martedì 22 aprile 2014

A proposito di Davis


dave van ronk inside llewyn davis.- 1Cos’è. È un film dei fratelli Joel e Ethan Coen che racconta la storia di un cantautore dei primissimi anni Sessanta, spiantato, triste e senza pubblico, alle prese con ex, gatti e autostop. Oscar Isaac è il protagonista, Justin Timberlake il nuovo fidanzato della sua ex Carey Mulligan, John Goodman un incontro particolare durante un viaggio. I personaggi sono liberamente ispirati a cantanti della scena folk del periodo, come Dave Van Ronk, Jim and Jean, Tom Paxton, oltre al jazzista tossico Albert Grossman.

Com’è. Non è un film dei Coen di quelli che siamo abituati a vedere, con i caratteri iperrealistici, i primi piani, i mondi interi di bizzarrie, i panoramoni. Non è nemmeno un film storico su una figura realmente esistita, arrivata troppo presto per godere dell’ondata cantautorale dei Sessanta. Bruno Delbonnel, direttore della fotografia, fa un lavoro di morbidezze molto lontano da altre cose viste nella filmografia dei Coen. Il film non racconta niente di cruciale nella vita del protagonista. continua a leggere »



mercoledì 7 agosto 2013

Blue Jasmine


Hermes-internationalCos’è. È il nuovo film di Woody Allen, e segue To Rome with Love, la sconcertante cretinata sull’Italia che ha fatto temere a molti che il regista di Io e Annie fosse ormai indirizzato verso la compassione. E invece no. La storia è quella di Jasmine (Cate Blanchett), moglie di un magnate della finanza (Alec Baldwin) rivelatosi un truffatore nello stile di Bernie Madoff, cioè artefice di uno schema di Ponzi su larga scala. Povera e senza marito, visto che nel frattempo si è suicidato in carcere, Jasmine ripara a San Francisco dalla sorellastra, impiegata in un supermercato. Dopo quello che le è successo, la donna è sull’orlo dell’esaurimento nervoso, e fatica a ricostruirsi una vita, soprattutto per gli standard cui è abituata. Il film si occupa dei contrasti tra alta società e classe operaia, tra modi e condizioni, sostanza e riflesso sociale, tra liturgia della ricchezza e natura della stessa.

Com’è. Blue Jasmine è un film molto amaro, dove una protagonista disperata e inetta sperimenta il passaggio da una vita di etichetta e sorrisi a una vita di relazioni vere e problemi da risolvere. Cate Blanchett è quasi sempre inquadrata, e tiene in piedi il film intero con la solita mostruosa bravura cui siamo ormai abituati. Il personaggio è a un passo dalla scissione della personalità, quindi scatta quasi quella situazione complessa dei film che parlano di dipendenze e disturbi mentali, dove una certa ripetitività viene motivata da una patologia che ha senso nel mondo reale, ma dal punto di vista narrativo rischia di impantanarsi, il che è sempre un problema, visto che la verosimiglianza di un personaggio che non funziona vale sempre meno dell’arbitrarietà di un personaggio che invece funziona perfettamente (su questo si potrebbe discutere molto con dei registi della Nouvelle Vague o del Free Cinema inglese, ma amen, non ce ne sono che leggono questo blog). Gli attori sono tutti in stato di grazia, il film ha una sua gentilezza innegabile, e fa tutto quello che deve e che può.

