|
|
|
|


Mercoledì 15 Ottobre 2008

Tokyo, 15-10-2008


Oyashirazu: senza che i genitori lo sappiano. Non è il nome di qualche fumetto licenzioso o libertino, ma il modo in cui i giapponesi chiamano il dente del giudizio. L’ho dovuto imparare mio malgrado tre giorni fa quando questo ha cominciato a lancinare le mie notti con un dolore sfinente. Questi denti hanno, in tutte le lingue che conosco, nomi che riguardano l a coscienziosità che uno dovrebbe avere quando i denti ritardatari cominciano a spingere sulle gengive. Solo quegli sdolcinatoni dei nostri vicini coreani li chiamano i denti dell’Amore, perché arrivano nell’età in cui conosciamo le gioie e soprattutto i dolori di questo sentimento bellissimo che ci permette di vivere e sperare. In Giappone, invece, a quell’età i genitori hanno smesso di occuparsi dello sviluppo fisico dei figli, oppure, in epoche antiche, se ne erano già andati. Qualcuno di voi conosce altri modi di chiamarli in altre lingue?
continua a leggere »


Mercoledì 30 Aprile 2008

Tokyo, 20-4-29


kemaprile08.jpgLa settimana d’oro è il periodo di vacanza più lungo dell’anno qui in Giappone. Tokyo si svuota di nativi per riempirsi di gente venuta dalla campagna, impegnata a raccapezzarsi tra tutte le linee sotterranee della capitale. La settimana d’oro (goruden uiiku) è cominciata oggi. Il 29 aprile è una data importante perché è il compleanno (genetliaco?) dell’imperatore Hirohito, quello che ha combattuto insieme a nazisti e fascisti, ha perso e si è arreso con un discorso alla nazione che sulle prime pochi avevano capito. Per anni questa data, pur rimanendo un giorno vacanziero, era stato chiamato il giorno del verde, in omaggio alla vocazione botanica del discendente degli dei che si arrese a MacArthur (Makkasaa). Da quest’anno, però, la giornata odierna si chiama il giorno di Showa, nome ufficiale di Hirohito. Un ritorno al nazionalismo? in realtà ultimamente le forze di destra giapponesi stanno facendo la voce grossa in occasione di polemiche, come ad esempio quella sul documentario “Yasukuni” del cineasta cinese Li Ying, per ora bloccato fino a maggio da una censura inedita.
Tutto questo per dire che oggi, recandomi al lavoro proprio a Kudanshita, di fronte al tempio della discordia, lo Yasukuni jinjya luogo di riposo per le anime di molti criminali di guerra, mi trovo in mezzo a due grosse ali di poliziotti bardatissimi e con un’aria anti-sommossa. Non avevo mai visto un dispiegamento di forze così imponente, mi spavento e in lontananza sento gli altoparlanti che diffondono canzoni nostalgiche e colonialiste: si tratta della cosa che sopporto meno qui in Giappone, gli uyoku. Sono attivisti di destra nostalgici che invadono le strade con carovane di furgoni bardati di bandiere e stemmi bellici, assordando tutti con musiche e slogan urlati a squarciagola. C’è tensione nell’aria, i poliziotti sono pronti a contrastare colpi di mano ma non succede niente, almeno fino a quando io sono presente.
Mentre penso “se la noncuranza è il peggior disprezzo, i giapponesi devono disprezzare molto questi esaltati” (senza convincermene del tutto), una famiglia -giapponese- mi ferma e mi chiede delle informazioni per andare a chidorigafuji. Ecco, anche durante la settimana d’oro a Tokyo riescono a convivere situazioni apparentemente inconciliabili, e uno straniero da quattro anni in questa città può sembrare più tokyese dei giapponesi di campagna in vacanza.
Il documentario, comunque, lo proietteranno la settimana prossima, in UN SOLO cinema a Tokyo. Prometto che farò il possibile per guardarlo.


