio dopo essersi detti che ormai sono nemici e potrebbero ammazzarsi l'un l'altro; il più fetido dei boss è tracheotomizzato e parla come E.T.; l'uomo indebitato che cede i terreni allo smaltitore di rifiuti è malato a letto e ripete "Euro, euro" come un ebete. Se anche tutte queste cose sono successe nella realtà, il regista che le racconta le ha comunque scelte. E non ha mai pensato di fare mezzo passo indietro, rischiando così l'effetto freak-show. Infine la regia è volutamente sporca come quello che racconta: Garrone si concede delle belle immagini solo in un paio di scene, ma per il resto accompagna bruttezze e brutture.

Perché vederlo. Per capire delle cose sulla camorra, che magari uno non sapeva. Per rendersi conto di come un bravo regista come Garrone, un bravo attore come Servillo e un budget non indifferente possano franare davanti a uno scivoloso fenomeno editoriale e giornalistico più grande di loro (e non voglio dire migliore, ma proprio più grande). Oppure per capire com'è 'sto fatto che tutti ne parlano bene, di Gomorra, anche se in sala c'è la fiera degli sbadigli. Poi finisce il film e qualcuno cerca anche di fare partire un applauso. Come dire "siamo belle persone e condividiamo la costernazione collettiva davanti allo spaccato di verità testé proposto alla nostra coscienza civile". Allora poi uno almeno quello lo capisce (certo, ci vuole una certa determinazione sociologica).

Perché non vederlo.
Perché è lento, lungo e senza grandi idee. Perché non è un film emozionante. Perché è un film che poi i programmi di approfondimento giornalistico ci fanno una puntata e i quotidiani due pagine. Perché per tutto il tempo c'è gente che strilla in napoletano e allo spettatore non frega niente di loro perché non sono personaggi ma pupazzi che strillano in napoletano. Perché uno magari ha già visto City Of God, che racconta dei bambini delle favelas che si sparano addosso, ma lo fa come si deve. Con idee, immagini, dialoghi e personaggi.

Una battuta. I suord' so' a primma cos'.

Ulderico ha visto GOMORRA e m'ha detto: eNZO, gomorra è un pò bello un pò brutto.

Tu, matteobibbianchi, che vivi a MILANO e bevi i coctel snob hai la tua vita. Io lo so che a santamaria velletri i camion ci HANNO aluto nessuno, tranne Uldallo guida ragazzetti di 9 anni, mica 10.
Abitiamo mondo diversi.
A Ulderico (e allora pure a eNZo, cioè io) gomorra è piacito. A te no. Ecco perchè esiste ancora simona ventura, x factor e gomorra in queste terre qui8.

ti odio perchè sei IGNORANTE.

oggi non serico. Ciao Ulderico, grazzie di essere amico di uno piccolo come me (eNZO).

ciao robi, ciao gentili signorine che mi avete salutato con mano calda.

Mi stavo dannando a pensare la stessa cosa. Al di là del fatto che reputo questo film un incidente fortunato (perché a quanto pare avrà successo) nella carriera di un regista che ho amato, mi chiedevo perché quando si pensa al neorealismo oggi ci si immagina un certo documentarismo sciatto (delle riprese veramente pessime in alcuni casi evidenti errori di messa a fuoco) invece di un lavoro attento fino al minimo dettaglio?

Te la devo avere già raccontata - vanamente - quella della mia amica francese che arrivò in Piazza dei Miracoli qualche anno fa e sentenziò: "tutto questo verde con tutto questo bianco non ci sta bene per niente".
Il tuo socio.

Bordone, torna nel tuo mondo di videogames a sparare raffiche di cazzate,

Ok, ema, vado subito.

Di norma odio le stroncature, specie quelle non circostanziate e con la puzzetta di snob sotto il naso. Non è questo il caso, mi trovi d'accordo su tutto, in particolare sulla pacchianata dell'applauso a fine proiezione. No, il dibattito no!!!

Non sono d'accordo. City of Gods aveva, come molti altri mafia movie precedenti, una certa compiacenza per il gesto criminale. Un po' come Tony Montana, con il naso pieno di cocaina che spara ai colombiani, è una scena costruita per avere una certa profondità epica e una certa ammirazione per il male. E' una scelta estetica ben precisa (e anche molto bella, c'è da dire).

Ma Garrone ha invece voluto fare l'esatto contrario. Spogliare il gesto criminale di ogni possibile fascinazione. I suoi criminali sono sciatti, vivono in un mondo sciatto, con le sedie e i tavoli di plastica (di brutta plastica), non parlano in italiano e parlano pure un brutto dialetto. Loro subiscono il fascino di Tony Montana (che è fascino vero, perchè epico) ma non sono in grado di crearne uno loro (perchè di epico non hanno nulla).

Ecco perchè Gomorra mi è piaciuto. Perchè non è sporco. E' pulitissimo. Di una pulizia che al cinema mi capita di vedere raramente e che mi emoziona molto.

Gli attori non sono sopra le righe. Se c'è qualcosa che è sopra le righe è la realtà nella quale si muovono. Non mi stupiscono i bambini a guidare i TIR. Mi stupisce il fatto che dieci anni fa la frase "Bufale alla diossina" mi avrebbe fatto pensare ad un brutto film di fantascienza anni '70 e oggi lo accetto come normalità quotidiana.

Sì, capisco. Infatti il film non è fatto così a caso. È fatto così per scelta. Ma, lo stesso, mi sembra che la normalizzazione della violenza e del brutto, senza approfondimento dei personaggi, allontani lo spettatore dalle cose. Dopo aver pensato che posti, che vita, che brutto, non mi è rimasto molto altro.

una delle cose che non smette di stupirmi ormai da molti mesi è che se uno si permette di dire che, a suo modesto gusto e parere, il libro (e vedo che lo stesso accade per il film) è scritto o fatto in un modo che ritiene letterariamente o filmicamente non congeniale, o non condivisibile, o addirittura sbagliato - fatto salvo il rispetto per la denuncia e il coraggio ecc. - si riceve tout court insulti di filocamorrista, disimpegnato cazzone, infame, protettore degli assassini e via dicendo. E che comunque anche fosse non conta perché è come guardare il dito invece della luna ecc. (come se poi il fatto che ti piaccia un libro faccia di te automaticamente un combattente contro i soprusi).
A me ricorda sempre quella scena più volte raccontata intorno alle sceneggiate napoletane nel secolo scorso, quando il pubblico, infoiato per quello che aveva appena visto, aspettava fuori dal teatro l'attore che aveva impersonato il cattivo e aveva appena fatto morire il bambinello in scena, e lo riempiva di insulti e quando poteva anche di cazzottoni.
Mestiere difficile l'artista, ma anche il critico, pare.

