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	<title>Freddy Nietzsche &#187; Royale Politique</title>
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	<description>Il blog che abbraccia i cavalli</description>
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		<title>Praticamente un paese di morti</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 13:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Royale Politique]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Mi fa delirare l’automatismo giornalistico della povertà, dei cicli negativi, della crisi, delle difficoltà vissute sempre come responsabilità politica di un dramma insopportabile e collettivo. Non capisco come non trovino tutto il meccanismo anche solo vagamente ripetitivo, se non proprio intellettualmente disonesto. Eppure si continua. E il punto più meschino di tutto il quadretto è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/03/Dawn-of-the-dead-2004-zombies-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6357" title="Dawn-of-the-dead-2004-zombies-2" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/03/Dawn-of-the-dead-2004-zombies-2-240x146.jpg" alt="" width="240" height="146" /></a>Mi fa delirare l’automatismo giornalistico della povertà, dei cicli negativi, della crisi, delle difficoltà vissute sempre come responsabilità politica di un dramma insopportabile e collettivo. Non capisco come non trovino tutto il meccanismo anche solo vagamente ripetitivo, se non proprio intellettualmente disonesto. Eppure si continua. E il punto più meschino di tutto il quadretto è sempre lì, nella psiche.</p>
<p>L’Italia è (stato) un paese contadino e cattolico: avere una psiche, pensare anche solo che esista, è troppo da individualisti, da ricchi, troppo “io” per far parte di “noi”, come direbbe il più conservatore dei socialdemocratici nostrani.<span id="more-6356"></span></p>
<p>Lo stesso Veltroni — sì, parlavo di lui, che credete? — l’altro giorno, discettando della crisi in un’intervista, citava un call center per aspiranti suicidi da lavoro, dove i telefoni squillerebbero, in Veneto, tutti i giorni.</p>
<p>Quando hanno parlato di questo famoso call center per il sostegno psicologico, i giornali l’hanno raccontato come fosse un call center per suicidi (imminenti) o aspiranti tali. Non esiste la psiche, ma esistono i suicidi, i rimedi estremi, l’insano gesto, il fondo scala. Siamo un grande paese piatto di grano, siamo mondine e partigiani, famiglie e fabbriche; d’improvviso diventiamo invece individui, ma solo per essere descritti come soli, disperati, pronti al tuffo dal grattacielo. È un po&#8217; come quando uno ammazza la moglie, si spara in faccia, rapisce il bambino. Negli altri paesi ti dicono che stava male, si stava curando, aveva rifiutato le cure, gli amici lo vedevano strano; in Italia, già nel sommario dell’articolo si viene informati della situazione lavorativa del soggetto, sulla posizione contributiva, sulla cassa integrazione. C’è un filo rosso inedito e italianissimo che unisce, senza giunti viscosi, come un ingranaggio, il lavoro e la follia distruttiva. Lavori? Felice. Non lavori? Triste, al limite anche matto, omicida, smitragliatore di vecchie, antropofago. Che colpa ne avevi? Avevi perso il lavoro, eri cassintegrato, ti mobbavano da mesi.</p>
<p>Figuriamoci, io lo so che la crisi c&#8217;è. So anche che c&#8217;è gente che sta male, ha difficoltà economiche e esistenziali. Ma sono stufo della retorica da dopoguerra che ci portiamo dietro. Faccio notare che non è quella vera del dopoguerra, ché nel dopoguerra c’era una voglia di dignità che la gente spaccava i muri con lo sguardo. Quella che abbiano noi è una voglia di disastro, di filmati in bianco e nero, di bambini che piangono. Quello sì. Quello funziona sempre.</p>
<p>Collettivizzazione dei problemi e delle responsabilità. Always. E i due elementi vengono raccontati come inversamente proporzionali, per cui se racconti che il problema è gigante, poi ti sei liberato della responsabilità, dell’individuo — <em>Il povero Gianni si ritrova impotente. A questo punto il povero Gianni rivolge un accorato appello al ministro.</em> — e risulta più facile parlare della politica anche partendo dalla depressione.</p>
<p>La psiche non è un sottoprodotto della crisi. Se non se ne parla mai, se ci fanno le puntate da Vespa dove la terapia viene venduta come un passatempo antinoia per Simona Izzo, se Morelli e Crepet fanno Morelli e Crepet, poi è chiaro che qualsiasi problema psicologico è vissuto come cataclisma. O, meglio, può essere venduto come tale. Tanto “noi” abbiamo bisogno di lavoro, coesione, padri e madri, figlie e nonni, generazioni a confronto e figurine sbiadite di Omar Sivori. Non vorremo mica arrogarci il diritto egoistico e fascista di dire “io”? Che, scherziamo?!</p>
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		<title>Nemmeno la sgogna mi fate venire più</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 13:20:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Royale Politique]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/> Ieri sono stato tutto preso a coniare una parola che sostituisse al meglio il termine tedesco Fremdschämen, che descrive quella sensazione che si prova quando la vecchia canta una canzone popolare in televisione, e il conduttore la guarda come dire adesso finirà, e lei invece se la canta tutta — olandesiiiina bellaaaaaa, olandesiiina biondaaaaaa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/03/mors.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6310" title="mors" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/03/mors-240x180.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a> Ieri sono stato tutto preso a coniare una parola che sostituisse al meglio il termine tedesco <em>Fremdschämen</em>, che descrive quella sensazione che si prova quando la vecchia canta una canzone popolare in televisione, e il conduttore la guarda come dire adesso finirà, e lei invece se la canta tutta — olandesiiiina bellaaaaaa, olandesiiina biondaaaaaa — strofa, strofa, ritornello, strofa ritornello, ritornello, acuto finale, oppure quando qualcuno insomma si mette in una situazione che non è solo terribile esserci, ma è ancora peggio non esserci e assistere. In tedesco la parola c&#8217;è, e vuole dire proprio quello, cioè il concetto che noi esprimiamo con «ho provato compassione/vergogna per lei». In italiano no, per cui mi sono messo, su richiesta del magico mondo della rete, del popolo di internet, del futuro, a cercare questa parola. Poi sono sceso al bar e ho letto il giornale.<span id="more-6302"></span></p>
