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    <title>Freddy Nietzsche</title>
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    <updated>2006-07-16T19:37:07Z</updated>
    <subtitle>IL BLOG CHE ABBRACCIA I CAVALLI</subtitle>
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    <title>Bolivia</title>
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    <published>2006-09-01T11:15:00Z</published>
    <updated>2006-09-01T11:27:30Z</updated>
    
    <summary>Adesso siamo stipati strettissimi e con gli zaini fra panza e mento. L&amp;#8217;autista imbruttito e i due passeggeri che siedono con lui sul sedile davanti mi danno l&amp;#8217;impressione di essere amici o almeno di conoscersi. Mi succede sempre: se vedo...</summary>
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        <![CDATA[<p>Adesso siamo stipati strettissimi e con gli zaini fra panza e mento. L&#8217;autista imbruttito e i due passeggeri che siedono con lui sul sedile davanti mi danno l&#8217;impressione di essere amici o almeno di conoscersi. Mi succede sempre: se vedo uno salire sul sedile davanti di un taxi, anche se dietro &egrave; gi&agrave; pieno, ho l&#8217;inevitabile e imbecille impressione che conosca il conducente. Comunque - in certi posti ci devi andare in un certo modo. Da qualche parte, a La Paz, ci sono dei minibus turistici medio-pettinati che portano a Tiwanaku: niente di troppo vistoso. Niente che ti faccia sentire snob. Solo un po&#8217; pi&ugrave; comodi e per una taglia di gambe europea. Ma a noi ci rimbalza. Meglio un micro unto, stretto, lento e a scureggetta. <img alt="teospingo" src="http://www.freddynietzsche.com/teospingo" width="280" height="186" />Funziona che quando senti gridare il nome del posto dove vuoi andare, alzi un arto e sali in corsa. Il micro per Tiwanaku &egrave; fermo sconsolato vicino al cimitero. Siamo i primi a salire: parte quando &egrave; pieno chiaramente. &#8220;Tiwanaku! Tiwanaku!&#8221;. Niente. Leggo. &#8220;Tiwanaku! Tiwanaku!&#8221;. Nessuno. Mi guardo in giro. Dieci minuti, poi venti. L&#8217;autista &egrave; incazzato, forse. Ma non apre bocca e quando la apre strilla &#8220;Tiwanaku!&#8221; e basta. Proviamo a strillarlo anche noi dal portellone aperto, vedi mai. Niente. Sale, mette in moto, si va. Siamo noi tre sparsi dietro e nessun altro. Si vede che s&#8217;&egrave; stufato d&#8217;aspettare. Per&ograve; con noi tre soli ci butta dei soldi. Mah. Usciamo dalla conca di La Paz e ci infiliamo sull&#8217;autopista che passa per El Alto, &egrave; Domenica mezzogiorno e c&#8217;&egrave; un traffico della madonna, con furgoncini macchine e camion che si buttano da una corsia all&#8217;altra. D&#8217;un tratto il nostro autista imbruttito si lancia a destra, si ferma, apre il portellone di nuovo. Da come si comporta siamo in qualche sorta di fermata improvvisata o punto d&#8217;incontro ma noi non ci capiamo una fava. E&#8217; qui che si compie la trasfigurazione: galvanizzato dalla folla entra in trance agonistica e comincia &#8220;Tiwanaku Tiwanaku Tiwanaku Tiwanaku Tiwanaku Tiwanaku!&#8221;, &egrave; indemoniato. Ancora niente ma ora &egrave; sul tetto del furgone. &#8220;Tiwanaku Tiwanaku Tiwanaku Tiwanaku Tiwanaku Tiwanaku!&#8221;. Zero. &#8220;TIWANAKU <span class="caps">TIWANAKU TIWANAKU TIWANAKU TIWANAKU</span>!&#8221;. Qualcosa si muove! Arriva il tipo con la carta igienica, e poi la vecchia con otto sporte. Proviamo a scendere un attimo per una salte&ntilde;a o uno spuntino ma ci ricaccia dentro in malo modo. Ha ragione lui: se la gente lo vede vuoto non sale. Si compie l&#8217;atto finale: stressato e con le palle piene sbrocca e sbotta: &#8220;Tiwanaaaku&#8230; Tiwanaaaku&#8230; TiwaNAKUNAKUNAKUNAKUNAKUNAKUNAKUNAKUNAKUNAKUNAKU&#8221; (repeat). Ha ragione lui di nuovo: altra vecchietta, una ragazza giovane, un paio di bambini, un tipo losco, uno di pi&ugrave; e qualcun altro ancora. Partiamo in ventuno.<a href="http://www.freddynietzsche.com/tiwanaku.wav">Download file</a></p>

<p>Teo (musicaperdrogarsi.blogspot.com)</p>]]>
        
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    <title>Trasmettitore cranico centralizzato</title>
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    <published>2006-08-31T07:00:00Z</published>
    <updated>2006-08-31T09:04:53Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Questa l&#8217;ho vista a Top Gear. Top Gear &egrave; il miglior programma di recensioni del mondo. La televisione, dopo aver visto Top Gear, la guardi in un altro modo. Perch&eacute; smetti di pensare quella cosa piccola e meschina e rassegnata...]]></summary>
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        <![CDATA[<p><img alt="clarkson" src="http://www.freddynietzsche.com/clarkson" width="280" height="175" />Questa l&#8217;ho vista a Top Gear. Top Gear &egrave; il miglior programma di recensioni del mondo. La televisione, dopo aver visto Top Gear, la guardi in un altro modo. Perch&eacute; smetti di pensare quella cosa piccola e meschina e rassegnata che in quasiasi ambito a volte viene in mente all&#8217;uomo di buona volont&agrave; che &egrave; stufo di sospettare che tutti lavorino male e producano schifezze. Guardi un programma di automobili italiano, un telefilm del pomeriggio, una trasmissione per i bambini, guardi qualsiasi cosa e ti viene in mente che non &egrave; brutto come ti sembra, che solamente certe cose sono fatte cos&igrave;, non sono gran che, non ci si pu&ograve; fare niente, non &egrave; colpa di nessuno, forse non sei tu il pubblico giusto per quel tipo di offerta l&igrave;. Poi vedi Top Gear, scuoti la testa e dici, no, tutto si pu&ograve; fare bene o male, anche un programma sulle colonscopie, sono tutti dei cialtroni maledetti! Top Gear &egrave; fatto bene, De Adamich &egrave; come tirarsi una martellata forte sul ginocchio.<br />
A Top Gear ho visto il conduttore fare questa cosa.<br />
Ci ho provato anche io.<br />
Funziona.<br />
<em>Stare a una certa distanza dalla propria automobile. Azionare il telecomando della chiusura centralizzata (s&igrave;, quello attaccato alle chiavi). Verificare che funzioni. Allontanarsi di un passo dall&#8217;auto. Riprovare. Verificare che funzioni. Allontanarsi di un passo. Riprovare. Continuare cos&igrave; finch&eacute; non si arriva a un punto abbastanza distante perch&eacute; il telecomando non agisca pi&ugrave;, perch&eacute; l&#8217;auto &egrave; fuori dal suo raggio d&#8217;azione. Provare diverse volte per essere proprio sicuri che da l&igrave; l&#8217;auto non si apra e non si chiuda. Niente da fare. A questo punto, attenzione, prendere il radiocomando e appoggiarselo sulla fronte o su una tempia, insomma dove volete voi ben premuto sulla testa. Azionarlo. Funziona. Staccarlo dalla testa. Azionarlo. Non funziona. Provare altre mille volte. Convincersi.<br />
</em>Il metodo sperimentale ci dice che qui avviene un fenomeno di qualche tipo. La scatola cranica amplifica? La scatola cranica respinge le onde meglio del resto del corpo e le fa rimbalzare a destinazione? La scatola cranica contiene transistor misteriosi che emettono onde se nutriti con le stesse? Non ci &egrave; dato di saperlo. Ma funziona e gli amici vi inviteranno a tutte le feste piene di modelle ubriache, se mostrerete loro il trucco del trasmettitore cranico centralizzato. (E non fate i tamarri, citate la fonte cos&igrave; invitano anche me.)</p>]]>
        