Non vado a vederlo.
Non ho tempo per vedere ciò di cui so già tutto prima di averlo visto. Anche se fosse emozionante (e se dici che è palloso, ti conosco abbastanza per sapere che è vero) questo genere non mi appassiona punto.
Servillo è bravo, e allora?
Della camorra l'unica cosa cui presto orecchio è il bollettino degli arresti, e un giorno mia figlia spero veda documentari sull'allegra vita di un centro di raccolta in Alto Adige in cui queste facce di merda fanno raccolta differenziata tutta la vita presi a calci nel culo da guardie in costume tirolese. Per il resto guardo dvd di Disney con mia figlia di 4 anni.
Preferisco far sognare lei che alimentare i miei incubi.
Salutations cordiales

mi hai CENZURATO!!!!
tu mi odi e mi hai PAURA perchè io sono iL VERO PENZIERO contro!

sei un VERGOGNATI!

buuuuuuuuuu matteobibbianchi, buuuuu

la mi SCRITTURA non era quella, era troppo per TE e tu MILANESE l'hai cambiata. Questa non è GOMORRA. E' SODOMA.

buuuuuuuuu

ciao da eNZO

Tutti a parlare di Gomorra e del divo scrittore che si pavoneggia davanti alle telecamere facendo finta di essere nel mirino della camorra.
Poi a Castelvolturno un imprenditore coraggioso che denunciò il racket viene ucciso sul serio (non per finta come a Cannes) e pochi ne parlano, passa quasi inosservato, le coscienze sono tutte in trasferta sulla Croisette.

Ormai viviamo una realtà che non esiste, dove tutti fingono di essere quel che non sono, tranne quelli che muoiono sul serio.
Che tu sia maledetto Saviano, hai trasformato la tragedia cammoristica in uan fiction rendendola un cosa accettabile, da consumare la sera stando comodamente in poltrona.
E peggio per chi muore.

ciao matteobibbianchi, ti scrivo di NUOVO per dire che secondo me la tua amica francesca ha un pò pisciato fuori dal RINALE, se così si può dire. Si può dire? L'ho detto.

ciao da eNZO

se vuoi ti spiego pure perchè (a francesca, o a robi, o alle signorine delicate, no a te, non siamo amici noi due, io ti ODIO)

vabbè, francè, non è che si deve esagerare al contrario eh. Un po' di misura mai?

uan fiction uan nation uan world

Attenzione. Sono molte cose diverse. C'è il Gomorra, che è stato fondamentale per rendere noto al grande pubblico il fenomeno camorristico. Un'altra cosa è se il libro ti piace o no, al di là della funzione. Altra cosa ancora è il film. Altra cosa ancora è come funzionano le priorità delle notizie (argomento tendenzialmente molto ma molto retorico).

Forse Francesca ha esagerato nei toni, ma un po' il rischio di banalizzare il fenomeno camorra c'è. Spero non sia davvero così.

eNZO, mi spieghi perché "francesca ha un pò pisciato fuori dal RINALE"? Grazie.

Bordone, assolutamente d'accordo con la tua analisi. Cioè, io ora potrei anche mettermi a tirar giù altre venti righe, ma non fari altro che ripetere più o meno quello che hai già scritto. Peraltro io ormai ho perso abilità dialettica quando si parla di cinema, perché più che parlarne preferisco lasciarmi emozionare dal cinema. Però quando trovo qualcuno che argomenta così bene (capisco, anche quella benedetta discipline dello spettacolo almeno a te serve a qualcosa) non posso far altro che appoggiarlo.
Peraltro il film è il film, la cosiddetta "funzione sociale" del film è ben altra cosa.
Il film non è veramente un granché.

You had me at "lento". Not.

allora, cara signorina gentile,
quando si PISCIA si PISCIA in piedi (maschi) o seduti (femmine). Chi PISCIA in piedi vede dove deve finire il PISCIATO, e cioè centrare il BUCO di cesso che poi lo scarrico lava tutto. Se non lo centri, arriva la tua FIDANZATA petulante e ti dice: eNZO, ma che fa, non sai fare il centro? e invece fare il centro di PISCIA (parlo per esperienza) non è così facile, specie quando sei un pò UBRIACO.

Perchè è questo il punto: se il libretto di saviano è sentito come FICSCION, quello non è problema del libro, ma di chi lo sente FICSCION. Ulderico m'ha detto due cose: 1) il libro è scrittura di fatti, poi c'è il lettore, ma quello non si puà capire chi sente cosa e perchè 2) Saviano ci ha la scorta e le minacce di morte coi foglietti col teschio, e non mi pare (mi pare a Ulderico) poco

se tu ci vedi FICSCION, è forse perchè hai la FICSCION nel tuo occhio. Ulderico ci ha visto molto invece del mondo che è attorno a qui, ma io non mi sento di dire che Ulderico ha GOMORRA nell'occhio. Un pò nel culo sì, ma quello mi sa che ce l'abbiamo tutti.

ecco.

ciao signorina da eNZO.
(una domanda: ma voi FEMMINE lo centrate sempre il buco?)

Non sono d'accordo, il fenomeno cammoristico non era mica un qualcosa di sconosciuto, il grande pubblico sapeva già. Saviano ha attinto a informazioni già note e condivise, non è che era in possesso di notizie riservate.
Lo spettacolo mediatico invece(chè non è solo il film, è tutto l'ambaradan promozionale che ci sta dietro, compresi autore, regista e attori fotografati sorridenti sulla Croisette) non fa altro che banalizzare e assumere la funzione di oggetto catartico.
Lo andiamo a vedere, ci indigniamo tanto, ci sentiamo migliori per questo e poi tutti a casa rinnovato nell'animo e nella coscienza.
Chi muore però continua a morire in solitudine, e Saviano si gode i diritti, sempre sorridendo in diretta tv.