<p>Sono nato e cresciuto a Varese. È lì che ho un bel po&#8217; di affetti e quasi tutti i ricordi. Essendo del 1974, ho visto crescere la Lega Lombarda insieme alla mia coscienza politica. Fossi nato in una famiglia diversa, senza il fratellone “comunista”, senza le idee che giravano in casa mia (niente di rivoluzionario, ma insomma), probabilmente mi sarei appassionato anche io, mi sarei riconosciuto in quel movimento che nasceva proprio giù lì dalle nostre parti, e andava contro il potere centrale e cattivo dei mangiasoldi. Per mia fortuna, non ho mai pensato che i leghisti fossero capaci di fare nulla di nulla. Ho sempre creduto che la politica, senza un’attenzione specifica e puntuale al senso e alla moralità della stessa, sia in grado di spazzare via ogni supposto “buon senso”, ogni “persona per bene”, tutti i “buon gusto” o “è così gentile” del caso. Il potere è più forte. Senza la cultura del potere, cioè la politica, resta il potere lì da solo.</p>
<p>La Lega ha vinto le prime elezioni locali cui abbia partecipato, e da allora le ha vinte tutte, sempre, finché non sono stato io ad andarmene. Quando, qualche anno fa, il sindaco leghista della città è stato implicato in una faccenda che stava dalle parti del peculato e dello sfruttamento della prostituzione, e la città è stata governata dal commissario prefettizio per diversi mesi, alle elezioni successive è stato eletto un altro esponente dello stesso partito. Nessun problema: la gente si fida comunque. Negli anni, la presenza della Lega come forza di governo è entrata a fare parte del fatalismo cittadino: è diventata un’idea fissa, quasi fosse una casta di potere, inamovibile come il campanile di San Vittore. Senza un’opposizione degna, la Lega si è guadagnata il lusso di sbagliare infinite volte, senza che la pazienza della popolazione venisse meno. Mai. Per nessun motivo.</p>
<p>Negli ultimi tempi, col raggiungimento del potere centrale da parte degli ex amici del bar, le cose si sono fatte più evidenti ancora. È scattato un senso di “adesso tocca a noi, mica Roma”, straordinariamente simile a quello contro cui si sono battuti a parole i leghisti per decenni. I mondiali di ciclismo di Varese sono stati la manifestazione tangibile di questo cambio di rotta. Era evidente a tutti che improvvisamente era nato il bisogno di cose inutili e dispendiose, era stato generato con insistenza, ribadito con forza, quasi con sdegno, come se davvero fosse fondamentale, e lì si giocasse molto. Sembrava l’incubo di un leghista: il politico democristiano del paesino nel Meridione che arriva a Roma, si insedia, prende il potere, e fa costituire un ente parastatale per lo studio del territorio, con sede nel paesino natio; ente che non produce nulla per decenni, cade a pezzi, ma dà da lavorare a uno stuolo di paesani elettori nullafacenti. Varese è diventata quel paesino lì, sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>È nata anche una specie di leggenda metropolitana. In città è girata la voce che Ligresti, il costruttore, avesse fatto un numero meraviglioso. Collaboratore della comunità di recupero per tossicodipendenti Gulliver, come pena alternativa al carcere in seguito a una condanna, aveva – secondo il racconto – adocchiato un prato vicino all’ippodromo lì di fronte. L&#8217;aveva comprato, già che c’era. Poi, in previsione dei mondiali di ciclismo, avevano cambiato la destinazione d’uso di quel terreno, e Ligresti aveva costruito un albergo, che sarebbe poi diventato una cattedrale nel deserto, essendo Varese tante cose belle e brutte, ma certamente non una città turistica. Avevo sentito questo racconto talmente tante volte da abituarmici. Io stesso l’avevo propagato con gusto e scuotimenti di testa.</p>
<p>Invece ieri, dopo aver cercato di coniare una parola che sostituisse <em>Fremdschämen</em> in italiano, sono sceso al bar, ho guardato Repubblica e ho trovato <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/03/08/mondiali-ciclismo-la-legge-dell-urgenza-varese.html">questo</a>. E non ho avuto nessuna reazione emotiva di alcun tipo, né schifo né altro. È così. Lo so. Si sa da anni. Adesso esagerano e li beccano. Ma la gente non capisce mica. Gli ultimi che hanno cacciato erano quelli della piramide con sopra le gigantografie. I prossimi saranno i leghisti. Poi arriveranno i venusiani, gli istrici viola, il partito degli alpinisti. Ma finché vanno a “inscì un brav fieu” (così un bravo ragazzo), le cose non cambiano. Tutti sanno tutto. Nessuno si preoccupa di niente. Solo di cosa giocare quando hai il due bello in mano secco, lui ha sette bello e asso quasi di sicuro, ma c&#8217;è il tre a giro, allora se io antic&#8230;</p>
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		<title>I pimpirlini</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 17:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Royale Politique]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>