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    <title>Nizza</title>
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    <published>2006-08-29T10:29:12Z</published>
    <updated>2006-08-30T10:42:30Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[- mi raccomando statento che a nizza fanno il vulavurt&egrave; - il che? - quello dei cosi che ti rubano la roba in macchina - il vol &agrave; la porti&egrave;re? - s&igrave; quello - vabb&egrave; ma vado in vespa -...]]></summary>
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            <category term="Lonely People" />
    
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        <![CDATA[<p>- mi raccomando statento che a nizza fanno il vulavurt&egrave;</p>

<p>- il che?</p>

<p>- quello dei cosi che ti rubano la roba in macchina</p>

<p>- il vol &agrave; la porti&egrave;re?</p>

<p>- s&igrave; quello</p>

<p>- vabb&egrave; ma vado in vespa</p>

<p>- attento lo stesso, sai mai di questi tempi</p>

<p><img alt="nizza" src="http://www.freddynietzsche.com/nizza" width="280" height="321" />a nizza son stato pi&ugrave; volte.</p>

<p>&egrave; sempre molto, molto [aggettivo casuale ma che d&agrave; dello scrivente un aspetto da uomo di mondo]. </p>

<p>odora di grandeur fritta, di lungomari monocolore, di anni &#8216;60 mai vissuti.</p>

<p>il mio negozio preferito da visitare a nizza &egrave; design70 (http://www.design70.com/).</p>

<p>il mio cibo preferito da mangiare a nizza &egrave; la socca.</p>

<p>le mie persone preferite da incontrare a nizza sono i negri (ma sempre nel reciproco rispetto interculturale).</p>

<p>da visitare assolutamente sono le solite menate turistiche, il parco, il lungomare, le fighe, il casin&ograve;, bla bla.</p>

<p>invece quel che suggerisco &egrave; qualcos&#8217;altro: inoltrandosi nella nizza nuova (quella piena di traffico, coi lavori in corso a ogni angolo di strada), iniziare a seguire gli stessi tragitti di qualsiasi persona: entrare negli stessi negozi per adolescenti dei gruppetti di giovani maghrebini hiphop, seguire i mercatini nelle vie laterali dove vendono l&#8217;usato e dove a malapena si parla il francese, comprar quel che si vuole, seguire, per quel che &egrave; possibile, i discorsi delle massaie francesi che discorrono di argomentazioni assai lepenniane (il front national era pi&ugrave; forte proprio in costa azzurra), leggere nice matin e pensare che studio aperto non &egrave; poi cos&igrave; solo, al mondo.</p>

<p>queste declinazioni da margareth mazzantini per dire che, a fine giornata, con i piedi bolliti, si avr&agrave; un po&#8217; meno da raccontare e un po&#8217; di pi&ugrave; da ricordare.</p>

<p>infine uno dei motivi che mi spingono a tornare spesso a nizza &egrave; che dista non tanti chilometri da casa mia, ma, parlando con gli amici:</p>

<p>- dove sei stato oggi?</p>

<p>(tirando fuori con gesto deciso una sigaretta) - a nizza</p>

<p>io non fumo, comunque.</p>

<p>ciao, complimenti per la trasmissione che vi seguo sempre numeroso.</p>

<p>Mauoshi</p>]]>
        
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    <title>Le vestali riottose del tempio della polvere</title>
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    <published>2006-08-28T19:00:00Z</published>
    <updated>2006-08-29T00:24:51Z</updated>
    
    <summary>Un tempo, da piccolo, ero un fan scatenato del Maurizio Costanzo Show. In quegli anni il conduttore era sposato con Gollum (ai tempi si faceva chiamare Marta Flavi). Gli ospiti erano tanti, c&amp;#8217;era la passerella, si scannavano sempre. D&amp;#8217;estate poi...</summary>
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        <![CDATA[<p><img alt="narcissus" src="http://www.freddynietzsche.com/narcissus" width="280" height="357" />Un tempo, da piccolo, ero un fan scatenato del Maurizio Costanzo Show. In quegli anni il conduttore era sposato con Gollum (ai tempi si faceva chiamare Marta Flavi). Gli ospiti erano tanti, c&#8217;era la passerella, si scannavano sempre. D&#8217;estate poi c&#8217;erano ospiti spettacolari che parlavano di viaggi e di paranormale. Le litigate regalavano momenti indimenticabili. Tipo il mago Otelma che ripete (inanellato, vestito da Faraone Liberace): &#8220;Lei disconosce l&#8217;impovtanza di Evmete Tvismegisto! Lei &egrave; un ignovante! Lei disconosce l&#8217;impovtanza di Evmete Tvismegisto!&#8221;.<br />
Una sera al Maurizio Costanzo Show c&#8217;era la preside di un liceo che lesse una sua poesia orripilante dove a un certo punto spiccava l&#8217;espressione &#8220;arbusti divelti&#8221;. Era una porcheria. Un critico d&#8217;arte secco, antipatico e capelluto, che era tra gli ospiti, fece notare che la poesia della signora era tremenda. Ne scatur&igrave; una bagarre. Lei si difese sostenendo che il critico, Vittorio Sgarbi, fosse un &#8220;asino poetico&#8221;. Lui rispose, conciso e condivisibile: &#8220;E lei &egrave; una stronza&#8221;.<br />
Sono passati tanti anni. L&#8217;abbiamo visto che si mena con <span class="caps">D&#8217;A</span>gostino da Ferrara. L&#8217;abbiamo visto che urla in faccia a Staffelli e proclama la bruttezza del tapiro d&#8217;oro (bravo!). L&#8217;abbiamo visto che fa il cattivo col Trio Medusa (pollo!). L&#8217;abbiamo visto con le pornostar. L&#8217;abbiamo visto a Telemarket. L&#8217;abbiamo visto con le vene fuori, milioni di volte, in parlamento e in televisione che se la prende col fare di chi &egrave; rimasto solo a difendere i principi fondanti della nostra civilt&agrave;, sferzati dall&#8217;ignoranza e dal moderno. Un paladino.<br />
Da qualche tempo Vittorio Sgarbi &egrave; assessore alla cultura del comune di Milano. &Egrave; stato quindi scelto per occuparsi di quella parte della cultura della citt&agrave; che &egrave; legata, del tutto o in parte, al settore pubblico. Per come funzionano l&#8217;economia e la logistica della cultura in Italia, il pubblico ha un ruolo fondamentale. Quindi quella di Sgarbi &egrave; una carica importante.<br />
Da una settimana a questa parte sulle pagine milanesi di Corriere e Repubblica, e un po&#8217; anche sulle nazionali di questi e altri quotidiani, si parla del prestito del Cristo Morto di Mantegna, dipinto richiesto alla Pinacoteca di Brera dagli organizzatori di una una mostra su Mantegna (tra i quali spicca Sgarbi stesso). &Egrave; una settimana che litigano. &Egrave; una settimana che tutti i giorni c&#8217;&egrave; un articolo. Capisco l&#8217;estate. Per&ograve;.<br />
La lite tra Sgarbi e Rutelli prima, la lite tra Sgarbi e Zecchi poi, la lite tra Sgarbi e il Cristo Risuscitato Per L&#8217;occasione Perch&eacute; Non Ne Pu&ograve; Pi&ugrave; dei prossimi giorni. Tutta &#8216;sta roba a me non interessa. Io non mi occupo di musei, di conservazione, di archivi. C&#8217;&egrave; gente che fa quel lavoro l&igrave;, ma per il pubblico tutto questo non &egrave; importante. Litigate per i fatti vostri e poi raccontateci alla fine come &egrave; andata.<br />
Sappiamo che Sgarbi &egrave; prima di tutto un vanitoso patologico, uno che si ciba quotidianamente del suo io, anche in spregio delle sue capacit&agrave; innegabili. Ma &egrave; pi&ugrave; forte di lui. E guarda caso, catalizza lo scontro con suoi consimili come Francesco Rutelli e Stefano Zecchi, rispettivamente Consigliere di Corte e Gran Ciambellano del Regno di Vanesia. Ma quello con Rutelli &egrave; stato uno scazzo passeggero; il vero clash of the titans &egrave; Sgarbi-Zecchi, ovviamente.<br />
Io sono stufo di questi addetti alla cultura che intervengono nella vita collettiva del paese solo per diffondere i loro sdegnosi no, solo per parlare di roba di secoli fa, solo per discutere e polemizzare in favore di quello che c&#8217;era, in difesa di quello che rimane e contro quello che sta arrivando. Conservatori prudenti, fermi, prevedibili.  Sempre con le palle girate. Sempre scocciati. Sempre snob e pieni di s&eacute;. Mai un dubbio, mai lasciarsi andare. L&#8217;autorevolezza costruita a suon di no, no, no (e quanto sono bello mentre dico no mammamia quanto sono bello!).<br />
Puoi prendere in giro un po&#8217; di gente ogni tanto ma non puoi prendere in giro sempre tutti, dice il proverbio. E forse sarebbe il caso che se ne rendessero conto, tra un&#8217;alzata di mento e l&#8217;altra. Anche perch&eacute; non li pagano per litigare. Quello era prima. Quello era agli inizi, ai tempi del Maurizio Costanzo Show.</p>]]>
        
