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	<title>Freddy Nietzsche &#187; Kemuri</title>
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	<description>Il blog che abbraccia i cavalli</description>
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		<title>La terra trema</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 08:55:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kemuri]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/>Il mio paese in fondo alla cartina preferito è un po’ in ambasce. C&#8217;è il terremoto: morti, distruzione, immagini da piangere. Il mio amico Flavio, quello che tiene questa rubrica, è lì. Ecco cosa racconta. All’inizio penso che la vibrazione sia una chiamata sul cellulare, ma guardandolo, non è illuminato. Poi comincia a ondeggiare tutto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/><p><img class="alignleft size-medium wp-image-9533" title="japan_rel96" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/03/japan_rel96-240x286.jpg" alt="" width="240" height="286" /></p>
<p><em>Il mio paese in fondo alla cartina preferito è un po’ in ambasce. C&#8217;è il terremoto: morti, distruzione, immagini da piangere. Il mio amico Flavio, quello che tiene questa rubrica, è lì. Ecco cosa racconta.</em></p>
<p>All’inizio penso che la vibrazione sia una chiamata sul cellulare, ma guardandolo, non è illuminato.</p>
<p>Poi comincia a ondeggiare tutto, e ho capito. Mi precipito fuori mentre dietro me cadono libri, suppellettili, e io per strada scalzo, nella fretta, senza scarpe. Tutto il quartiere è per strada, il terremoto acquista potenza, io mi sento il cuore impazzire, mi manca il fiato, si sentono rumori di roba che cade, ma la cosa più terrificante è che la terra ondeggia e si muove senza controllo sotto i miei calzini. Non riesco a reggermi in piedi e non so se è per la scossa o per la paura.</p>
<p>Il resto su <a href="http://pesceriso.wordpress.com/">PESCeRISO</a>, il blog di Flavio.</p>
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		<title>Tokyo, 23.2.5</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 12:57:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kemuri]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/>Quando uno ha il sangue napoletano che scorre arint&#8217;evven e ha passato degli anni a Venezia, tende a trovarsi a suo agio nei mercati del pesce. Se per qualche motivo riesco a svegliarmi prima delle 6 di mattina, sicuramente faccio un salto a Tsukiji, il più grande mercato ittico del mondo. Di solito ci vado [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/02/F10000011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9205" title="F1000001" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/02/F10000011-240x180.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>Quando uno ha il sangue napoletano che scorre arint&#8217;evven e ha passato degli anni a Venezia, tende a trovarsi a suo agio nei mercati del pesce.</p>
<p>Se per qualche motivo riesco a svegliarmi prima delle 6 di mattina, sicuramente faccio un salto a Tsukiji, il più grande mercato ittico del mondo. Di solito ci vado in bici o in vespa, girovago per i banchi, trovo qualcosa che mi sembra a buon mercato, lo compro, invito qualcuno per pranzo o cena e facciamo una scorpacciata di pesce. <span id="more-9203"></span></p>
<p>Oggi sono andato a Tsukiji con un’amica. Siamo andati a trovare Kenken, un ragazzo che lavora lì al mercato. Ecco, visitare il mercato con uno che ci lavora è tutta un’altra faccenda. Kenken sta in un edificio in cui si fanno le aste delle uova di riccio ed è un appassionato di freccette. A Tsukiji c’è un edificio dedicato unicamente alle aste delle uova di riccio, e basta. Esplorando i banchi un pescivendolo mi chiede perché parli il giapponese? Poi comincia tutta una invettiva contro i turisti che arrivano la mattina sbronzi al mercato, intralciano, e non li si può nemmeno mandare in cùeo perché non starebbe bene. Annuisco e gli dico che nel caso potrebbe prendere a calci nelle terga i suddetti che comunque tornerebbero a casa con una bella storia da raccontare agli amici.</p>
