giovedì 4 febbraio 2010
Fa freddo e non mi muovo dal divano [Vancouver 2010 - PS3]
Ogni due anni esce un titolo olimpionico, di freddo e di corsette, di giaccio e di lanci; a volte viene bene, a volte viene di schifo. Non è che mettere in piedi questo tipo di giochi sia gran che facile, anzi. Nintendo ha fatto uscire Wii Sports insieme alla Wii, e ha spaccato per mesi e mesi. Sembrava una scematina buffa, ed era perfetto. Dopo un paio d’anni è uscito Wii Resort, e ci si è accorti presto che valeva un terzo del primo capitolo. C’è tutta una questione di equilibrio tra le discipline, menù, grafica, caricamenti: i giochi di sport sono un genere sfortunato, di quelli che se è tutto perfetto ti viene da dire «carino, con gli amici è divertente», e se è un po’ meno di perfetto finisci per definirlo banalmente «una cagata». Ecco. Se vi venisse un fregolone di olimpiadi invernali nei prossimi giorni, sappiate che questa volta gli è venuto male: è un ballo a palazzo dove i frac ci sono, gli abiti anche, ma le coppie girano fuori tempo. Vancouver è molto meglio alla tele, insomma.
La prima riflessione è che essere maschi è una palla colossale. Non si abbina, non si sceglie, non si fa quasi niente, se non mettere della roba blu o grigia o bianca o poco altro, e metterci vicino dell’altra roba blu o grigia o bianca o poco altro. Sì, direte voi, tu che ti vesti a caso. Sì, io mi vestirò anche a caso, però volete mettere che roba gli accessori, le scarpe assurde, il sopra e sotto le righe? Va be’. Peccato. C’è
Non è che qui adesso stiamo a parlare di questo o quello, di un gioco come un altro, di randellate più o meno forti. No no, manco penniente. Qui stiamo parlando di una di quelle cose che poi magari in sé non hanno chissà quale pubblico, perché sono estreme da ogni punto di vista, però poi finiscono ovunque in forma di influenze, riferimenti, rimandi e richiami. Tipo che anche la vecchia in poltrona, pure se non gliene frega niente, poi si ritrova Pulp Fiction nelle réclame, che lo voglia o no.
Non si capisce come sia, perché poi ci si fa sempre la figura dei beoti goffi, ma nel mondo dei videogiochi d’avventura con donna, e soprattutto in quello dei videogiochi giappi, le alternative sono due: lui salva lei, che è stata rapita dal manigoldo; lei sfida il manigoldo insieme a lui, essendo una dura maschiaccio con ovaie al titanio. Quello che manca, e manca proprio, è una storia in cui lei vada a salvare lui. Mai, dico mai e poi mai, c’è una storia che racconta di una donna che va a salvare un uomo, e mentre lo fa non si sacrifica, non si immola, non è una vergine santa pronta a tutto in nome di un ideale. Che lo salvi e basta, come fosse Indiana Jones con le tette, non capita. Tocca sempre a noi, ed è una fatica totale. 
