lunedì 13 febbraio 2012
The Artist piace alla gente che dispiace (AVVISORIA SPOILERISTICA – spiego il finale)
The Artist è un film francese che sta vincendo molti premi. Racconta la storia di un attore del muto che, negli anni del passaggio al sonoro, perde la celebrità che si era conquistato con film avventurosi di cassetta, e cade in depressione. Nel frattempo conosce un’attricetta della generazione successiva, la quale ha sempre più successo e diventa una diva dei film sonori. L’amore tra i due è la vera storia del film, tra teatri di posa, sigari dei produttori, bianco e nero, Hollywood anni Venti. Il film è muto.
Questo fatto che il film sia muto è una caratteristica tecnica e di marketing, ma non è la ragione per cui il film funziona. Il film funziona perché funziona la storia tra loro, ha una sua grazia, è girato con una buona dose di onestà, pur essendo una specie di «omaggio metalinguistico al cinema», cioè il tipico prodotto adorato dai critici, ma generalmente inaccessibile al pubblico normonanista. In questo caso si tratta invece di una cosa facile, anche facilona, non servono pippe acrobatiche: incastra Cantando sotto la pioggia, Quarto potere, Viale del tramonto e altri classiconi del bianco e nero, e usa quelle atmosfere e quei temi per raccontare un’altra storia d’amore. Anche se è muto, il film spesso ricorda molto di più il cinema degli anni Quaranta che non quello dei Venti, a dirla tutta. Anche perché negli anni Venti i registi e i direttori della fotografia espressionisti, spesso ebrei, erano tendenzialmente ancora sereni in Germania. Ma questa è un’altra storia. continua a leggere »