<p>Un amico di Kenken ci viene a prendere e ci fa montare su quella specie di pericolosissimo muletto (taare, lo chiamano) che si usa a Tsukiji. Sfrecciamo tra i tonni, le aste, i pesci vivi, surgelati, altri muletti, carretti di legno, insomma il mercato. Provo anche a guidarlo, l’acceleratore si spinge con la mano, il freno è un pedale tipo vespa e il tutto è instabilissimo. Torno a casa con un coccio (così si chiama a Napoli, mi pare si chiami gallinella in italiano) e un calamarone. Il coccio me lo hanno fatto a poco perché era già morto da ben 5 minuti, purtroppo. Io non lo volevo come animale da compagnia quindi mi è stato più che bene.</p>
<p>Consiglio caldamente di andare a Tsukiji se vi trovate a Tokyo, ma con alcune accortezze: occhi aperti su 4 lati, per evitare di essere investiti e soprattutto per evitare di bloccare la gente che sta lavorando e che deve passare. Attenzione soprattutto quando vi fermate a fare le foto, che in alcuni banchi non sono permesse.</p>
<p>Poi la cosa del sushi. Sì, è vero che mangiare il sushi a Tsukiji sembra caratteristico, ma spesso non è che sia meglio di altri posti di Tokyo dove si paga la metà. Voler mangiare il sushi al mercato mi sembra un po’ come la pizza sul Canal Grande a Venezia. Piuttosto, si può godere della carne sul riso di Yoshinoya, il cui ristorante di Tsukiji è il più antico del Giappone.</p>
<p>Dopo le vacanze natalizie italiane a base di carni di tutti i tipi, ci voleva un tuffo nel pesce.</p>
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		<title>Tokyo, 22.10.9</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 07:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kemuri]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/>Caro Kemuri, è passato parecchio tempo dall’ultima tua edizione. In questo periodo sono stato un po’ in giro ma parecchio anche a Tokyo. Ci ho passato quasi tutta l’estate, in particolare tutto agosto, e agosto a Tokyo non è tanto uno scherzo. Comunque adesso l’estate è finita e io sono sempre qui, a notare le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/10/kemott2010.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8265" title="kemott2010" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/10/kemott2010-240x160.jpg" alt="" width="240" height="160" /></a>Caro Kemuri, è passato parecchio tempo dall’ultima tua edizione. In questo periodo sono stato un po’ in giro ma parecchio anche a Tokyo. Ci ho passato quasi tutta l’estate, in particolare tutto agosto, e agosto a Tokyo non è tanto uno scherzo. Comunque adesso l’estate è finita e io sono sempre qui, a notare le differenze tra il caldo e la pioggia.</p>
<p>QUELLO CHE MI PIACE DELL’ESTATE A TOKYO:<span id="more-8264"></span></p>
<p>I matsuri, cioè le sagre. Amo soprattutto quelle rionali, in cui tutto il quartiere partecipa, si balla e si beve. Quest’anno poi ho seguito i vari festival del ballo Awa, quasi un rito carnascialesco in cui il ritmo dei tamburi ricorda, secondo un mio amico, la gabber.</p>
<p>La nave che fa tutto il giro della baja di Tokyo. Dura due ore e visto che danno la birra a volontà, bisogna stare attenti a dosare bene le forze. Il panorama è splendido, e molta gente si veste in yukata (il kimono estivo di cotone); la nave gode di extraterritorialità, quindi tutti sono estroversi ed è lecito insanire.</p>
<p>I posti di mare con le terme annesse. Fare il bagno caldo con vista sul mare può essere il momento più bello dell’anno.</p>
<p>La rilassatezza dei costumi che si impone con il caldo. Si può essere meno formali nel comportamento e nel vestire. Sbocciano le camicie hawaiane, e soprattutto verso settembre, quando i cinquantenni si accorgono che fa freschetto, danno il rush finale di sgargiantezza. Grande impennata anche di cappelli di paglia.</p>
<p>QUELLO CHE MI PIACE DELL’INIZIO DELL’AUTUNNO</p>
<p>I kaki (o cachi, o loti). Se volete stupire un giapponese, fategli sapere che noi italiani lo abbiamo anche singolarizzato (caco).</p>