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lunedì 22 luglio 2013

RBTTN all’IMAX di Pioltello (quello che penso di Pacific Rim)


Neon.Genesis.Evangelion.full.1507468L’altra sera sono andato a vedere il film di Guillermo del Toro sui mostri giganti contro i robottoni giganti. Si intitola Pacific Rim, cioè Dorsale Pacifica, che non sarebbe stato un bel titolo, quindi secondo me, esterofilia a parte, hanno fatto bene a tenere il titolo in inglese. Il film racconta di questi mostri terribili che distruggono il mondo. Allora il mondo si mette insieme per contrastarli, e per contrastarli costruisce dei robottoni giganti che per un po’ vincono e poi no. Il film racconta del momento in cui poi no: i mostroni diventano potenzialmente letali per l’umanità, e la squadra robottoni è costretta a uno sforzo finale per farli fuori. continua a leggere »



lunedì 4 febbraio 2013

Staimale & the Porcatroia 6




giovedì 24 gennaio 2013

Flight


Cos’è. È un film di Robert Zemeckis con Danzel Washington nel ruolo di protagonista, e racconta di un pilota di aerei di linea che è riuscito a limitare i danni di un incidente in volo. C’è però il problema che è un uomo sfasciato, beone e strafatto, e la cosa complica il tutto. C’è anche, giganteggiante come al solito, John Goodman. La protagonista femminile è Kelly Reilly, che fa la tossica. Don Cheadle fa l’avvocato, ed è sempre bravo e preciso. Flight è il primo film con attori in carne ed ossa diretto da Robert Zemeckis negli ultimi tredici anni. I tre precedenti erano animazioni con mocap.

Com’è. È un film drammatico con qualche iniezione di azione e un po’ di commedia maschile. Il protagonista è un eroe, un figo straordinario, e allo stesso tempo è un perdente assoluto, un falso mentitore sfigato di merda. Questa dialettica, che mi rendo conto di avere espresso con parole un po’ grossolane, è il cuore del film. La parte di azione è girata divinamente, come ci si aspetta da Zemeckis. No, meglio. La parte di film drammatico è molto discreta e puntuale. È un film che vai, esci, comunque la pensi sei soddisfatto. La sensazione di furto o di rapimento è, direi, esclusa. Il finale può far alzare qualche sopracciglio. continua a leggere »



martedì 8 gennaio 2013

The Master


Cos’è. È il film che segue Il petroliere nella carriera del cineasta Paul Thomas Anderson, uno degli “autori” di Hollywood. Il film racconta la storia di un uomo con dei disturbi della personalità che, reduce dallo scenario asiatico della Seconda Guerra Mondiale, si ritrova a frequentare una nascente setta che sta tra il religioso, il filosofico e il parascientifico, ispirata più o meno liberamente a Scientology. Joaquin Phoenix è il protagonista, Philip Seymour Hoffman è il fondatore di questo nuovo culto, e Amy Adams è sua moglie. Tra gli adepti c’è anche Laura Dern.

Com’è. È un film grosso nella confezione, ma allo stesso tempo è molto “artistico”, e proprio in quel senso banale per cui i dischi stonati sono indie e quelli intonati no. Il film strilla la propria artisticità continuamente, sia nella scrittura che nella regia e nella recitazione. In effetti i temi affrontati sono pochi, e il film si sviluppa per scene impressionistiche molto poco legate tra loro, spesso alternate nel montaggio. Tutto The Master gira intorno alla ripetizione, alla reiterazione, al rifare o meno le cose che si sono fatte prima, cercare di uscire dalle ossessioni e dalle manie, e finire per ricaderci sempre. Ovviamente la coerenza interna di questa impostazione non evita che il film risulti ripetitivo, per quanto in maniera sensata. Poi c’è il tema del padre e del figlio, del maestro e del discepolo che diventano quasi degli amanti, ma non è approfondito Il tutto è inserito nel contesto di questa setta, la quale altera tutte le relazioni, e allo stesso tempo resta uno sfondo nel quale non ci si addentra. continua a leggere »



venerdì 4 gennaio 2013

Quer pasticciaccio negro de violenza ner West, ovvero Django Unchained


Cos’è. È il nuovo film di Quentin Tarantino, viene dopo Inglorious Basterds e un po’ gli somiglia: racconta la storia di uno schiavo negro (Jamie Foxx) che, nel West della metà del diciannovesimo secolo, viene liberato rocambolescamente da un bizzarro cacciatore di taglie tedesco che si spaccia per dentista ambulante (Christoph Waltz). I due diventeranno soci, amici, compagni di avventura, e cercheranno di rimediare ad alcuni dei problemi pratico/esistenziali che deve affrontare uno schiavo liberato nel West americano della metà del diciannovesimo secolo. Sotto tutta questa vicenda c’è il tema classico dell’eroe che libera la bella rinchiusa nel castello. Ci sono anche, notevoli, Samuel L. Jackson e Leo DiCaprio.