Una decina di anni fa si tennero delle elezioni politiche importantissime, che elessero il Presidente degli Stati Uniti d&#8217;America per i quattro anni successivi. Alla luce di quello che successe un anno dopo quelle elezioni, oggi possiamo dire che le cose sarebbero state parecchio diverse se quelle elezioni avessero eletto un altro, cioè Al Gore, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/03/paper-shredder.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6258" title="paper-shredder" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/03/paper-shredder.jpg" alt="" width="306" height="467" /></a></p>
<p>Una decina di anni fa si tennero delle elezioni politiche importantissime, che elessero il Presidente degli Stati Uniti d&#8217;America per i quattro anni successivi. Alla luce di quello che successe un anno dopo quelle elezioni, oggi possiamo dire che le cose sarebbero state parecchio diverse se quelle elezioni avessero eletto un altro, cioè Al Gore, invece di quello che poi vinse, cioè George W. Bush. Non furono in molti a dirimere la questione nello specifico, perché tutto si ridusse a un esercito di pensionati cogli occhiali da sole. Essendo gli Stati Uniti un paese più serio del nostro, non toccò alle mastellate campane chiudere la partita, ma a un pezzo di Florida. Lì, per varie ragioni che non stiamo a ribadire, si decise di ricontare i voti. Mesi di riconteggi, a base di gattare grasse sedute dentro a stanzoni illuminati al neon, intente alla verifica e al controllo delle schede forate. Perché il sistema non prevedeva l&#8217;uso di matite, ma di schede da forare con un pirulo, all’interno della cabina elettorale.<span id="more-6257"></span></p>
<p>Il problema è che in alcuni casi il cerchietto di carta prodotto dalla <em>pirulatio</em> non era staccato del tutto dalla scheda, e restava appiccicato per un pezzo solo, diventando a tutti gli effetti una cosa diversa, un altro animale, un’idra di cellulosa, un’entità separata dal piano uniforme della scheda prestampata, una discontinuità nello spazio e nella Gestalt di una scheda degna di questo nome, in buona sostanza quello che possiamo senza timore definire un pimpirlino. E come è attaccato il pimpirlino, per una bavetta di fibra cartacea o per una mezzaluna? Come si comporta? Perché se penzola è un conto, ma se resta adeso, be’, se resta adeso è tutta un’altra cosa. Vedo un cerchio di luce dall’altra parte, quando lo alzo verso i neon, oppure vedo una mezzaluna, una virgola di volontà, un intento discutibile e malsicuro, non bastevole per produrre quello che si può definire un vero e proprio, incontestabile foro? È un voto in potenza o un voto in atto?</p>
<p>Non si usarono queste parole, certo, ma non fu un bel momento. La gente non capiva, scuoteva la testa, e a tutti sembrava strano che gli Stati Uniti non fossero in grado di eleggere il proprio rappresentante. Il mondo li perculò, si disse stupito, ne parlò molto. I media americani parlarono di schede e riconteggi per settimane, spostando tutta l’attenzione su quel pezzettino di terra alligatora, scontrandosi con forza, facendosi male senza esclusione di colpi. La ferita si sarebbe trascinata nelle menti e nelle parole dei democratici per anni (ce ne sono ancora molti che, oggi, scuotono la testa e parlano di furto, digrignando i denti). Ma dopo ricorsi su ricorsi, riconteggi su riconteggi, la Corte Suprema stabilì che i riconteggi non fossero comunque validi. E George W. Bush si presentò al proprio insediamento, bello felice, a gennaio del 2001.</p>
<p>Lo scontro più violento tra istituzioni occidentali e cultura popolare si ritrovò impantanato in una questione burocratica, formale, capace di ammazzare la liturgia, la stabilità, il profilo degli Stati Uniti, il ciclo delle notizie e i palinsesti televisivi. E poi cosa successe? Che Bush governò e gestì il paese, come previsto, anche se la gente per mesi non aveva capito un cazzo di pirulini e vecchie miopi col deambulatore.</p>
<p>Anche se le regole a volte sembrano mettersi in mezzo tra l’idea di rappresentanza e il meccanismo necessario per metterla in pratica, va bene così. Si fa quello che si deve fare. Perché l’idea di rappresentanza non esiste senza la sua applicazione pratica, senza le regole, i sistemi, le modalità stabilite prima dell’inizio dei giochi. Per venire a noi, il problema politico c’è, è vero, ma a mio parere non riguarda l’eventualità o meno di riammissione delle liste escluse. Il problema politico riguarda le regole di presentazione delle liste e i comportamenti dei singoli in alcuni casi specifici. Quello della riammissione o meno delle liste è un problema amministrativo, procedurale, interno all’ingranaggio. E quando l’ingranaggio gira, quando il motore è in moto, non lo si può toccare da fuori, se no ci si perdono le mani. C’è chi è preposto a intervenire. Farà quello che può fare, secondo le regole. E non si discuterà più.</p>
<p>Perché l’unica alternativa è tirare una martellata dentro ai pistoni, spaccare tutto, fermare il motore perché lo si ammazza, e rifare da capo. Ma poi esplodono i pezzi di ferro roventi in faccia a tutti, sia chiaro. Non è una bella cosa. Non sono mica dei pimpirlini di carta.</p>
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		<title>Il problema della coccoina</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 11:37:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Royale Politique]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Eccoci qua. Buongiorno a tutti. Veltroni ha rilasciato un&#8217;altra intervista. Sono incistato. Lo sapete. Cercherò di essere più breve e tassonomico possibile.
Frasi che non vogliono dire niente
“Noi” perché io è poco. L’io è stato la libbertà. Ora che non ci sono più le ideologie, però, l’io non ce la fa più.