Sto esagerando? Può essere, anzi ne sono quasi certa, ma è questo paese che ormai esagera in ogni cosa con la retorica e la finzione.
Non faccio altro che adeguarmi.
E peggio per chi è morto lottando per un futuro da uomo libero.
Era meglio se scriveva un libro o faceva un film.

eNZO: come la fidanzata petulante che so essere ti chiedo di non essere volgare ma soprattutto di fare pipì seduto, che il centro noi femmine lo facciamo mica per caso

francesca: io non vedo come il fatto che Saviano abbia scritto un libro (bello e onesto), e Garrone abbia girato un film (che non ho visto) li ponga in posizione di colpa nei confronti di chi muore di camorra (lottando contro, immagino...)
ognuno fa, se vuole, quello che sa fare, per il mondo: chi fa il prete impegnato, chi il prete stronzo, chi lo scrittore ruffiano, chi il giornalista coraggioso.

e poi ciascuno si fa anche un'opinione: mi sembra tu veda disonestà intellettuale dove, ad esempio, io non la vedo.

del film ancora non posso dire nulla, non l'ho ancora visto, ma il libro ha realmente fatto capire a molti tanto di più sulla camorra
ed è tutto fuorché catartico.

eNZO, i miei diti non sono di luce, sono bagnati di pioggia e stanchi di sonno

ps: se non fai centro, almeno pulisci

Non sono proprio d'accordo, eNZO, ma grazie per la gentile spiegazione.
Comunque, a volte capita anche alle femmine di non fare centro.

eNZo ormai mi sono affezionato a te, ma ogni tanto esageri e rompi le palle. Tipo questa volta, per esempio.

A mio parere tu hai visto un film diverso, non Gomorra.
Tutte le scelte fatte dal regista - dal lavoro sul suono, ai movimenti di macchina, al fuori fuoco - sono scelte stilistiche che andavano in una direzione precisa.
Il film non è nè un documentario nè un film di genere, due cose dalle quali la pellicola prende nettamente le distanze.
E' un po' strano parlare di neorealismo - con il quale il film c'entra poco visto che non fa sociologia spicciola come un Santoro qualunque
La definizione "lento" non so quanto rientri tra le categorie estetiche ma oggi è lento anche Spider man.
Magari non c'è più la voglia di prendersi il tempo per fare le cose.
La recitazione degli attori è tutt'altro che enfatica, anzi Garrone si preoccupa di togliere ai professionisti qualunque vezzo, per avvicinarli ai dilettanti "presi dalla strada".
Quello che Garrone non voleva erano "personaggi" ma persone.
Niente enfasi, niente retorica che faccia piangere, niente epica.
Perchè non si vede che cosa ci sia di epico nella camorra.
Il tuo citare City of Gods testimonia proprio che ti aspettavi un film diverso, ti aspettavi l'enfasi, l'empatia.
Ma un film non va giudicato per quello che vorremmo ci dicesse ma per quello che dice. Un saluto.

Due massime che mi sembrano adeguate:

"Non pretendiamo che fate centro ma per lo meno fatela dentro"

e

" Quello che hai in mano non è un idrante / quel che hai di fronte non è un incendio"

Dai, andate avanti, che io vado a vedermi "Napoli, serenata calibro 9". Merola, santo subito!

Matteo, lascia stare eNZO che scrivera' a modo suo ma per una volta che partecipa a una discussione non puoi dire che rompe le palle!
A parte il fatto che quando ha detto non e' Gomorra, e' Sodoma perche' l'hai censurato, sono morto dal ridere...
Dai, chiedi scusa!
Per il resto si puo' discutere tutta la vita dell'utilita' di film/libri cosi', resta il fatto che Matteo mi sembra faccia un'analisi tecnica del film in quanto tale e sulla base di questa concluda che il film non gli e' piaciuto. Credo che solo quest'ultima parte possa non essere condivisibile...
robi

bravo robi!

eNZO, tu non rompi mai le palle

(lo so che son di parte, ma chi crede di non esserlo è solo falso e bugiardo)

però Matteo ci rimane male se continui a dirgli che lo odi e che è uno snob del cazzo etc
lo sai come iniziano le guerre e tutto il resto

diglielo che gli vuoi bene
solo un po' meno che a Ulderico

e che lo odi, ma poco, come dentro a un gioco (quelli in cui si spara per finta e si muore per finta)

No, ma non nel senso che mi offendo. Nel senso che uno sta discutendo e a volte tirare il tono sempre da quella parte lì magari stufa. Ma poi figuriamoci, nessun problema. Era così per dire.

E io che cercavo di non parlarne perché ai troll non va dato da mangiare :)

Ma il Matteo lo sa che eNZO lo odia ma poi gli sta sempre dietro per fargli capire i suoi errori di SNOBS tutto MILANESE...
Ce ne fossero di troll come eNZO :)
ro.

meglio un bel film con michele placido.

Non concordo su molti aspetti col tuo giudizio.

Se mi permetti, ti segnalo la mia recensione: http://popimmersion.blogspot.com/2008/05/gomorra-spietate-parabole-da-un-altro.html

Gomorra spara in faccia perché OGGI non si può che sparare in faccia.

Detto questo, concordo sulla durata ma, come ho detto, non sul resto.

Vi assicuro che i fuori fuoco non sono scelte stilistiche. E crederlo ci rende la critica più banale di chi ha trasformato un bel libro in un brutto film

Simone Cosimi: non vedo dov'è che Gomorra spari in faccia e a chi e su cosa. Il suo tentativo di distacco e di narrazione obiettiva si risolve in realtà in una sorta di indulgenza. Veramente esistono film che ti fanno voglia di alzarti e metterti a gridare che tutto ciò è assolutamente insopportabile, veramente ne esistono. Secondo me Gomorra non è fra questi.

Peraltro, e lo dico da un po', secondo me Garrone dovrebbe smetterla di fare l'operatore di macchina dei suoi film, già in primo amore ha mostrato i suoi limiti. I collaboratori sono importanti, nel cinema sono fondamentali. E Garrone non è Rodriguez. Un ottimo operatore ti svolta il film, e che sia un occhio diverso dal regista è fondamentale.

Ultima cosa. Dimenticavo. Spettacolare la scena del matrimonio. Mi hanno raccontato che era vera. Che la troupe si è trovata il matrimonio mentre stavano girando. Quello sì che mi è piaciuto.

