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	<title>Freddy Nietzsche &#187; Royale Politique</title>
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	<description>Il blog che abbraccia i cavalli</description>
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		<title>Abbattere il postino a tutti i costi. Ripeto: A TUTTI I COSTI.</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 16:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Royale Politique]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Oggi Walter Veltroni ha scritto questa lettera all’Italia. [pausa] Leggetevela, se vi va. [pausa] L&#8217;avete letta? Bella, no? Voglio dire che mi sembra un bel gesto, il martedì del rientro dalle vancanze. Io sono stato a Milano, però insomma, per dire. [pausa lunga] Quando Veltroni compare sulla stampa nazionale, i miei quindici affezionati lettori si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/08/bobblackkid2.jpg"><img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/08/bobblackkid2-240x241.jpg" alt="" title="bobblackkid" width="240" height="241" class="alignleft size-medium wp-image-7659" /></a>Oggi Walter Veltroni ha scritto questa <a href="http://www.corriere.it/politica/10_agosto_24/veltroni-lettera_50de02f4-af44-11df-bad8-00144f02aabe.shtml">lettera</a> all’Italia.</p>
<p>[pausa]</p>
<p>Leggetevela, se vi va.</p>
<p>[pausa]</p>
<p>L&#8217;avete letta? Bella, no? Voglio dire che mi sembra un bel gesto, il martedì del rientro dalle vancanze. Io sono stato a Milano, però insomma, per dire.</p>
<p>[pausa lunga]</p>
<p>Quando Veltroni compare sulla stampa nazionale, i miei quindici affezionati lettori si aspettano da me qualcosa, un commento, una sintesi, degli improperi. Se lo aspettano perché ormai è un piccolo classico di questo posto. E io ogni volta sparo le mie cartucce migliori, mi dilungo in esegesi che grondano sangue, mi esercito nell’arte dell’incazzatura creativa, della frustrazione lirica, del sarcasmo affilato. Anche questa volta, quindi, immagino che qualcuno sia venuto a cercare il mio intervento puntuale. Il solito, per parlare onestamente, piccolo esercizio di stile e retorica. Poca cosa, insomma. Mi sono chiesto se fosse ancora il caso; se non fosse più signorile rispondere con un elegantissimo silenzio, carico di superiorità e cose più serie da fare.</p>
<p>Me lo sono chiesto davvero.</p>
<p>Mi sono anche dato una risposta.</p>
<p>Volete sapere qual è?</p>
<p>La risposta suona più o meno così: «Silenzio un cazzo, porca di quella puttana troia schifosa».<span id="more-7648"></span></p>
<p>Lo stile di Walter ormai ci è noiosamente familiare, come certe laringiti di stagione. Eppure ogni volta il celebre scrittore riesce a stupirci per la capacità di usare tutte le parole giuste per farci ribollire più forte il sangue, per l’acume capovolto di chi non ne dice una giusta. Qua e là, certo, ci sono dei concetti che possiamo anche condividere. Ma prima di arrivarci bisogna sfrondare, con il più grosso e affilato machete mai prodotto nelle profondità della selva amazzonica, una serie di cretinate così infestante che poi quello che resta è poco. È il vicino di bancone al bar che dice «Certo che dei politici normali potremmo averli anche noi, no?». E allora tu mormori «Eh», bevendo il latte macchiato, e la cosa finisce lì. Nessuno cala dei jolly, nessuno la mette giù dura: piccola condivisione elementare, minuscolo momento di fratellanza prêt-à-porter, sorriso, fine della questione.<br />
Lui no.</p>
<p>Partiamo dalla lettera al direttore del quotidiano: una formula talmente fogliadifico che fa innervosire a priori. Vuoi scrivere una lettera a un direttore? Cerca un quotidiano col direttore, per prima cosa. E già non ci siamo. Dopo di che tu gli scrivi e lui la legge. Vuoi pubblicare un pezzo? E fattelo pubblicare. Non va bene. Cosa vuoi fare, piccolo? Vuoi scrivere agli italiani? Abbi il coraggio di partire con «Cari italiani». Non ce l&#8217;hai? È troppo anche per te? Ah, è per quello che per quindici righe descrivi una platea di disperati senza futuro: perché speri che siano talmente indeboliti dagli strascichi della campagna di Russia da non rovesciarti il latte macchiato in testa.</p>
<p>Se citassi e commentassi tutto, scriverei venti pagine, quindi mi limito a un florilegio.</p>
<p>In un articolo che descrive una situazione politica asfittica, un paese immobile, una totale assenza di slancio, Walter decide di connotare l’età contemporanea con le parole <em>«questo tempo leggero e bulimico»</em>. Ma che strano: è il contrario di quello che ripete per tutto il pezzo. Si vede che gli suonava poetico. Si sente un po’ Calvino che spiega la leggerezza agli americani. Lo facesse davvero, gli arriverebbe in testa la lava di Starbucks. Non sarebbe una bella cosa. Meglio rompere il cazzo qui per lettera, a distanza di sicurezza.</p>
<p><em>«&#8230; quasi quattordici milioni di italiani fecero una croce sul simbolo che conteneva il mio nome come candidato alla presidenza del Consiglio. Se un milione e mezzo dei 38 milioni di votanti avesse scelto il centrosinistra riformista invece di Berlusconi ora saremmo noi a guidare il Paese.» </em>Quella del nonno che piscia benzina e ha un distributore non te l’hanno mai raccontata, no? Ecco. Ah, poi volevo dire anche 2753. Vedo che i numeri a vanvera fanno faville.</p>
<p><em>«Ma non è successo, per tanti motivi. Come cercherò altrove di approfondire, credo più per ragioni profonde e storiche che per limiti di quella campagna elettorale che si concluse con il risultato elettorale più importante della storia del riformismo italiano.»</em> Mai mi sarei aspettato che tu attribuissi la responsabilità a ragioni di ordine generale e macroscopico. Mi aspettavo che avessi scoperto che c’erano stati degli errori nella strategia politica del partito che dirigevi. Peccato, cazzo. Va be’, la prossima volta, dai. Resta il fatto che le Elezioni per il Raggiungimento di Grandi Risultati per il Riformismo non sono previste dalla Costituzione Italiana. Ci sono quelle per eleggere i rappresentanti dei due rami del parlamento. Noi pensavamo di partecipare a quelle. Certe cose si dicono.</p>
<p><em>«Sono stato tra i pochi che si sono fatti da parte davvero (caricandomi responsabilità certo non solo mie).»</em> Caricarsi responsabilità certo non solo proprie fa parte del passare dalle elementari alle medie: tu sei più grande, Walter, e se tuo fratello si sbuccia ancora le ginocchia poi vedi. Sul dichiarare di essersi fatto da parte davvero, vorrei ricordarti di non fidarti mai dei Cretesi, perché raccontano solo bugie. Io lo so bene: sono di Creta.</p>
<p><em>«Non ho chiesto alcun incarico, non ho fatto polemiche, non ho alimentato veleni.» </em>[Si infila una matita nella coscia, sperando di svegliarsi da un incubo in cui Chewbacca reclamizza creme depilatorie.]<em> </em></p>
<p><em>«Ho semmai taciuto e ingoiato fiele, anche di fronte a varie vigliaccherie.»</em> [Non funziona. L’incubo continua. In televisione mandano uno spot contro il fumo. Il testimonial è Pannella.]</p>