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    <title>Portogallo</title>
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    <published>2006-08-28T11:23:10Z</published>
    <updated>2006-08-28T11:31:08Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Un paesello che era un impero e che d&#8217;un tratto ha finito i soldi, ma finiti al punto che sembra quasi non li abbia mai avuti. Sembra una persona silenziosa che volta le spalle alla festa perdendosi lo spumante.L&agrave; le...]]></summary>
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        <![CDATA[<p>Un paesello che era un impero e che d&#8217;un tratto ha finito i soldi, ma finiti al punto che sembra quasi non li abbia mai avuti. Sembra una persona silenziosa che volta le spalle alla festa perdendosi lo spumante.L&agrave; le persone quando non capiscono cosa chiedi mutano l&#8217;espressione in rassegnazione, quasi tristezza, saudade. Le loro sopracciglia ti garantiscono che un tempo l&#8217;avrebbero capito, anzi, non avresti nemmeno dovuto chiederlo. Ma ora non ci riescono pi&ugrave;.<img alt="porto" src="http://www.freddynietzsche.com/porto" width="280" height="373" />Porto, bellissima. &Egrave; per&ograve; come fosse un fermo-immagine un attimo in ritardo. Ci&ograve; che di Porto affascina, patrimonio Unesco, &egrave; la sua decadenza. Un&#8217;altra meraviglia, il Castello dei Templari a Tomar &egrave; incredibile. Ma &egrave; vuoto. Era il quartier generale dell&#8217;&eacute;lite delle &eacute;lite. L&#8217;&eacute;lite del potere economico, religioso e politico d&#8217;occidente. Era l&igrave;, a Tomar. Ora &egrave; immobile, immobilizzato. Intorno solo una contadina che vendeva la propria frutta. Buona. Lo stesso, anche se dall&#8217;opposto, lasciano intuire i mezzi pubblici. Guidano da matti, come non ci fosse nessuno a guardarli, come corressero in una strada di campagna dimenticata. Ma in centro a Lisbona. <br />
Il Portogallo va visto. Ma non basta. L&igrave; ci sono degli odori che qui sono vietati. Intenso odore di bacalau ovunque si venda qualcosa d&#8217;alimentare. Odoraccio di pesce ovunque ci sia un banco del pesce, anche nei supermercati ganzi, che hanno il reparto libri e dolci vicino al pesce. Sempre. Odoraccio di frutta. Quando &egrave; tanta, buona, c&#8217;&egrave; un odoraccio. Mi capit&ograve; di sentirlo solo fra i contadini Slovacchi.<br />
Il Portogallo &egrave; bello. &Egrave; che non basta vederlo. Il Portogallo bisogna girarlo, mangiare nelle bettole, fare le code ovunque, perch&egrave; l&#8217;aspetto meno romantico della saudade &egrave; un imbastimento generale, bisogna cercare i posti meno turistici che hanno la griglia sul marciapiede, bisogna cercare i mercati con gli zingari che urlano e le contadine immobili che aspettano che qualcuno chieda di comprare (&egrave; la saudade), bisogna tirar dritto con freak che ti indicano il parcheggio che avresti visto da solo per aver qualche moneta. Bisogna bere i tipi di Vinho do Porto che hanno solo l&igrave;, perch&egrave; non lo esportano e loro quasi non bevono, bisogna perdersi perch&egrave; i cartelli delle strade mancano. Bisogna andare l&igrave;, ordinare il bacalu, aspettare un ora, lasciare la mancia e ringraziare. Parlando in italiano perch&egrave; in fondo ti capiscono perfettamente, anche se ogni tanto s&#8217;intristiscono.</p>]]>
        
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    <title>Science Fiction Double Feature - Crossing the bridge - The sound of Istanbul</title>
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    <published>2006-08-26T08:48:35Z</published>
    <updated>2006-08-26T12:17:01Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Com&#8217;&egrave;. Il regista de La sposa turca &egrave; turco. Il bassista degli Einsturzende Neubauten &egrave; crucco. E siccome il crucco si &egrave; innamorato di Istanbul, il turco ha deciso di riprenderlo mentre compie un viaggio nella musica contemporanea di Istanbul,...]]></summary>
    <author>
        <name>Matteo Bordone</name>
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        <![CDATA[<p><img alt="orhan_gencebay_single_web.jpg" src="http://www.freddynietzsche.com/orhan_gencebay_single_web.jpg" width="236" height="236" /><strong>Com&#8217;&egrave;.</strong> Il regista de <em>La sposa turca</em> &egrave; turco. Il bassista degli Einsturzende Neubauten &egrave; crucco. E siccome il crucco si &egrave; innamorato di Istanbul, il turco ha deciso di riprenderlo mentre compie un viaggio nella musica contemporanea di Istanbul, sia dalla parte europea che da quella asiatica, sia tra i classiconi che in mezzo ai gruppi rock del momento. &Egrave; un documentario. <br />
<strong>Perch&eacute; vederlo.</strong><br />
C&#8217;&egrave; una curda con una voce pazzesca e anche un tizio che fa hip hop con una mitraglia non indifferente in bocca. Ci sono certi baffazzi da competizione e le vecchie glorie della musica turca hanno belle facce. Se poi vi chiamate Sabina e avete sposato un ragazzo turco (appassionato di Nintendo DS), non potete perdervi una siffatta cartolina musicale di Damasco (questa la capiscono in pochi, ma quei pochi ridono).<br />
<strong>Perch&eacute; non vederlo.</strong>Non &egrave; che siamo messi benissimo come musica moderna a Istanbul. Almeno quella che si vede qui, tranne qualche eccezione, &egrave; derivativa e banale. Poi le riprese musicali sono fatte con una sola telecamera. Questo vuol dire che tutti gli stacchi sono girati dopo e non sono in sincrono con la musica. Insomma una roba apparentemente tecnica che per&ograve; se te ne accorgi ti fa imbestialire. In assoluto tutto il documentario &egrave; sciatto formalmente e pasoliniano nell&#8217;impianto, cio&egrave; tutto tradizione tradizione tradizione viva la tradizione viva la tradizione (e la fortuna della Turchia &egrave; che Ataturk alla tradizione ha sparato in fronte). Infine, i tossici per strada con la chitarra no. Tutto, ma quelli no. Per favore.<br />
<strong>Una battuta.</strong><br />
<em>Istaaanbuuuullll!</em></p>]]>
        