Bordone, a voler andare sempre controtendenza, si rischia di sparare cazzate clamorose. Stavolta non sono d'accordo con te. Per niente.

oramai è un must radical chic criticare gomorra e saviano.
"ve lo meritate alberto sordi"

Ma sì, il Bordone ha tentato di fare il tiratore professional per apparire più interessante, solo che ha sbagliato la mira (errore grossolano per chi si atteggia a professionista dello sguardo)
Ma per favore ..."City of God"...una pacchianata che nemmeno lo spot della Peroni...ma che film avete visto?
Ci sono più idee di regia in mezz'ora di GOMORRA che in tutta la filmografia di Mereilles!
Bordò, studia il dialetto napoletano prima di pontificare sull'assenza di approfondimento psicologico dei personaggi, prenditi delle anfetamine così ti svegli e guardi bene l'uso superbo che Garrone ha fatto dello spazio cinematografico, del suono (una voce di dentro che rende il film ansimante e tellurico), del corpo umano.

Se ti sei annoiato è perchè, da vero cultore dei riflessi dorati dello spottone artificioso carioca, il tuo suboconscio borghese è piegato ai tempi, alle estetiche e al cinismo figurativo dei tuoi giochetti onanistici.
La polvere del vero cinema nascondila sempre sotto il tappeto. Non sia mai dovesse farti starnutire mentre, vigile ed entusiasta, ti godi i tuoi santini pop nelle vetrine di morte del salottino di casa tua.

Amen.

bordone, sam sì che ti odia NO eNZO!!

comunque,sam, non apprezzare un film, fosse anche un capolavoro, fosse anche per colpevole appartenenza alla spocchiosa schiera di fruitori di fuffetta cool, non è che trasformi lo spettatore in un pezzo di merda.

al contrario, sono proprio sicura che molti pezzi di merda apprezzeranno Gomorra e ci scriveranno entusiastiche liricissime recensioni.

purtroppo la stronzaggine è trasversale e subdola e ha poco a che fare con i gusti artistici

ma se ti piace, spara spara spara ancora, sam
come si spara a scampia

Se uno ci crede, ci crede. Se no, fate come vi pare. Magari lasciate perdere il blog e leggetene un altro. Ma io vi assicuro che vado al cinema come tutti, vedo i film come tutti, e mi faccio delle opinioni come tutti. Le esprimo qui, con la massima onestà intellettuale (o almeno con quella di cui sono capace). Non è per snobismo che non mi è piaciuto Gomorra: Gomorra non mi è piaciuto perché non mi ha dato niente e mi ha annoiato tremendamente. Se poi il parere su un film diventa il metro di giudizio di una persona, c'è qualcosa che non va nel modo in cui alcuni prendono quel film. Come per La vita è bella, anche qui si può detestare la rappresentazione, senza per questo essere snob, bastiancontrari, negativi per forza o altro. E se le cose piacciono a tutti, lo stesso si possono criticare perché non le si apprezza, e non per posizioni preconcette. Non mi piace Vasco, non mi piace Ramazzotti, non mi piacciono i film di Natale e non mi piace Striscia. Ma mi piacciono l'Inter, la figa, Spielberg, Springsteen e Battisti.
Io dico che tra sei mesi Gomorra sarà scomparso, a differenza dal libro. Ma se anche non lo fosse, continuo a pensare che al cinema si debbano raccontare storie e che questo film non lo faccia.

non ho visto il film e non so quando riuscirò a vederlo. mi sono piaciuti sia gli interventi di bordone che altri, ad esempio quello di sam, anche se sono antitetici. toni un po' forti nei commenti ma così, alla cazzo, non mi pare che, cinematograficamente parlando, sia un film inutile.

City of God prende lo spettatore e lo trasferisce nella scena: azione, colpi di pistola che entrano nei timpani..tutti i dettagli, ben curati, che, per quel che mi riguarda, mi hanno trasmesso i cosiddetti “brividi sulla pelle”.
Con Gomorra, niente di tutto questo. Io, spettatrice seduta sulla mia poltroncina, “analizzo” un film che riporta (ci prova) una realtà esistente così come è. Ed è questo l’obiettivo finale del film: non raccontare una storia, bensì riportare la realtà. Cosa vuol dire? Se il mio tentativo è di “riportare la realtà” verranno meno anche tutti gli “effetti speciali” (musica avvincente, colpi di scena, location mozzafiato e tutta quella roba lì) e ovviamente l’impatto emotivo dello spettatore (quello dei cinque sensi insomma) verrà ammortizzato, mentre prenderà il predominio la sfera “razionale” del “oh cacchio, tutto questo esiste sul serio”.
(per fare un esempio del cavolo: se al cinema e vedo una scena di un uomo e una donna che ritornano insieme e si baciano – sulla spiaggia, il tramonto, elvis costello come sottofondo, gli sguardi dei due tipi- io, data la mia indole sentimentale, mi commuovo, mi intenerisco. Se nella realtà vedo due tipi che ritornano insieme e si baciano, sorrido (al massimo dico “dove sta il mio principino”), ma niente di più.
Quindi, penso, il film ha raggiunto il suo traguardo: invitare lo spettatore ad avere una visione lucida (non che prima di Gomorra ignorassimo lo stato di cose in cui viviamo, ma sicuramente questo film, come qualsiasi altro avvenimento/libro/articolo di giornale ha contribuito a darne una ulteriore visibilità/conoscenza).
Giudizio finale: non posso dire che Gomorra non mi abbia lasciato niente, anzi. Abito a Caserta e non mi è indifferente vedere sullo schermo di una sala cinematografica i volti, le strade, le case e le dinamiche dell’interland in cui io vivo. Un’attenzione particolare per me meritano gli “attori”: se l’obiettivo di un attore è quello di non fingere fingendo, loro sono stati bravi; ma qui, Matteo, senza nessun tono né discriminatorio né arrogante, penso davvero che un campano o almeno una persona che conosce bene questa realtà e che –sembra buffo ma è così- capisce (senza l’uso dei sottotitoli) perfettamente il dialetto possa comprendere (nel senso di entrare più a fondo) questo film.

io 'Gomorra ' non vado neanche a vederlo, perchè so che non è il mio genere di film.
Quasi mi sento in colpa, ma è cosi'.
Ammiro enormemente Saviano, e il suo libro.
Però il film non mi attira, come non m i attira il film su Andreotti.
Io al cinema preferisco 'Kill Bill', 'ITennembaum' :sul film sociale politico non ce la faccio, andrei avedere 'Gomorra' solo per una specie di senso del dovere civico, ma so già che mi annoierei.