Com’è. Molto più di quanto non lo sia il resto del cinema tarantiniano, Django Unchained è un atto d’amore per gli spaghetti western. Si è detto spesso che molte suo cose erano in fondo degli spaghetti western ambientati qui e là. Ecco, questo è uno spaghetti western fatto e finito, con la fotografia giusta, l’ambientazione giusta, gli zoom e le inquadrature giuste, la musica e i cartelli da spaghetti western alla Leone e Corbucci. Fatto e finito. Ovviamente Tarantino non è uno che fa film in stile: ’sta roba se l’è digerita, ce l’ha dentro, e oltre alle 1756 citazioni che ci sono sparse nel film, c’è soprattutto una scrittura molto riconoscibile, lunga, verbosa, quella che conosciamo così bene, di chi si finge da sempre tamarraccio ma in realtà è pieno zeppo di Nouvelle Vague. continua a leggere »



domenica 23 settembre 2012

Il pregiudizio della domenica, ovvero Prendere in prestito una rubrica bella per paura di Andy Orwell


C’è un amico (diciamo un amichetto della rete) tale Francesco detto Kekkoz, che è di quelli che ne sanno a manetta di film. Di film se ne può sapere poco (Curzio Maltese), un po’, tanto, a manetta. Francesco, come Federico e tutti quelli dei 400 Calci, o Franco Dassisti che conduce La rosa purpurea su Radio24, ne sanno di cinema a manetta. Francesco ha una rubrica che si chiama Friday Prejudice, e illustra il venerdì le uscite cinematografiche della settimana; dà anche un giudizio o un’impressione in anticipo, che abbia o meno visto il film.

Io non ho visto il nuovo film di Matteo Garrone, ma ne ho visti altri suoi che mi sono piaciuti. Non mi è piaciuto Gomorra, come ho scritto a suo tempo, ma per ragioni che con Garrone c’entrano poco. Il fatto poi che non mi sia piaciuto ha poco a che fare con il suo essere o meno un film rilevante. Sono passati alcuni anni, e nel frattempo la trappola che il film sembrava potesse diventare per Matteo stesso pare si sia sciolta nel flusso delle cose come lacrime nella pioggia. Ci sono voluti quattro anni: erano lacrime dense, ma ci siamo. continua a leggere »



venerdì 14 settembre 2012

Il cosa e il come, ovvero L’annoso problema della doccia


Ieri Mereghetti ha scritto questo commento incazzatello a uno spot di Sky che usa il più trito e vetusto degli stereotipi per promuovere quello che in un posto normale nessuno promuoverebbe con questa enfasi. Nel senso che se ci fossero delle commedie fatte per un pubblico che ha avuto anche delle alternative, si promuoverebbero quelle. A dirla tutta, delle commedie senza De Sica e Boldi che si nascondono in una doccia e poi per sbaglio uno incula l’altro (sic) ci sono. Le hanno fatte in questi ultimi anni, e si intitolano Benvenuti al Sud, Manuale d’amore, Cado dalle nubi, Che bella giornata eccetera. I film che ebbero un enorme successo commerciale per anni a Natale, prodotti da De Laurentiis e interpretati da De Sica, Boldi eccetera, sono dei film brutti, scritti male, interpretati peggio, girati con i piedi.

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venerdì 20 luglio 2012

Manie di grandezza? No: pratiche, tentativi (a volte anche riusciti).