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    <title>Science Fiction Double Feature - Thank you for smoking</title>
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    <published>2006-08-24T16:44:08Z</published>
    <updated>2006-08-24T17:17:17Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Sono pi&ugrave; le rubriche nuove che i post, lo so. Comunque ho deciso che ci metto anche delle recensioni di film, su Freddy Nietzsche. Perch&eacute;? Perch&eacute; no? Magari non regolarmente, ma quando capita. E poi quando tornano i grafici e...]]></summary>
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        <name>Matteo Bordone</name>
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            <category term="Science Fiction Double Feature" />
    
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        <![CDATA[<p><img alt="marlboro" src="http://www.freddynietzsche.com/marlboro" width="280" height="376" /><em>Sono pi&ugrave; le rubriche nuove che i post, lo so. Comunque ho deciso che ci metto anche delle recensioni di film, su Freddy Nietzsche. Perch&eacute;? Perch&eacute; no? Magari non regolarmente, ma quando capita. E poi quando tornano i grafici e i webdesigner e i gianlucaneri, metto ordine tra le rubriche e sar&agrave; facile ritrovare la roba che si vuole e naufragare in questo idroscalo di bla bla bla.</em></p>

<p><strong>Com&#8217;&egrave;.</strong> Il cinema hollywoodiano trasuda buoni sentimenti. Da sempre crocevia del pensiero liberal di chi lo fa e di quello conservatore di chi ci mette la grana, la fabbrica dei sogni ultimamente ha rotto le palle con la correttezza politica settoriale. &#8220;Proiettili a strafottere, cicche non se ne parla neanche&#8221; sembra il nuovo viatico di produttori, sceneggiatori e registi. Il film &egrave; una commedia brillante piena di battute fulminanti di scuola ebraica frizzantina, dove si racconta la storia di un tizio che rappresenta le compagnie produttrici di tabacco e fa l&#8217;oratore in tutte le circostanze in cui loro devono rispondere alle critiche. Avete presente i film sulle multinazionali, quelli in cui alla fine si scontrano in tribunale l&#8217;avvocato buono e ingenuo e una faina col pelo sullo stomaco che gli fa il mazzo o perde con stile? Ecco. Tipo Grisham o tipo quel capolavoro di Michael Mann con Pacino nella parte del giornalista di 60 minutes proprio sul tabacco? Ecco. Thank you for smoking &egrave; la versione <em>Harry ti presento Sally</em> di quei film l&agrave;.<br />
<strong>Perch&eacute; non vederlo.</strong> Perch&eacute; non va da nessuna parte e perch&eacute; racconta del tab&ugrave; delle sigarette al cinema e nello stesso tempo non c&#8217;&egrave; uno che fumi in tutto il film.<br />
<strong>Perch&eacute; vederlo.</strong> Perch&eacute; &egrave; scritto e diretto bene. Si ride. C&#8217;&egrave; un cast di caratteristi bravi e non solo, tutti perfettamente nella parte, tipo il protagonista Aaron Eckart, tipo il gigantesco William H. Macy, tipo occhipallati <span class="caps">J.K.</span> Simmons, tipo Robert Duvall, tipo la supersexy Maria Bello. Menzione speciale per Cameron Bright. I bambini al cinema hanno la faccia da angeli e li vorresti morti perch&eacute; sai che sono solo stronzetti spocchiosi. Poi crescono, diventano degli imbecilli, si schiantano in macchina, si fanno le pere ed &egrave; sempre una bella rivincita. Cameron Bright, il bambino di <em>Birth</em>, ha la faccia da stronzo gi&agrave; adesso. Si lascia guardare senza essere insopportabile. &Egrave; anche bravo. Incredibile ma vero.<br />
<strong>Una battuta.</strong> <em>Come sono? Avete presente il tipo capace di andare a letto con qualsiasi ragazza? Io sono quello, strafatto di crack.</em></p>]]>
        
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    <title>Venezia</title>
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    <published>2006-08-19T00:23:57Z</published>
    <updated>2006-08-24T18:33:52Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Storia Anticamente, i veneti orientali occupavano, pacifici, un territorio umidiccio. Com&#8217;&egrave;, come non &egrave;, arrivarono i cattivi (Fenici? Vandali? Tamarri?). I veneti orientali fuggirono sull&#8217;acqua a rotta di collo. Giunti che furono sulle zolle paludose della laguna, commentarono la scarsit&agrave;...]]></summary>
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            <category term="Lonely People" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.freddynietzsche.com/">
        <![CDATA[<p><strong>Storia</strong><br />
Anticamente, i veneti orientali occupavano, pacifici, un territorio umidiccio. Com&#8217;&egrave;, come non &egrave;, arrivarono i cattivi (Fenici? Vandali? Tamarri?). I veneti orientali fuggirono sull&#8217;acqua a rotta di collo. Giunti che furono sulle zolle paludose della laguna, commentarono la scarsit&agrave; di spazio con la formula sarcastica: &#8220;Ve n&#8217;&egrave; etiam!&#8221; Cio&egrave;: &#8220;Ce n&#8217;&egrave; anche (troppo)&#8221;. Da qui, il nome della citt&agrave;: Venezia.<br />
<strong>Territorio</strong><br />
Sostanzialmente acquatica, Venezia si presenta sull&#8217;acqua. &Egrave; fatta a forma di pesce. Il tratto digerente del pesce &egrave; un fiume detto &#8220;Canal Grande&#8221;. Vene, pinne, lische e altre parti anatomiche del pesce sono il resto dell&#8217;isola. Tutto intorno a Venezia ci sono molte altre isole a forma di altri animali acquatici unicellulari con nomi buffi come Saccasessola.<br />
<img alt="campo" src="http://www.freddynietzsche.com/campo" width="280" height="210" />
<strong>Politica</strong><br />
C&#8217;era il doge; c&#8217;&egrave; Cacciari.<br />
<strong>Indigeni: usi e costumi</strong><br />
Alcuni abitanti di Venezia si muovono in barca, ma la stragrande maggioranza va a piedi. Per questo, proprio come i morti viventi, pur essendo lenti i locali ostentano una resistenza invidiabile: anche la vecchia va pianino ma per cinque ore. Coloriti nei modi, i veneziani incarnano un misto di orgoglio isolano, diffidenza contadina, disincanto marinaresco e alterigia imperiale. Stronzi, direte voi. No, veneziani.<br />
<strong>Idioma locale</strong><br />
La lingua veneziana si fonda sul liquido seminale, presente in una miriade di espressioni idiomatiche a sfondo benaugurale, derisorio o di semplice enfasi dialettica. L&#8217;aspersione di oggetti, luoghi, fatti o eventi di cui si parla, persone citate (lo stesso interlocutore!) col liquido seminale, &egrave; ferma intenzione di qualunque veneziano. &Egrave; bene guardare di buon occhio questa fertile pioggia intenzionale. <br />
<strong>Peculiarit&agrave;</strong><br />
A Venezia si beve parecchio, di continuo, e si mangiano dei tramezzini squisiti, triangoli gonfi di roba. C&#8217;&egrave; pieno di stranieri e di studenti. Le studentesse hanno culi di pietra perch&eacute; camminano molto. L&#8217;alcol rende certe dinamica forse pi&ugrave; goffe, ma anche molto pi&ugrave; leggere. Ci si innamora alla Maurizio Milani: ogni sei minuti. <br />
Luoghi pi&ugrave; belli di Venezia sono San Marco e Rialto. Tutti vanno a San Marco e Rialto. Le persone che frequentano il resto della citt&agrave; si sono in effetti perse e hanno rinunciato al raggiungimento della propria meta bellissima: San Marco e Rialto. Chi chiede informazioni, chiede la strada per San Marco e Rialto. <br />
Il kebab di Bilal (Campo Santa Margherita) &egrave; il pi&ugrave; buono del mondo.<br />
San Marco e Rialto invece sono inflazionati. Li sconsiglio.</p>]]>
        