Sai Laura che anche io faccio un po' di fatica col film sociale-politico, non so, in genere non mi piacciono mai fino in fondo, problemi miei comunque...però il film su Andreotti non vedo l'ora di vederlo! Sorrentino non solo è il migliore fra i registi italiani, ma secondo me è anche uno dei più bravi al mondo, i suoi personaggi sono stupefacenti, ne delinea la personalità così minuziosamente e profondamente da quasi farti sentire la sensazione che si prova ad essere toccata da loro, è di una bravura imbarazzante, e Andreotti mi sembra l'uomo perfetto per lui [e per Servillo, altrettanto enorme], quindi - ovviamente - ho grandi aspettative!

@Sarah
Grazie della dritta!
io , ehm, fatico proprio con il cinema italiano(con l'eccezione che conferma la regola, Nanni Moretti);però Sorrentin o mi incuriosisce, da quel che sento pare essere un autore interessante e originale

Quello che ho veramente apprezzato del film, come del libro, è che non fanno turismo sociale. Non vendono periferie pittoresche colorate - non so se sia il caso di City of Angels perché non l'ho visto, confesso.

Il rischio è magari quello del distacco e della noia: però, devo dire, i famosi brividi sulla pelle li ho sentiti, e non è male per uno che sapeva già come sarebbero finite tutte le storie.

Gli sbadigli sono una cosa molto soggettiva, e a volte occasionale: mi è capitato di sbadigliare capolavori, ma è anche importante quello che si sta digerendo. Per cui se qualcuno si è annoiato non c'è da farne un dramma. Però qui c'è veramente un abisso strano tra chi crede che Garrone non sia in grado di gestire la macchina e la messa a fuoco, e chi lo trova un pittore di quadri umani potentissimi. Io sto più coi secondi, ma avevo cenato leggero. E per essere cresciuto in un'enclave casertana in padania, ogni grido di guaglione comunque mi graffia il cuore.

Almeno lo volete ammettere che i ragazzini professionisti sono molto bravi, non solo a guidare i camion, ma a stare davanti alla macchina da presa, e che per ottenere prestazioni così ci vuole un regista molto bravo?

Matteo, non ti viene il dubbio che questo stare a metà film e documentario sia esattamente la forza del lavoro di Garrone? A suo modo ha inventato qualcosa di nuovo, perché una cosa così, perfettamente in bilico tra due generi, non si era mai vista. Pensa a un paralleo musicale, e vedrai che tutto ha più senso. Ciao.

Leo: non ho detto che non è in grado di gestire la macchina, se ti riferivi a me. Ho detto semplicemente che l'operatore di macchina è un mestiere, e il regista un altro. E, ti assicuro, so di cosa parlo.
E' estremamente difficile che si riesca a fare ambedue le cose.
Non sono un amante di Garrone in genere, probabilmente non è semplicemente my cup of tea, ma in assoluto onestamente penso che in Gomorra ci siano dei cali piuttosto pesanti, e che il film nel complesso si salvi perché non si può parlarne male, per vari motivi.
Mi sarebbe piaciuto vedere un film più carico, un film più forte, anche come coerenza cinematografica. Invece l'ho trovato perfino un po' sciatto, quasi ci fosse un'estetica del non cinema, e che questa rafforzasse un qualcosa che a quanto pare è stato dato per scontato. E qui è l'errore.
Ci sarebbe da rivedersi i Dardenne, per rendersi conto di quanto, anche nel cinema della realtà, è importante il meccanismo cinematografico.

scorrendo i commenti non mi sono stupita di leggere quel tipo di critiche al post. ma vabbè. comunque il confronto con city of god l'hanno fatto in molti eh.

io non credo che vedrò il film, in quanto campana forse non ho bisogno di altro... per la stessa ragione non sono ancora riuscita a leggere il libro che sta lì nella libreria a ricordarmi un sacco di cose che pur volendo non potrei dimenticare. lo leggerei perché forse, anzi, sicuramente è un bel libro, ma purtroppo no ha da insegnarmi nulla, tranne forse il coraggio di chi l'ha scritto.
che fosse un brutto film non so perché ma me l'aspettavo, non l'ho visto ma tutti quelli di cui condivido i gusti cinematografici mi hanno detto che no, non è un bel film. forse non poteva esserlo. ma credo che chi non sia campano, chi non abbia alcuna idea di quello che il film bene o male voglia dire, deve andare a vederlo, o leggere il libro, che forse è meglio.

poi ci volevo dire a eNZo, i cui commenti sono sempre portatori sani di verità e giustizia, che mi fa assai simpatia e anche: ciao eNZo ti posso conoscere?

Così rapidamente:
1) Criticare Gomorra perché non ritrae il disagio come City of God è come dire che Solaris è brutto perché gli alieni avrebbero dovuto essere come in Aliens scontro finale. Per il resto d'accordo con il commento di David qui sopra.
2) il neorealismo è molto più una questione di forma che di contenuto. In generale. Credo che il tic "film che rappresenta situazioni di disagio in Italia = neorealismo" sia un'equazione basso-giornalistica che andrebbe perlomeno presa con le pinze.
3) Anche la questione del "vero" andrebbe presa con le pinze. Non si tratta di crudi "fatti", in generale e in Gomorra e in particolare. L'elaborazione estetica di Garrone è assai presente (movimenti, posizione della macchina da presa, luci). Io di "verità" buttata in faccia in quanto tale, tanto basta il suo statuto di "verità socialmente accettata" a farla diventare efficace, ne ho vista poca. quasi nulla
4) Il tedio è questione tremendamente soggettiva. Rispettabile chi ha provato tedio, ancora più rispettabile non usarlo come argomentazione in quanto in effetti "non contestabile". Per esempio, anche Solaris è tedioso ma rimane un gran film. Tanto per dirne uno.

