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	<title>Freddy Nietzsche &#187; Royale Politique</title>
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	<description>Il blog che abbraccia i cavalli</description>
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		<title>Così, per ogni evenienza</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 15:12:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Compresa la riscoperta della macchina a caduta, di cui vado pazzo da qualche settimana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/-rcI7sQwRe8" frameborder="0" width="500" height="369"></iframe></p>
<p>Compresa la riscoperta della macchina a caduta, di cui vado pazzo da qualche settimana.</p>
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		<title>7/11 24/7 in Büsti</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 15:08:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>In questo paese non siamo abituati all’idea che lo stato non si intrometta. Se scoprissimo che c&#8217;è una regola nascosta tra le righe del codice che regolamenta il calibro della cacca, penseremmo «Be&#8217;, un motivo ci sarà di sicuro. Sarà per le tubature a norme 626, ISO9001, Shengen for you». Il fatto che le cose [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><img class="alignleft size-medium wp-image-11302" title="tumblr_lt61to7mp61qzsqe5o1_500" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2012/01/tumblr_lt61to7mp61qzsqe5o1_500-240x163.jpg" alt="" width="240" height="163" />In questo paese non siamo abituati all’idea che lo stato non si intrometta. Se scoprissimo che c&#8217;è una regola nascosta tra le righe del codice che regolamenta il calibro della cacca, penseremmo «Be&#8217;, un motivo ci sarà di sicuro. Sarà per le tubature a norme 626, ISO9001, Shengen for you». Il fatto che le cose possano assestarsi da sole non ci sfiora. Ci vuole il regolamento. E se togli un divieto, salta fuori sempre quello che sostiene che sia evidentemente la fine della libertà.</p>
<p>L’altra sera, a Ballarò, Roberto Cota della Lega ha ripetuto diverse volte un concetto molto popolare in questi giorni, un tempo popolare anche a sinistra: se liberalizziamo gli orari di apertura dei negozi, poveri lavoratori, sono spacciati, è un altro giogo sulle loro teste, è un favore ai grandi gruppi. Ecco, questa tesi è una stronzata grossa, imponente, e per diverse ragioni. Vado a elencarne un po’, poi quando mi viene troppo il nervoso mi fermo.<span id="more-11301"></span></p>
<p>Partiamo dai grandi gruppi, quelli per cui sarebbe molto più facile tenere aperto fuori dagli orari canonici. I grandi gruppi applicano l’economia di scala, e tendono a possedere luoghi di vendita molto ampi, con migliaia di prodotti e decine di dipendenti, noti come supermercati. Tenere aperto un supermercato fino a mezzanotte, per soddisfare una clientela ridotta, ha un costo enorme per via delle utenze, del numero dei dipendenti, della gestione degli straordinari, della logistica del luogo. I negozi piccoli, che in genere non sono di grandi gruppi, possono funzionare con uno o due dipendenti, e possono quindi applicare qualunque elasticità in modo agevole, sia economicamente che logisticamente. Spesso sono a gestione familiare, e sempre più spesso sono di proprietà di immigrati giovani. Per ragioni culturali e religiose, molte delle esigenze di orario e di festività degli immigrati sono diverse da quelle degli autoctoni, così come quelle dei giovani sono diverse da quelle dei vecchi.</p>
<p>La società è fatta di cose diverse, le quali non vanno ricondotte in alcun alveo. Non nel 2012. Il desiderio della politica di esprimersi nella forma di leggi e regolamenti è una degenerazione della democrazia reppresentativa. Non bisogna essere libertari americanofili estremisti, quelli con le aquile bandierate come icona dei socialini, per capire che la politica serve per fare e per togliere le leggi, per definire lo spazio di intervento di sé stessa con lucidità. Perché se uno vuole tenere aperto è libero di farlo. È una verità talmente banale e evidente che solo persone molto ottuse possono fare fatica a capirla.</p>
