|
|
|


giovedì 2 settembre 2010

Quel mago di Oz! Vedere i film del turco con anni di ritardo. 6: CUORE SACRO


Ecco il sesto e direi ultimo film di Ozpetek della mia vita. Per gioco, alcune amiche bloggarole mi hanno chiesto di vederli e scrivere delle recensione divertenti. Cioè di scriverle come venivano, sapendo che loro si sarebbero divertite. Io, se mi chiedono le cose gentilmente, e se poi si divertono, poi faccio quasi tutto.

Quelli che seguono sono gli appunti presi durante le visione di Cuore Sacro. Le bestemmie, alla maniera dell’ebraico e dell’arabo, le lingue sagge che hanno costruito le fondamenta della cultura ottomana e di quella cristiana, sono scritte senza vocali.

Dedica: «A gli sgusciati». Manco le preposizioni articolate. Si parte bene. («Ieri sera ascoltavo il programma di La Pina!»)

Crabatta. Esperanto filippino. La filippina è la prima persona che recita nel film, ed è incapace.

Bobulova è una fregna ricca, tutti le fanno le foto, applausi, coretti.

I due ricchi della filippina sono molto ricchi. Sono sulla terazza. Si guardano, evidentemente scemi, e si baciano. Si buttano dal cornicione? Sì. Figata. Morti! Due stronzi in meno. continua a leggere »



lunedì 30 agosto 2010

Cosa voglio di più


Cos’è. È l’ultimo film di Silvio Soldini, e racconta della passione che attanaglia due personaggi (Rohrwacher e Favino) schiacciati dalle rispettive relazioni. Lei lavora in un’assicurazione, lui in una società di catering. Quando si incontrano, flirtano un niente, e poi inizia una relazione di incontri al motel. Lei sta con un pacioso Battiston, mentre lui è sposato e ha due figli.

Com’è. È una delle rarissime volte in cui si costruiscono dei personaggi che lavori e vite normali, e non lo si fa per fare un discorso sul precariato e sulla crisi economica. Sì, il tema dei soldi c’è, ma l’intento sociologico non c’è: è un film che parla di relazioni. Fine.  Sono due persone che non vivono sulle terrazze, non vivono in centro, non fanno lavori creativi: due impiegati a Milano. Non dicono cose incredibili, non fanno cose incredibili, né ci sono reazioni incredibili quando la cosa viene allo scoperto. Tutto è talmente realistico e normale da suscitare nello spettatore una domanda: perché? Non lo dico per fare il sarcastico. Qui l’antiretorica diventa una missione estetica e ideologica, che schiaccia tutto verso un realismo talmente assoluto da non essere mai — vale per i sogni e per il cinema, di solito — più vero del vero. In questo la scelta di Soldini è chiara. A mio parere ci si è arrotolato troppo, ma il film ha equilibrio e coerenza. Gli attori sono in forma, perché sono tutti e tre capaci, e Soldini è uno che con gli attori sa lavorare. continua a leggere »



sabato 28 agosto 2010

Quel mago di Oz! Vedere i film del turco con anni di ritardo. 5: SATURNO CONTRO


Proseguono le puntate del formato estivo più frizzante del 2010, cioè questa cosa che io guardo i film di un regista che non mi piace, tanto per il disgusto di vederli e fare ridere gli amici. Ho visto anche questo, gente, sempre e solo per la vostra gioia. E devo dire che mi sono sentito quasi in colpa, questa volta, perché c’era un effetto bowling. Non una croce rossa: un deposito di croci rosse. Ecco gli appunti che ho preso mentre lo guardavo, di sabato pomeriggio. Pirla, direte voi. Sì, ma per tigna.

continua a leggere »



venerdì 27 agosto 2010

Quel mago di Oz! Vedere i film del turco con anni di ritardo. 4: LA FINESTRA DI FRONTE


Al solito, per un impegno presto tra amici, mi sto vedendo un po’ di film di Ferzan Ozpetek. Questi sono gli appunti che ho visto durante la visione di questo La finestra di fronte, del 2003.

Nei film di registi gay i maschi hanno un modo di menarsi da film di registi gay, tutti che si abbrancicano e non si tirano mai delle pizze forti. Qui ci sono due panettieri che si accoltellano, ma prima di farlo non vi dico gli ormonismi. Omicidio negli anni 40. Dissolvenza sulla mano insanguinata che porta ai giorni nostri. Cominciamo bene.

Uh, c’è una coppia etero in crisi! Maddai!

Incrociano uno con l’alzheimer. Non lo aiutano. Mah. Ora c’è la turca solita che è brava. continua a leggere »



giovedì 26 agosto 2010

Quel mago di Oz! Vedere i film del turco con anni di ritardo. 3: LE FATE IGNORANTI


Adesso racconto il film con gli appunti che ho scritto mentre lo vedevo. Racconto anche il finale. Poi commentino. È un gioco per gli affezionati, questo. E su richiesta, per giunta. Se non vi va, lasciate stare. Se non volete sapere come va a finire, lasciate stare.