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    <title>Ah, look at all the gente in giro</title>
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    <published>2006-08-18T18:12:41Z</published>
    <updated>2006-08-24T18:35:00Z</updated>
    
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        <![CDATA[<p><img alt="LPLogo_sm1.jpg" src="http://www.freddynietzsche.com/LPLogo_sm1.jpg" width="150" height="81" />Senza un particolare motivo per farlo, mi sono inventato un nuova rubrica. Si ispira ovviamente alle ottime guide Lonely Planet, che tutti usiamo per andare in giro per il mondo, ma &egrave; una raccolta di mini guide turistiche a tema libero. Funziona cos&igrave;. Chi va in un posto (Chicago, Maglie, Benares, Tangeri, dove vi pare) quando torna, se gli va, scrive delle impressioni, in una forma e con uno stile che gli sembrano interessanti (non oltre le 2500 battute) e le spedisce a <a href="mailto:fnlonelypeople@gmail.com">fnlonelypeople@gmail.com</a>. Se vuole ci pu&ograve; anche mettere una foto. Meno la roba ha un senso universale e informativo in modo tradizionale, pi&ugrave; e personale, ossessiva, asfittica, in qualche modo vagamente (aiuto!) creativa, maggiori saranno le possibilit&agrave; che venga pubblicata su Freddy Nietzsche. Tipo se uno va a Brisbane e litiga col benzinaro e magari vuole raccontare solo quello di Brisbane, be&#8217; per me va anche bene. Se poi allega anche la foto di John il benzinaro scorbutico, meglio ancora.<br />
Grazie come al solito a Enrico per il logo. Poi con calma facciamo tutto per bene, con pagina dedicata, bollino accanto al titolo, un po&#8217; come Ebrei For Dummies (che tra l&#8217;altro riparte a giorni, perch&eacute; siamo circoncisi, non fanagottoni).</p>]]>
        
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    <title>Tu quoque, Bisie, fili mi</title>
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    <published>2006-08-17T12:58:51Z</published>
    <updated>2006-08-17T20:39:44Z</updated>
    
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        <![CDATA[<p><img alt="barks" src="http://www.freddynietzsche.com/barks" width="300" height="277" />Alla fine degli anni dieci, il dio del racconto per immagini Carl Barks, rimasto orfano di madre e impossibilitato a continuare gli studi per via di gravi problemi all&#8217;udito, si barcamena tra mille lavoretti. Pi&ugrave; tardi, da affermato disegnatore Disney, inventer&agrave; un personaggio simile a quella versione arrabattona di se stesso: Paperon De&#8217; Paperoni. Il passato di Paperone (pantaloni bucati, Klondyke, denti che battono al freddo in una catapecchia) emerge qua e l&agrave; nei suoi ricordi, quando asciuga i nipoti tutti raccontando la dura vita dell&#8217;uomo che si &egrave; fatto da solo, per spingerli ad accettare sacrifici e angherie varie. E dentro a quelle storie c&#8217;&egrave; un po&#8217; dell&#8217;infanzia verissima e disperata di Carl Barks.<br />
Molti anni dopo un attore di Milano, gi&agrave; discepolo di Dario Fo, cerca insieme a molti altri colleghi (comici, musicisti, registi e altro) di farsi strada nel mondo dello spettacolo italiano. Il suo pezzo forte &egrave; un celebre monologo sulla natura ambigua e poco comprensibile di quei paperi inventati proprio da Carl Barks. L&#8217;attore si chiama Claudio Bisio.<br />
Dopo molti anni nel sottobosco creativo milanese, Bisio emerge insieme ai suoi soci nei primi film di Gabriele Salvatores, coi quali partecipa alla realizzazione di Mediterraneo e vince una fetta di Oscar con <em>Mediterraneo</em>. Non &egrave; poco. In musica, collabora da sempre con Rocco Tanica e gli Elio e le Storie Tese. In televisione, &egrave; nella gran parte dei programmi comici milanesi (cio&egrave; non Dandini/Guzzanti per intendersi), tipo Zanzibar, Cielito Lindo, Facciamo Cabaret, Mai dire gol, Zelig e altro. Quest&#8217;ultimo programma, condotto insieme all&#8217;ottima Vanessa Incontrada, diventa un fenomeno nazionalpopolare di dimensioni clamorose, pi&ugrave; per il tono e l&#8217;approccio informali, che per la qualit&agrave; straordinaria dei numeri che si susseguono sul palco. Dopo molti anni di successo, anche quella, come ogni altra formula, ha stancato. La gente ha smesso di chiedersi chi sia Tatiana e se il pap&agrave; sia connesso e l&#8217;anno prossimo vedremo meno comici e pi&ugrave; commedia, a quanto pare.<br />
In questi anni ci eravamo convinti che Bisio fosse uno capace di rimanere simpatico, dotato di senso della misura, in qualche misura uno normale, pur avendo una popolarit&agrave; vastissima. Tutte le cose che faceva dimostravano una certa dose di qualit&agrave; e di passione. Il lavoro con gli <span class="caps">EELST </span>di questa estate sembrava confermarlo: una novit&agrave;, una sfida, un tour di un mese con oltre venti date. Roba interessante, ben fatta.<br />
Apprendiamo con una smorfia che Aurelio De Laurentis, formidabile produttore cinematografico italiano, capace di fare valanghe di soldi da industriale del cinema in un paese senza industria cinematografica, ha convinto Claudio Bisio a recitare in un suo film di natale. Il problema &egrave; che lo stesso Aurelio De Laurentis riesce a fare quei soldi con una pratica collaudata, che si basa su una sciatteria diffusa in tutte le fasi della realizzazione del film, controbilanciata da alcuni elementi molto solidi di promozione e scrittura. La promozione &egrave; basata sulla popolarit&agrave; consolidata dei partecipanti e rifugge da qualsiasi forma di originalit&agrave;, ma ha dimensioni imponenti da ogni punto di vista (spot, ospitate, pagine sui giornali, copie distribuite. La colonna sonora &egrave; presa dalle colonne sonore delle campagne pubblicitarie dei telefonini o dai tormentoni delle discoteche pi&ugrave; tamarre; i protagonisti sono i conduttori di trasmissioni di prima serata; soggetto e sceneggitura sono volgari, banalissimi, conditi di turpiloquio senza coraggio; il tutto &egrave; condito da tette, stacchi di coscia e battute come: &#8220;Guarda: quel culattone ha pestato una merda!&#8221;.<br />
Claudio Bisio crescer&agrave; ancora di pi&ugrave; in popolarit&agrave; e guadagner&agrave; una montagna di soldi. Ma come i suoi amici Aldo, Giovanni e Giacomo, entrer&agrave; nella schiera di quelli che finiscono nella grande madre romana del cinema senza qualit&agrave; di Natale. Ne sar&agrave; valsa la pena? Probabilmente s&igrave;, dal punto vista del deposito con sopra scritto &#128; dove potr&agrave; fare il bagno. Anche se di solito quello &egrave; un processo irreversibile. Non si torna a fare cinema piccolo, entusiasta e squattrinato, quando si &egrave; fatto cinema orrendo, stanco, impiegatizio e milionario.</p>

