venerdì 12 marzo 2010
Praticamente un paese di morti
Mi fa delirare l’automatismo giornalistico della povertà, dei cicli negativi, della crisi, delle difficoltà vissute sempre come responsabilità politica di un dramma insopportabile e collettivo. Non capisco come non trovino tutto il meccanismo anche solo vagamente ripetitivo, se non proprio intellettualmente disonesto. Eppure si continua. E il punto più meschino di tutto il quadretto è sempre lì, nella psiche.
L’Italia è (stato) un paese contadino e cattolico: avere una psiche, pensare anche solo che esista, è troppo da individualisti, da ricchi, troppo “io” per far parte di “noi”, come direbbe il più conservatore dei socialdemocratici nostrani. continua a leggere »




È successo da un paio di giorni, e nessuno ha smentito. A quanto pare è vero, quindi: Paola Binetti se ne è andata dal PD. Quella che si diceva stupita non che mancassero alcuni temi, non che certe posizioni non avessero spazio nel partito, no no, lei si diceva esterrefatta, ribadiva il proprio disagio, si grattava con fastidio le crosticine sulla coscia perché di tutte le roccaforti dell’ideologia cattolica massimalista contemporanea non si riuscivano a costruire altrettante dépendance dentro al Partito Democratico. Che come partito sarà anche un po’ una merda, Binetti Paola, ma è sempre l’ultima idea plausibile di forza politica di sinistra del paese.
Non che abbia delle cose pazzesche da dire, eh. È solo che questa maggioranza chiude tutti i più blandi spiragli di buona fede possibili. È un peccato, perché dare retta alle cassandre del luogo comune è sempre una resa rispetto al ragionamento. Però va così, e va così in maniera talmente sistematica da far perdere senso a qualunque ragionamento ulteriore.
Ormai mi ci sono incistato. Quando Veltroni compare da qualche parte, io ascolto quello che dice e mi infurio. Ci vado apposta: d’altronde ognuno ha il passatempo che preferisce. Sul sito di video online di Mediaset si può rivedere
Ho lasciato passare qualche giorno, perché mi sembra una ricorrenza importante, che merita rispetto. Ma il Giorno della Memoria ha a che fare con la Storia in modo così innegabile che i politici piccolini che ci ritroviamo al momento arrancano, poveri, e dicono delle cose tra l’imbarazzante e l’esilarante. Renato Schifani, la seconda carica della repubblica, l’altro giorno è andato in visita ufficiale alla Risiera di San Sabba, lager nazista made-in-Italy. Lì ha chiuso il suo intervento con l’espressione “Mai più Shoah!”
Ci sono candidati forti e candidati deboli. Ci sono regioni orientate in un modo e regioni orientate in un altro. Ci sono delle volte che te la giochi e delle volte che perdi e lo sai da prima. E se conosci i numeri — perché li conosci — cosa fai se sai che perderai? Cosa fai se sai che quello che vincerà non è esattamente dei tuoi, ma è fuoriuscito dagli altri, quelli che sono messi talmente male che c’è solo da avere pietà e girare la testa dall’altra parte?