Che se uno scuote la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/03/robert_kennedy_19671.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6248" title="robert_kennedy_1967" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/03/robert_kennedy_19671-240x328.jpg" alt="" width="240" height="328" /></a>Eccoci qua. Buongiorno a tutti. Veltroni ha rilasciato <a href="http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&amp;vxChannel=Spotlight&amp;vxClipId=2524_f53f6e5a-25dd-11df-9cde-00144f02aabe&amp;vxBitrate=300">un&#8217;altra intervista</a>. Sono incistato. Lo sapete. Cercherò di essere più breve e tassonomico possibile.</p>
<p><strong>Frasi che non vogliono dire niente</strong></p>
<p><em>“Noi” perché io è poco. L’io è stato la libbertà. Ora che non ci sono più le ideologie, però, l’io non ce la fa più.</em></p>
<p>Che se uno scuote la testa, ha l’aria di chi ci ha ragionato tanto, poi può anche essere che passi come quello che porta sulle spalle tutto un ragionamento (titolo del libro a parte). Ma resta difficile capire quando, di grazia, ci sia stato l’io nella storia di questo paese, tutta clan, chiese, famiglie, gruppi, camerati, compaesani e compagni. Boh. Adesso siamo diventati gli Stati Uniti. Son cose.<span id="more-6246"></span></p>
<p><em>Stare nella rete è meglio che far parte della rete.</em></p>
<p>Questa è complicata, perché così, a occhio, sembra una stronzata. Poi la guardi meglio, la rileggi al contrario, la rigiri come se fosse un polpo che non si lascia impadellare, per un secondo pensi che stia consigliando agli italiani che usare un browser è più divertente che lavorare per Fastweb, infine getti la spugna e sei costretto a appiattirti sul banale concetto per cui si tratti di una stronzata.</p>
<p><em>Nel mio caso la politica e la letteratura sono due mezze mele di una persona.</em></p>
<p>Che se uno per dimostrare di essere uno scrittore deve parlare come Romano Battaglia, tutto immaginifico, tutto elevato, figure retoriche anche al posto dei rutti, finisce che si ritrova con un libro che ha il valore di quello di Vespa in una mano, un fallimento politico grosso nell’altra, e il suggestivo panorama della Val di Non tutto intorno a sé.</p>
<p><strong>Frasi che vogliono dire tantissimo</strong></p>
<p><em>Il jazz è il sinonimo della libertà.</em></p>
<p>Se uno pensa davvero, alla sua età, che il jazz sia suono un po’ quello che mi viene, che ci sia della libertà nello studio di infinite scale tonali, modali, sostituzioni, modulazioni, improvvisazioni (che si studiano), e nella costruzione del sistema musicale più complesso mai concepito in occidente, be’, allora poverino proprio, pat pat sulle spalle. E poi questa retorica della libertà di per sé è una roba che alla fine delle assemblee d’istituto è fighissima (grandi applausi, poi si limona!), ma nel mondo reale, da uno che voleva fare il Presidente del Consiglio, fa proprio quella tristezza che metti la testa nel collo e giri la testa dall’altra parte.</p>
<p><em>È un gioco, il calcio, naturalmente.</em></p>
<p>Ecco qua. Siccome non sta bene dire solo evviva quando segna la nazionale, tutto diventa un trattatello sociologico di quelli che trovi al Carrefour vicino alle casse. E allora la squadra di calcio diventa il diritto e il bisogno di essere felici. Perché se no, se fosse solo calcio e l’amore per il gioco, che motivo ci sarebbe? Futilmente non va bene. Futilmente. E invece se c’è l’epopea dei parastinchi, se c’è Mino Celestino che non ha paura di tirare il calcio di rigore (tranne che tira con le spalle alla porta), allora sì sì, scherziamo?, tutto un significato pazzeschissimo. Fortuna che ce l’ha spiegato, che ci ha messo tutto in una bella prospettivona, perché se non ci fosse stata questa altezza di contenuti, questo slancio storicoletterario, poi saremmo restati soli con la cultura popolare, lì in basso, solo il calcio, tutti a questo punto senza dubbio futilmente: niente niente finiva che alla partita ci divertivamo anche. Fiuuu. Per un pelo.</p>
<p><em>Perché un padre deve sapere che lavora tutta la vita perché il figlio posso fare meglio di lui.</em></p>
<p>Eccoci qua. L’idea che anche noi, come i greci delle tragedie, dobbiamo vedere la nostra esistenza per grandi dinastie, per catene di persone che vivono solo per il progresso della propria progenie, e il rispetto delle aspirazioni degli antenati. La vita è una partita, dove devi cercare di fare meglio, ma non tu, non nella tua vita. No no. È di padre in figlio, non si passa la mano, non si salta il giro, chi non passa dal VIA perde le ventimila lire, e poi le figurine con che cazzo di soldi le compra? Questa è una di quelle frasi che spiegano benone perché quella sinistra lì di Veltroni andava sfanculata da subito (<em>si dà dei pugni in testa per esserci anche brevemente cascato</em>) non ci convince. Perché a nessuno frega un cazzo delle dinastie che si propagano nel successo e nell’affermazione, il cursus honorum di Capalbio non frega a nessuno: vogliamo fare il cazzo che decidiamo noi, senza sentirci dentro a un disegno che tiri dentro tutto, dalle balie ciociare alla Olivetti, da Platini a Ekaterineburg, cavalcando un disturbo ossessivo che, in fondo, vuole scrivere albi storici di Topolino coi disegni di Cavazzano, tipo Il Quarto Topo, Gli Scontri di Valle Papera, La Marcia dei Bassotti Bianchi, Topi con le Ali.</p>
<p><strong>Parole a caso che fanno tanto scrittore</strong></p>
<p><em>scorgo</em></p>
<p>Pensa che stronzi noi che vediamo!</p>
<p><em>sfarinamento</em></p>
<p>Eh sì, ’nfatti io in ’sto paese ce metterebbe poco poco de bianco d’ovo, così s’addenza.</p>
<p><strong>Grandi amisci veri (come Clooney)</strong></p>
<p><em>C&#8217;è un tempo…</em></p>
<p>Ah sì sì, c’è un tempo per l’Africa e uno per New York, un tempo per i TAXI e uno per le fiere del libro, un tempo per parlare ovunque e uno per stare lontani dai microfoni. Ze bok of ze Ecclesiast is very suggestiv. Comunqueous.</p>
<p><em>Ci vuole una visione.</em></p>
