giovedì 19 maggio 2011

Lars o non Lars


Ciao Yankele, scusa una cosa. Qui è scoppiato il merdone Lars von Trier a Cannes. Ora, il buon Lars è sempre stato prono alla cagata, a dirla grossa, farsi detestare eccetera. Un po’ perché, dicono, è un depresso cronico; un po’ perché gli piace, il suo cinema è fatto di quello, cioè prendere categorie morali condivise, e sfondarle. La cosa può piacere o no, è chiaro, ma non si può dire che Fellini non fosse un amante delle tettone, né che von Trier sia mai stato in alcun modo accomodante.

Si trova in Francia, a Cannes, in un posto dove i temi edificanti raccolgono applausi automatici. Sta facendo la conferenza stampa. Dice qualche cazzata, qualche cazzata evidentemente paradossale, perché il fatto che lui non sia un nazista è evidente a tutti, e scoppia il putiferio. continua a leggere »



lunedì 8 febbraio 2010

Mazel tour


Caro Yankele, vorrei sapere quanto ci vuole per convertirsi all’ebraismo. Stavo guardando un sito il cui rabbino prospettava dai 3 mesi ad un anno, con una sorta di corso via internet. Da te leggo che ci vanno anni di studi.
Vorrei trasferirmi in Israele ( a proposito, sono gradite dritte in materia-”trasferirsi for dummies”) ma non da cristiano, vorrei far parte del posto a pieno titolo. Questo per tutta una serie di ragioni personali, ma capirai che sentirmi come una mosca bianca non mi sarebbe di aiuto, una volta là. continua a leggere »


venerdì 5 febbraio 2010

A bbase de carciofo


Mi sono appassionato dei romanzi di Chaim Potok: trovi che descriva bene l’ebraismo? Mia moglie sta leggendo la sua “storia degli ebrei” e la trova utile.
L’altro ebreo che ho letto è il simpatico Eran Katz. Grazie a  lui ho approfondito il motivo per cui gli ebrei sono spesso un passo avanti al resto del mondo (certo che essere scelti da D-o ha i suoi vantaggi, vero?) ma mi viene un dubbio: nelle yeshiva si studia davvero così tanto? E i rabbini sanno davvero a memoria così tante cose scritte dai rabbini di tanti anni fa?


Grazie e alla prossima
Paolo

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mercoledì 3 febbraio 2010

To Beth or not to Beth


Ciao, mi sono imbattuto nella vostra rubrica “Ebrei for dummies” e, da come trattate l’argomento, mi sono deciso a chiedervi un parere su una questione che non so mai come affrontare.
Cosa fa di un ebreo un ebreo? Essere ebrei è una questione di religione, di nazionalità, di leggi antiche, di tradizioni o tutto quanto? Perchè una persona che da generazioni vive, ad esempio, in America, la cui famiglia è emigrata dall’Europa, dovrebbe sentirsi ebrea? E’ una questione di cognomi e di alberi genealogici?

Io sono italiano ma non so da dove vengano i miei antenati più remoti e se scoprissi di avere sangue ebraico nelle vene non mi sognerei mai di andare in giro a dirmi ebreo, così come non mi direi cinese se scoprissi di avere una trisavola cinese. Tantomeno mi dico cattolico visto che sono nato in uno stato a maggioranza cattolica, visto che sono ateo.

Ogni volta che pongo questi miei dubbi a qualcuno vengo preso per un antisemita, invece vorrei solo chiarezza su questo punto, ossia su quale sia la concezione che hanno di loro stessi gli ebrei.

Grazie mille in anticipo,
Dario

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giovedì 12 novembre 2009

E Yankele? E il crocifisso?


