mercoledì 19 ottobre 2011
Drive
Cos’è. È il film di Nicolas Winding Refn che ha spaccato a Cannes, quello di cui tutti parlano, quello che ti viene quasi voglia di non andare a vedere, se sei stronzetto, perché i tuoi amici cinefili ti stanno pestando le ovaie da giorni a riguardo. Drive racconta la storia di un appassionato di automobili che fa l’autista per i rapinatori, e lavora in un’officina. Presto conosce una ragazza e se ne innamora. L’amore lo costringerà a abbandonare la discrezione assoluta della sua vita precedente, e agire. Il cast è ottimo, con Gosling sempre più in stato di grazia, bello e bravissimo, Bryan Cranston impeccabile, Carey Mulligan e Christina Hendricks stupende, Albert Brooks e Ron Perlman che cattivi come adesso non lo sono stati mai. La musica non originale, rétro italo disco, è selezionata da Johnny Jewel della Italians Do It Better. Cliff Martinez invece ha composto quella originale, sempre in zona 1982.
Com’è. È un grande film che racconta in maniera formale una storia classica: quella del puro che è spinto per amore a sporcarsi le mani, diventare eroe suo malgrado. Per raccontare questa storia, Winding Refn decide di attraversare generi e stili di cui si è riempito gli occhi, fino a ottenere qualcosa di straordinariamente originale. Un po’ come conoscere una persona molto particolare, con cui condividi un sacco di amici: riconosci continuamente i riferimenti e i modi di dire, ma il risultato è assolutamente nuovo. Il modo di maneggiare l’immaginario e le musiche degli anni Ottanta fa pensare a Sofia Coppola; il rapporto del protagonista con la violenza e l’amore è vicino a Takeshi Kitano; la composizione pittorica di certe inquadrature ricorda Ophuls e Kubrick; la sospensione di alcuni momenti topici ha a che vedere con Hitchcock e De Palma. Eppure non c’è niente, mai, che risulti citato, copiato, rimandato, postmoderno. Gli stili di riferimento sono sempre e solo al servizio del racconto. Racconto che è straordinariamente sentimentale, delicato e dolce, e insieme capace di violenza di intensità straordinaria. Anche qui però Winding Refn è diverso: dolcezza e violenza non sono prima e dopo, in contrasto, ma assieme, contemporanee, spesso indistinguibili. continua a leggere »


Cos’è. È una commedia romantica la cui sceneggiatura è tratta da un racconto di Philip K. Dick. PKD è il più saccheggiato degli scrittori, ma nella gran parte dei casi il saccheggio resta nel genere della fantascienza. Anche se quella di Dick non è fantascienza astronave, commedie romantiche fatte così non ce n’erano mai state. Lui e lei si incontrano e si innamorano, ma i guardiani del destino, che di mestiere fanno andare le cose come devono andare, non sono d’accordo, non vogliono che loro stiano assieme. E Matt Damon invece sì, costi quel che costi.
Sono andato a vedere The Tree of Life, il film di Terence Malick che ha vinto l’ultimo Festival di Cannes, e cerco di scrivere qualcosa di sensato a riguardo. Dico cerco perché all’uscita del film — eravamo sette persone — nessuno ha potuto o voluto dire niente. È uno di quei film un po’ più grandi di te, sui quali esprimono opinioni nette e affilate solo le persone che non sopportano questa condizione. Capita, invece, nella vita, di stare di fronte a qualcosa di forte, cogliere quello che si riesce, percepire la grandezza ma non riuscire a abbracciarla completamente, provare senza riuscirci del tutto a decifrare quello che un tempo si sarebbe definito sublime. Sublime non è un giudizio di valore, attenzione. Sta, in latino, per qualcosa che si stacca dalla terra, si solleva, vola più liberamente nel rarefatto dell’aria.
Cos’è. Fimone di gangster classico intramontabile che racconta ascesa e caduta di un ragazzetto di Chicago, il quale passa da ladro a malavitoso ricco con l’alcol di contrabbando durante il Proibizionismo. Il tutto con padre morto, madre adorante, fratello maggiore probo e contrariato dalla vita del minore. Lui è James Cagney, lei è Jean Harlow. La regia è di William Wellman. Si vedono i bassifondi quando cominciavano a diventare interessanti per il pubblico del cinema. Al momento dell’uscita, nel 1931, il Proibizionismo era ancora in vigore, e Chicago era piena di Gangster fatti così. Il codice di regolamentazione dell’industria del cinema, detto Codice Hays, sarebbe entrato in vigore qualche anno dopo. Per questo il film ha ancora quella bella violenza spietata che ci si aspetta da una cosa di gang chicagoane.
Cos’è. È il quinto film della serie Fast/Furious, ovvero film d’azione con le macchine velocissime e le gare di macchine e le fighe che danno il via, che poi c’è dell’altro sempre tipo colpacci criminali per il bene e per i soldi. Qui si tratta di fuggire a un mandato di cattura internazionale che Vin Diesel e i suoi complici trovano addosso, visto che la fuga dalla galera dello stesso Vin è stata quanto meno vistosa. Rifugiatisi a Rio De Janeiro, i fanatici di auto da corsa vengono raggiunti da The Rock, a capo di una squadra speciale che ha il solo compito di catturarli. Ma qui si inserisce la figura del boss di Rio, e le cose si complicano.
Cos’è. È l’ultimo film di Nanni Moretti. Dopo Il Caimano, Moretti torna in qualche modo a parlare di uomini di potere, ma in un modo del tutto atipico. Il film racconta la storia di un conclave, dopo la morte di Giovanni Paolo II, che elegge un papa nolente. Michel Piccoli, ottimo, sente che il ruolo di capo spirituale della Chiesa Cattolica non gli si addice, gli pesa troppo. Uno psicanalista, Moretti stesso, viene interpellato dal Vaticano perché aiuti il neoeletto depresso. Mentre l’analista è “prigioniero” nel conclave, e organizza un torneo di pallavolo tra i cardinali, il papa scappa in giro per Roma alla ricerca di sé stesso. Incontrerà una compagnia teatrale che gli darà inconsapevolmente una mano.
Cos’è. È il film che Zack Snyder voleva fare da qualche anno, e aspettava il momento giusto per fare. Concepito, ideato, scritto dal regista di 300, Sucker Punch è il viaggio onirico di una ragazza imprigionata ingiustamente, che fa di tutto per scappare. Lei e le sue compagni di sventure dovranno attraversare una serie di prove più che rocambolesche, allo scopo di portare a casa la pelle. Tra queste, un combattimento nel Giappone degli shogun contro giganteschi idoli guerrieri, l’infiltrazione nelle linee nemiche di un Terzo Reich riveduto e corretto, una lotta fantasy contro draghi e non-morti, un viaggio a rotta di collo su un treno pieno di robot molto cattivi. Lo so che non si capisce, ma di più, scusate tanto, non posso e non voglio dire.