<p><em>«E, tutto, senza una parola di autocritica. Chi ha vinto le elezioni e ne provoca altre neanche a metà delle legislatura vorrà almeno dichiarare il proprio fallimento politico?» </em>Cosa obbligatoria se duri mezza legislatura. Se duri niente, nada, niet, nixon, nisba, allora no. Se perdi puoi ripetere ogni due mesi quanto la tua sconfitta fosse carica di un sottotesto pulsante di vittoria. Sarà anche così, ma sono regole strane, a dirla tutta.</p>
<p><em>«Un Paese che smarrisce il suo senso di comunità, la sua anima solidale, la sua coscienza unitaria finisce con lo sfarinarsi violentemente.» </em>E qui Walter mette il dito dritto nella piaga. Di cosa ha paura l&#8217;italiano, il cittadino europeo che più di tutti vive un senso di comunità, di condivisione solidale, di vocazione colletiva che viene prima dello stato, parte dalle piazze, dai pianerottoli, dai vicini di casa che sempre, invariabilmente, senza eccezione alcuna, se un affamato bussa alla porta questuando, sono pronti a privarsi col sorriso di un cazzo di comunitario e democraticissimo piatto di grano? Di cosa ha paura? Dello sfarinamento: quella cosa di cui sono fatti gli incubi degli innocenti. «Mamma, stanotte ho sognato l’uomo nero.» «Oh, povero piccolo, e cosa ti ha fatto?» «Mi ha portato via da te, mi ha legato in una stanza buia, mi ha picchiato a sangue e poi mi ha violentato. Ma quello è il meno. Il brutto è quando mi ha tutto sfarinato.»</p>
<p><em>«Questo è il rischio che corriamo, l&#8217;alternativa tra una monarchia livida e una pura difesa dell&#8217;esistente.» </em>Che io ho studiato poca filosofia politica, ma ho idea che siamo davanti a una nuova dottrina affascinante: le forme di governo Pantone. Come sarà l’oligarchia indaco cangiante, per dire?</p>
<p><em>«L&#8217;alleanza di centrodestra sembra immersa nello scenario dei Dieci piccoli indiani di Agatha Christie.»</em> Vai Walter, che questo ce l&#8217;hanno presente tutti i tuoi elettori. Almeno quelli coi capelli blu.</p>
<p><em>«Rimando per una analisi più compiuta al volume di John Kampfner <em>Libertà in vendita </em>o al bellissimo lavoro di Alessandro Colombo <em>La disunità del mondo</em>.»</em> Ma scusa, puttana di quella Eva, io sono qui a casa mia che leggo il giornale. È agosto. Scopro che mi scrivi. Leggo per cortesia. Mi dai del pezzente morto di fame senza una lira, poi dici che è stata un’estate di merda, inanelli una serie ragguardevole di minchiate roboanti, e io devo leggere un volume e un lavoro?! Ma ti rimando io, ti rimando.</p>
<p><em>«Dunque l&#8217;unica strada che i veri democratici devono percorrere è quella di una repubblica forte e decidente.» </em>Decidente. No, ma vai avanti, vai. Ti aiuto, così facciamo prima: la giugulare è alla base del collo.</p>
<p><em>«Un Paese che non ha una università tra le prime cento del mondo (dopo averle inventate)&#8230;» </em>Pappappero pappappero ciccalaminera gnè gnè gnè.</p>
<p><em>«&#8230; che ha una metà, meravigliosa, di sé sotto il condizionamento di poteri criminali, che ha evasione altissima e altissima pressione fiscale, che ha una amministrazione barocca e il primato dei condoni, che scarta come un cavallo l&#8217;ostacolo ogni volta che deve sfidare sondaggi e corporazioni.» </em>Cioè non sei in grado di dire che il Sud è in una condizione di merda, che quella cosa fa schifo, che la bellezza non basta. Sono anni che fai politica e non hai ancora capito che le parole della vedova dell’agente di Borsellino hanno il tono giusto per queste cose, che sono quelle, terribili, quelle giuste; non quelle di chi ripete sempre che Napoli è la città più bella del mondo, come se la Camorra fosse una tenda brutta in una casa splendida. No. Non ce la fai. È una merda, ma anche una meraviglia. E le tasse non le paga nessuno, ma sono anche alte. E l’amministrazione è barocca. E soprattutto il cavallo, quel cazzo di cavallo, che nella tua similitudine scarta per definizione l’ostacolo. Giusto. Infatti il salto a ostacoli lo fanno in groppa ai cocker.</p>
<p><em>«Non per mettere la pietra al collo al bipolarismo e riportare l&#8217;orologio ai giorni in cui pochi leader decidevano vita e morte dei governi, quasi sessanta in cinquanta anni, come l&#8217;andamento del debito pubblico testimonia in modo agghiacciante.»</em> Debito pubblico che negli anni Sessanta, coi governi annuali e i morti in piazza, non esisteva. Debito pubblico che per circa 500MD€ è responsabilità dei governi Berlusconi. Ma certo, questo sarebbe un dato politico, quindi lasciamolo perdere. Identifichiamo un legame univoco tra lunghezza dei governi e solidità economica, parliamo un po’ di roba che gli italiani a cui scriviamo conoscono bene. Tipo Parri, per esempio. Parliamo di Parri, dai. Parri. Senti che bella parola. Parri. Bella rotonda, con la erre che accompagna per mano la bocca a chiudersi, dopo la A, fino alla discrezione minuscola della I.  Parri. Parrri. Parrrrri. Senti come gira bene, come un aereoplanino che cabra, smitragliando i civili. Parrrrrrrrrrrrrrrrrrrri.  L’hanno colpito con la contraerea! Sta per schiantarsi a terra. Paaaaaaaaaaaaaaaarri. BOOOOOM! [Sembra preso da un’euforia segreta.]</p>
<p><em>Anche perché quei partiti avevano storie grandi che affondavano nel Risorgimento o nelle lotte bracciantili e quei leader avevano fatto, insieme, la Resistenza o la Ricostruzione. </em>[Cade a terra. Ripete «Le. Lotte. Bracciantili. Le. Lotte. Bracciantili. Le. Lotte. Bracciantili». Poi si ferma. Sembra morto. Si riprende dopo qualche minuto di immobilità totale. Sembra sereno, determinato.]</p>
<p><em>«&#8230; riformare la legge elettorale dando forma, per esempio attraverso i collegi uninominali e le primarie per legge, a un moderno e maturo bipolarismo» A</em>h, le primarie per legge, questa è nuova. Lo stato decide i regolamenti interni dei partiti politici. Proprio come in America, Wally. Proprio quello che ci vuole. Vai così.</p>
<p><em>«Chiunque alzi gli occhi nella Cappella Palatina di Palermo o nella galleria di Diana di Venaria Reale non può non sentire tutto intero l&#8217;orgoglio di essere figlio di questo Paese e della sua straordinaria e travagliata storia.» </em>Eh sì. Certo. È lì che si vede. Brao ciccio. Bel finalone. Perché l’Italia è messa come è messa? Eh, sono quelli lì che sono cattivi, fanno le truffe male. Perché la gente invece è buona. Quelli lì li convincono che il male paghi, come Palpatine, e loro si affidano al lato oscuro della Forza. Cacchiarola, sono problemi. E perché è il caso di essere orgogliosi del paese? Due cose: la Cappella Palatina di Palermo e  la galleria Diana di Venaria. Certo. Bello che il paese dia il massimo in Sindrome conclamata di Stendhal. Ma ancora più bello è vedere che, anche quando si cala una carta così mollemente retorica, non si sia in grado di citare qualcosa che la gente conosce, tipo, che ne so, quella sciocchezza di Leonardo Da Vinci. No, che c’è pieno di stranieri in Toscana. Nel paese più imballato di musei, chiese, opere d’arte, facciamo un po’ anche le veci del FAI e del Touring. Vuoi non approfittare per far conoscere agli italiani dei luoghi che, benché in questa estate di merda siano senza una lira, afflitti, morti e marci, dovrebbero visitare anzichenò?</p>