<p>Certo, per resistere a questa retorica veltroniana ci vuole una visione, ma di quelle molto chiare, cristalline, che si stagliano nel cielo azzurro della mente, tipo prendere un’insolazione in Grecia in agosto. Oppure qualcosa di mistico, di messianico, rosacroce, sufi, non so nemmeno io se serve chiamare in causa Ganesha o si può fare a meno. Mi sa che serve anche lui: senza elefante non ce la si fa.</p>
<p><em>priorità (pronunciato con accento americano)</em></p>
<p>Come la Bellucci. Ormai l’italiano è idioma cadetto. Sì sì, capisco.</p>
<p><strong>Gran finale</strong></p>
<p><em>L&#8217;ascensore sociale di questo paese è fermo da troppo tempo e l&#8217;aria si sta facendo irrespirabile.</em></p>
<p>No no, guarda che l’ascensore funzionerebbe anche. Solo che tu che hai premuto ALT alcune ore fa per raccontarci il tuo libro. (E secondo me prima hai mollato anche una puzza, mentre parlavi del «zogno di Bbèrlinguer».)</p>
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		<title>Quando il gioco si fa muro</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 11:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Royale Politique]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Uno dei sottili stereotipi culturali in cui ci si perde spesso è quello che prevede che alla fine quelli siano bravi. Sono anni che ci prendiamo le ginocchia a martellate per il mare di cretinate di cui la sinistra italiana è stata protagonista; sono anni che ci convinciamo piano piano della veridicità del paradigma dell&#8217;istruttore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/03/fullmetaljacketermeyfz1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6222" title="fullmetaljacketermeyfz1" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/03/fullmetaljacketermeyfz1-240x160.jpg" alt="" width="240" height="160" /></a>Uno dei sottili stereotipi culturali in cui ci si perde spesso è quello che prevede che alla fine quelli siano bravi. Sono anni che ci prendiamo le ginocchia a martellate per il mare di cretinate di cui la sinistra italiana è stata protagonista; sono anni che ci convinciamo piano piano della veridicità del paradigma dell&#8217;istruttore di Full Metal Jacket: quello per cui sarà anche una roba senza cuore, certo, sarà spietata e crudele, ma è quello che ci vuole. Le maniere forti, la semplificazione dei problemi, gli ordini urlati in faccia nascondono una concretezza sostanziale da cui ci sarebbe da imparare.<span id="more-6223"></span></p>
<p>Quelli di destra saranno rozzi, insomma, ma sono precisi, non perdono di vista il punto, non si rimbambiscono con disquisizioni da fighette. E infatti è vero che al congresso del PDL in genere il contributo dell&#8217;intera platea si riassume in questa mozione da presentare al capo: “SÌ!!!” È altrettanto vero che al congresso del PD, invece, quando il capo parla indisturbato è perché il capo è quello sbagliato; normalmente discutono per secoli, poi rilasciano dichiarazioni discordanti ai giornali e alla tv. E uno vuole morire. Riprende il martello in mano e giù, sulla rotula.</p>
<p>Però quella che per fare le cose alla fine sia meglio andare un po&#8217; dritti è una pura e semplice balla. Lasciatevelo dire da uno che ha abitato quasi tutta la vita in una città amministrata dalla Lega Nord. Non sono capaci. Non hanno l&#8217;idea. Ché Berlusconi non fa nulla, non ha mai fatto nulla, e nulla farà mai. Ché sono persone furbe e determinate, ma insieme anche dei sommi incapaci. E il caso di Roma, e della mancata presentazione delle liste, lo dimostra una volta di più. Non pensiamola più quella roba lì, che non è proprio vera.</p>
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		<title>Uno piccolo fragoroso sollievo politico</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 08:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Royale Politique]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>È successo da un paio di giorni, e nessuno ha smentito. A quanto pare è vero, quindi: Paola Binetti se ne è andata dal PD. Quella che si diceva stupita non che mancassero alcuni temi, non che certe posizioni non avessero spazio nel partito, no no, lei si diceva esterrefatta, ribadiva il proprio disagio, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><img class="alignleft size-medium wp-image-6087" title="Porn Star Janine James" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/02/Porn-Star-Janine-James-240x239.jpg" alt="" width="240" height="239" />È successo da un paio di giorni, e nessuno ha smentito. A quanto pare è vero, quindi: Paola Binetti se ne è andata dal PD. Quella che si diceva stupita non che mancassero alcuni temi, non che certe posizioni non avessero spazio nel partito, no no, lei si diceva esterrefatta, ribadiva il proprio disagio, si grattava con fastidio le crosticine sulla coscia perché di tutte le roccaforti dell’ideologia cattolica massimalista contemporanea non si riuscivano a costruire altrettante dépendance dentro al Partito Democratico. Che come partito sarà anche un po’ una merda, Binetti Paola, ma è sempre l’ultima idea plausibile di forza politica di sinistra del paese.</p>
<p><span id="more-6084"></span>E non si possono rompere i maroni a questo modo per anni, Binetti Paola: non sta bene. Una si rende conto e si leva dalle balle, a un bel momento. Francamente anche prima di adesso. E nemmeno continua a rilasciare interviste a qualsiasi giornale che la interpelli. Perché non si fa, neanche quello. La politica è quella cosa per cui se non si rappresenta nessuno, se si è eletti con questa legge elettorale e si viene da una storia politica che non conosce la parola “consenso”, ecco, allora si evita di mettersi di traverso ininterrottamente in ogni dinamica che coinvolga il partito che gentilmente ci ospita.</p>
<p>Eh sì, perché il partito è sempre stato più mio (non ho la tessera) che tuo (hai il cilicio). E io sono, insieme a milioni di elettori, molto felice che una nullità elettorale e politica come te se ne sia andata. Il segretario dice quello che deve dire, certo, i colleghi piangono come fontane, tutti si dichiarano affranti: una cosa che, a dire il vero, succede anche ai funerali delle peggiori canaglie.</p>