<p><em>PS - Molti di voi diranno voglio vedere te, voglio vedere chi direbbe di no a tutti quei soldi. Si pu&ograve; dire no a tutti quei soldi? S&igrave;. Si pu&ograve;. Una che ha detto di no (e i soldi erano veramente una montagna), c&#8217;&egrave;. Si chiama Luciana Littizzetto.</em></p>]]>
        
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    <title>È tutto vero!...?</title>
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    <published>2006-08-15T15:17:22Z</published>
    <updated>2006-08-15T16:07:58Z</updated>
    
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    <author>
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        <![CDATA[<p><img alt="orsonnews" src="http://www.freddynietzsche.com/orsonnews" width="280" height="347" />Ci sono due notizie che girano in questi giorni che dimostrano come nel nostro paese ci sia una classe di giornalisti vecchiotta e annoiata, rapita in Agosto sostanzialmente da UN problema: quello di raccattare i soldi contati per comprare un Cucciolone al bar della spiaggia, perch&eacute; si gira solo col costume e dopo non si vuole tenere il resto in mano (di marsupio non se ne parla, giustamente, che fa sfigato).<br />
Sul Po, vicino a Pavia, si sono riunite alcune migliaia di giovani da tutta Europa, per un rave hippy non concordato con le autorit&agrave;. I rave, un tempo, nel Regno Unito e non solo,  erano ritrovi improvvisati che si svolgevano dentro ai capannoni o in altri luoghi periferici chiusi. Oggi quella formula si &egrave; ibridata con atmosfrere pi&ugrave; agresti, da festival estivo, da fiore in bocca. Sono calati come i barbari, raccontavano le cronache dei giornali alla vigilia, come un fiume troppo ampio per essere arginato. Erano anche un po&#8217; vestiti male (<em>Questi non sono il popolo del rock in coda per Vasco! Perch&eacute; non hanno in fronte le bandane?! Mollica, d&igrave; qualcosa! Qualcosa su Benigni, Pazienza, Fellini, qualsiasi cosa!!</em>) e hanno costretto i vertici locali della polizia a concitate riunioni d&#8217;emergenza fino a tarda notte. Quando poi la cosa dopo tre giorni si &egrave; conclusa, senza nessun problema di ordine pubblico e solo con un po&#8217; di rumore per gli abitanti, nessuno (tranne <a href="http://www.ilfoglio.it/">il Foglio</a> di oggi, in prima pagina) ha trovato interessante raccontarlo. Perch&eacute; per raccontare l&#8217;alieno basta chiedere agli altri quanto lo temono; per raccontare ragazzi normali che si conoscono poco, bisogna parlarci: troppa fatica e poco panico rendono l&#8217;uomo pigro.<br />
Poi c&#8217;&egrave; la tassa sul lusso in Sardegna. Qualche giorno fa Flavio Briatore e pochi altri, nemmeno troppo convinti della causa ma certamente determinati a trovarsi e fare battute e chiacchierare coi giornalisti, hanno manifestato il proprio dissenso rispetto alla legge introdotta dalla giunta regionale di Renato Soru. Il tutto al Billionaire. Tutti i giornali hanno raccontato il fatto, dicendo anche che c&#8217;erano forse un paio di decine di persone. Per dare l&#8217;idea, lo stesso giorno in una citt&agrave; come Cagliari i manifestanti erano cinque (s&igrave;, 5). Eppure, ogni volta che si cita la legge, si specifica sempre che &egrave; quella &#8220;<em>che ha scatenato una rivolta dei vip guidati da Flavio Briatore</em>&#8221; o cose del genere. Briatore non &egrave; rilevante. Biratore &egrave; un vip pieno di visibilit&agrave;. Bene. &Egrave; ricco. &Egrave; in Sardegna. Molti punti di contatto e quello di cui si parla, in effetti. Ma gli articoli su quella legge potrebbero forse prescindere da questo effetto &#8220;Lucignolo - Bellavita&#8221; e passare oltre. Visto che la manifestazione di Briatore era un aperitivo per giornalisti e altri vip. Si vede da lontano. Figuriamoci come se ne &egrave; accorto chi quelle tartine e quello spumantino li ha assaggiati l&igrave; sul posto.</p>]]>
        
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    <title>È l&apos;Ordine dei Giornalisti, bellezza. E tu (forse) non puoi farci niente!</title>
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    <published>2006-08-12T19:29:56Z</published>
    <updated>2006-08-14T14:07:43Z</updated>
    