<p><em>«Lo stesso orgoglio che si prova pensando agli italiani che lavorano per la nazione, imprenditori od operai, insegnanti o poliziotti. Per questo il nostro Paese merita di più. Merita di più dei dossier e dei veleni. Di più della politica ridotta a interesse di un leader. Di più delle alleanze con il diavolo. Il nostro Paese deve smettere di vivere dominato solo da passioni tristi. È difficile. È possibile.» </em>Sì sì, con le lotte bracciantili, i volumi e i lavori, le primarie per legge, le sconfitte straordinarie, i ditini alzati, Parri, gli sfarinamenti e le cappelle palermitane è proprio molto difficile. È difficile perché non solo bisogna levarsi di torno i pirati, ma tocca anche sprecare il latte freddo macchiato della mattina, che senza non riesco proprio a fare niente, per non lasciare che certe stupidaggini dilaghino. Fatto questo, ne convengo, è insieme difficile e possibile. Come un po’ tutto nella vita, no?</p>
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		<title>Benvenuti in mia casa. Perdonate: è angusta.</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 13:25:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Scopro che quell’accolita di improvvisati che collettivamente si fa chiamare “Comune di Milano” ha deciso di cambiare strategia contro le zanzare. Dopo gli esperimenti con le gambusie (pesciolini americani che mangiano le larve, e quindi funzionano nei fiumi e nei laghetti dei parchi, ma non vivono nei sottovasi e nelle fontane), dopo gli insetticidi, hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/08/gary-oldman-dracula.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7527" title="gary-oldman-dracula" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/08/gary-oldman-dracula-240x360.jpg" alt="" width="240" height="360" /></a>Scopro che quell’accolita di improvvisati che collettivamente si fa chiamare “Comune di Milano” ha deciso di cambiare strategia contro le zanzare. Dopo gli esperimenti con le gambusie (pesciolini americani che mangiano le larve, e quindi funzionano nei fiumi e nei laghetti dei parchi, ma non vivono nei sottovasi e nelle fontane), dopo gli insetticidi, hanno deciso di utilizzare i pipistrelli. Le pagine locali di Repubblica ne <a href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/08/12/news/il_comune_cambia_strategia_bat-box_contro_le_zanzare-6230916/">rendono conto</a>.</p>
<p>Come al solito, chi spiega quello che si farà non ha idea di quello di cui parla. Perché se nel 2010, raccontando cosa sono i nidi per pipistrelli, si definiscono i chirotteri dei «topi volanti», allora tanto vale combattere le punture indesiderate col flit. L’importante, comunque, è non mettere mai il viola in televisione, non passare sotto le scale e buttare il sale dietro la schiena tre volte.<span id="more-7526"></span></p>
<p>Detto questo, anche se ho impressione che sia una strategia marginale, un progetto con pochi soldi che il comune non vorrà e non saprà comunicare, si tratta di un rarissimo caso di idea intelligente e efficace. I pipistrelli sono belli, simpatici, protetti per legge, e incredibilmente capaci a mangiare quelle troie di merda delle zanze, che mi stanno divorando vivo in questi giorni. Tenete presente che hanno il sonar, cosa che alle polveri velenose indubbiamente manca.</p>
<p>Per quanto riguarda le funzioni della bat box, non servono a «evitare che i pipistrelli muoiano». I pipistrelli non sono piantine di menta, che muoiono ogni anno, e poi a primavera permettono nuovi freschissimi mojito, dopo essere apparentemente defunte l&#8217;autunno prima. I pipistrelli vanno in letargo sotto i tetti, nelle cavità che scelgono, nei nidi che trovano da sempre, anche prima che Repubblica e comune si accorgesse di loro. Se si dà loro una casa, succede che ci vanno, la frequentano, magari crescono lì i piccoli dell&#8217;anno prossimo, e se uno ha qualche pipistrello fuori dalla finestra, è facile che le inutili merdine volanti vengano seccate tutte prima che entrino in camera.</p>
<p>Il coinvolgimento delle scuole sarebbe educativo, intelligente, giusto. I pipistrelli sono belle bestie: spiegarlo ai bambini e liberarli dalle cretinate sui topi volanti sarebbe giusto. Speriamo. Ma ci credo molto poco. Con tutte le cene, tutti i tailleur, tutti i nastri da tagliare, figuriamoci se l’amministrazione di questo bizzarro paesone benvestito avrà voglia di fare qualcosa di vero. La speranza di essere smentito è viva e pulsante.</p>
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		<title>Guarda, si vede il cupolone!</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 10:13:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Sono molti i motivi per cui io spero ardentemente che cada il governo. E sono motivi decisamente banali. Ma gli anni dell’opposizione molle, dello sfrondamento dei pecorari scarni, dei compagni con la pipa, il portocchiali, il panciotto, le ghette, il sigaro da gangster, la scarpa inglese, quegli anni, che poi alla fine sono questi, ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/08/cavalieri-malta-serratura.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7425" title="cavalieri-malta-serratura" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/08/cavalieri-malta-serratura-240x146.jpg" alt="" width="240" height="146" /></a>Sono molti i motivi per cui io spero ardentemente che cada il governo. E sono motivi decisamente banali. Ma gli anni dell’opposizione molle, dello sfrondamento dei pecorari scarni, dei compagni con la pipa, il portocchiali, il panciotto, le ghette, il sigaro da gangster, la scarpa inglese, quegli anni, che poi alla fine sono questi, ci hanno fatto male. Lo stato del PD, l&#8217;associazione a deludere che molti di noi votano, ci impedisce di pensare davvero che ce ne possa fregare qualcosa. E allora massimi sistemi, analisi raffinatissime, correntismo da principianti. Il tutto con l’unico sollievo di esserci pasciuti, nell’estate del 2009, i mesi di dettagli sulle fregnette che atterravano in Sardegna, venivano portate in villa, visitanova la serra dei cactus, mangiavano il cono al gusto malaga spatolato del Presidente del Consiglio, e ammiravano il vulcano sintetico. <span id="more-7424"></span>[Lo so che è un gadget vecchio, che lo conosciamo tutti, ma il vulcano sintetico, dico il vulcano sintetico, l’idea stessa che ci sta alla base, anche così in astratto, l’idea di vulcano sintetico, intendo dire una cosa talmente straordinaria da spiccare immediatamente per artificiosità collosa, anche solo sentendola nominare, ma nello specifico, senza andare troppo sul generale, intendo riportare la vostra attenzione verso una cosa molto semplice, quasi banale, cioè che il vulcano sintetico va tenuto a mente, e che voi dovete pensare pensare più spesso al vulcano sintetico, almeno con la frequenza con cui lo stesso premier consigliava a una donna di masturbarsi, almeno una volta al giorno dovete concentrare la vostra attenzione sull’idea del vulcano stesso, figurarvi il conciliabolo tra un multimilionario e un’azienda che fa qualcosa che non saprei definire, forse geologia finta, scenografie per il cinema senza il cinema, vedere quel dialogo tra committente e artigiano, chiudere gli occhi per aiutare l’immaginazione, e solo pensando a Silvio Berlusconi che discute di catastrofi simulate in casa sua, con fumi e raggi laser, lava pirotecnica e fragore amplificato, ecco, solo così, col progetto del vulcano sintetico ben fermo nella vostra mente, esclusivamente in questo modo voi potete scalzare l'abitudine, potete mettere da parte l'assuefazione, e ritornare a pensare a Silvio Berlusconi come uomo capace di far cadere le braccia ai ragni, di quelli che uno piuttosto che andarci a cena mangia i Grand Soleil Ferrero in piedi in mutande in cucina.]</p>