<p>Il profumo dell’aria, la luce, la temperatura vivibile, il fatto che non ci si sciolga anche stando fermi a casa.</p>
<p>La minore violenza del desiderio di frutta e verdura buone e fresche che costano una fortuna qui a Tokyo e spesso fanno schifo.</p>
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		<title>Tokyo, 22.6.14</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 15:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/>Ed eccoci entrati nella stagione delle piogge, che si scrive, non so perché, con i caratteri (i kanji) di pruno e pioggia. E’ abbastanza deprimente passare un mese intero con la pioggia quotidiana. Quando fai il bucato non si asciuga, anzi non si asciuga niente e c’è un’umidità ristagnante fastidiosa, il basilico sul terrazzo rischia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/06/kemgiugno2010.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7198" title="kemgiugno2010" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/06/kemgiugno2010-240x160.jpg" alt="" width="240" height="160" /></a>Ed eccoci entrati nella stagione delle piogge, che si scrive, non so perché, con i caratteri (i kanji) di pruno e pioggia. E’ abbastanza deprimente passare un mese intero con la pioggia quotidiana. Quando fai il bucato non si asciuga, anzi non si asciuga niente e c’è un’umidità ristagnante fastidiosa, il basilico sul terrazzo rischia di marcire.<br />
Visto che forse molti pensano che io sia un nippofan sciroccato, stavolta ho deciso di elencare, nude e crude, le cose che non sopporto del Giappone, paese in cui vivo felicemente.<span id="more-7197"></span></p>
<p>- La distruzione sistematica della natura messa in pratica nei decenni dopo l’ultima guerra. In qualsiasi ambiente naturale ci sono costruzioni, casermoni, strade, viadotti, linee elettriche, colate di cemento, catrame, sporcizia. Un postulato di questa scarsa attitudine all’ecologismo è l’uso esagerato di imballaggi, confezioni, prodotti usa-e-getta che si trasformano immediatamente in montagne di rifiuti.<br />
- Il rapporto poco chiaro che molti giapponesi hanno con il ruolo del loro paese nell’ultima guerra. Spesso tutte le nefandezze sono liquidate con la scusa che erano altri tempi, che tutti obbedivano agli ordini e che adesso i cinesi ci marciano troppo.<br />
- Il timore e la tolleranza dell’uomo medio e anche delle forze dell’ordine verso i gruppi di estrema destra (uyoku) le cui attività consistono nello strombazzare inni nazionalisti a volumi esagerati e intralciare le attività cittadine per propagandare cazzate razziste sui paesi ce non sono il Giappone, l’imperatore e le isole che non sarebbero russe ma giapponesi.<br />
- L’indulgenza esagerata verso gli stranieri di razza bianca. Un anglofono può tranquillamente vivere per lustri in Giappone senza saper spiccicare altro che arigàto, pretendendo che tutti capiscano il suo inglese, sfottendo la pronuncia locale, il tutto senza incorrere nel minimo biasimo. Mi chiedo se questo accada in altri posti del mondo.<br />
- Le case sono spesso una specie di deposito merci in disordine. Non si tratta solo di dimensioni, le case dei giapponesi sono, di solito, molto poco accoglienti. Con gli amici ci si vede fuori, nei ristoranti o bevitorie, e non so se lo stato in cui versano gli appartamenti ne sia una causa o una conseguenza.</p>
<p>- Su questo la gente non ha colpe, ma il clima è veramente duro. L’umidità imperversa per tutto l’anno e dà tregua solo in qualche giorno di primavera e autunno. Il colore del cielo è spesso grigio, il sole capita di non vederlo per giorni e giorni, e di norma non ci sono ombre ma solo una marmellata di colori smorti.</p>
<p>Poi ci sarebbero altre piccole cose cha adesso non mi vengono in mente, ma mi sa che ci siamo capiti. O non ci siamo capiti?</p>