Mercoledì 12 Marzo 2008

Tokyo, 20-3-6


kem2036.JPGA Tokyo ci sono i colori della primavera, ma il clima è ancora da inverno pieno. Ho fatto male a mettere nell’armadio la stufa a kerosene. Forse ho fatto anche male a tornare dal Laos, dove ho trascorso una settimana in febbraio. Fa molto bene al cuore lasciare ogni tanto questa città artificiosa, troppo pulita, severa, e andare in un posto dove la polvere si impasta con il pollo arrosto e il riso mangiato a pallocchette con le mani. La cosa più importante da fare, comunque, nella Repubblica Democratica Popolare del Laos, è conoscere qualcuno del luogo, farsi portare in montagna col fuoristrada e passare dei giorni tra le galline e i campi di riso, mangiando tutto, bevendo la sgnapa laotiana da ora di pranzo, lavarsi i denti e il corpo nel Mekong.
Facile poi lamentarsi del Giappone, dove ci sono 15 gradi in meno, tira il vento, bisogna lavorare, e non si danno le bevute con sconosciuti al bordo della strada, magari giocando a dama con i tappi di birra (dritti e rovesciati). Passare in un solo giorno da Vientiane a Ginza procura lo shock più pesante che si può provare senza cambiare continente.
Nel frattempo, a Tokyo si aspetta che i fiorellini rosa sboccino, i bambini cominciano la scuola dopo essere stati dal fotografo per farsi fare un ritratto con la cartella, le mamme li guardano orgogliose, i padri sgobbano per mantenerli e su Newsweek esce una storia di copertina dedicata al disastro economico italiano. Così finalmente amici e conoscenti la smetteranno di sbalordire pensando che ho lasciato il paese dei gondolieri che cantano l’opera e dove a ogni disgrazia si reagisce come in un musical col lieto fine dell’amore nell’ottimismo e viva la vita!


Sabato 19 Gennaio 2008

Tokyo, gennaio 2008


kem012008.JPGNatale non c’è. C’è solo l’involucro di alberi, decorazioni, luminarie, carols, tacchini e pacchi con doni. Ma dentro niente. Capodanno regna, le cose nuove tirano, e quindi anche gli anni, quando sono freschi freschi, non ancora usati. Visto che in Giappone quasi nessuno è di Tokyo ma quasi tutti ci abitano, attorno al 28 si assiste a un ritorno nazionale verso i paesini dove sono rimasti i genitori, i nonni e i campi di riso. Io, fedele alla giapponesità, sono tornato in una campagna non mia, nell’isola dello Shikoku, a ovest. Cibo più dolce, dialetto meno azzimato, ritmo di vita più sciallato. Mi sono concesso il lusso di un Capodanno completamente giapponese con i cibi d’obbligo, le bevande fermentate della tradizione e le peregrinazioni di mezzanotte ai templi. La visita al santuario shinto mi è piaciuta molto. Perché? Perché ad aspettare la nascita dell’anno 20, nel piazzale c’erano centinaia di adolescenti che facevano confusione, scherzavano, ridevano. Poi alle 12 tutti hanno gettato una moneta davanti al tempio dove un sacerdote ballava, sì, ballava benedicendo gli astanti con uno scettro. L’atmosfera mi ha fatto ricordare me bambino alle sagre di un paesino della bassa friulana. Tutta la comunità a festeggiare. Adesso quella sagra non c’è più perché non ci sono giovani e nessuno ha voglia di organizzare. Nemmeno la messa di mezzanotte mi sembra che riscuota un grande entusiasmo. Allora io, da orgoglioso ateo, mi chiedo: quando in Italia è stata levata di mezzo la religione, quella sociale, con cosa è stata sostituita? Tokyo è fatta principalmente per ritornarci. E infatti sono nella capitale, silenziosa, abbottonata, laica, ricca, poco sorridente forse ma esageratamente stilosa. Quanto manca alla primavera?


