|
|
|
|


domenica 22 gennaio 2012

7/11 24/7 in Büsti


In questo paese non siamo abituati all’idea che lo stato non si intrometta. Se scoprissimo che c’è una regola nascosta tra le righe del codice che regolamenta il calibro della cacca, penseremmo «Be’, un motivo ci sarà di sicuro. Sarà per le tubature a norme 626, ISO9001, Shengen for you». Il fatto che le cose possano assestarsi da sole non ci sfiora. Ci vuole il regolamento. E se togli un divieto, salta fuori sempre quello che sostiene che sia evidentemente la fine della libertà.

L’altra sera, a Ballarò, Roberto Cota della Lega ha ripetuto diverse volte un concetto molto popolare in questi giorni, un tempo popolare anche a sinistra: se liberalizziamo gli orari di apertura dei negozi, poveri lavoratori, sono spacciati, è un altro giogo sulle loro teste, è un favore ai grandi gruppi. Ecco, questa tesi è una stronzata grossa, imponente, e per diverse ragioni. Vado a elencarne un po’, poi quando mi viene troppo il nervoso mi fermo. continua a leggere »



mercoledì 4 gennaio 2012

La questione degli stipendi dei delegati


Ivan Scalfarotto non è il primo a sostenere questa posizione per me indifendibile. In molti, magari con motivazioni diverse dalle sue, hanno ribadito che la democrazia costa, è il più nobile dei lussi; che questo poverismo alla Beppe Grillo è figlio di una superficialità che non va lontano; che la rappresentanza è importante, fondamentale, e merita di incarnarsi in una professione di cui andare orgogliosi anche economicamente; che la corruzione penetra meglio dove c’è uno stipendio modesto. Sono tutte posizioni che si portano dietro dell’orgoglio e dei princìpi. Bene. Poi c’è anche un modo di mettere insieme l’orgoglio, i princìpi e un senso molto pragmatico delle cose e dei momenti.

continua a leggere »



venerdì 16 dicembre 2011

Un mese fa cadeva il Governo Berlusconi IV. Ricordatevelo sempre.




giovedì 15 dicembre 2011

Ignoranti, stupidi e disonesti


Vi conosco. Vi ho visti nascere. Vi ho visti tenere i primi comizi in Piazza del Garibaldino, col palco basso, le transenne nude, nemmeno uno striscione. Vi ho visti prendere la sede nella stessa piazza, esporre le bandiere con l’emozione dei redattori di un ciclostilato liceale. Vi ho seguiti mentre facevate le prove generali dell’età adulta, quando il deputato di Busto Arsizio andava a Roma e si diceva scontento della città. Ho sempre sostenuto che non foste dei mostri, che non ci fosse in voi niente di terrificante, niente di spaventevole, e che una delle colpe del giornalismo politico romano stesse nel non essere capaci di distinguere Verona da Varese, e pensare il Nord come un solo gigantesco «maccheseiscemo?». continua a leggere »



lunedì 5 dicembre 2011

Italia, dicembre 2011




Da un’idea di Massimiliano Ferramondo.



mercoledì 30 novembre 2011

La memoria corta, tutta condivisa


Questa settimana al comune di Milano si è arrivati a una resa dei conti tra il sindaco Pisapia e l’assessore Boeri. Al di là del coro lagrimoso del vergogna, del PD che non se ne può più, dell’indignazione, della tv di Ricci e Parenti che fiorisce nelle persone, c’è una fetta di democratici che ha visto in questo scontro qualcosa di sbagliato, una “sconfitta” della politica. Io trovo questa visione completamente disassata rispetto alla normalità delle cose e dei fatti, e mi sembra invece che il confronto sia stato un trionfo della politica.

Stefano Boeri è stato direttore di riviste di architettura come Domus e Abitare, progetta palazzi, è stato uno dei consulenti del Comune di Milano durante la precedente amministrazione per la questione EXPO. Si è dimesso da quella carica subito prima della candidatura alle primarie come candidato sindaco del centrosinistra. Ha perso contro Pisapia, ed è rimasto a portare la bandiera del PD milanese durante la campagna elettorale. Sia molto chiaro che le elezioni poi non sono state vinte da Boeri, ma da Pisapia. E non sono state vinte nemmeno dai temi di Boeri, dalla sua linea, ma sostanzialmente da quella di Pisapia e di chi ha condotto una campagna elettorale perfetta, fatta di frequentazione FISICA e COSTANTE dei quartieri della città. Pisapia, si diceva in quei mesi anche a sinistra, è noioso: «È uno che va al comitato di quartiere di Lorenteggio, si porta un quaderno, e ascolta la gente che si lamenta del semaforo, dell’aiuola, della stradina buia. E si scrive tutto». Così, con quella forma di normalità popolare larga e concreta che Milano aveva dimenticato dai tempi dei socialisti, Giuliano Pisapia ha vinto le elezioni. continua a leggere »



mercoledì 16 novembre 2011

#Supermario




mercoledì 16 novembre 2011

Dai, Mario, smentiscimi AGGIORNAMENTO


A giudicare dalle indiscrezioni dei giornali, tra pochi minuti questo mio pezzillo dell’altro giorno potrebbe essere almeno in parte smentito dai fatti. Sarebbe un’ottima notizia. Vorrebbe dire che una donna capace di prendere il potere, togliere le castagne dal fuoco, risolvere problemi in maniera rapida e efficace, comandando orde di maschi in giacca blu, non l’abbiamo; però abbiamo diverse donne con le ovaie di nikel che anche un signore sobrio e preparato sulla sessantina abbondante considera adatte a ricoprire il ruolo di ministro. Anzi, non solo ministro, ma ministro tecnico. E qui potremmo fare un discorso su quanto sia la politica a costituire un tappo rispetto al paese, e quanto siano anche i giornalisti a non conoscere quello che esula dalla politica, dopo tutti questi anni a raccogliere dichiarazioni di Rotondi e Donadi. Magari ne parleremo più avanti. Adesso stiamo a guardare. Manca pochissimo.

MI HA SMENTITO IN PIENO

BENE

VEDI CHE A ESSERE OTTIMISTI SI GUADAGNA



mercoledì 16 novembre 2011

Cosa ci vuoi fare? Un sacco di roba, grazie.


Ora che Berlusconi esce di scena, parte la gara a chi è più severo e imperturbabile. L’ho già detto: per esibire una certa emozione, per dichiarare ottimismo ci vuole quel filo di serenità che molti non hanno. E allora giù sociologia canaglia, giù dita alzate al cielo e foschi presagi (Ma queste dita erano giù o su? Un dito su e uno giù? Un vigile verticale?! Boh).

Gli italiani non sono in un modo o in un altro. Non è il momento di fare antropologia da tribù della foresta su un paese che negli anni Quaranta era tutto contadino Robert Capa per di là, dietro quelle colline, e quindici anni dopo era cotonato, con la lavatrice a casa, in vespa a ballare sculettando. continua a leggere »



lunedì 14 novembre 2011

Taveggiare pallido assorto


Questa volta non è stato Pigi Battista: questa volta il compito di taveggiare* è stato affidato a Aldo Cazzullo. E lui, puntuale, ha taveggiato, come nella più classica tradizione di via Solferino. Al Corriere sono così: non vogliono il baccano, il bailamme, la gazzarra. Quello che fanno normalmente, prevedibilmente, comprensibilmente le persone non è rilevante; rilevante è quello che avrebbero dovuto fare se si fossero comportati da bambini buoni, educati, per bene.

continua a leggere »