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		<title>Tokyo, 22.3.11</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 13:05:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/>Anche se fa freddino, i fiori cominciano coraggiosamente a sbocciare. Pruni, camelie, altre piante che mi sa che in Italia non ci sono ma che qui impazzano tipo il mokuren, il kinmokusei e tanti altri amici petaluti. Riflettendo sui fiori ho pensato che è impossibile tradurre alcuni nomi per il semplice fatto che le specie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/03/DSC_3948.JPG.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6367" title="DSC_3948.JPG" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/03/DSC_3948.JPG-240x160.jpg" alt="" width="240" height="160" /></a>Anche se fa freddino, i fiori cominciano coraggiosamente a sbocciare. Pruni, camelie, altre piante che mi sa che in Italia non ci sono ma che qui impazzano tipo il mokuren, il kinmokusei e tanti altri amici petaluti. Riflettendo sui fiori ho pensato che è impossibile tradurre alcuni nomi per il semplice fatto che le specie sono diverse, quindi anche il dizionario non serve a niente, in alcuni casi.</p>
<p>Procedendo con le oziosità, mi sono venute in mente una serie di espressioni in giapponese che mi hanno sempre divertito e che, caro amico e cara amica che leggi, ho deciso di condividere con te in questa nuova puntata di Kemuri.<span id="more-6368"></span></p>
<p>RONIN<br />
Il termine che anticamente indicava i samurai senza un padrone oggi si usa per chiamare gli studenti che hanno fallito l’esame di ammissione all’università e aspettano che passi un anno per riprovarlo. Anche loro non “appartengono” a nessuno, sono cani senza un padrone.</p>
<p>HANA DE WARAU<br />
Ridere col naso. Significa deridere qualcuno. Non so se rende, tipo quando fai un verso gutturale a bocca chiusa emettendolo poi dalle froge.</p>
<p>JYADOU<br />
Strada sbagliata. Quando si cerca, sforzandosi, di fare qualcosa di originale ma lo si fa nel modo sbagliato. Si usa spessissimo nella cucina. Per i giapponesi quasi ogni cosa che preveda di mescolare il riso bianco con salse o sughi è JYADOU. La mia categoria di jyadou include: ramen al pomodoro o col parmigiano, spaghetti con umeboshi e nori, polenta con la marmellata.</p>
<p>UDE MAKURA<br />
Letteralmente braccio-cuscino. Un momento di intimo relax dopo l’amore sensuale.</p>
<p>MATSU KAZE<br />
Ecco, non è che si usi molto, a parte negli spettacoli di Nou, ma significa pino-vento. E’ il vento che che arriva dopo aver mosso le fronde aghifogliate. Disponibile anche nella versione Shio kaze, cioè il vento che giunge imbevuto di acqua di mare.</p>
<p>GYAKU GIRE<br />
Neologismo tra i miei preferiti. Il gyakugire è una cosa che in italiano non ha un nome ma è diffusissima. Per i giapponesi è uno degli atteggiamenti peggiori e non viene perdonato nemmeno a bambini molto piccoli. Sul dizionario giapponese-italiano Shogakukan non lo trovo, devo cercare su quello giapponese-inglese, che dice “arrabbiarsi con qualcuno che normalmente dovrebbe essere arrabbiato con te, la situazione in cui chi ha fatto un torto è arrabbiato con la vittima”.<br />
A questo punto probabilmente vi saranno venute in mente decine e decine di situazioni in cui visto questa tecnica è stata messa in pratica da amici, conoscenti o nemici, alla televisione o su altri mezzi di comunicazione, e poi alla fine inevitabilmente vi sarete ricordati situazioni in cui, magari con leggerezza, trovando delle motivazioni in cima agli specchi, la avete usata voi stessi. Il gyakugire si porta molto nel paese stivaliforme, dove spesso chiedere scusa equivale a una disfatta incondizionata. In Giappone, invece, si abusa delle scuse e a volte sono una maniera sbrigativa per trarsi d’impaccio. A parte i casi famosi e impressionanti di suicidi di politici presi con le mani nel sacco (sì, il suicidio è la ultima ratio dell’ammissione di colpa), lo “scusa” è l’olio lubrificante dei rapporti umani, qui.<br />
Mi ricordo che nelle poche settimane in cui ho lavorato come cameriere nel ristorante di un mio amico, la regola diceva che tutto lo staff doveva scusarsi con gli avventori del locale nel caso un cliente avesse fatto cadere una posata o un bicchiere. Forse questo è troppo, no?</p>