    <summary>Daniele Capezzone, pugnace e rompino segretario della Rosa nel Pugno (che ormai affettusamente io chiamo la Rosa nel Culo, dopo il risultato delle ultime elezioni, ottenuto anche col mio aiuto), ha finalmente toccato il tasto dolente, quello dell&amp;#8217;abolizione dell&amp;#8217;Ordine dei...</summary>
    <author>
        <name>Matteo Bordone</name>
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    </author>
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.freddynietzsche.com/">
        <![CDATA[<p><img alt="bogart" src="http://www.freddynietzsche.com/bogart" width="280" height="201" />Daniele Capezzone, pugnace e rompino segretario della Rosa nel Pugno (che ormai affettusamente io chiamo la Rosa nel Culo, dopo il risultato delle ultime elezioni, ottenuto anche col mio aiuto), ha finalmente toccato il tasto dolente, quello dell&#8217;abolizione dell&#8217;Ordine dei Giornalisti. Le reazioni stizzite di tutti, dalla Lega a Rifondazione, la dicono lunga su quanto questa sia una storia pesa. Alla fine a quanto pare l&#8217;abolizione non ci sar&agrave;, ma una riforma forse s&igrave;. Speriamo che la riforma svuoti di senso giuridico l&#8217;ordine, cos&igrave; che i giornalisti di domani non siano pi&ugrave; obbligati a passare dall&#8217;ordine e quelli che ci sono gi&agrave; dentro ci possano stare. Insomma un lento cambio della guardia, strutturale e generazionale, direi.<br />
Ma perch&eacute; io ce l&#8217;ho con l&#8217;ordine? Semplice. Perch&eacute; non ha ragione di esistere.<br />
Seguitemi. C&#8217;&egrave; un signore che ha dei soldi e vuole stampare della roba su un pezzo di carta e venderla a della gente per dei soldi. Mi chiama perch&eacute; sa che so scrivere. Magari non &egrave; vero, ma io l&#8217;ho convinto e lui mi paga per questo (sono fatti nostri), come farebbe per un qualsiasi altro lavoro. Io scrivo. Il giornale esce. Vorrei sapere in quale punto di questa dinamica serve un esame. Spiegatemelo perch&eacute; non lo capisco. Tra l&#8217;altro, come capita sempre quando c&#8217;&egrave; un ente corporativo, tutte le trattative contrattuali, tutti i vantaggi eventuali, tutte le sicurezze, le casse previdenziali, riguardano chi &egrave; dentro. Chi sta fuori, cazzi suoi.<br />
Alcuni, con un ragionamento che ormai io trovo assurdo ma che posso capire, pensano che l&#8217;Ordine dia una garanzia di onest&agrave; e deontologia. Ma il quarto potere funziona in s&eacute;, non ha bisogno di un ente che supervisioni e decida. La stampa perde credito quando scrive cretinate e i giornalisti capaci lo sono non perch&eacute; lo dice l&#8217;Ordine ma perch&eacute; lo dicono i lettori, gli editori, la stampa stessa.<br />
Torniamo all&#8217;esempio di prima. Se ho scritto una cretinata la gente non lo comprer&agrave; pi&ugrave;. Se ho scritto qualcosa che configura il reato il signore mi d&agrave; un calcio in culo e i suoi avvocati se ne occupano, e io rispondo personalmente. Se, dopo aver prodotto un danno al giornale A ed essere stato cacciato, busso al giornale B, il proprietario del giornale B mi fa il gesto dell&#8217;ombrello. Per tornare a scrivere deve prendere meno soldi, devo fare lavori meno gratificanti, deve passare del tempo prima che io riesca a tornare a esprimere le mie idee con il risalto che avevo. Prima di scrivere un&#8217;altra cretinata, in buona o cattiva fede io sia, ci penso sei volte. E se persevero, vado a fare un altro lavoro.<br />
L&#8217;ordine invece strepita solo quando &egrave; imminente un licenziamento, quindi per difendere i giornalisti, qualsiasi sia quello che hanno fatto. Non capita mai (MAI!!!) che l&#8217;Ordine vada contro un giornalista, frontalmente, con forza e ottenga qualcosa. E allora non &egrave; garanzia quello che offre, ma semplicemente difesa d&#8217;ufficio dall&#8217;alto di una posizione dio potere e una cassa previdenziale coi controfiocchi. Allora, dico io, va benissimo, ma perch&eacute; le leggi italiane in termini di libert&agrave; di stampa e normative della stessa devono avere a che fare con un&#8217;associazione cos&igrave; poco sensata? Chi vuole si iscriva. Ma questo non fa certo di lui un giornalista. Sar&agrave; un giornalista privilegiato, va bene, ma non un giornalista.</p>

<p><em>PS - L&#8217;esame per entrare nell&#8217;ordine dei giornalisti prevede che lo scritto si scriva con una macchina da scrivere meccanica. Nel 2006. Non sto scherzando. </em></p>]]>
        
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    <title>Prove tecniche di arte pop: il caso Daniel Edwards</title>
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    <published>2006-08-11T18:47:58Z</published>
    <updated>2006-08-11T23:39:31Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[L&#8217;anno scorso a settembre negli Stati Uniti si parl&ograve;, anche se non troppo, di un trittico di opere composte da una scultura in gesso raffigurante la testa del leggendario battitore dei Boston red Socks Ted Williams, accanto ad alcuni oggetti...]]></summary>
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        <![CDATA[<p><img alt="britney" src="http://www.freddynietzsche.com/britney" width="280" height="210" />L&#8217;anno scorso a settembre negli Stati Uniti si parl&ograve;, anche se non troppo, di un trittico di opere composte da una scultura in gesso raffigurante la testa del leggendario battitore dei Boston red Socks Ted Williams, accanto ad alcuni oggetti legati alla sua professione. Le teste rappresentavano la testa mozzata del Williams stesso. Perch&eacute; era stata mozzata? Perch&eacute; il fratello, invasato duro, aveva ottenuto la custodia del corpo del campione e aveva deciso, dopo una controversia legale con la sorella, di affidarlo alla Alcor, azienda leader nel campo criogenico. Cosa fanno alla Alcor? Semplice: immagazinano i corpi di persone morte dentro a contenitori stagni raffreddati con azoto liquido. Un giorno, secondo loro, verranno riportati in vita. Nella procedura di stoccaggio della Alcor &egrave; previsto che la testa sia conservata separatamente. Quindi decapitano i cadaveri, prima di affidarli all&#8217;abbraccio del freddo Kelvin.<br />
Dell&#8217;opera e del suo realizzatore, il barbuto Daniel Edwards, non si seppe molto da questa parte dell&#8217;oceano e nemmeno poi troppo dall&#8217;altra. Ma qualche mese dopo, nella primavera del 2006, compariva sui giornali di tutto il mondo, dalle parti del colore e non dell&#8217;arte contemporanea, l&#8217;immagine di una scultura (di cui vedete il lato che i giornali non hanno pubblicato) raffigurante la puerpera Britney Spears che partorisce gattoni, allungandosi su una pelle d&#8217;orso. Il titolo della scultura &egrave; <em>Monument to Pro-Life: The Birth of Sean Preston</em>, che potremmo tradurre &#8220;Monumento al movimento per la vita/al movimento antiabortista: la nascita di Sean Preston&#8221;. Britney Spears aveva in efftti partorito il 14 settembre 2005 con taglio cesareo. Ma questo non conta. I giornali, o per Britney, o per quello che vedete, o per l&#8217;orso, o per la posizione, oppure per il titolo e la polemica politica pro-life/pro-choice, ne parlarono tutti.<br />
Ora, in questi giorni, si parla della terza scultura del barbuto Daniel Edwards, ancora una volta sui siti dei quotidiani, o nelle pagine del colore, perch&eacute; si tratta di  un busto che rappresenta Hillary Clinton, il senatore, con delle tette maestose e durissime bene in vista. A detta dell&#8217;artista, l&#8217;idea gli &egrave; venuta sentendo una frase di Sharon Stone, pronunciata nelle interviste durante la promozione di Basic Instinct 2, secondo la quale gli americani non sarebbero oggi pronti a dare fiducia a Hillary Clinton perch&eacute; ha ancora troppa carica sessuale. Evidente che tutto questo non ha niente a che vedere con la realt&agrave; della vita politica e delle valutazioni degli elettori americani, ma senza dubbio ha a che fare con la cultura pop e con l&#8217;intreccio tra realt&agrave; e promozione cinematografica. Quindi c&#8217;entra in pieno con la scultura.<br />
Perch&eacute; Daniel Edwards &egrave; un artista pop. Le sue opere non sono solo le opere, ma anche la reazione dei media e il modo in cui il mondo dello spettacolo stesso risponde a sua volta a questa proiezione di s&eacute;. Per ora la missione sembra compiuta. A ogni opera l&#8217;attenzione cresce e l&#8217;elemento di scandalo, fondamentale per l&#8217;arte tutta, ma per quella contemporanea in particolare, continua ad essere sottolineato da tutti. L&#8217;arte che finisce nelle pagine dell&#8217;arte praticamente non esiste, non &egrave; rilevante per la societ&agrave;.<br />
Le motivazioni dietro alle opere, l&#8217;aria di artista sensibile, l&#8217;urgenza creativa, sono solo imitazioni del classico atteggiamento dell&#8217;artista. Tutto sembra fare parte di una rappresentazione divertita con la faccia seria, come un mockumentary: diciamo che Edwards sta all&#8217;arte contemporanea come gli Spinal Tap stanno alla storia della musica pop.<br />
I documentari <a href="http://www.youtube.com/watch?v=OKuemHM6EWE">The Several Severed Heads of Daniel Edwards</a> e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=u4R-8MUs4R8">Hillary&#8217;s Bust</a>, realizzati dall&#8217;esordiente inesistente <a href="http://www.thesop.org/index.php?id=1770">A. D. Calvo</a> per la <a href="http://www.goodnightfilm.com">Goodnight Film</a>, sono tutti parte dello stesso meticoloco progetto.<br />
Tra qualche mese torner&agrave; con un&#8217;altra scultura. Poi faranno una personale. Poi diranno che &egrave; un impostore. Salteranno fuori scandaletti e altre sculture e denunce e articoli e altra roba. Tutto secondo i piani, intelligenti, di Daniel Edwards, artista pop.</p>