C’è una coppia di milionari che si parlano come due che non si sono mai baciati e stanno recitando. Lui però viene stirato on da una, non da due, ma da tre macchine. Muore fortissimo (una forma di contrappasso). Lei è Margherita Buy. Odia la filippina, ma la filippina fa l’altarino votivo per il morto. Lei guarda Telemarket e si sbronza. Ha una mamma insostenibile che le sta vicino come si sta vicino a chi si è rotto un menisco giocando a tennis. continua a leggere »



mercoledì 25 agosto 2010

Quel mago di Oz! Vedere i film del turco con anni di ritardo. 2: HAREM SUARE


Appunti che ho preso durante la visione di Harem Suare, secondo film di Ferzan Ozpetek.

d
onne nude al bagno turco
belle
nude
turche

caaaaasta diiiiiiva
casta diiiiiiva
gente col fez
eunuchi
gnocche che parlano francese
il sultano

eccoci: maschi seminudi  con la pelle lucida che fanno la lotta continua a leggere »



martedì 24 agosto 2010

Quel mago di Oz! Vedere i film del turco con anni di ritardo. 1: HAMAM – IL BAGNO TURCO


Il bagno turco è un film a Istanbul. C’è Alessandro Gassman che è sposato, ma litigano: vive a Roma con una figa di legno, e le rompe i coglioni a martello. Fanno i restauratori ricchi, vivono su un colle dei sette, non so quale. Gassman riceve una lettera: una zia che stava in Turchia è morta, gli ha lasciato un immobile. Va a Istanbul per vendere. Scopre che si tratta di un bagno turco. Conosce la famiglia che lo gestisce, e viene quasi adottato. trova le lettere della zia alla sorella, cioè sua madre, e le lettere sono tutte — come dire? — poetiche. Benissimo.

Subito tutti si innamorano di lui, soprattutto i figli degli ex gestori dell’hamam, femmina e maschio. Sembra che lui ricambi lei, ma in realtà si capisce subito che è una finta da calcio di rigore all’oratorio: chiaro che sta guardando a sinistra ma tira a destra. E infatti Gassman si scopre socio del club del pepino, e si fa una storia col ragazzo. Intanto decide di non vendere alla signora cattiva che vuole fare il centro commerciale dove prima c’erano le casette di legno. Ristrutturerà e riaprirà il bagno turco. La moglie lo va a trovare per dirgli che non lo ama più, ma poi succede tutto un casino che non vi dico. continua a leggere »



lunedì 23 agosto 2010

Coraggio, fatti abbracciare


Il cinema italiano, mi chiedi. Bè, è una merda, ma questo è sotto gli occhi di tutti. Un film basta guardare come inizia per capire che non funziona. In Italia [estrae un foglio dalla tasca, ndr], dati alla mano, l’82% dei film degli ultimi cinque anni comincia con un cellullare che squilla o una sveglia che suona, poi si accendono le luci e a letto c’è una coppia, e tu sai già che quella coppia è in crisi, lo vedi dalle facce, dall’arredamento della casa. Il 25% di questi film prevede l’invio di almeno 8 SMS, il 55% sta tra i 3 e i 7 SMS, il 20% restante sta sotto i 3. Un’altra statistica interessante è il minutaggio delle copulazioni: il 64% dei film presenta almeno una sequenza di due minuti di sesso continuativo, si vedono tette e fiche ma non si vedono cazzi. Non l’ho mai capita sta cosa dei cazzi che non si vedono. Perché? Sai quanti cazzi in camera conta il cinema italiano? [estrae un piccolo quadernino dalla tasa della giacca, ndr] Quattro. Quattro cazzi in ottant’anni di storia del cinema. Una vergogna. continua a leggere »



domenica 22 agosto 2010

Fiori nel fango


Cos’è. È un altro film di Sirk, un altro melodramma: me li sto sparando uno dietro l’altro. Questo ha la caratteristica di essere stato scritto da Helen Deutsch e, soprattutto, da Sam Fuller, maestro del torbido, del perverso, del doloroso. Racconta la storia di una bella criminale, appena uscita di galera, che si innamora dell’ufficiale di sorveglianza, belloccio italoamericano. Il vecchio amante, criminale azzimato, non accetta la cosa, ma gli va male e si prende una pallottola da lei. Ma il garante non la porta alla polizia, perché lei gli confessa il proprio amore. Scappano verso il Messico. Come finisce non ve lo dico. Però meno lacrime del solito, ma piuttosto un po’ di amarezza e di occhi lucidi.

Com’è. Senza voler fare quelli che dalla scheda di IMDB capiscono tutto, la presenza di Fuller cambia un po’ tutto nell’impianto del film. Questo è sì un film drammatico, ma non esattamente: è un melodramma ibrido, mescolato con una storia di crimine. Si può dire che sia un mélo-noir: roba che alla fine degli anni Quaranta andava ancora molto. Un film d’amore con delle pistole, in bianco e nero, senza grande azione ma con dialoghi intensi. La madre italiana cieca del garante è una figura centrale: vede più degli altri, e capisce la protagonista e i suoi travestimenti dal primo minuto. E i personaggi sono lontani da qualsiasi stereotipo. Tutti e tre stanno evidentemente stretti nel proprio ruolo di uomo di legge, amante disposta a tutto, scaltro individualista. Fanno finta. E dopo un po’ non ce la si fa più, a fare finta.  continua a leggere »



domenica 22 agosto 2010

Almeno così scripta manent


Tra pochi mesi smetteremo di sentire parlare di MUBI.








Gianluca Neri, agosto 2010