Matteo, piacere o meno, credo che questa volta tu abbiamo valutato il film di Garrone con una certa superficialità. Dai tuoi commenti o paragoni (City of God), valuti Gomorra come un film di genere, cioè quello gangster. Ma qui siamo su altri territori. Non quelli documentaristici, ma quelli dell’autore. La prima apparizione di Servillo, che ricorda “Finale di partita” o Gianfelice Imparato, così pesantemente truccato da ricordare il Casanova felliniano, spostano il film sul luogo dell’assurdo. L’assurdo di una camorra fine a se stessa. Non come Henry Hill e compagni in “Quei bravi ragazzi” in cui la violenza è il mezzo per diventare delle “STAR”. Qui i soldi si fanno per farli, non per rendere più “Glamour” la propria esistenza. E’ un mondo che ne mantiene le nevrosi (il rifarsi le ciglia, le macchine di lusso, le lampade), ma confinato in una terra di nessuno, sporca e sterile, dove chi comanda non si differenzia in nulla dai poveri che domina. Insomma brutti, sporchi e cattivi. Essendo un cittadino del “Nord”, non conosco “per vissuto” i fatti raccontati, ma certo che il film di Garrone mi ha trasmesso quella sensazione d’impotenza e “normalità” che molti campani provano rispetto alla camorra (@viadellaviola insegna). Per fortuna, Sean Penn e compagni se ne sono accorti.

Riguardarsi i Dardenne? Proprio loro che la macchina da presa se la tengono in spalla e ne vanno fieri?

Cioè, mi dite che Gomorra è un film lento e noioso e mi proponete, come contraltare, una cosa come l'Enfant? Emozioni a ogni fotogramma, eh?
Non è che nel frattempo avete cominciato a dedicarvi massicciamente alla playstation e adesso qualsiasi film vi sembra un po' lento, perché non ci sono bottoncini da schiacciare? No, così per scherzare, ma pensateci.

Io ti risponderei pure nel merito, ma non capisco perché mi dai del voi.
Cioè, ti ringrazio eh, però puoi anche darmi del tu.

Va bene, allora, tu:
spiega perché i Dardenne sì e Gomorra no.

City Of God era solo un esempio, per dire quanto sia possibile raccontare una realtà terribile e verissima, pur concedendosi un'estetica cinematografica lontana dal documentario. Non volevo paragonare i due film. Che poi nell'argomentazione da blog tutto valga per ribaltare i punti di partenza dei ragionamenti di chi vogliamo demolire è ormai assodato. E chi se ne frega.
Cerco di ribadire un concetto.
Non è necessariamente il valore della testimonianza a fare grande un film realistico. Capisco la scelta di Garrone, ma non la condivido. Nel film si percepisce un orgoglio nel non fare cinema, in un certo senso. Ed è una posizione che non mi convince mai. Nessuna storia è troppo forte per essere raccontata. Nessuna storia si basta o addirittura impone che l'autore si faccia vedere il meno possibile. Questo già in teoria. Nella pratica, poi, finisce che se non vuoi metterci uno stile forte, lo stile ce lo metti lo stesso senza volerlo, e viene fuori lo stesso, ma in maniera scomposta. Per quanto mi riguarda Gomorra è un film debole per quel motivo. È il tipo di film che non ha senso vedere due volte. Quando sai quello che succede, non serve ricordarsi come.

Ah, dimenticavo. Il prossimo che suggerisce che chi non la pensa come lui sia rincoglionito a causa dei videogiochi, farebbe bene a fare due cose.
1-Cercare di ricordarsi quando esattamente si sia ritrovato a ragionare come un vecchio conservatore stanco che distribuisce patenti, e, se riesce, fare qualcosa per porre rimedio a questa evidente deriva del proprio orizzonte culturale.
2-Andare a cagare, senza passare dal via.

I Dardenne si e Gomorra no perché i Dardenne, seppure nel cinema della realtà costruiscono un meccanismo cinematografico atto alla narrazione, finalizzato alla narrazione, se vuoi. Come dice Matteo nel suo penultimo contributo, e come ho accennato anche io (estetica del non cinema) una posizione dell'autore così assente come in Gomorra non fa altro che da un lato affondare un film già complesso, dall'altro scaricare responsabilità dalla narrazione. Se il principio di partenza dell'autore, come dice Matteo, è lasciare che la fabula basti a se stessa allora stiamo proprio discutendo delle basi. Ci si arriva limando e correggendo fin dalla scrittura e poi con le riprese e Gomorra questo lavoro di cesello è evidente che non ce l'ha (e infatti in quanti lo vedono quasi come un documentario, come se documentario volesse dire fotografia scattata per caso). Il risultato, lo ribadisco, è un film sciatto. I Dardenne, ça va sans dire, sono tutto l'opposto. Il cinema è prima di tutto un occhio, è uno sguardo. Quando inquadri qualcosa decidi di sottolinearlo, di raccontarlo, è una scelta. Non si può abdicare a questa scelta solo per via "del tema".
Gomorra abdica, in qualche modo, e nelle vicende narrate e nello stile, e questo è un peccato non da poco per un regista che non è certo alle prime armi.

Q.E.D.

Il 25 in un mio commento scrivevo:
"e che il film nel complesso si salvi perché non si può parlarne male, per vari motivi."

e oggi leggo su wittgenstein.it

http://www.wittgenstein.it/post/20080527_31443.html

appunto, dicevo. Ora un film diventa indiscutibile.

Scusate ancora: "non cinema", "semplice testimonianza", "l'autore che si nasconde". Dove li avete visti? No perché a me sembra che la posizione della macchina da presa sia continuamente studiata, le location, le luci, il montaggio ecc.
Per sottrazione, ok, ma a me sembra che l'impianto visivo e narrativo sia vicino a quello dell'imbalsamatore e di primo amore, ed evoluzione di quello dei primi film di garrone. Quindi esiste già un profilo autoriale, il che vuol dire che l'autore non si nasconde.
L'imbalsamatore e primo amore sono tutto tranne che film in cui c'è "non cinema" o semplice uso della testimonianza.
Giusto per citare uno che ne sa più di me, tipo Pezzotta, su vivimilano solleva obiezioni di carattere molto diverso dalle vostre

"tra saggio antropologico e trasfigurazione visionaria e iperrealista. Perde qualcosa in sociologia, un po' si compiace di mostrare l'apocalisse con occhi da artista visivo.È il suo pregio, è anche il suo limite " (http://www.corriere.it/vivimilano/cinema/articoli/2008/05_Maggio/19/guida_ai_film.shtml)

A me sembra, scusate, che si sia leggermente schiavi (tutti) del dibattito (che parte dai quotidiani) su Gomorra come "pura testimonianza", come "descrizione del sociale e dell'attualità", "denuncia dei mali del nostro paese" ecc. ecc.
Il che non è vero o è vero per una parte talmente minima da risultare insussistente.
La riduzione a mera testimonianza secondo me più negli occhi di chi guarda che nel film stesso.
Cioé dire che Gomorra non ha uno stile proprio, o l'autore si nasconde, o non fa scelte, o è non-cinema (definizione che fa molto ridere, scusate, perché si presuppone che si sappia "cosa è il cinema", e lo si sappia in un'accezione normativa) a me sembra che sia un grosso abbaglio.