<p>Io, noi, tristi manco per niente, siamo al settimo cielo, in estasi, è così bello, proprio uno spasso, non azzardarti a ritrattare, Paola, non ci pensare nemmeno, perché andiamo contro la forza di gravità, andiamo alla velocità della luce, non ci fermare adesso, che siamo Lady Godiva, nudi a cavallo, col cazzo fuori, la figa che struscia sul pelo della bestia, cavalchiamo eccitati, immorali, froci e puttane, pensando al futuro senza di te dentro al PD. Passerà, e non sei mai stata l’unico nostro problema. Ma gli altri sono problemi nostri: tu no, nostra non sei mai stata, ma problema sempre. E non averti più fra i piedi mi dà una piacere terreno, effimero e cadùco, ma molto convincente.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/iUBwjyhRweQ&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/iUBwjyhRweQ&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>E tutti i figli suoi</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 13:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Royale Politique]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Non che abbia delle cose pazzesche da dire, eh. È solo che questa maggioranza chiude tutti i più blandi spiragli di buona fede possibili. È un peccato, perché dare retta alle cassandre del luogo comune è sempre una resa rispetto al ragionamento. Però va così, e va così in maniera talmente sistematica da far perdere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><img class="alignleft size-medium wp-image-6056" title="samson_1961_poster_02" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/02/samson_1961_poster_02-240x324.jpg" alt="" width="240" height="324" />Non che abbia delle cose pazzesche da dire, eh. È solo che questa maggioranza chiude tutti i più blandi spiragli di buona fede possibili. È un peccato, perché dare retta alle cassandre del luogo comune è sempre una resa rispetto al ragionamento. Però va così, e va così in maniera talmente sistematica da far perdere senso a qualunque ragionamento ulteriore.</p>
<p>Sì, rubano. Sì, tutti. Sì, sistematicamente. Sì, soprattutto sui capitoli di spesa più ingenti (questo è logico) e svincolati dal giudizio per ragioni che potremmo definire “sentimentali”, come la sanità e l’edilizia legata alle catastrofi naturali (questa è logica, op. cit.). Poi succede che li prendano, e succede che non solo le loro pratiche, ma la loro figura torni a ricalcare il più banale, il più prevedibile di tutti gli stereotipi possibili. La potenza. Il potere. I favori. I cazzi. Le zoccole.<span id="more-6055"></span></p>
<p>Non solo quello, attenzione. Anche la übris che ho imparato al liceo, proprio quella, proprio quella dei greci, paro paro, senza nemmeno un aggiornamento del sistema operativo: è il telex della tracotanza, quello che sta emergendo dalle inchieste sugli appalti legati al terremoto dell’Aquila. E non c&#8217;è niente che faccia pensare il contrario, niente di quello che abbiamo visto e sentito anche di recente che non ci avesse dato gli strumenti per arrivarci in anticipo. Quello che sta succedendo in queste ore non è per niente nuovo né stupefacente; nemmeno quello che succederà sui media nei prossimi giorni lo sarà.</p>
<p>Diranno che siamo contro la libertà, che uno nella sua vita privata, che la privacy, che l’intrusione è inaccettabile, che il moralismo della sinistra contro il vitalismo della destra.</p>
<p>Scivoleranno via sul fatto che quelle pompe diventavano soldi e cemento. E il punto sta esclusivamente lì.</p>
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		<title>Io pènzo che la storia siamo Noi®</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 10:34:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Royale Politique]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Ormai mi ci sono incistato. Quando Veltroni compare da qualche parte, io ascolto quello che dice e mi infurio. Ci vado apposta: d’altronde ognuno ha il passatempo che preferisce. Sul sito di video online di Mediaset si può rivedere Domenica 5 di domenica scorsa, dove è intervenuto Veltroni. Il sistema fa pena, si blocca, propina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><img class="alignleft size-medium wp-image-6014" title="rob-k" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/02/rob-k-240x315.jpg" alt="" width="240" height="315" />Ormai mi ci sono incistato. Quando Veltroni compare da qualche parte, io ascolto quello che dice e mi infurio. Ci vado apposta: d’altronde ognuno ha il passatempo che preferisce. Sul sito di video online di Mediaset si può rivedere <a href="http://www.video.mediaset.it/video/domenica_5/full/154334/puntata-del-7-febbraio.html#te-s1-c1-o1-p1">Domenica 5 di domenica scorsa</a>, dove è intervenuto Veltroni. Il sistema fa pena, si blocca, propina milioni di spot. Le cose belle della vita sono faticose.</p>
<p>Si parte con il papà, che è stato, a detta di Barbara D’Urso, «un grande», che «è andato via, nel cielo, quando tu avevi un anno». Un uomo adulto, già aspirante primo ministro di un paese con sessanta milioni di abitanti, lascia che la conduttrice di un programma, che lo sta intervistando, dica che il padre è andato via, nel cielo, come si dice a un orfanello fragile. Non gli viene da ridere. Anzi, Walter rincara la dose, e si definisce un «orfano» in senso «dickensiano». E viene da chiedersi cosa sia un orfano in genere, non dickensiano. Viene da chiedersi se si possa nella vita di cavalcare qualsiasi spunto con la retorica pesa dell’eterno ritorno al passato familiare — «Hai una scarpa slacciata.» «È il ricordo intènzo di mio nonno, martire partiggiano.» — di questa Italia padri e figli, piatto di grano. Viene da chiedersi se ci sia un modo più rapido e efficiente, essendo ospite di un programma popolare della domenica pomeriggio, per alienarsi il 99% del pubblico, cioè se si possa dire qualcosa di più sbagliato, insensato e incomprensibile di «dickensiano».<span id="more-6012"></span></p>