Lunedì 10 Settembre 2007

Tokyo, 19-9-4


kem0609.JPGIeri sono andato in un parco dei divertimenti vicino Tokyo. Fuji Q Highland. E ho scoperto un nome nuovo da dare alla paura. Non ero mai salito su un vagoncino delle montagne russe fino a un mese fa, quando per lavoro ho fatto un giro sul tracciato di Korakuen, un parco nel centro di Tokyo. Patetico, in confronto alle attrazioni di ieri, alle pendici del sacerrimo monte Fuji (Fugi). A un’ora e mezza di autobus da Shinjuku, il parco sembra vuoto fino a quando ci si avvicina alle giostre. La media è di un’ora e mezza di attesa per una corsa di due minuti circa. In fila. Sulle prime, da impaziente lagnoso, comincio a scocciarmi, ma le torme di studenti universitari attorno a me scherzano e il loro sorriso irradia aspettative. Allora mi lascio convincere che ne valga la pena, che sarà l’esperienza decisiva per me. Esponenzialmente, quando vedo, sento, percepisco che mancano circa quindici minuti, arriva la paura. Fisica. Come di un condannato a qualcosa. “Finitemi subito”. La tentazione di svicolare per una scaletta e andare alla baracchetta dei souvenir. Poi improvvisamente il mio turno. Mi sento l’unico cacasotto deriso da corsi interi di ventenni cotonate. Faccio il vago e salgo sulla seconda montagna russa della mia vita: la più alta del mondo. Si chiama Fujiyama. Comincia con una salita interminabile che porta a una vista splendida sul Fuji: tre secondi di pace assoluta, nuvolette di foschia che incorniciano un ukioe di due secoli fa e poi la caduta libera. Tutto il giro è a velocità secondo me inumana e con un tracciato che sadicamente non dà respiro. Mi sento trafitto da una scarica liberatoria che forse è felicità chimica cerebrale, non so. Sono in pieno sballo adrenalinico da neòfita. Fomentato, decido di procedere al passo successivo, l’essenza stessa e il superamento della montagna russa: “Ee Jyanaika”.

continua a leggere »


Martedì 10 Luglio 2007

Tokyo, 19-7-8


kembord.jpgSono sempre contento di avere ospiti dall’Italia. Ascoltare le notizie, cosa si dice in giro, cosa vibra nello stivale. Poi col responsabile di questo blog si è stati bene, si è parlato, mangiato e bevuto in tranquillità. Gozzovigliando, siamo a malapena usciti dalla zona in cui vivo, Nezu. Per tutti quelli che non conoscono Tokyo, si tratta di un quartiere molto tranquillo della vecchia Edo, in cui molte case di legno sono ancora vive e vegete, con molto verde, circondato dal parco di Ueno da un lato, dallo zoo, da Yanaka e dall’Università. Un posto popolare di tokyesi vecchi di generazioni. Quando arrivano gli stranieri in Italia qualche volta ci rendiamo conto di vivere in posti meravigliosi senza farci troppo caso, e così mi è capitato ultimamente. Infatti da molto tempo non frequentavo stranieri e soprattutto gente che non abita a Tokyo. I miei occhi nuovi mi hanno rivelato che abito nel posto più bello di Tokyo: qui regna il silenzio e gli alberi incorniciano tutte le strade, qui si trovano i migliori ristoranti della città, specialmente in fatto di tonkatsu, soba e kaiseki ryouri. Ci sono rigattieri e spacci di cianfrusaglie con un’aria nostalgica e rétro. Molti negozietti e botteghe urlano la parola “japonisme” al visitatore anche locale, visto che il genere va molto di moda e i giovani usano tessuti di vecchi kimono per confezionare articoli postmoderni.
Amo il mio quartiere. Campanilismo in trasferta? sì.
Inoltre in queste settimane di permanenza di Matteo ho potuto imparare benissimo il milanese dal mio ospite. Eccone un saggio: i pinèla, giapunès, se ghé, uè testina, peggio dei bambini di terza elementare abbiam fatto.

continua a leggere »