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		<title>Rook at me, I&#8217;m on terebi! (il nostro uomo alla NHK)</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 11:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/><p><object width="480" height="295"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/D_HdKA-n2v8&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/D_HdKA-n2v8&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"></embed></object></p>
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		<title>Tokyo, 22-1-29</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 08:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/>Avete mai conosciuto Kenzo Tange? Io sì, lavora in un’agenzia immobiliare, chiaro che è  un omonimo, ma il nome contiene gli stessi caratteri del famoso disegnatore di edifici. Mi ha raccontato che i suoi hanno sfruttato il cognome per dargli un nome importante. Ho cambiato casa di nuovo, anche se con un’agenzia diversa da quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/><p><img class="alignleft size-medium wp-image-5909" title="kem01:2010" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/01/kem012010-240x160.jpg" alt="" width="240" height="160" />Avete mai conosciuto Kenzo Tange? Io sì, lavora in un’agenzia immobiliare, chiaro che è  un omonimo, ma il nome contiene gli stessi caratteri del famoso disegnatore di edifici. Mi ha raccontato che i suoi hanno sfruttato il cognome per dargli un nome importante.<br />
Ho cambiato casa di nuovo, anche se con un’agenzia diversa da quella di Kenzo, a cui però ho poi indirizzato una mia amica neolaureata in cerca di una sistemazione a Tokyo. Lei ha studiato architettura e appena le ho detto del Tange ha voluto servirsi da lui, se non altro per ottenere il prezioso biglietto da visita.<br />
Parlando di questo trasloco con i miei amici, il ritornello che ho sentito di più è stato “Ah, certo che deve essere stato un problema grosso trovare casa a Tokyo, no? Ho sentito che nessuno affitta a stranieri”. Sono caduto dalle nuvole. Ho trovato casa in due giorni, scegliendo tra decine di appartamenti in cui sono stato portato subito da tre o quattro agenzie immobiliari, le quali hanno continuato a chiamarmi insistentemente per propormi altri posti. Quando io ho scelto, abbiamo firmato subito il contratto. E pensare che io sono, in effetti, una specie di precario freelance! <span id="more-5907"></span><br />
Quindi mi sa che girano strane leggende metropolitane in questa città, e non parlo di cinesi o coreani, ma di occidentali. Mi chiedo come si debba comportare un europeo per farsi negare una casa in affitto. Sospetto che alla gente piaccia lamentarsi.</p>
<p>Il capodanno è passato, e con esse l’unica occasione di far combaciare il calendario giapponese con quello gregoriano. Questo lo noto da tante piccole cose: un prete buddista che ho chiamato mi ha detto che è occupato fino a Setstubun, l’antica ricorrenza per l’inizio della primavera, in febbraio; l’impiegato comunale della piscina all’aperto sulla riva del Sumida gawa mi ha detto che apriranno a Tanabata, la festa delle stelle in luglio. Devo segnarmi sul calendario Carnevale e Pasqua, altrimenti rischiano di passare così, senza che me ne accorga. Che poi forse è meglio, onde evitare scene da encenecostalacremestammerica.</p>
<p>Ieri, mentre mi facevo la doccia dopo la nuotata in piscina, ho visto un bambino sui tre anni, partecipante al corso di nuoto della prima corsia, oltrepassarmi già nudo e fare la pipì nel vespasiano, per poi tornare nella vasca assieme agli altri piccoli nuotatori. Ho pensato che io, alla sua età, avrei quasi sicuramente svuotato la vescichetta nell’acqua clorata. Chissà se anche ai bambini giapponesi raccontano quella fregnaccia dell’acqua che diventa rossa. Perché è una fregnaccia, no?</p>
