lunedì 14 febbraio 2011
The Bad Seed (Il Giglio Nero)
Cos’è. È un thriller del 1956 di Mervyn LeRoy tratto da una pièce teatrale, che parla di una bambina cattiva. Il padre militare è di stanza a Washington; la madre è tutta educata e per bene, nella casa perfetta; la bambina ha trecce bionde ma è falsa e malvagia. Quando la classe è in gita al parco, muore il primo della classe, che l’ha appena battuta in una competizione legata al profitto, vincendo la medaglia che lei pensava di meritare. Da lì in poi, comincia a manifestarsi la perfidia della piccola trecciuta bionda.
Com’è. È un film storico quanto scalcagnato. La bambina è una macchietta, mentre altre interpretazioni intorno a lei sono ottime, prima fra tutti quella di Eileen Heckart, madre del bambino annegato. Il tutto poi sul finale diventa veramente delirante per trama, toni, soluzioni, fino a una chiusa assurda. Dopo The End, un cartello chiede di non raccontare la trama agli altri, vista la natura del film, e poi il cast si presenta, sorridente, sul set. Sembra un’assurdità, ma in effetti serpeggia, forse involontario, nel racconto un senso di disfacimento della famiglia americana, molto più disturbante della bambina stessa. La madre che tiene insieme le apparenze a tutti i costi; tutti che le fanno i complimenti per la gentilezza affettata della figlia violenta per natura; la morte e la violenza che sono il vero filo conduttore di casa. In realtà c’era un sottotesto razziale nel film, per cui l’idea di una malvagità genetica, per natura, rischiava di mescolarsi pericolosamente con il movimento dei diritti dei negri americani. La mescolanza tra queste sue linee sotterranee è l’aspetto più inquietante del film: una società bianca e per bene, che vive in salotto e colleziona servizi da tè, viene silenziosamente distrutta dalla gramigna malvagia e inarrestabile. continua a leggere »


Il bello del cinema è che è fatto di alchimia tra le persone. Tipo che tu prendi uno bravo a fare una cosa, ma bravo forte, fortissimo, bravo da piangere, uno che scrive serie televisive che ribaltano vite, e quando scrive i film lui è sempre capace, ma non funziona, si muove tra il mediocre e il discreto. E c’è da spaccarsi la testa. Lui è Aaron Sorkin, ha lavorato con registi bravi, molto bravi, e ancora non è riuscito a fare un film che lo guardi, finisce, e dici «Oh, cazzo, questo è proprio un BEL film».