E i Dardenne non c'entrano un tubo con Gomorra. Niente.
Sempre con cortesia.

Scusa Matteo, mi pare di capire che tu dai un valore estetico a Gomorra in base al parametro che tu lo riveda o meno. Francamento lo trovo un valore talmente soggetivo, che neanche ti seguo. Così, siccome "Titanic" è stato un film rivisto molte volte, da tanta gente, entra nella storia del cinema. E Gomorra no. Forse non ho capito…

Leone: quella cosa su witt l'ho scritta io, ma significa esattamente il contrario. Non "non si può parlare male del film" ma "non si può parlare bene del film".
Detto questo, a me il film è piaciuto e lo difendo per questo motivo (Saviano, invece, lo difendo per principio, per superare l'irritazone del cianciare di quelli che gli danno contro). E il motivo per cui il film mi è piaciuto è che mi spostava continuamente da un piano all'altro, da quello documetaristico a quello cinematografico, mi confondeva e in molti momenti non riuscivo a mettere esattamente a fuoco. Se però devo scegliere tra i due estremi, mi sembra che Gomorra penda decisamente dalla parte del film. Una su tutte: la scena della carneficina in cui viene quasi ammazzato il ragioniere. Quando lui esce dalla stanza e cammina tra i due corpi distesi per terra, be' se non è cinematografica quella scena, con quei colori e quell'inquadrartura, non so bene cosa sia il cinema allora.

Simona,
vorrei abbandonare un momento il discorso sull'estetica cinematografica di Gomorra per chiederti per quale motivo "non si potrebbe parlare bene del film" (sebbene lo facciano in molti, o anzi tutti).
E per chiederti ragione di quel post che io ho linkato (ripreso) da Witt.
Io vorrei tenere belle scisse le figure di Saviano e Garrone, il giornalista e il regista, e il prodotto di ciascuno (e mi pare che un po' nel tuo post le confondi). Se il libro era necessario, in qualche modo, se il libro è ancora e sarà per molto tempo necessario ed importante, non vedo per quale motivo, per quale principio transitivo lo debba essere anche il film. Non ce l'ho con Saviano, né ce l'ho con chi gli va appresso ad ogni spron battuto in modo quasi cieco (o meglio: mi sembra sempre che questa nazione abbisogni di troppi fari, ma potrà ben essere il mio un pensiero esagerato. Interessante è la contraddizione di un paese che espone saviano ed elegge berlusconi, ma vabbene, non parliamone).
No davvero, quel che non mi spiego è per quale motivo non si possa entrare nel merito della critica in senso tecnico, o in senso narrativo/poetico, insomma cinematografico a Gomorra. Perché questo film diventa "intoccabile", e soprattutto perché chi lo tocca si ritrova infilato dietro a Squitieri.
Trovo piuttosto smorta la vita culturale di un paese che ricerca opere indiscutibili. E odio le fedi assolute. Vorrei vederci meglio dietro, ecco tutto. A mio giudizio financo Gomorra è discutibile, guarda un po'!
E, discutendolo, trovo che sia un'opera piuttosto mediocre.
Con simpatia :-)

L.

Ecco la quadratura del cerchio! Leone, siccome non si diffida da un prodotto italiano di cui in molti parlano, allora siamo mediocri. Snob, noooooo… come sempre eNZO vede lungo.

Ripeto che la noia vale sempre come giudizio individuale di un film, cioè se ti stufi, ti stufi. Per come la vedo io, c'era quello che mi piace del cinema in questi momenti: la sequenza del portasoldi che scavalca i morti, la sequenza dei ragazzini che sparano al mare, tutto l'episodio del sarto.

cefe, non t'ho capito.
mi pare posizione ben più snob mettere qualcosa nell'ambito del "non discutibile".
Oh, però magari ho capito male, se mi spieghi il tuo commento magari ti rispondo anche nel merito.

Beh, la noia come categoria estetica non è utilizzata da tutti.
E' vero però che se il film di Garrone non fosse stato tratto da un romanzo molto famoso, il pubblico di massa non sarebbe andato a vederlo.
Non è un cinema per tutti quello di Garrone, sopratutto perchè non fa nulla per fare cinema "fico", non gli interessa.
Scelta tutta da discutere ovviamente.
L'autore "scompare" non nel senso che non compie le sue scelte di stile (ovviamente) ma nel senso che non si compiace di "apparire" (vedi, ad esempio molto cinema dei Coen).

C'è molta suscettibilità in giro.
Quella sulla playstation era una battuta, ispirata tra l'altro dall'immagine di Tony Manero. Però, davvero: se trovate lento Gomorra, qual è il vostro esempio di film non lento? Speed Racer può andare? Facciamo Speed Racer a 16x?

Ma devo andare a cagare per questo? Che razza di risposta è?
Quand'è che mi sono messo a pensare come un vecchio conservatore? Fammi pensare. Quando ho provato a togliere un attimo la consolle a mio nipote e ha avuto un simile scatto di nervi. Buon compleanno comunque, eh.

Leone: la spiegazione non l'ho tanto capita. Rimane che i Dardenne sono sia registi che operatori, come Garrone, e che non sempre fanno film migliori di Gomorra.

Leo: che i Dardenne siano operatori non mi risulta, almeno non dalle due opere cinematografiche loro più notevoli: Rosetta e l'Enfant.
Intendiamoci: io non sono un matto appassionato dei Dardenne, ma sono convinto che sappiano gestire il mezzo cinema meglio di quanto abbia fatto Garrone in Gomorra. Ho scritto in Gomorra, non in tutti i suoi film.

Leo, non per difendere il Matteo che non ne ha bisogno, ma a cagare ci devi andare quando sfotti la gente con la playstation, ritenendoli dei minorati. Perche' questo usciva dal tuo commento.
Magari la prossima volta a tuo nipote togli il pallone quando sta per tirare un rigore, poi vedi se non gli viene uno scatto di nervi pure li'...
Impariamo un po' tutti a prendere le cose con misura, eh?
robi

Prendere le cose con misura include il mandarmi a cagare, ne deduco.