363px-WillemDafoe09TIFFCaro Yankele, scusa un attimo, ma vorrei il tuo parere sulla questione non tanto del crocefisso, ma dei simboli religiosi in genere. Come funziona per gli ebrei? Come funziona per te? Andiamo per gradi. Tu hai studiato in Italia? C’era il crocefisso in classe? Se sì, che effetto ti faceva?
Matteo

Caro Matteo, come funziona per gli ebrei? Il rispetto delle leggi dello stato in cui si vive è superiore all’osservanza di molte delle leggi religiose. Questo è un punto focale dell’ebraismo, grazie al quale siamo riusciti facilmente ad adattarci ai vari paesi in cui siamo finiti nel corso della storia. Quindi per legge deve starci un crocefisso? Ti deve stare bene. Magari porti avanti un istanza di laicità e uguaglianza nella considerazione data ai diversi credi, ma non è che entri a scuola, ti incazzi e scagli il Nazareno dalla finestra. Così ti abbassi al livello della Santanchè.
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mercoledì 11 febbraio 2009

Zinne kosher e altro


dayan1Caro Yankele, la mia curiosità riguarda la pratica dell’allattamento al seno (me ne occupo come mamma volontaria e ho un interesse anche culturale, oltre che “tecnico-pratico”, per l’oggetto). Nella cultura ebraica è, in qualche modo, disciplinato – e come? Oppure è una di quelle cose di cui la religione non si occupa, lasciando alla discrezionalità della donna la scelta di allattare o meno al seno il proprio bambino?
Grazie mille, la tua rubrica è molto interessante.
Annalisa

Cara Annalisa, nell’ebraismo l’allattamento al seno è vivamente consigliato, per questioni di vicinanza fra madre e bambino. Ovviamente la decisione finale spetta alla madre, essendo questione di competenza chiaramente femminile, ma comunque la regola principale da seguire è quella della tutela della vita. Se per qualsiasi motivo allattare il bambino in una certa maniera (sia al seno o artificialmente) può nuocere alla salute del bambino o della madre, allora è obbligatorio usare il metodo di allattamento più sicuro. E credo che difficilmente una madre (ebrea o meno) obietterebbe su questo punto.
Yankele

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martedì 20 gennaio 2009

Zàcchete


sydney_pollack1Caro Yankele, correggimi se sbaglio: si dice che per convertirsi all’Ebraismo sia necessaria la circoncisione.
Se una persona dovesse aver già subito una circoncisione di carattere medico (ad esempio da bambino) e successivamente decidesse di convertirsi, cosa accadrebbe? Gli verrebbe tagliato un ulteriore eventuale pezzetto? O si accetterebbe la circoncisione medica di tanti anni addietro?
Grazie, un saluto.
Nicola

Ciao Nicola. Sì. Per convertirsi all’ebraismo è necessaria la circoncisione, che è il coronamento di tutto il lungo processo (si parla di anni) di studio, apprendimento dei precetti e delle preghiere, eccetera. Se qualcuno ha già subito una circoncisione medica, questa viene comunque controllata dal moel, il medico osservante che si occupa delle circoncisioni. Se la circoncisione è stata eseguita — mi si perdoni il calembour — a cazzo, lasciando parte della pelle del prepuzio ancora attaccata e mobile, allora il moel procede alla rimozione di qualsiasi lembo di pelle possa, parzialmente o totalmente, coprire il glande. Se la circoncisione subita in precedenza viene invece ritenuta kosher, allora si riceve solo una vestigiale puntura di spillo sull’uccello e si procede ai festeggiamenti. Della mia circoncisione non ricordo parecchio, visto che avevo due mesi ed ero ubriaco (mi rovesciai in faccia il calice del vino che si appoggia alle labbra del bambino), ma un mio amico si convertì a 35 anni ed era veramente ubriaco, al punto di rifiutare l’anestesia. “Ai tempi di nostro padre Abramo”, proclamava, “mica c’era l’anestesia!” Dice che se potesse tornare indietro avrebbe bevuto di meno.
Yankele



mercoledì 17 dicembre 2008

Save as…“jew”


jon_stewart_leaning_on_desk-1Ciao, volevo sapere: esiste il concetto di “salvezza” nell’ebraismo, e se sì, in che senso viene intesa, per ebrei e non?
Grazie
Cecilia