<p>Le domande di Barbara D&#8217;Urso sono spesso dalle parti di Natuzza, la compianta sensitiva calabrese con baffo. Perché se una ha lì Oliver Twist Veltroni e gli chiede se non parli mai con il padre, morto quando lui aveva un anno, deve farlo per ragioni che non hanno a che fare col mondo terreno. Verrebbe da pensare questo, almeno. Invece no. Invece lui risponde che comunque il padre è dentro di lui, lo sente, in tutte le decisioni che prende. Il padre è morto quando lui aveva un anno. Stanno parlando solo di quello. Ha ragione Babi a fare domande da Natuzza.</p>
<p>C’è un po’ di quella bella retorica sulle donne, tipo che è solo merito della moglie se stanno ancora insieme; tipo che la madre era una di quelle donne italiane «che si rimboccano le maniche». Ci risiamo col piatto di grano, col riso amaro, con le cosce affaticate di chi porta sulle spalle il peso del grande paese (ma se non si chiama Iotti ed è la morosa di Togliatti non conta una sega da mai).</p>
<p>Citiamo poi Gibran, l&#8217;autore del Profeta. Dickens non bastava. Di Gibran, fonte delle citazioni bolse seconda solo a Herman Hesse, si piglia una frase che ha a che fare con il matrimonio. Applausi del pubblico.</p>
<p>Poi, fuori contesto, senza che la cosa sia legata alla linea personale e familiare dell’intervista, Veltroni racconta una storia sulla Shoah. Una storia che ha a che fare con il Dottor Mengele e dei bambini ebrei portati con l’inganno via dalle baracche, e condotti a subire degli esperimenti terribili, per poi essere uccisi poco prima della liberazione. «L&#8217;umanità è arrivata fin qui. E se non ci stiamo attenti ci si può tornare, a questo abbisso», dice Walter. Non si capisce cosa c’entri questo col resto. Ma poi — gaaaanciooooo – Weltroni dice che il razzismo porta su una strada che è quella del campo di sterminio. Per parlare di un problema serio, concreto, quotidiano, su cui la gente va stimolata, toccata nel vivo, portata a riflettere, una bella reductio ad hitlerum, di quelle che tutti dicono no no, io non sono così, mica cavo gli occhi ai bambini ebrei, io. Poi la sera a cena si lamentano perché il nipotino ha Ahmed come compagno di banco. E tu di Ahmed devi parlare, Wally, non di Shindler’s list.</p>
<p>L’intervista va avanti. E arriva quel momento in cui io schiumo, sbatto come una trota sul fondo della barca, non so se farmi la gatta per scaricare la furia omicida, o piantarmi un bisturi nella coscia citando Gene Wilder. Veltroni dice, per l’ennesima volta, che il risultato elettorale del 2008 è stato «il punto più alto che abbiamo mai raggiunto». Abbiamo. Punto. Punto di che tipo? Punto croce? E poi noi. Noi chi? Noi PCI? Non direi. Noi PDS? Peggio mi sento. Noi DS? Ma voi non eravate i DS: i DS non c’erano più, e il PD era nato pochi mesi prima. Il punto più alto in una serie di un punto solo, quindi? Boh. Non si capisce. Io ricontrollo i dati (sbavando).</p>
<p style="text-align: center;">rubrica SCUSA, SE NON È VERO GNÈNTE</p>
<p>Schemino con dati del Ministero dell’Interno relativi alle sole ultime due consultazioni elettorali politiche (il numero dei seggi assegnati comprende anche quelli delle circoscrizioni estere).</p>
<p><strong>2006</strong></p>
<p><em>Camera dei Deputati</em> &#8211; <span style="text-decoration: underline;">Unione 19.002.598</span> (<span style="text-decoration: underline;">340</span> seggi)<br />
<em>Senato della Repubblica</em> - <span style="text-decoration: underline;">Unione 16.725.077</span> (<span style="text-decoration: underline;">148</span> seggi)</p>
<p><em>Camera dei Deputati</em> - Casa delle Libertà 18.977.843 (277 seggi)<br />
<em>Senato della Repubblica</em> - Casa delle Libertà 17.153.256 (153 seggi)</p>
<p><strong>2008</strong></p>
<p><em>Camera dei Deputati</em> - <span style="text-decoration: underline;">PD 12.095.306</span>, <span style="text-decoration: underline;">IDV 1.594.024</span> (<span style="text-decoration: underline;">246</span> seggi)<br />
<em>Senato della Repubblica</em> - <span style="text-decoration: underline;">PD 11.042.325</span> <span style="text-decoration: underline;">IDV 1.414.118</span> (<span style="text-decoration: underline;">130</span> seggi)</p>
<p><em>Camera dei Deputati</em> &#8211; PDL 13.629.464 LN 3.024.543 MA 410.499 (344 seggi)<br />
<em>Senato della Repubblica</em> &#8211; PDL 12.510.306 LN 2.642.167 MA 355.076 (168 seggi)</p>
<p>Poi voi mi potete dire quello che volete: le interpretazioni, e il precedente governo, e spero non mi interrompa, e il coefficiente della patatina fritta della Festa dell’Unità, quello che vi pare. Però un modo per convincersi che, anche solo vedendo questi due scrutini, si possa vagamente cantare vittoria io non lo trovo proprio. Lo cerco e non lo trovo. Certo, è cambiato tutto, c’erano partiti diversi, c’erano coalizioni diverse. Ma il mestiere del politico è fare anche quelle, è fare tutto, insomma, e assumersi le responsabilità. Quindi se 1) tu pensi di aver avuto degli alleati che ti hanno fatto il voltafaccia e si sono suicidati politicamente, portandosi via i voti; 2) alla luce di tutte le differenze intercorse non ci sono paragoni plausibili tra una elezione e l’altra; 3) volevi bere l’amaro calice comunque, per riformare il partito, costasse quel che costasse; 4) pensando al PD come una cosa nuova, ma poi di colpo pensandolo come una cosa vecchia, che non ha dentro altri partiti suicidi, riesci a trovare una crescita nel crollo; 5) le cavallette, le locuste, le rane, anche la rinite allergica: ecco, anche premesso tutto questo, visti i cazzo di numeri, puoi evitare di toccare l’argomento, figurati, succede di perdere, anche milioni di voti, sì, ma voler sostenere che non sei mai andato così bene è una perversione grave, nonché un falso.</p>
<p>Nessuno tra chi lo intervista che lo fermi, che gli dica mai: «Ma ha bevuto della grappa?» Oppure, alla sua maniera, «Ha bevuto quella bevanda alcolica artigianale, fatta con amore dai nostri contadini saggi e pasoliniani, chini a piedi nudi sulla terra tiepida che ancora vibbra dopo la lunga giornata di lavoro coi ritmi antichi, dell’energia del tsole d’Italia?»</p>
<p>Nessuno dei suoi amici che gli dica «Basta, Warte, basta. Va bene così. Ci hai provato. Però basta, dai».</p>
<p style="text-align: center;">fine rubrica SCUSA SE NON È VERO GNÈNTE</p>