<p>Io sono per la caduta del governo perché è solo nell’emergenza o nell’assoluta sobrietà degli intenti che siamo in grado di fare qualcosa in questo paese. E siccome a questo giro la sobrietà è scarsa, se non nulla; siccome l’intento della quasi totalità degli amministratori statali di questa legislatura è quello di godersi le meritate vacanze dal lavoro che si sono finalmente coquistati; siccome la loro massima aspirazione è quella di fare il terzo portiere della nazionale ai mondiali; siccome nello specifico quelli che non vogliono passare il tempo al bar tra un voto e l’altro hanno la benda sull’occhio e la bandiera col teschio, io penso che sia il caso di mettere le priorità in ordine e sperare che cadano.</p>
<p>Dopo di che, una cosa alla volta. Prima si balla. Poi si beve. Poi si balla e si beve. Poi si vomita ridendo. Poi si beve ancora, e si assumono sostanze vietate. Poi si fa il bagno nella fontana. Poi si prende il pisello in mano e si fa l&#8217;elicottero. Poi si vomita ancora. Poi si scopa, smettendo dopo poco perché non ce la si fa, viene da vomitare. Poi si crolla addormentati sul marciapiede, truccati da femmina.</p>
<p>La mattina dopo ci si sveglia con la risacca, il trucco sfatto addosso, un livido su una coscia e la tosse. Si fa un governo tecnico. Prima di tornare a casa, si beve un pomodoro condito, con una puntina leggera leggera di vodka. Si fa una legge elettorale. Ci si riprende con un bagno caldo. Si va a votare. Ci si mette, maglietta-pantaloni della tuta-piedi nudi, a guardare un film a casa. Poi magari vince ancora la destra. Si fa una pennica. Ma io non ci credo. Ci si sveglia finalmente riposati. Non così. Ci si fa una sega. Non se prima li vedi in faccia. Si sorride.</p>
<p>Per mesi, poi, per anni ci si racconta di quella volta che si era finiti nella fontana, truccati da femmine, ubriachi, a fare l&#8217;elicottero. Quella volta che era caduto il governo Berlusconi. Sì, quello del vulcano sintetico.</p>
<p><em>PS &#8211; Per evitare la solita gara allo smarcamento da tutto e tutti, e far sì che una battuta a effetto resti tale, e soprattutto non diventi la citazione preferita dei fighetti, ci tengo a sottolineare che io voto il PD di Pierluigi Bersani. Lo faccio con la consapevolezza del momento difficile, ma senza turare narici e fare scenate da assemblea d’istituto. Grazie.</em></p>
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		<title>Hit the roll back (and don’t you come back no more)</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 18:43:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>C’è questa intervista a Walter Veltroni. È una di quelle interviste pazzeschissime, che uno eviterebbe anche di leggere perché tanto lo sa già come sono fatte. Si immagina di prevedere quello che ci sarà scritto, di conoscere a memoria i passaggi e le argomentazioni dell’uomo in qeustione. E invece, quando si ha a che fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/07/mlk_robken.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7234" title="mlk_robken" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/07/mlk_robken-240x229.jpg" alt="" width="240" height="229" /></a>C’è <a href="http://bit.ly/aIGs0M">questa intervista</a> a Walter Veltroni. È una di quelle interviste pazzeschissime, che uno eviterebbe anche di leggere perché tanto lo sa già come sono fatte. Si immagina di prevedere quello che ci sarà scritto, di conoscere a memoria i passaggi e le argomentazioni dell’uomo in qeustione. E invece, quando si ha a che fare coi grandi, la realtà è sempre più ricca, sfaccettata e imprevedibile di come la si immagina. E stranamente la stessa cosa capita anche Walter Veltroni, la Liala dei morti di fame. Così, quando il nostro è a Capri, al ritrovo estivo dei culturali di sinistra, al simposio degli scrittori di un certo livello tutti impegno e chiummenzana, riesce comunque a sbalordire.</p>
<p>Ora io non so quando sia successo, quando una certa tendenza champagne alla fuffa si sia trasformata nella tignosa determinazione di un uomo alla marginalità, all’inconsistenza, allo gnè gnè programmatico del più principiante tra gli sconfitti. Che poi nella vita si perde, succede, non è un dramma, anzi. Eppure questa linea ora in Veltroni è retta, riconoscibile e precisa, come il tragitto di una monorotaia giapponese.<span id="more-7233"></span></p>
<blockquote><p><em>«No, semplicemente sono fatto così – dice – Mi sottraggo, non partecipo a risse, a giochi, a duelli. Non mi sono pentito di essermi dimesso da segretario, anche se adesso si comincia ad apprezzare quel 34 per cento preso alle elezioni politiche.»</em></p></blockquote>
<p>Uno potrebbe anche credergli, se a parlare non fosse un uomo che ha condotto una personale battaglia politica, fatta di scontri e avversari, l’ha vinta nel partito, ha avuto il comando — il candidato distingua il ruolo del comandante, spesso definito con termine inglese “leader”, da quello del pacioso rappresentante di classe — per qualche anno, si è presentato alle elezioni, e alle elezioni ha perso. Anche Tyson adesso non combatte, per usare la una gerla di figure retoriche insieme (ossimoro compreso), ma non si sognerebbe di dire «Non sono un tipo combattivo. Mai stato». Per quanto riguarda il 38%, che dire?, ne abbiamo <a href="http://www.freddynietzsche.com/2010/02/09/io-penzo-che-la-storia-siamo-noi®/">già parlato</a> tanto. Più di cinquanta vinci; meno di cinquanta perdi. L’altra volta si è vinto; con Veltroni si è perso di 16 punti abbondanti. Che poi lui dopo la sconfitta abbia deciso di dirci che non voleva vincere, che lui aveva altri programmi, è grave soprattutto perché non eravamo stati informati prima. Certo, magari gli alleati hanno contribuito, e io sono convinto che l’abbiano fatto violentemente, ma uno si assume le responsabilità, dice ho fatto il possibile, si dice amareggiato per il resto dei suoi giorni. E si vergogna anche un filo. Erano elezioni politiche, dopo tutto, non il Mundialito.</p>
<p>Poi, dopo una serie di citazioni di cultura popolare da compagni di classe che si ritrovano alla pizzata e non sanno cosa dirsi, arrivando presto alle sigle dei cartoni animati, Veltroni rincara la dose. Quando gli fanno notare che per alcuni è una macchina che impasta e monta a neve la fuffa, lui risponde così.</p>
