domenica 22 gennaio 2012
7/11 24/7 in Büsti
In questo paese non siamo abituati all’idea che lo stato non si intrometta. Se scoprissimo che c’è una regola nascosta tra le righe del codice che regolamenta il calibro della cacca, penseremmo «Be’, un motivo ci sarà di sicuro. Sarà per le tubature a norme 626, ISO9001, Shengen for you». Il fatto che le cose possano assestarsi da sole non ci sfiora. Ci vuole il regolamento. E se togli un divieto, salta fuori sempre quello che sostiene che sia evidentemente la fine della libertà.
L’altra sera, a Ballarò, Roberto Cota della Lega ha ripetuto diverse volte un concetto molto popolare in questi giorni, un tempo popolare anche a sinistra: se liberalizziamo gli orari di apertura dei negozi, poveri lavoratori, sono spacciati, è un altro giogo sulle loro teste, è un favore ai grandi gruppi. Ecco, questa tesi è una stronzata grossa, imponente, e per diverse ragioni. Vado a elencarne un po’, poi quando mi viene troppo il nervoso mi fermo. continua a leggere »




A giudicare dalle indiscrezioni dei giornali, tra pochi minuti
Ora che Berlusconi esce di scena, parte la gara a chi è più severo e imperturbabile. L’ho già detto: per esibire una certa emozione, per dichiarare ottimismo ci vuole quel filo di serenità che molti non hanno. E allora giù sociologia canaglia, giù dita alzate al cielo e foschi presagi (Ma queste dita erano giù o su? Un dito su e uno giù? Un vigile verticale?! Boh).
Questa volta non è stato Pigi Battista: questa volta il compito di taveggiare* è stato affidato a Aldo Cazzullo. E lui, puntuale,