Giovedì 31 Maggio 2007

Tokyo, 19-5-30


kemuri530All’inizio non guardavo la televisione perché non la possedevo. Per circa un anno. Poi me ne hanno donata una e mi sono immerso nella visione di programmi di ogni tipo. Soprattutto quelli della mattina per le casalinghe, utilissimi per imparare la lingua, secondo me. Dopo qualche mese, però, la tele mi aveva scocciato e ho smesso. Non guardavo nemmeno i telegiornali che peraltro usano un linguaggio formale e complicatissimo per un autodidatta da strada come me. Negli ultimi mesi, non so perché, ho ricominciato a dedicarmi alla tely e devo dire che ci sono dei programmi molto interessanti. Recentemente è uscito un serial ambientato nei ruggentissimi anni 80 che qui sono indicati come BABORU (bubble). Un’età dell’oro che i giapponesi sopra i 35 anni rimpiangono nemmeno troppo segretamente. Sull’onda di questo revival, in alcuni talk show si cercava la nostalgia con discorsi tipo “eh, allora sì che era bello, eravamo felici”. Quello che mi è piaciuto è che in studio c’erano dei ventenni che hanno cominciato a sbertucciare i matusa criticando la grossolanità da arricchiti cafoni che veniva tollerata in quegli anni. Per il resto, vorrei dare una mia idea della tele giapponese andando per punti.

continua a leggere »


Giovedì 3 Maggio 2007

Tokyo, 19-4-30


kem19430
Lezione di italiano: conversazione.
Riprodurre la seguente situazione

VICINI DI CASA
Coppia A
Giovani sposi amanti delle serate a casa con molti amici. Appassionati
di musica che ascoltano e suonano entrambi a qualsiasi ora del giorno
e della notte. Ora di andata a letto: circa le due di notte dopo
bevute, feste rumorosissime con concertini improvvisati.
Coppia B
Coppia anziana di vecchi. Pensionati. Sveglia alle sei e mezza,
passeggiata aspettando il pranzo, pranzo, riposino, passeggiata in
attesa della cena, cena (verso le sei e mezza), televisione e sonno
per le nove.
L’occasione:
un incontro sul pianerottolo la mattina dopo una festa caciarosissima
a casa dei giovani.

continua a leggere »


Giovedì 19 Aprile 2007

Tokio, 19-4-10


kem19410.jpgLa domenica dei ciliegi è stata un successone: finalmente bel tempo, un posto eccezionale conquistato svegliandomi alle 7 e presidiando il parco per ore, ottimi invitati. In fatto di cibo abbiamo fatto scuola: c’era il figlio di un cuoco tradizionale di cucina tradizionale giapponese del mio quartiere tradizionale, due chef di un ristorante macrobiotico di Hanzomon, il famoso chef di un importante ristorante di Tokyo di cui non faccio il nome (Mandarin Oriental Hotel) e che propone cucina molecolare. Il menu includeva delizie quali insalata con insalate tropicali e fragole, guacamole, grano peruviano, gazpacho di pomodoro e anguria, ottimi vini. Io me la sono cavata portando la “frittat ‘e maccarune”, il pasto dei napoletani al mare. Siamo stati bene, non abbiamo esagerato e sono anche riuscito a tornare a casa su due soli arti.

continua a leggere »


Martedì 3 Aprile 2007

Tokio, 19-3-29


kem3.jpgDa quando sono venuto ad abitare a Tokyo mi sono accorto di una tendenza di molti: quella di edulcorare i fatti. In realtà sono venuto qui da solo, senza un lavoro e senza un posto dove stare, poi lentamente mi sono organizzato con una attività’, una stanza e una vita. Ho fatto molti lavori ma principalmente insegno italiano e suono per chi mi paga. Per molti che mi conoscono indirettamente o anche di sfuggita, forse questa versione dei fatti risultava troppo sciatta o poco spettacolosa. Infatti spesso, tornando a Udine, mi sono trovato di fronte a persone che: -Ah! tu sei quel Flavio che è andato a Tochio dopo aver trovato una donna giapponese di cui eri innamoratissimo e viva l’amore! Oppure: -Ah be’ chiaro, tu parli giapponese perché lo hai studiato è ovvio che sei andato a finire lavia.

continua a leggere »