Sabato 21 Aprile 2007
Second Life
Quando si nasce su SecondLife si è tutti uguali. Si diventa qualcuno con l’esperienza: se sei in grado di allungarti i capelli, di appiccicarti una coda di tasso al culo o di crearti un vestito in stile veneziano allora diventerai una personalità del mondo virtuale.
La prima cosa che faccio su SecondLife è scattare fotografie. Poi, incredulo e basito, scopro che su SL posso volare e piegare lo spazio e il tempo a mio piacimento. A meno che tu non sia Hiro Nakamura, credo che la cosa non ti lascerà completamente indifferente. Puoi trovarti a fare le pulizie in un casinò e optare per un istantaneo salto temporale alla spiaggia per nudisti dove scoprirai che il tuo avatar non è dotato di attributi, né maschili né femminili, pube compreso. Un Residente mi ha spiegato che si nasce così, ma con un po’ di allenamento ci si può costruire un bel pendolo, oppure lo si può acquistare da qualcuno più abile. Altrimenti ti può capitare che te ne regalino ben due di attributi, di dimensioni imbarazzanti e di inclinazione perturbante.
Munito del mio instancabile pene virtuale visito un’isola dove si pratica sesso virtuale. Conosco una tizia francese che si ostinava a rispondermi “I do not speak english” e quindi sfodero il mio arrugginito francese chiedendole il permesso di scattarle una foto mentre il suo corpo rilasciava una miriade di fiocchi di neve. La tizia cerca di vendermi lo script per trasformarmi anch’io in una macchina per la neve, ma non ho soldi a sufficienza per comprarlo. Me lo regala. Mi puzza di truffa. Oppure è vero quello che si dice in giro che su SL il dono è una pratica molto comune soprattutto nei confronti dei novellini.
Quando vai a fare un giro per Rotterdam ridi ogni volta che qualcuno apre bocca. Tutti stanchi, tutti che è tutto il giorno che siamo in giro, tutti che stanno bene perché la vacanza è appena cominciata. Ti raccontano che in Olanda ti fermano anche se il fanale della tua bici è rotto. Sì, sì. Lo sbirro ti ferma e non provare a lamentarti, zero storie che tanto 20 € di multa te li fa lo stesso. Bici ferma da ste parti è un po’ come patente ritirata, che, si sa, l’Olanda è una città -stato tutta in pianura e solo gli sfigati non vanno in bici. Quando vai a fare un giro per Rotterdam ti incaponisci sui dettagli, ti stupisci che il sabato sera alle sette ci sia così poca gente in giro e costruisci castelli tutti tuoi sul quarto d’ora dopo, quando tutti sarebbero usciti a prendersi il vento in faccia, e allora sì che avresti smesso di lamentarti del fatto che ci fosse poca gente in giro. Quando vai a fare un giro per Rotterdam cercano di convincerti che la scritta “Politie†con una fiamma disegnata sopra è il logo di una banca del posto. Bah, ti dici. Sarà . Poi scoprirai che avevi ragione, quella è la polizia, e definitivamente puoi dirti che -cazzo- sarebbe stato ben strano il contrario.
Un bicchierino di rosso al bancone ma l’aria che tira non è buona. Tutte e due le salette sono piene, ci sono facce (e pettinature e vestiti) mai viste prima e c’è un senso di stasi - altrimenti detto nessuno alza il culo anche se sono le otto e venticinque. Il Gianni ci guarda per mezzo secondo e dice solo “E’ tardissimo per mangiare”. Noi osiamo rimanere qualche minuto lì davanti, in anni di frequentazione pensiamo di potercelo permettere - che è poi la cosa da non fare mai: all’
Romano di Lombardia.
Istanbul era proprio come me l’aspettavo. Acqua ovunque ti giri, che sia un canale come il Corno d’Oro, o uno stretto come il Bosforo, o un mare chiuso come il Marmara, prima o poi un ponte lo devi attraversare per forza. Odore di cibo in ogni strada, stradina e piazza, sotto il ponte di Galata. Case e finestre una sopra l’altra. Minareti di tutte le dimesioni che spuntano fuori tra un tetto e l’altro, tra una parabola e l’altra (ma le parabole rosse proprio non me le aspettavo), tra un cartello pubblicitario e l’altro, e accanto le dolci cupole delle moschee. Il traffico la mattina, il pomeriggio, la sera, la notte, sempre, e i clacson, sempre. I bazar, i mercati delle spezie, i baklava dolcissimi pieni di miele. La preghiera, da un minareto all’altro, ogni ora. Tutti che fumano come turchi, ovunque. Una città gigantesca, che anche dall’aereo non capisci dove inizia e dove finisce.
Posso definirlo turismo?