<blockquote><p><em>«No, non sono ‘leggero&#8217; – precisa – semmai cerco di essere lieve in un tempo pesante. Ho governato per sette anni, in una stagione di crescita per la città, una comunità di due milioni e seicentomila persone, sono stato un apprezzato ministro dei beni culturali. Ma non ho mai concepito la politica o, peggio, il potere come l&#8217;unica dimensione della mia vita. Ho dimostrato di saper fare altre cose. Ho rotto il paradigma di chi pensa che i politici non sappiano o non debbano fare altro. In realtà mi accusano proprio di questo, di saper fare altro».</em></p></blockquote>
<p>A parte il fatto che se continui a ripetere quanto sei stato bravo e apprezzato, e addirittura rivalutato di recente, vuol dire che non se lo ricorda nessuno; che un ministro dei beni culturali diventa degno di nota quando dura per più di due anni; che se le altre cose sono i libri, allora fai lo scrittore, ma visto che lavori in una Commissione Parlamentare, il paradigma non sembra proprio rotto. A parte tutto questo, dicevo, c’è la distinzione, pesante e pretenziosa in sé, tra “lieve” e “leggero”. Ovviamente prelude a una serie di capolavori di levità, tra cui citerei questo, breve e rappresentativo.</p>
<blockquote><p><em>«Le identità socialdemocratiche hanno svolto una funzione importante, ma non sono più sufficienti a indicare quella originalità di pensiero politico post ideologico che oggi, dopo il 1989, finalmente può liberare le sue potenzialità senza bisogno di legittimazioni, giustificazioni e certificazioni che attenuano la sua spinta di cambiamento.»</em></p></blockquote>
<p>Per concludere — tralasciamo il fatto che ormai non c’è situazione in cui Veltroni non stia per fare qualcosa di africano, umanitario o antistragistico, col risultato di proiettare un’immagine di impegno assoluto che è deprimente e ridicola insieme — c’è una panzana che mi riguarda da vicino. Questa.</p>
<blockquote><p><em>«Non è un caso che in questi anni di roll back della sinistra europea la vittoria più bella del centrosinistra, oltre a quella di Obama, sia stata quella del Giappone e del suo partito democratico.»</em></p></blockquote>
<p>Come sapete sono un po’ impallinato di Giappone. Quando mi usano il paese preferito per dire della roba a caso, che tanto poi chi vuoi che vada a controllare, un po’ mi risento.</p>
<p>Il Partito Democratico Giapponese è una formazione politica elitaria e corrotta, che ha avuto il potere per una manciata di anni in tutta la storia democratica del paese. Il suo segretario, Yukio Hatoyama, l’uomo che ha vinto le elezioni, era stato nel Partito Liberal Democratico fino al 1993. Suo bisnonno era stato Presidente della Camera nel XIX secolo, suo nonno ha fondato e diretto il Partito Liberal Democratico, mentre suo padre è stato membro dello stesso partito, e ministro in un governo liberaldemocratico. Qualche settimana fa Hatoyama si è dovuto dimettere, e c’è stato un rimpasto nel partito e nel governo. Capirete che l’accostamento di questa roba a Barack Obama, con la semplice dicitura «vittoria del centrosinistra», è segno di furbata o di vanverismo. Più probabilmente si tratta di un ibrido tra le due forme di pensiero: uno di quei casi in cui «Ma che cazzo dice Veltroni?!» può essere riportato come un’accusa di leggerezza pop, per subire un ribaltamento in dote rivendicata di levità da parte del politologo medesimo. In quest’ottica, va detto, la levità è innegabile.</p>
<p>Per non parlare del «roll off», ennesimo chicco di quel piatto di grano che Walter porta in giro da anni, cameriere senza tavoli, nella speranza di risvegliare l’indignazione nazionale sopita, penetrare nell’immaginario popolare con la destrezza di Berlusconi, fare insomma di tutti i democratici dei convinti sostenitori di qualcosa di grande e straordinario, che si oppone a qualcos’altro di molto grave, senza che si capisca bene cosa siano l’uno e l’altro, ma tenendo sempre Danilo Rea o Keith Jarrett in sottofondo.</p>
<p>E pensare che quella fighetta elitaria e dalemiana di Bersani cita Vasco Rossi nei manifesti.</p>
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		<title>Una repubblica fondata sull’io (o equipollenti)</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 09:20:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Questa meravigliosa storia di scienza e civiltà comincia con un frate. Questo frate raccoglie denaro autonomamente, non per conto della Chiesa Cattolica (pur essendone parte). La Chiesa Cattolica di questo non è molto felice, ma interviene con cautela, perché il frate, che è di Pietrelcina, ha molti fedeli. Nei suoi confronti si sta sviluppando una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/06/phenolburgoyne.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7194" title="phenolburgoyne" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/06/phenolburgoyne.jpg" alt="" width="231" height="300" /></a>Questa meravigliosa storia di scienza e civiltà comincia con un frate. Questo frate raccoglie denaro autonomamente, non per conto della Chiesa Cattolica (pur essendone parte). La Chiesa Cattolica di questo non è molto felice, ma interviene con cautela, perché il frate, che è di Pietrelcina, ha molti fedeli. Nei suoi confronti si sta sviluppando una specie di culto pagano: sembra che Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, produca dei miracoli, curi le malattie incurabili. Per non parlare delle stigmate: nei primi anni Venti cominciano a manifestarsi queste ferite alle mani dell’uomo, che sanguinano e si incrostano. Secondo i fedeli sono segno del divino, prove della santità di Padre Pio, che si farebbe carico della sofferenza di cristo in croce, vivendo sul proprio corpo le ferite dei chiodi del nazareno. In realtà il signor Forgione si procura queste ferite usando l’acido fenico, o fenolo, che si fa dare da fedeli farmacisti. La truffa però paga. Padre Pio è veneratissimo, e raccoglie un sacco di soldi, sia in vita che dopo la morte. L&#8217;ospedale di San Giovanni Rotondo, costruito a suo nome e con i soldi estorti da lui a una moltitudine di creduloni ignoranti, è uno dei policlinici più grandi d’Italia. Ma perché stiamo parlando di Padre Pio, un furfante come tanti ce ne sono nelle organizzazioni religiose di tutto il mondo? Perché, quando il cadavere del frate fu esposto al pubblico l’anno scorso, in coda per vederlo c’era anche Nichi Vendola, governatore della regione Puglia.<span id="more-7195"></span></p>
<p>Lo stesso Nicola Vendola, dopo aver vinto le elezioni regionali per la seconda volta, ha deciso di rimettere a posto i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Consultorio">consultori</a> pugliesi. Studiato lo stato delle cose, la giunta regionale si è resa conto che i consultori pugliesi erano inefficienti. I consultori familiari sono dei pezzetti del Sistema Sanitario Nazionale, e hanno un ruolo nell’applicazione della <a href="http://www.didonne.it/normativa/L_194_78_10.pdf">legge 194</a>, che regola l’aborto volontario.</p>
