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domenica 14 marzo 2010

Tokyo, 22.3.11


Anche se fa freddino, i fiori cominciano coraggiosamente a sbocciare. Pruni, camelie, altre piante che mi sa che in Italia non ci sono ma che qui impazzano tipo il mokuren, il kinmokusei e tanti altri amici petaluti. Riflettendo sui fiori ho pensato che è impossibile tradurre alcuni nomi per il semplice fatto che le specie sono diverse, quindi anche il dizionario non serve a niente, in alcuni casi.

Procedendo con le oziosità, mi sono venute in mente una serie di espressioni in giapponese che mi hanno sempre divertito e che, caro amico e cara amica che leggi, ho deciso di condividere con te in questa nuova puntata di Kemuri. continua a leggere »



lunedì 8 febbraio 2010

Rook at me, I’m on terebi! (il nostro uomo alla NHK)




lunedì 1 febbraio 2010

Tokyo, 22-1-29


Avete mai conosciuto Kenzo Tange? Io sì, lavora in un’agenzia immobiliare, chiaro che è  un omonimo, ma il nome contiene gli stessi caratteri del famoso disegnatore di edifici. Mi ha raccontato che i suoi hanno sfruttato il cognome per dargli un nome importante.
Ho cambiato casa di nuovo, anche se con un’agenzia diversa da quella di Kenzo, a cui però ho poi indirizzato una mia amica neolaureata in cerca di una sistemazione a Tokyo. Lei ha studiato architettura e appena le ho detto del Tange ha voluto servirsi da lui, se non altro per ottenere il prezioso biglietto da visita.
Parlando di questo trasloco con i miei amici, il ritornello che ho sentito di più è stato “Ah, certo che deve essere stato un problema grosso trovare casa a Tokyo, no? Ho sentito che nessuno affitta a stranieri”. Sono caduto dalle nuvole. Ho trovato casa in due giorni, scegliendo tra decine di appartamenti in cui sono stato portato subito da tre o quattro agenzie immobiliari, le quali hanno continuato a chiamarmi insistentemente per propormi altri posti. Quando io ho scelto, abbiamo firmato subito il contratto. E pensare che io sono, in effetti, una specie di precario freelance! continua a leggere »



mercoledì 9 dicembre 2009

Tokyo, 21.12.8


DSC_3523A forza di abitare a Tokyo sono diventato di Tokyo.
Ovviamente non me ne rendo conto finché rimango in città, ma la settimana scorsa mi è capitato di dover andare a Osaka per lavoro.
Tutto si è svolto in una zona molto nascosta della città che adesso non so nemmeno bene dove si trovi, ma l’impressione che ho avuto è stata di trovarmi in un vascio di stampo napoletano. Al nostro arrivo tutti gli abitanti del quartiere sono usciti di casa, ci hanno chiesto cosa stessimo facendo e hanno trovato tutti i pretesti per attaccare discorso. Ci sono alcuni stereotipi che la gente di Tokyo appiccica agli Osakesi: non so se siano veri ma tutta la gente che ho visto li sfoggiava orgogliosamente. Capelli impermanentati in modo violento, sigarette penzolanti dalle labbra, signore con pantaloni stampati a leopardo e maglie raffiguranti leoni ruggenti, battute incentrate sui doppi sensi.
Se non avessi avuto da fare penso che sarei rimasto lì a chiacchierare un po’ con tutti, sfidando la difficoltà del dialetto locale che, devo ammettere, non capisco molto. La persona che dovevo intervistare, peraltro, non parlava il giapponese standard, non so se per orgoglio kansaiese o proprio perché non gli veniva. Forse un misto dei due. continua a leggere »



venerdì 16 ottobre 2009

Tokyo, 21.10.16


DSC_2402Nostalgia della ribolla con le castagne, ogni tanto, in autunno. In quei casi vado in piscina, a duecento metri da casa. Ultimamente ci vado quasi ogni giorno.
La mia piscina (è già diventata mia) è un prefabbricato bianco con le pareti sottili che fanno sentire quel suono di piscina anche all’esterno: il maestro che strilla ai bambini per farli nuotare con la tavoletta. La vasca ha i bordi di quella pietra che si usava nell’epoca Meiji per i palazzi governativi; nelle docce ci sono dei cartelli grandissimi che indicano in che senso girare la manopola per aprire e chiudere l’acqua; i bagnini salutano ogni nuotatore che arriva o se ne va. Ci sono corsi gratuiti personali di nuoto: li fa una signora agée che insegna lo stile farfalla (BATAFURAI). continua a leggere »



venerdì 2 ottobre 2009

Kobe, ottobre 2009


Approfitto della rubrica di Flavio per mettere qui questa foto. Nel gennaio del 1995 il terremoto di Kobe ha fatto 6500 morti, e devastato la città. A quindici anni di distanza, alcuni cittadini si sono consorziati per costruire un monumento alla ricostruzione, alla rinascita, alla forza con cui si combattono le avversità. Hanno scelto di piazzare in un parchetto una statua di Tetsujin 28-go (noto anche come Gigantor), opera di Mitsuteru Yokoyama, celeberrimo mangaro di Kobe.
 
