venerdì 5 marzo 2010
Talmente lento che non ti stacchi più [Heavy Rain, PS3]
Ne stanno parlando tutti come di questo e di quello, della rivoluzione e della novità, della massima espressione di quell’arte dei videogiochi che, insomma, guarda, che te lo dico a fare, sta per quasi forse diventare matura, e allora adesso diventa il cinema, diventa la scrittura, guarda guarda, torneremo a leggere un buon libro, a un film di Fellini, prima o dopo. Dicono, nella gran parte dei casi, stronzate. continua a leggere »
Ci ho giocato. Ci ho giocato un sacco. Un sacco per pochi giorni, finché non l’ho finito. All’inizio facevo fatica, ma poi ho deciso di fare tutto sistematicamente, con calma, girarmi tutta Rapture e metterci il tempo che ci vuole per fare fuori tutti i cattivi e liberare le bambine.
Ho visto che si sta parlando di un fantomatico videogioco sullo stupro, rispetto al quale fioccano dichiarazioni di Meloni, Alemanno, Dorina Bianchi. Il parterre sarebbe già sufficiente per escludere una qualche consistenza della vicenda, ma, siccome immagino che qualcuno tra chi frequenta questo blog legga i giornali e le loro edizioni online, cercherò di essere breve e dirimere la questione in poche righe.
Ricevo un pacchiettino nero, fatto di cuscinetti antiurto neri. Lo apro, infilo la mano e sento della roba umidiccia, schifosa, appiccichenta. Estraggo quello che sento di solido all’interno e trovo un biglietto che mi invita a visitare una città subacquaea. Il biglietto è stato fatto proprio da una seppia, evidentemente: deve essere un casino spedire della roba da Rapture.
Ogni due anni esce un titolo olimpionico, di freddo e di corsette, di giaccio e di lanci; a volte viene bene, a volte viene di schifo. Non è che mettere in piedi questo tipo di giochi sia gran che facile, anzi. Nintendo ha fatto uscire Wii Sports insieme alla Wii, e ha spaccato per mesi e mesi. Sembrava una scematina buffa, ed era perfetto. Dopo un paio d’anni è uscito Wii Resort, e ci si è accorti presto che valeva un terzo del primo capitolo. C’è tutta una questione di equilibrio tra le discipline, menù, grafica, caricamenti: i giochi di sport sono un genere sfortunato, di quelli che se è tutto perfetto ti viene da dire «carino, con gli amici è divertente», e se è un po’ meno di perfetto finisci per definirlo banalmente «una cagata». Ecco. Se vi venisse un fregolone di olimpiadi invernali nei prossimi giorni, sappiate che questa volta gli è venuto male: è un ballo a palazzo dove i frac ci sono, gli abiti anche, ma le coppie girano fuori tempo. Vancouver è molto meglio alla tele, insomma.
La prima riflessione è che essere maschi è una palla colossale. Non si abbina, non si sceglie, non si fa quasi niente, se non mettere della roba blu o grigia o bianca o poco altro, e metterci vicino dell’altra roba blu o grigia o bianca o poco altro. Sì, direte voi, tu che ti vesti a caso. Sì, io mi vestirò anche a caso, però volete mettere che roba gli accessori, le scarpe assurde, il sopra e sotto le righe? Va be’. Peccato. C’è
Non è che qui adesso stiamo a parlare di questo o quello, di un gioco come un altro, di randellate più o meno forti. No no, manco penniente. Qui stiamo parlando di una di quelle cose che poi magari in sé non hanno chissà quale pubblico, perché sono estreme da ogni punto di vista, però poi finiscono ovunque in forma di influenze, riferimenti, rimandi e richiami. Tipo che anche la vecchia in poltrona, pure se non gliene frega niente, poi si ritrova Pulp Fiction nelle réclame, che lo voglia o no.
Non si capisce come sia, perché poi ci si fa sempre la figura dei beoti goffi, ma nel mondo dei videogiochi d’avventura con donna, e soprattutto in quello dei videogiochi giappi, le alternative sono due: lui salva lei, che è stata rapita dal manigoldo; lei sfida il manigoldo insieme a lui, essendo una dura maschiaccio con ovaie al titanio. Quello che manca, e manca proprio, è una storia in cui lei vada a salvare lui. Mai, dico mai e poi mai, c’è una storia che racconta di una donna che va a salvare un uomo, e mentre lo fa non si sacrifica, non si immola, non è una vergine santa pronta a tutto in nome di un ideale. Che lo salvi e basta, come fosse Indiana Jones con le tette, non capita. Tocca sempre a noi, ed è una fatica totale. 