<p>Ora io potrei anche stare qui a raccontarvi quanto sia convinto dello straordinario portato progressista e democratico caratterizzato dalla 194, fare cioè valutazioni di principio sul diritto all’aborto; potrei schifare le donne e gli uomini che si dicono addolorate degli aborti altrui quando vengono intervistate sui giornali, senza rendersi conto di quanto maschilista e insieme narcisistico e piccino sia questo atteggiamento, e soprattutto quanto non siano cazzacci loro degli uteri altrui. Ma evito di fare tutto questo, perché l’ho già fatto mille altre volte quando si è parlato di ’sta roba. E soprattutto perché voglio pensare di essere come Nichi Vendola: di sinistra, ma cattolico, devoto, stimmatofilo, capace di mettermi in coda sotto il sole per vedere il frate morto andato a male.</p>
<p>Nichi Vendola, sul cui guevarismo liceale si potrebbero dire tante belle cose, ha stabilito che i consultori vanno potenziati. Nell&#8217;indire un bando per assumere nuovi medici e nuovo personale per i rimpolpandi consultori delle Apulie, la giunta regionale ha richiesto che lì, nei consultori, dove c&#8217;è un rapporto diretto e capillare con i cittadini, e dove può esserci la richiesta di abortire da parte di una donna, vengano collocati medici non obiettori. I medici obiettori non visitano le donne che vogliono abortire, non rilasciano il certificato che produce il ricovero in ospedale per l’aborto, non scrivono ricette per pillole del giorno dopo: costringono le donne a girare tra pronti soccorsi e consultori, alla ricerca di un medico “non obiettore”. In sostanza, gli obiettori, volontariamente o meno, ostacolano l’applicazione di una legge dello Stato. Eppure, quando la Puglia ha comunicato che c’erano nuovi posti di lavoro per ginecologi, in posti dove serve che si facciano aborti, gli “obiettori” <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/giugno/28/Puglia_medici_contro_Vendola_Assunti_co_8_100628026.shtml">si sono molto risentiti</a>. Siamo alla classica situazione italiana ribaltata, dove non si arriva alle bestemmie, ma dalle bestemmie si parte. Cristiddio.</p>
<p>Scopo del lavoro è fare cose, non lavorare. Cioè non stabilisco che si pianti una staccionata per garantire allo staccionaro di avere qualcosa da fare: se mi serve una staccionata, cerco qualcuno che la faccia. Se la staccionata è in legno di rosa, e lo staccionaro per motivi suoi — una vecchia amante che si chiamava Rosa, di cui ha perso le tracce, per poi leggerne il nome nei necrologi in un mercoledì di Ottobre —  non vuole farla, io chiamo un altro staccionaro. Lo sto discriminando? Be’ no, direi. È lui che eccepisce, mettendo accanto alla sua qualifica di staccionaro la postilla che sancisce la non staccionabilità del legno di rosa. Gli impedisco di fare staccionate? No, solo che la mia domanda e la sua offerta non combaciano.</p>
<p>È chiaro che i ginecologi obiettori che si lamentano di questa delibera sui consultori sono dei vermi pusillanimi. Ma perché questo insulto non sembri solo astioso, lo motiverò per bene.</p>
<p>Per prima cosa c’è l’idea che le convinzioni individuali non costino nulla, che nella vita cioè si possano prendere delle posizioni per motivi culturali di qualsiasi tipo, ma che poi la collettività non debba solo garantire al singolo di poterle esprimere: ciascuno pretende di fare tutto quello che fanno gli altri, tutto, qualunque sia questa convinzione. Il che è parecchio miserevole. Credo fermamente in qualcosa — mano sul cuore, sguardo all’orizzonte — e non sono disposto a affrontare alcuna conseguenza di questa mia convinzione. Tra i compiti di un ginecologo nel 2010 c&#8217;è l&#8217;aborto; non vuoi fare aborti nella vita; non fai il ginecologo. Hai fatto il ginecologo lo stesso? Salta fuori che non sono cazzi tuoi, ma della collettività; non sei tu che hai sbagliato specialità, visto che c’è la 194, ma è la 194 da cambiare.</p>
<p>Poi c’è il fatto che le cliniche private fanno barcate di aborti, e nelle stesse cliniche a praticarli ci sono spesso quei medici che nella struttura pubblica si dicono obiettori. L’effetto di questa simpatica pratica è la trasformazione artificiosa di ginecologi non obiettori in ”abortisti” di filosofia e di fatto, cioè persone che passano per amici dell’aborto quando fanno solo il loro dovere senza sognarsi di esprimere giudizi, e soprattutto medici che potrebbero svolgere un lavoro normale ma finiscono nei programmi operatori a fare solo aborti su aborti. C&#8217;è poi il problema dei soldi rubati a donne che, visto il numero di obiettori, trovano una resistenza da parte del Sistema Sanitario Nazionale nel permettere loro di esercitare un diritto. La struttura privata in questo modo diventa una strada facile, agevole, efficiente, senza problemi, dove nessuno fa domande: fa quello che dovrebbe fare lo stato, ma costando dieci volte tanto. Riesce a farlo grazie al boicottaggio del servizio pubblico attuato dei privati e da chi lavora per loro.</p>
<p>Infine, ancora una volta, stiamo parlando in massima parte di maschi che vogliono decidere dei diritti delle femmine, senza essere disturbati. La medicina intesa come concessione magnanima di una casta di luminari col sigaro in bocca, a un popolo malaticcio, sporco e ignorante: un’immagine sufficiente per rendersi conto di come dietro all’espressione “libertà religiosa” si possano nascondere dei mostri fascisti. Niente di più e niente di meno.</p>
<p>Il loro essere cattolici è una pagliacciata. Chiedetelo a Vendola Nichi, che dell’acido fenico non vuole sentire parlare. E che si sente dare dell’oscurantista ateo militante da una cricca di farabutti in combutta con la chiesa e i <a href="http://www.sangiovannirotondo.it/news/248/inaugurato-il-monumento-dedicato-a-madre-teresa-di-calcutta">notabili locali</a>.</p>
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		<title>Perché poi finisce che tu gridi gridi, e gli altri al lupo offrono anche gli stuzzicadenti</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 07:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Forse sono io che sono lontano dal «paese reale», che non capisco proprio quello che piace e quello che arriva alla gente. Anzi, facciamola finita, non ci credo che «forse sono io»: è un giochetto retorico. Loro sono quelli che fanno pagine della cultura con carteggi di filosofi, lettere di filologi, edizioni critiche di Giovanni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/05/office_prank_14.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7051" title="office_prank_14" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/05/office_prank_14-240x238.jpg" alt="" width="240" height="238" /></a>Forse sono io che sono lontano dal «paese reale», che non capisco proprio quello che piace e quello che arriva alla gente. Anzi, facciamola finita, non ci credo che «forse sono io»: è un giochetto retorico. Loro sono quelli che fanno pagine della cultura con carteggi di filosofi, lettere di filologi, edizioni critiche di Giovanni Arpino. Loro. Io no: mai fatto. Io non dedicherei mai dieci pagine al giorno alla politica parlamentare, coll’intervista al sottosegretario e la nota del vicepresidente di commissione.</p>