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venerdì 28 agosto 2009

TOKYO, 21.8.25


kemuriago09Negli ultimi anni sempre più amici, conoscenti, sconosciuti decidono di farsi una vacanza in Giappone. Ho quindi pensato di fornire un piccolo prontuario di consigli per il viaggiatore italiano che viene da queste parti.
Evitate l’estate. Sì, lo so che lì da voi si va in ferie da giugno a settembre, ma qui si muore. Veramente. Immaginate di essere nel mezzo della pianura padana dentro a una serra, con un umidificatore acceso su max. Nuvolosa, la serra. Il sole non esce mai, se fate le foto sembrano tutte in bianco e nero, anzi grigio, una sola tonalità. Evitate l’estate giapponese, e visto che ci siete, evitate l’Asia in estate. Stagioni migliori: primavera e autunno. continua a leggere »



giovedì 4 giugno 2009

Ero Oyaji (e non ho nessuna intenzione di smettere)


osakamayorIl Giappone incasella ogni tipo di persona entro una categoria precisa, ognuno sa di cadere in una definizione che è abbastanza elastica da permettere variazioni sul tema, ma che comunque spiega in linea di massima il ruolo che uno ha nella società e come viene visto dal prossimo.

Per fare degli esempi, se sei studente tutti si immagineranno che ti godi la vita anche se non hai molti soldi; se sei sarariiman sicuramente il lavoro ti succhia tutto il tempo con gli straordinari e ti costringe a bevute con i colleghi (al massimo ti concedi qualche partita di golf la domenica); se sei mamma il tuo posto è a casa a badare alle faccende e magari passi i pomeriggi chiacchierando con altre donne a cui ti accomuna il fatto di essere mamma. Potrei andare avanti con le categorie otaku, gyaru (girl pronunciato alla giapponese) e via dicendo, ma Matteo mi ha chiesto di descrivere un’altra figura, l’ERO OYAJI.

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venerdì 22 maggio 2009

Tokyo, 19. 5. 21


imgp5203Il fine settimana scorso è stato per me dominato da enormi palanchini trasportati a spalle per tutte le vie di Asakusa. Anche quest’anno ho partecipato al Sanja Matsuri, una celebrazione religiosa (ma c’è la religione in Giappone? in questi matsuri forse c’è la risposta) che per molti è una ragione di vita. Per tre giorni ogni gruppo che rappresenta i quartieri di Asakusa trasporta il proprio palanchino facendolo sobbalzare sulle spalle e urlando a ritmo. Quest’anno la ghenga di cui faccio parte ha avuto l’onore di chiudere la festa trasportando questo altare portatile fino dentro al tempio la domenica sera durante la processione conclusiva: questa è un’occasione troppo ricca per i membri della yakuza. continua a leggere »



martedì 21 aprile 2009

Tokyo, 15.4.21


kemurelloUltimamente pensando a cosa scrivere su questo Kemuri mi sono venuti solo pensieri confusi, idee disarticolate. Mentre rimuginavo sono fioriti i ciliegi e adesso la città è entrata nella primavera nel modo più rosa che può. Rosa. Pink.
A proposito di rosa, sono andato a vedere una rassegna di pink eiga, i film un po’ scollacciati che hanno spopolato da dopo la guerra fino a una ventina di anni fa. È stata una esperienza formativa: non tanto per le pellicole in sé che mi hanno un po’ deluso (vabé, ma cosa mi aspettavo da dei film praticamente porno a parte le inquadrature dei genitali?), ma per il tipo di pubblico che ho trovato. Signori attempati, ma anche giovani, coppie, insomma un pubblico variegato e per nulla pruriginoso. Uno dei due film era ironico, girato negli anni settanta e, a suo modo, stiloso; il secondo era una rivoltante ottantata condita con acconciature tremende, interni di pessimo gusto e spalline.
Sono tornato a casa con una specie di consapevolezza che in alcuni punti i giapponesi differiscano profondamente da noi italiani. E uno di questi punti è di sicuro la sessualità. Le cose sporche (già questo modo di definirle la dice lunga…) sono un’occasione per giocare, non già una macchia di vergogna nell’anima di chi le fa. Guardare un film rosa o anche porno non ti mette immediatamente nella categoria dei viziosi amici del demonio o allupati mandrilli incapaci di capire i concetti profondi di un film impegnato. Anzi, alcuni registi importanti hanno cominciato proprio dal pink. continua a leggere »