<p>L’intervista prosegue. Si passa alle persone famose che ha conosciuto. Io per esempio avrei potuto dire che Enrico Beruschi ha venduto l’enciclopedia per bambini <em>I Quindici</em> ai miei genitori. Per dire. Ma erano tanti tanti anni fa.</p>
<p>Invece Walter dice che è rimasto anche in rapporti di amicizia con George Clooney e Tom Cruise, «Al di là delle sue scelte di tipo religioso sulle quali non entro, e che non condivido, ovviamente: Scientology eccetera». Questa è una di quelle frasi interessanti, tipo «Tutti i cretesi raccontano balle. Lo so bene io, che sono di Creta.» Poi uno pensa alla cortesia da VIP, al concetto di amicizia: gli viene anche forse giù una mezza lacrimuccia. Martin Scorsese: Veltroni è stato a cena da Scorsese. Tutto ’sto casino peracottaro della Festa del Cinema di Roma per un piatto di fettuccini Alfredo. E chissà Weltroni a tavola quante epopee avrà snocciolato. Povero Martin.</p>
<p>Ma, dice con trasporto, la persona che l’ha colpito di più nella vita è il Cardinal Martini, con cui ha parlato una volta sola. Dice che negli occhi del cardinale ha visto delle distese, tipo praterie. Giuro. Poi c’è Nelson Mandela, che sarebbe la quintessenza di quello per cui Veltroni ha impegnato la sua vita, dice. E poi, mentre si sguazza in una melassa di hall of fame che sembra L’ombelico del mondo, da Mandela — tah-dah! — si passa ai precari della FIAT e dell’ALCOA. Mandela è stato arrestato nel 1962 ed è uscito di galera nel 1990: ha fatto 28 anni di carcere in Sudafrica. Quelli della FIAT e dell’ALCOA rischiano il posto di lavoro. Fate voi se non è l’Esposizione Internazionale dell’Iperbole Ad Minchiam.</p>
<p>Sul finale Barbara D’Urso gli chiede della politica in genere e di quello che sta facendo ora. E lui dice che la politica non è mai stata un lavoro, che è sempre stata una passione. E poi spara un bel “Quelli che vivono aggrappati alle responsabilità hanno una cattiva idea della politica”. E uno si chiede perché mi ostini ad ascoltarlo sempre, se anche la massima finale è il contrario di quello che penso. Mah. Forse perché sulle cose io mi ci incisto.</p>
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		<title>Come i peli superflui</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 08:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Royale Politique]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Ho lasciato passare qualche giorno, perché mi sembra una ricorrenza importante, che merita rispetto. Ma il Giorno della Memoria ha a che fare con la Storia in modo così innegabile che i politici piccolini che ci ritroviamo al momento arrancano, poveri, e dicono delle cose tra l’imbarazzante e l’esilarante. Renato Schifani, la seconda carica della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5894" title="ChefTony_small" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/01/ChefTony_small-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Ho lasciato passare qualche giorno, perché mi sembra una ricorrenza importante, che merita rispetto. Ma il Giorno della Memoria ha a che fare con la Storia in modo così innegabile che i politici piccolini che ci ritroviamo al momento arrancano, poveri, e dicono delle cose tra l’imbarazzante e l’esilarante. Renato Schifani, la seconda carica della repubblica, l’altro giorno è andato in visita ufficiale alla Risiera di San Sabba, lager nazista made-in-Italy. Lì ha chiuso il suo intervento con l’espressione “Mai più Shoah!”<br />
Io non ho potuto fare a meno di scoppiare a ridere, mentre mi si affollavano in testa i riferimenti più strambi (radicali liberi, alitosi, cellulite, brufoli) e nascevano spontaneamente altri slogan vibranti, stampati con la stessa matrice (“Mai più cancro!”, “Basta con la Seconda Guerra Mondiale!” e soprattutto “È arrivato il momento di dire NO! alla morte”).<br />
Ribadisco il mio nuovo mantra sulla decadenza contemporanea, l’assenza di riferimenti alti, il piccinismo imperante, la voragine in cui sprofondano i media mentre si insultano: “Siamo nani sulle spalle di Giletti”.</p>
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		<title>La Palice</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 08:51:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Ci sono candidati forti e candidati deboli. Ci sono regioni orientate in un modo e regioni orientate in un altro. Ci sono delle volte che te la giochi e delle volte che perdi e lo sai da prima. E se conosci i numeri — perché li conosci — cosa fai se sai che perderai? Cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><img class="alignleft size-medium wp-image-5820" title="edwards_john" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/01/edwards_john1-240x391.jpg" alt="" width="240" height="391" />Ci sono candidati forti e candidati deboli. Ci sono regioni orientate in un modo e regioni orientate in un altro. Ci sono delle volte che te la giochi e delle volte che perdi e lo sai da prima. E se conosci i numeri — perché li conosci — cosa fai se sai che perderai? Cosa fai se sai che quello che vincerà non è esattamente dei tuoi, ma è fuoriuscito dagli altri, quelli che sono messi talmente male che c’è solo da avere pietà e girare la testa dall’altra parte?</p>
<p>Lui è straordinario nel raccogliere fiducia e consenso, ma senza di te continuerà a fare quello che riesce a fare. Non troppo: neanche niente, ma non troppo. Quando gli chiedono cosa ha fatto, lui è entusiasta e coinvolgente a suo modo, ma dice delle cose da mani nei capelli. Lui è talmente carismatico che riesce a passare abbastanza indenne anche attraverso certe schifezze non indifferenti in cui si è trovato. Ma resta quello che è. E gli conviene farsi dare una manina. E tu — ricordiamolo — sai di perdere comunque. Allora cosa fai?</p>
<p>Prendi il miglior candidato possibile, sicuro che almeno alcuni diranno “non è male” mentre non lo votano. Lo mandi a perdere. Lo ringrazi. Ti prendi del merda, fai il bersaglio grosso, poi torni al tuo lavoro.</p>
<p><em>(Naa, non parlo della cretina che i democratici hanno mandato a perdere in Massachusetts contro un repubblicano con la faccia da telepromozione degli elettrostimolatori: parlo proprio delle Puglie.)</em></p>
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