<p>In questo caso stiamo parlando di Repubblica, ma vale anche per il Corriere. Solo che il Corriere si espone meno nel suo vivere su un altro pianeta. Il Corriere è un giornale scritto per giornalisti e politici, ma con la discrezione tipica di via Solferino. Te ne accorgi se rompi il muro della noia. Se no resti solo lì con delle facce interrogative.</p>
<p>Repubblica invece fa le cose in grande, fa gli scandali sessuali – tutti gli idioti a dire che non serve a niente perché infatti le elezioni bla bla, ma va be’ — di Noemi eccetera; Repubblica fa perfino dimettere Scajola: è da un bel po’ un giornale orientato, schierato, o (come dicono da un annetto quelli che prima non conoscevano la parola) «biased». E allora mette in piedi delle grandi campagne. E queste grandi campagne sono campagne popolari, larghe, che cercano di parlare al massimo numero possibile di italiani scontenti; finiscono per bagnare i fiori dei cosiddetti memi, cioè dei — eh no, cicci, non la dico quella parola che si usa d’estate quando c’è una canzone famosa che sanno tutti e mette allegria come Aserejé — temi che ossessivamente vengono frequentati e condivisi da tutti in rete, sui social network, dentro nei siti dell’internèt.<span id="more-7052"></span></p>
<p>Così si arriva a quel fenomeno per cui la militanza politica, oppure anche solo la presa di posizione di un cittadino informato, ha più a che fare con il mantra «ITALIA&#8230; UNO!» che non con una raccolta di firme, una lettera spedita a un ministero, un gesto qualsiasi di civiltà ferma e sobria. No, si fanno le fotine. Si fanno le fotine per opporsi.</p>
<p>Ci si oppone a qualcosa di terribile? Magari anche sì, ma le parole non sono infinite, e “terribile” è un termine spuntato: ha tutti i puntini delle i, le aste della b e della l sbeccati, come fossero le tazze vecchie della colazione. E quindi forse non posso sostenere che questa ingiustizia sia proprio come tutte le altre, terribile nello stesso modo, perché temo che quella cosa lì non voglia dire molto. «Terribile» è stato detto troppe volte, per troppa gente, con troppa voce alta, di continuo e per anni.</p>
<p>Certo, direte voi, non è colpa di chi si oppone a questo governo se le leggi contro cui manifestare sono così tante, se così martellanti sono i motivi di indignazione: sono loro, quelli del governo. È vero. Ma siccome questo lo sappiamo, dobbiamo ricordarci di saperlo, e avere ben chiaro quel problemino della credibilità.</p>
<p>Se sostieni davvero che la legge ribattezzata “bavaglio” sia una grave lesione della democrazia, una cosa così importante, devi dimostrarlo nei tuoi gesti. Se ti fai la fotina col cellulare, e hai <a href="http://www.repubblica.it/static/speciale/2010/legge-intercettazioni/indice.html?ref=HREA-1">un post-it attaccato in facci</a><a href="http://www.repubblica.it/static/speciale/2010/legge-intercettazioni/indice.html?ref=HREA-1">a</a> con scritta sopra una cosa a pennarello, e tutti i tuoi amici fanno la stessa cosa, e c&#8217;è una gara a essere uniti nel giuoco della difesa democratica, tutti insieme, italiauno, allora stai giocando col fuoco, fai passare una sfilata di cretini per una cosa importante. Fai passare una cosa importante per una sfilata di cretini.</p>
<p>E ho il sospetto che questo sia un punto troppo fondamentale perché nessuno ci abbia pensato. Si fa finta di niente, nel casino. Ma non è «niente», Ezio Mauro. Il come non è mai niente. Il come è fondamentale. Sempre.</p>
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		<title>Si stava meglio quando si stava inglesi</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 13:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Royale Politique]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Nella primavera del 2010 l’Italia si ritrovò per un paio di settimane chiusa in una morsa di civiltà. Gli scandali relativi alla corruzione politico-immobiliare romana stavano travolgendo la maggioranza di governo, mentre sul paese pesava il nero di una perturbazione di colore blu scuro, grigio mare nel Nord, di quelle che in primavera passano e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/05/UK-storms-001.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6998" title="UK-storms-001" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/05/UK-storms-001-240x144.jpg" alt="" width="240" height="144" /></a>Nella primavera del 2010 l’Italia si ritrovò per un paio di settimane chiusa in una morsa di civiltà. Gli scandali relativi alla corruzione politico-immobiliare romana stavano travolgendo la maggioranza di governo, mentre sul paese pesava il nero di una perturbazione di colore blu scuro, grigio mare nel Nord, di quelle che in primavera passano e vanno, a malapena si fanno vedere.<span id="more-6997"></span> Condizionati dal clima meteorologico più che da quello politico, gli italiani sembrarono, per un paio di settimane, occuparsi più delle loro esistenze che del Palazzo, di quello che piaceva loro piuttosto che dei gusti dei sottosegretari e degli addetti alla cultura. Sembrarono, in quei giorni, cittadini.</p>
<p>Le trasmissioni di approfondimento politico, già molli in previsione dell’avvicinamento dell’inizio dell’estate, fecero il loro solito ascolto, coi soliti ospiti, le solite cose; i giornali continuarono a pubblicare indiscrezioni sulle indagini: ma fu chiaro quanto entrambi avessero le gomme lisce, non riuscissero più a fare presa su un paese bombardato dalle pozzanghere.</p>
<p>Le acque, paradossalmente, in quelle settimane tra aprile e maggio del 2010 si fecero finalmente calme. Si sarebbe visto, si dicevano con cenni del capo gli avventori dei bar, che le barche non erano sbattute dalle onde, non stavano tenacemente resistendo a un&#8217;offensiva naturale senza precedenti, ma mancavano di scafo, albero e timone degni di questo nome.</p>
<p>Tutto questo sembrava dovesse, potesse durare nel tempo, o almeno ci si illuse che potesse andare così. Il sole, freddino e in secondo piano rispetto alle nuvole, non sarebbe più riuscito a remare contro il senso della realtà. L’anticiclone delle Azzorre, esautorato, non avrebbe garantito lo status quo. La gente avrebbe portato le piccole malinconie dei cambi di stagione con molta più leggerezza, senza sentirsi aliena alla solita condizione di felicità individuale e insoddisfazione collettiva.</p>
<p>Poi l’Inter vinse il campionato, la temperatura si alzò, le urla incresparono l&#8217;acqua. Tornò ad avere spazio l’indignazione. Le facce dei ministri sembrarono un’altra volta credibili, col sole, col caldo.</p>
<p>Ma era stato bello, finché era durato. L&#8217;Italia era sembrata un paese europeo. Ma per poco. Giusto il tempo di una mezza primavera carica di pioggia.</p>
