Sabato 11 Novembre 2006
Er sindaco telepatico e er sor Achille
Ventitre ore a Roma. Succede che ci sia ancora un clima similprimaverile e la città eterna sia veramente bella, tiepidina, con le donne che ti lumano come a Milano nemmeno dopo il decimo amplesso: te staccheno la carne de dosso.
Succede che l’arrivo alla stazione Termini metta di buon umore perché quella sì, altro che la stazione centrale di Milano, è pulita, ripulita, luminosa, moderna, europea e allo stesso tempo calda. Poi però si scende in metrò e ci si trova davanti un po’ di merdazza di sporco e scasciato coi vagoni grigi di scritte e tag e pezzi e graffiti chiamateli come vi pare. Incontro Matteo che mi ospita per la notte e gli dico subito: “Devo dì a Walter che è tutto bbellissimo, ma su ’sta metro dovemo intervenì er prima possibbile“. E si scherza si ride. Poi la città è masticata quotidianamente dal traffico, ma le case, i palazzi, come in Caro Diario, si scoprono belli anche nella loro palazzonità. Il cielo è più grande che a Milano.
Dopo un settimana pesa senza il tempo di un post, sono andato allo stadio San Siro a vedere l’Internazionale. Ci sono andato col Gigi, in tram. Io che dalla provincia vivevo sempre ogni evento come un viaggio, andare allo stadio in tram lo trovo impagabile. Se non fosse che poi allo stadio c’è il calcio. E il calcio è un po’ una palla.