Leone, uno che si tiene la macchina in spalla non fa, concretamente, l'operatore di macchina? Magari poi sul tesserino hanno una qualifica professionale diversa, ma per operare operano.

Sì Leo, lo include nel caso tu dia giudizi trancianti come hai fatto su playstation e compagnia...
Misura, non baciarsi il culo a vicenda.
Resta comunque il tono amichevole e confidenziale del Blog, non giochiamo a fare gli offesi, eh?
robi

Leo, ti rispondo in una pausa alla psp :-P
(però è vero)

No, se un regista decide di fare un intero film in macchina a mano non è comunque lui che fa effettivamente l'operatore di macchina. Anzi! Tantopiù in macchina a mano c'è bisogno di operatori con le palle quadrate (oltretutto una mdp 35mm pesa l'iraddiddio) perché inquadrare in macchina a mano è tutto fuorché semplice. I dardenne fanno i registi, il loro operatore si chiama Benoît Dervaux come si evince da:
http://www.imdb.com/title/tt0456396/fullcredits#cast

perdona la pignoleria, ma diciamo che sono del campo :-)

Aspetta, quindi non sono loro che la tengono in spalla? Mi cade un mito.

non ho capito se mi stai prendendo per il sedere o no :-)

ad ogni modo meglio passare per imbecille che per malizioso: no, da quel che risulta da IMDB usano un operatore.

ti avevo risposto ma vdo che non appare.
Dicevo: non so se mi stai prendendo per il sedere o no :-)

Però, insomma, meglio sembrare imbecille che malizioso quindi no, in base alle informazioni che abbiamo hanno un operatore.

@Leone: a leggere i vari post, non mi pare che, in generale, si sia detto che Gomorra è incriticabile. Però il fatto che a un buon numero di persone sia piaciuto (tra cui a me), lodandolo e non criticandolo, possa creare una "smorta vita culturale" e la quale "a ben vedere" dovrebbe trovare l'opera "mediocre", mi pare eccessivo. Tutto questo sembra il solito atteggiamento un pò snob del "più piace, meno mi piace". Cmq anche tu sei criticabile e non per questo gli altri sono "reazionari".
Con simpatia.

Mi sono accorta che esiste un gap incredibile tra chi ha osservato quelle scene seduto in poltrona coi pop corn e chi le ha viste, o le vede ancora tutti i giorni, anche "live". Non mi pronuncio sul fenomeno mediatico Gomorra, ma sullo scopo di un film del genere: ho visto persone ridere in sala, come fosse fiction, ciò significa che il film è soltanto un piccolissimo passo per rendere neo-realisticamente l'aria che si respira in quelle terre, ovvero la sensazione di guerra aperta e costante, lo stato perenne di tensione, come vivere su una bomba ad orologeria. Mi sono resa conto che è davvero difficile capire per chi non è nato da quelle parti perché manca un immaginario a cui ricorrere per "misurare" l'esagerazione. Questo vuoto si riempie ovviamente con considerazioni stilistiche che a me sfuggono. Dico sinceramente che non so se questo sia un bene o un male, è sicuramente un dato. Ora come ora mi incuriosisce capire quanto è grande questo gap.

No, sul serio, erano anni che mi immaginavo i due fratelli Dardenne con queste enormi macchine in ispalla, ero persino convinto di averli visti (si chiama produzione di falsi ricordi).

Cefe: so perfettamente di essere criticabile. Mi pare un po' riduttivo, quando le critiche vengono argomentate, definirle 'il solito atteggiamento un pò snob del "più piace, meno mi piace".' Punti di vista differenti.

lunanuova: bisogna rendersi conto che quando una cosa va sullo schermo è giudicata per quello che è, ossia un'opera. A prescindere dai fatti che rappresenta. Io mi rendo conto che chi vive in quelle zone "sente" il film in un modo diverso. Però quel film non è un documento, non si capisce se vuole esserlo, e comunque non è "quell'esperienza". Ne è la rappresentazione, e quindi è soggetta ad altre regole, tra cui anche la critica stilistica. Non è che si riempia il vuoto, è che la considerazione stilistica è propria dell'opera, non di quello che viene rappresentato.

Leo: boh, non so che dirti!! :-)

Bordone, a parte il fatto che dalle tue righe traspare il disprezzo per noi napoletani, se proprio vuoi disprezzarci non concludere i tuoi commenti con frasi in napoletano che sei capace di storpiare peggio di un cinese che cerca di parlare in napoletano.

Non sono d'accordo con la recensione di Matteo: il film non è un capolavoro, ma non è noioso, è piuttosto fastidioso per il fatto che quei personaggi e vicende sono verosimili e molto vicine alle realtà quotidiane.
E' la normalità della camorra presente in quel teritorio.
L'ho visto ieri, e la cosa più "simpatica" è la somiglianza della cava con quella di Chiaiano...
rr

Finalmente ho visto il film.
84^ post, probabilmente superfluo.

Per me sono storie: i visi in primo piano, i corpi segnati, i luoghi abbandonati, sventrati dall’arrogante camorristica convinzione del possesso (le cave svuotate e poi riempite di veleno, ché non si butta nulla) le voci di una lingua che cantilena la rassegnazione ma anche l'ira, la vergogna del bambino che tradisce una donna e le porta morte invece della spesa, i due ragazzetti senza nessuno strumento per leggere il mondo se non il loro gioco a due: rubare armi, sparare nell’acqua con i loro corpi fragili e pallidi, improvvisare una rapina in un bar che si chiama las vegas e farsi ammazzare per la colpa di un sogno avariato, come una droga tagliata male e spacciata per buona.
Lo svolgimento delle storie è già dato, non richiede tappe intermedie. E nemmeno lacrime e nemmeno catarsi.
Così è. Così è sempre, ancora. Anche adesso. Il film continua fuori dal cinema.
Sono uscita dalla sala ed ero anch’io una storia, ai margini di quelle stesse storie: nel mio giro fuori dal cinema, nella mia pizza alla bufala campana, nella suggestione di un pericolo che ci tiene tutti.

L'impresa del regista è una contorsione dello sguardo, che si allena a star dentro il corpo e la voce della camorra e a portarne fuori scene, movimenti, dialoghi, fino all'intero sfrangiato che ne emerge nitido, senza appello.

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