<p><em>ps - Se l&#8217;immagine di Britney vi stomaca, sappiate che anche voi siete venuti fuori cos&igrave;. Fatevene una ragione. E se siete nati cesarei, come me e Sean Preston, la scena faceva schifo uguale se non di pi&ugrave;. Guardate Reparto Maternit&agrave; su Fox Life se non ci credete. </em></p>]]>
        
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    <title>Raschiare il fondo del pescecane</title>
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    <published>2006-08-08T15:47:00Z</published>
    <updated>2006-08-08T16:09:03Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[L&#8217;altro ieri credo di aver visto il reality classico mostrare lo scollinamento della curva minima di creativit&agrave;, il punto di non ritorno, quando le idee finiscono e si alza solo il volume senza suonare niente di nuovo. Non ce n&#8217;&egrave;...]]></summary>
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        <![CDATA[<p><img alt="shark_big.jpg" src="http://www.freddynietzsche.com/shark_big.jpg" width="350" height="552" />L&#8217;altro ieri credo di aver visto il reality classico mostrare lo scollinamento della curva minima di creativit&agrave;, il punto di non ritorno, quando le idee finiscono e si alza solo il volume senza suonare niente di nuovo.<br />
Non ce n&#8217;&egrave; pi&ugrave;. Altro che Happy Days e il suo salto dello squalo.<br />
<span class="caps">MTV</span>: un garone speciale unisce i due reality classici del canale, Real World insieme a Road Rules. Siamo alla finale concentrata di due produzioni. Una delle prove &egrave; la seguente. Su un campo di mais tagliato da poco ci sono due furgoni carichi di carne e delle macchine agricole, tipo trita-alberi o qualcosa del genere; due squarde, i gtiocatori di ciascuna divisi in due categorie, lanciatore e raccoglitori. Il lanciatore prende dei blocchi di carne semi scongelata dal camion e li lancia nella bocca del tritatutto, che smionuzza e spara bistecchine a strisce lontano, a una trentina di metri di distanza, sparpagliate su un area di una decina di metri. L&igrave;, dalle parti dell&#8217;impatto, c&#8217;&egrave; il resto della squadra: tutti hanno tute impermeabili colorate e un cestello di plexiglas in testa. Lo scopo del gioco &egrave; raccogliere, in un catino dove i concorrenti svuotano il loro cestello periodicamente, quanta pi&ugrave; carne possibile. Quello che succede &egrave; pronti via, e cominciano a piovere brandelli di carne, coi concorrenti disperati che presto scivolano su un mare d&#8217;erba e brandelli di carne e non raccolgono una mazza. Dall&#8217;altra parte, dai col trito! E vengono fatti fuori diversi quintali di carne triturata e sparata in testa ai concorrenti della televisione. E tutti sono imbranati, la cosa viene male, raccogliere &#8216;sto mare di carnazza fetida &egrave; impossibile. </p>

<p>Domande che gli autori forse si sono fatti, per poi decidere di no:<br />
A-Perch&eacute; carne e non merda?<br />
B-Quelli col cestello potrebbero essere nudi, no?<br />
C-E che ne dite di usare la carne marcia e tirare dentro anche Fear Factor?!</p>

<p>Domande che gli autori non si sono fatti:<br />
A-Ma &egrave; divertente?<br />
B-Ma &egrave; ributtante, siamo sicuri?<br />
C-Questo gioco fa schifo. &Egrave; porno per macellai sadici! Non sar&agrave; il caso di metter l&igrave; un bel toro meccanico e lasciare perdere?</p>]]>
        
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    <title>The kids are NOT alright</title>
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    <published>2006-08-07T14:09:03Z</published>
    <updated>2006-08-07T14:41:19Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Un tempo, nelle guerre dell&#8217;epica, tutto era stabilito da regole precise e intoccabili. Queste regole prevedevano che ci si fermasse, che ci fosero dei limiti condivisi, che tutto funzionasse secondo una serie di convenzioni, tipiche di una societ&agrave; che doveva...]]></summary>
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        <name>Matteo Bordone</name>
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        <![CDATA[<p><img alt="whokids" src="http://www.freddynietzsche.com/whokids" width="280" height="422" />Un tempo, nelle guerre dell&#8217;epica, tutto era stabilito da regole precise e intoccabili. Queste regole prevedevano che ci si fermasse, che ci fosero dei limiti condivisi, che tutto funzionasse secondo una serie di convenzioni, tipiche di una societ&agrave; che doveva trovare un modo per convivere con la guerra costante. Quella stessa societ&agrave; racconta che con un inganno, fuori da quelle regole, con un cavallo di legno e un trucco da illusionisti, i greci vinsero la guerra e fecero un mare di morti. Tornarono a casa, e aggiunsero quella vittoria ai punti su cui fondarono la civilt&agrave; europea.<br />
In epoca pi&ugrave; moderna, nel Novecento, si &egrave; parlato molto di donne e bambini. Prima le donne e i bambini da salvare, poi il resto. Perch&eacute; le donne e i bambini non sono i maschi adulti che fanno i militari, le donne e i bambini sono la base della societ&agrave;, quello su cui si costruisce la rinascita alla fine della guerra (si sa che le guerre finiscono, tutte, prima o poi). E bastano pochi uomini e tante donne per ricominciare, sembra una battuta da avanspettacolo ma &egrave; quello a cui si pensa quando torna in primo piano la biologia, la meccanica riproduttiva di sopravvivenza di una comunit&agrave;.<br />
Pi&ugrave; di recente si &egrave; sempre parlato di civili e militari. I militari e i civili, Bastogne e Dresda, sono sempre stati la chiave dei conflitti, di tutti i conflitti. E questo conta: quanti morti, quanti militari e quanti civili.<br />
Oggi, in questo conflitto terribile per le condizioni eccezionali e allo stesso tempo ordinarie in cui si svolge, si parla molto dei bambini. I bambini si sventolano morti davanti alle telecamere, come se uccidere loro fosse pi&ugrave; grave, come se ci fosse una vera differenza. &Egrave; bello pensarlo. Fa bene a noi che cos&igrave; possiamo immaginarci che cambi qualcosa, che i bambini vivano nel mondo moderno una condizione diversa, pi&ugrave; protetta, che risponde alla loro ontologica innocenza. Cos&igrave; non &egrave;. Tra i civili, soprattutto dove c&#8217;&egrave; un tasso demografico alto come nelle comunit&agrave; e nei paesi arabi, nelle case ci sono molti bambini. Se tiri missili e razzi sulle case, ammazzi le mamme e i bambini. I bambini arabi israeliani di Nazareth di dieci giorni fa sono uguali ai quelli libanesi di Cana, e sono uguali alle loro madri morte. L&#8217;unica cosa che fa pi&ugrave; schifo &egrave; l&#8217;attenzione morbosa con cui i media cercano in ogni bilancio di morte il numero dei bambini, quasi dovessero stilare una seconda classifica, accanto a quella dei morti, dedicata esclusivamente alla crudelt&agrave; pura.</p>]]>
        
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