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		<title>Tokyo, 21.12.8</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 09:34:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/>A forza di abitare a Tokyo sono diventato di Tokyo. Ovviamente non me ne rendo conto finché rimango in città, ma la settimana scorsa mi è capitato di dover andare a Osaka per lavoro. Tutto si è svolto in una zona molto nascosta della città che adesso non so nemmeno bene dove si trovi, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2009/12/DSC_35231.JPG"><img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2009/12/DSC_35231-499x334.jpg" alt="DSC_3523" title="DSC_3523" width="499" height="334" class="alignleft size-large wp-image-5250" /></a>A forza di abitare a Tokyo sono diventato di Tokyo.<br />
Ovviamente non me ne rendo conto finché rimango in città, ma la settimana scorsa mi è capitato di dover andare a Osaka per lavoro.<br />
Tutto si è svolto in una zona molto nascosta della città che adesso non so nemmeno bene dove si trovi, ma l’impressione che ho avuto è stata di trovarmi in un vascio di stampo napoletano. Al nostro arrivo tutti gli abitanti del quartiere sono usciti di casa, ci hanno chiesto cosa stessimo facendo e hanno trovato tutti i pretesti per attaccare discorso. Ci sono alcuni stereotipi che la gente di Tokyo appiccica agli Osakesi: non so se siano veri ma tutta la gente che ho visto li sfoggiava orgogliosamente. Capelli impermanentati in modo violento, sigarette penzolanti dalle labbra, signore con pantaloni stampati a leopardo e maglie raffiguranti leoni ruggenti, battute incentrate sui doppi sensi.<br />
Se non avessi avuto da fare penso che sarei rimasto lì a chiacchierare un po’ con tutti, sfidando la difficoltà del dialetto locale che, devo ammettere, non capisco molto. La persona che dovevo intervistare, peraltro, non parlava il giapponese standard, non so se per orgoglio kansaiese o proprio perché non gli veniva. Forse un misto dei due.<span id="more-5248"></span><br />
Il dialetto di Osaka è considerato lo strumento ideale per il mestiere di comico, qui in Giappone, anche se poi in realtà quando parli con l’accento forte e non sei un comico la gente di Tokyo non è proprio ben disposta nei tuoi confronti. A me piace, e vorrei conoscerlo meglio, ma quando provo a parlarlo salta fuori una schifezza imbarazzante tipo lombardo che si sforza di imitare i romani e dice frasi tipo “aò, a rrromanno!” oppure cose ancora peggiori tipo “ueh, ma tu vuliva pizz’”, insomma ci siamo capiti. Quindi ho smesso di tentare l’impossibile e ormai assecondo il mio accento che segue l’intonazione tipica di Tokyo, considerata da tutti gli altri snob, presuntuosa e incrostata da un fastidioso senso di superiorità.</p>
<p>Fra poco inizia il periodo più sacro per i Giapponesi che è il capodanno. Come parecchie cose, anzi direi tutte, il modo di trascorrere queste feste lo si apprezza dopo un po’ di anni che ci si vive, da queste parti. Durante il capodanno giapponese si respira, per l’unica volta nei dodici mesi, un’aria rilassata e un’attesa di passare i primi giorni dell’anno a fare niente, ospitando amici e parenti a casa bevendo birra e sake, mangiando dei piatti che saltano fuori solo in quest’occasione e si conservano per giorni sul tavolo, pronti per essere sbocconcellati in qualsiasi momento, senza orarii o restrizioni.<br />
Io, per non farmi mancare niente, penso di anticipare il capodanno con un bell’abbacchio e patate al forno, tanto per non nipponizzarmi troppo e ricordare le radici laiche del Ss. Natale che a casa mia significa principalmente sfondarsi di leccornie.</p>
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		<title>Tokyo, 21.10.16</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 18:29:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kemuri]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/>Nostalgia della ribolla con le castagne, ogni tanto, in autunno. In quei casi vado in piscina, a duecento metri da casa. Ultimamente ci vado quasi ogni giorno. La mia piscina (è già diventata mia) è un prefabbricato bianco con le pareti sottili che fanno sentire quel suono di piscina anche all’esterno: il maestro che strilla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/2009/10/16/tokyo-21-10-16/dsc_2402/" rel="attachment wp-att-4437"><img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2009/10/DSC_2402-240x160.jpg" alt="DSC_2402" title="DSC_2402" width="240" height="160" class="alignleft size-medium wp-image-4437" /></a>Nostalgia della ribolla con le castagne, ogni tanto, in autunno. In quei casi vado in piscina, a duecento metri da casa. Ultimamente ci vado quasi ogni giorno.<br />