Ciao Cecilia.
Il concetto di salvezza esiste nell’ebraismo come concetto di “Mondo Futuro”, o era messianica. Una sorta di salvezza universale, che verrà portata dalla venuta del Messia su questo mondo. Sebbene le interpretazioni messianiche dell’ebraismo siano molte, e il dibattito fra le diverse scuole ancora aperto, tutti convengono su alcune caratteristiche che l’era messianica porterà: giudizio universale, resurrezione dei morti, pace fra tutti i popoli del mondo. Salvezza, insomma.
L’ebreo osserva i precetti proprio per questo: il rispetto della legge divina accelera la venuta dell’epoca messianica, secondo vari Maestri.
E per gli altri popoli? Chi rispetta diverse leggi, che includano il mangiare prosciutto o l’andare in discoteca il venerdì sera, saranno anche loro salvi?
Sì, a quanto pare. Quando finì il diluvio, il Signore pensò bene di dare a Noè 7 precetti da rispettare affinché la razza umana non si riducesse in quello stato pietoso che lo aveva spinto a dire “Vabbè, dai, ricominciamo tutto da capo. Anzi, salviamo gli animali, che almeno mi erano riusciti un po’ meglio”. Siccome ai tempi di Noè un ebreo non si era ancora visto, i Maestri desumono che questi precetti siano stati dati a tutti i popoli, e siano quelle che, se rispettate, portino la salvezza.
Le cosiddette sette leggi noachidi, che in parole povere prescrivono l’istituzione di tribunali, il divieto di furto e di omicidio, di blasfemia e di incesto, oltre a vietare gli uomini di sbranare animali ancora vivi, e sono i canoni per cui l’uomo – in quanto uomo, qualsiasi legge segua – possa meritare la vita nell’epoca messianica.
Qualche mese addietro, un lettore si domandava se il principale si sarebbe arrabbiato per tutti i sabati in cui ha trasportato oggetti. Sicuramente no, dato che quella regola vale solo per gli ebrei. Ma occhio a non sbranare furetti, ammazzare gente, o farsela con la propria sorella. Pare che per queste cose un po’ se la prenda.

Yankele



martedì 16 settembre 2008

Oscillate wildly


Ho visto talvolta ebrei ortodossi pregare oscillando avanti e indietro. Perché? La stessa pratica mi pare vi sia nelle madrasse: il movimento oscillatorio induce una specie di trance o vi è un aspetto rituale.
Grazie
Andrea Pardini

Caro Andrea,
Molti ebrei, ortodossi e non, pregano oscillando il corpo avati ed indietro. Questo movimento facilita la recitazione metrica della preghiera, ed è parte di quello che nell’ebraismo è definito “Kavvanàh” ossia “intento”.
La Kavvanàh è in parole povere, l’autocoscienza del momento sacro, del fatto che le parole che si stanno pronunciando hanno un significato, e non sono semplicemente qualcosa che si manda a memoria e si recita giornalmente “perché si deve”.
Gli ortodossi sono soliti legare il movimento nella preghiera al Salmo 35 (Ed ogni arto del mio corpo dichiarerà: chi è pari a Te, o Signore?). Dunque si potrebbe dire che La Kavvanàh è l’esatto contrario della trance, che è l’estraniazione della volontà dal corpo, mentre nella preghiera ebraica mente e corpo devono essere insieme presenti e coscienti dell’atto che stanno compiendo.
Non è comunque dogma, ci sono ebrei che oscillano e altri che non oscillano affatto, ed il movimento è solo parte dell’intento. Oltre ad essere un ottimo richiamo all’ordine per il corpo, specialmente quando ci si accorge che invece di pregare si sta lumando il matroneo.
Yankele



mercoledì 10 settembre 2008

Don’t mess with the shabbat


Caro Yankele, caro Matteo, ho conosciuto un ragazzo ebreo in università e – spinto dalla
curiosità – ho iniziato a fargli domande sulla sua religione, gli usi e i costumi.
Mi sono reso conto di quanto poco si sappia sugli ebrei che, anche se presenti, sono molto discreti, riservati, timidi o forse timorosi…
Sarebbe bello conoscere qualcosa di più: perché non pensate seriamente a un libro da pubblicare?
Ho una domanda: girando nel ghetto ebraico di Venezia sabato mattina ho visto degli ortodossi passeggiare e sono rimasto scioccato. Se mi ricordo bene, il mio amico mi aveva detto che il sabato fino al tramonto non esce di casa (eppure non ha cappello nero, riccioli e barba!). Non ci capisco più niente: gli ebrei praticanti e gli ortodossi che fanno al sabato?
Grazie, e complimenti per l’idea!
Andrea
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