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		<title>La bicamerale equo canone in barca a vela con le scarpe d’oro (ovvero Qualunque cosa faccia, è sempre troppo bravo per piacere all&#8217;assemblea d’istituto)</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 10:57:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Royale Politique]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Quando parla è perché è spocchioso. Quando tace è perché è snob. Quando si impone è un despota, vuole comandare. Quando dialoga è un trafficone, organizza inciuci. Quando si incazza non è elegante, e se si incazza ha qualcosa da nascondere. Quando va in barca a vela è uno scandalo. Quando ha le scarpe belle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/05/nosferatularge.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6916" title="nosferatularge" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/05/nosferatularge-240x187.jpg" alt="" width="240" height="187" /></a>Quando parla è perché è spocchioso. Quando tace è perché è snob. Quando si impone è un despota, vuole comandare. Quando dialoga è un trafficone, organizza inciuci. Quando si incazza non è elegante, e se si incazza ha qualcosa da nascondere. Quando va in barca a vela è uno scandalo. Quando ha le scarpe belle è una vergogna.</p>
<p>Massimo D&#8217;Alema per una certa parte della popolazione ha sempre colpa. «D’Alema, quèlo lì, l’è furbo» direbbero dalle mie parti i più scemi. Sono cose da bar, tipo «la so lunga, io, non mi frega il D’Alema».<span id="more-6915"></span></p>
<p>Siamo un paese ancora profondissimamente oligarchico: si deride il “sogno americano”, ma per avviare un’impresa bisogna chiedere i soldi ai soliti cinque, e gli immigrati non possono fare lavori di responsabilità come il tassista. Eppure si vive ancora nell’illusione che vadano bene tutti, che siano tutti nostri pari, nostri fratelli, che chiunque faccia politica debba essere accessibile a tutti nei modi, nell’estrazione sociale, nello stipendio, nel ragionamento, nelle linee e nelle strategie. Per tutti intendo tutti, anche chi ha la terza media. Non che ci si debba fidare, dopo una spiegazione di massima, come si fa quando si va dal dentista; no, si vuole disquisire di ponti e devitalizzazioni, tutti, tutti odontoiatri, solito popolo “da’ retta a un pirla”. D’Alema, essendo uno che da sempre, per carattere e natura politica, non alimenta questa illusione, viene bersagliato, anche in ragione dei contrastanti sorrisini di circostanza populista di chi gli sta vicino.</p>
<p>Ieri sera D’Alema (cui di solito mi riferisco con i più consoni “Massimo” o “il Capo”, perché sia chiaro come la penso) ha perso le staffe con Sallusti, persona che trasuda una spregevolezza più profonda degli schieramenti eventuali di ciascuno. Non voglio nemmeno entrare nello specifico della questione in sé, perché non me ne frega niente e non voglio alimentare il ciarpame con ulteriore ciarpa. Mi limito a dire che il contesto di Ballarò è ancora oggi foriero di trappole e inganni, se non si sta attenti.</p>
<p>Il garbo del conduttore fa passare un’arena sanguinaria per sala da tè. La simpaticissima Polverini (vieni vieni con me/shomi shomi de uè) è Presidente della Regione, gestisce i soldi della sanità del Lazio, e lo fa per la verve dimostrata in quel contesto, non per altro. Non dico che sia colpa di Floris, anzi: è un pregio del programma, dal loro punto di vista. Però è così. Sallusti apre bocca, introdotto dal cortese Floris, e uno deve avere la lucidità per ricordare che lo scorpione punge sempre la rana, Nosferatu morde al collo appena può, e a farsi fottere lo devi mandare subito, d’ufficio, prima di incazzarti sui suoi populismi pusillanimi. Se no poi non passa che Sallusti ha detto una minchiata, ma che D’Alema ha fatto gli occhi del Villaggio dei Dannati.</p>
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		<title>Non sarà Nixon, ma bravi, cacchio!</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 10:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Royale Politique]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Sono anni che ripeto (siamo in tanti a farlo), che i quotidiani italiani contengono una quantità di pagine politica del tutto insensata, se non in una logica di «Senti. Je farei ’n favore a Gianni, che stavamo ar Tasso assieme. Mo’ è portavoce del sottosegretario Ciafranicardi. Due domande su ’sto fatto del decreto attuativo gliele [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/05/men.jpg"><img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/05/men-240x157.jpg" alt="" title="men" width="240" height="157" class="alignleft size-medium wp-image-6913" /></a>Sono anni che ripeto (siamo in tanti a farlo), che i quotidiani italiani contengono una quantità di pagine politica del tutto insensata, se non in una logica di<em> «Senti. Je farei ’n favore a Gianni, che stavamo ar Tasso assieme. Mo’ è portavoce del sottosegretario Ciafranicardi. Due domande su ’sto fatto del decreto attuativo gliele farei, che disci?»</em>.<br />
Uno dice avete dodici pagine di politica: ci combinerete qualcosa, no? Di solito no.<br />
Questa volta sì. E ad andarsene per merito di Repubblica è il più odioso di tutti.<br />
Grazie Bonini, grazie Mauro.<br />
(E grazie, Ferruccio, per il consueto garbo.)<br />
<br/></p>
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		<title>NIHON2010 &#8211; Il tempio scintoista “Marina e Dudi”</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 08:05:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Royale Politique]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Stanotte ho litigato con Berlusconi. Ma a lungo proprio. Saranno state le pinne del barracuda fritte con la maionese che ho mangiato. Che erano buonissime, ma magari stimolano sogni strani. Comunque eravamo in coda per parlare con lui, ma sembrava la coda di una mensa aziendale. Ma poi lui era subito lì in piedi oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/04/david_lynch.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6633" title="david_lynch" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/04/david_lynch-240x307.jpg" alt="" width="240" height="307" /></a>Stanotte ho litigato con Berlusconi. Ma a lungo proprio. Saranno state le pinne del barracuda fritte con la maionese che ho mangiato. Che erano buonissime, ma magari stimolano sogni strani. Comunque eravamo in coda per parlare con lui, ma sembrava la coda di una mensa aziendale. Ma poi lui era subito lì in piedi oltre la fettuccia blu che delimitava la coda, e uno ci poteva parlare. E io già da prima, prima che toccasse a me, a rompere il cazzo. Io. A Silvio Berlusconi.</p>
<p>E il bello è che lui mi ascoltava, non sparava colpi bassi; certo controbatteva, ma era uno scontro leale. Io che sparavo le mie cartucce classiche, come quella della fondazione, tipo che non si fa il trofeo calcistico Luigi Berlusconi, porca la troia, si fa una biblioteca, un centro ricerche sulle malattie infantili, si fa il parco più bello di Milano. Si diventa parte del pubblico, essendo privati. Lui un po&#8217; mi ascoltava e mi chiedeva cosa doveva fare. Smollare la politica e fare come Bill Gates, dicevo io. Non importa quello che pensi, ma fai delle cose per cui quando muori, Silvio, i tuoi soldi non vadano solo in mano ai tuoi figli. Perché ce ne hanno già, ne hanno troppi. Li distruggi, così. Fai delle figate, Silvio, da’ retta. Figate per la collettività. Altrimenti, comunque vada, avrai perso.</p>
<p>Poi, non so come, ma abbiamo smesso di parlare, senza salutarci, senza nemmeno vaffanculo. Forse toccava a un altro in coda.</p>
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