La mia piscina (è già diventata mia) è un prefabbricato bianco con le pareti sottili che fanno sentire quel suono di piscina anche all’esterno: il maestro che strilla ai bambini per farli nuotare con la tavoletta. La vasca ha i bordi di quella pietra che si usava nell’epoca Meiji per i palazzi governativi; nelle docce ci sono dei cartelli grandissimi che indicano in che senso girare la manopola per aprire e chiudere l’acqua; i bagnini salutano ogni nuotatore che arriva o se ne va. Ci sono corsi gratuiti personali di nuoto: li fa una signora agée che insegna lo stile farfalla (BATAFURAI).<span id="more-4436"></span><br />
La tessera mensile costa pochissimo, ancora meno se abiti nella circoscrizione. È una piscina pubblica.<br />
Nello stesso complesso ci sono corsi di karate, kendo (molto meglio di quelli che fa Matteo lì in Lombardia, ovviamente), pallavolo, aikido e bruce lee (no, questo no, dai).<br />
Per me la mia piscina è un po’ un simbolo di questo Paese: servizi garantiti a tutti, con una grande attenzione a ogni fascia sociale e di età. Pensionati che fanno volontariato e si tengono attivi, ragazzi che cercano di garantire il massimo di assistenza agli utenti, e anche se la struttura è vecchiotta uno finisce per non accorgersene perché è facile da usare.<br />
Per me, anche se vengo quasi completamente dal nord Italia, l’approccio con le strutture pubbliche giapponesi è sempre sorprendente: anche negli uffici statali ogni richiesta viene esaudita in uno o due passaggi massimo, e in un tempo brevissimo. Credo che se i giapponesi non avessero avuto dei vicini di casa/rivali comunisti adesso potrebbero tranquillamente proclamarsi socialisti, magari senza espropriare i capitalistoni, ma continuando a distribuire la ricchezza come hanno fatto finora.<br />
E a proposito di politica, qui le elezioni hanno mandato a casa il partito di governo, e adesso ci sono i democratici, che poi sono degli ex Jiminto fuoriusciti. Per ora non mi sembra che ci siano stati grandi svolte o decisioni rivoluzionarie, staremo a vedere.<br />
E niente da fare, l’autunno porta con sé una certa nostalgia, sarà per questo che, preso dal magone, ho cucinato il frico. Sì, certo, con la polenta. Ormai la strada è aperta: può partire l’invasione friulana del Giappone.</p>
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		<title>Kobe, ottobre 2009</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 10:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/>Approfitto della rubrica di Flavio per mettere qui questa foto. Nel gennaio del 1995 il terremoto di Kobe ha fatto 6500 morti, e devastato la città. A quindici anni di distanza, alcuni cittadini si sono consorziati per costruire un monumento alla ricostruzione, alla rinascita, alla forza con cui si combattono le avversità. Hanno scelto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-kemuri.png" width="88" height="88" alt="" title="Kemuri" /><br/><p>Approfitto della rubrica di Flavio per mettere qui questa foto. Nel gennaio del 1995 il terremoto di Kobe ha fatto 6500 morti, e devastato la città. A quindici anni di distanza, alcuni cittadini si sono consorziati per costruire un monumento alla ricostruzione, alla rinascita, alla forza con cui si combattono le avversità. Hanno scelto di piazzare in un parchetto una statua di Tetsujin 28-go (noto anche come Gigantor), opera di Mitsuteru Yokoyama, celeberrimo mangaro di Kobe.<BR>&nbsp;<BR><a rel="attachment wp-att-4242" href="http://www.freddynietzsche.com/2009/10/02/kobe-ottobre-2009/attachment/1279/"><img class="alignleft size-full wp-image-4242" title="1279" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2009/10/1279.jpg" alt="1279" width="500" height="401" /></a></p>
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