<p>Infine è il caso di prendere a volte un treno, un aeroplano, un torpedone per vedere come nel resto del mondo certi fenomeni si sviluppano. Recandosi nel Regno Unito, è facile accorgersi di come, pur operando sul territorio alcuni dei più grandi gruppi di distribuzione del continente, come Tesco, i negozietti non solo sopravvivono, ma vivono, e serenamente, grazie alle doti di elasticità, presenza sul territorio, diversificazione dell’offerta che le grandi economie di scala non possono offrire. È quindi vero esattamente il contrario: non liberalizzando gli orari d’apertura dei negozi e la possibilità di vendere merci di natura diversa, si limita tutta la concorrenza a posizione, prezzi e fornitura, e due su tre sono punti di forza dei supermercati.</p>
<p>Per finire, ricordiamo a questo proposito l’ultimo punto di vista condivisibile, in termini di analisi della realtà nazionale, enunciato da un esponente del partito conservatore di cui Roberto Cota fa parte. È una frase sicuramente “da bar”, non troppo profonda nella disamina dei dati e dei contesti, come è tipico di Lega e leghisti, ma sicuramente foriera di un nocciolo di verità granitica. Non è poco, sinceramente. È una frase di Roberto “Bobo” Maroni, relativa a Marco Reguzzoni, capogruppo alla Camera della Lega. Reguzzoni era il capofila di una corrente che puntava a farlo fuori politicamente, quella riconducibile al cosiddetto Cerchio Magico, gli intimi di Umberto Bossi, avversi a chi nella Lega si è costruito una posizione politica non esattamente legata al clan del patriarca. E la frase di Maroni, che condivido, e con cui finisco questa spatafiata è: «Come faccio a essere invidioso di uno di Busto Arsizio?». Preso atto dell’innegabile verità insita in questo enunciato, il direttorio della Lega ha subito destituito Reguzzoni dal suo ruolo di capogruppo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La questione degli stipendi dei delegati</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 23:56:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Ivan Scalfarotto non è il primo a sostenere questa posizione per me indifendibile. In molti, magari con motivazioni diverse dalle sue, hanno ribadito che la democrazia costa, è il più nobile dei lussi; che questo poverismo alla Beppe Grillo è figlio di una superficialità che non va lontano; che la rappresentanza è importante, fondamentale, e merita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2012/01/011809mrsmith.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11194" title="011809mrsmith" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2012/01/011809mrsmith-240x168.jpg" alt="" width="240" height="168" /></a>Ivan Scalfarotto non è il primo a sostenere <a href="http://www.ivanscalfarotto.it/2012/01/03/gli-stipendi-dei-parlamentari-un-falso-problema/?utm_source=twitterfeed&amp;utm_medium=twitter">questa posizione</a> per me indifendibile. In molti, magari con motivazioni diverse dalle sue, hanno ribadito che la democrazia costa, è il più nobile dei lussi; che questo poverismo alla Beppe Grillo è figlio di una superficialità che non va lontano; che la rappresentanza è importante, fondamentale, e merita di incarnarsi in una professione di cui andare orgogliosi anche economicamente; che la corruzione penetra meglio dove c’è uno stipendio modesto. Sono tutte posizioni che si portano dietro dell&#8217;orgoglio e dei princìpi. Bene. Poi c&#8217;è anche un modo di mettere insieme l&#8217;orgoglio, i princìpi e un senso molto pragmatico delle cose e dei momenti.</p>
<p><span id="more-11193"></span></p>
<p>Io ho idea che abbia senso pensare di essere la Svezia o il Regno Unito per quanto riguarda la legge morale dentro di noi, ma ricordarsi bene che siamo l&#8217;Italia del 2012 in relazione al cielo stellato che vogliamo apparecchiare sopra di noi.</p>
<p>Facciamo che lo sentiamo dentro che il lavoro di parlamentare è difficile e importantissimo. Facciamo che altri lavori meno importanti e difficili pagano meglio, così come è normale che sia, come l&#8217;oncologo guadagna meno del calciatore. Facciamo che rilevanza istituzionale e stipendio non sono direttamente proporzionali. Facciamo che prima abbassiamo gli stipendi e il numero dei parlamentari alla metà bassa della media europea, e poi cerchiamo di fare in modo che i nostri parlamentari diventiamo bravi, precisi, onesti come e più dei colleghi. E se per un po&#8217; saranno più bravi e meritevoli dei soldi che guadagnano, be’, amen. Facciamo che diamo un segno, e lo diamo proprio perché siamo convinti del senso, e sappiamo anche che va ben oltre il conto economico di quelle 1000 persone rapportato al totale degli italiani.</p>
<p>Fatto questo, poi, cominciamo a fare in modo che quel lavoro possa davvero essere fatto come uno di quei lavori difficilissimi e importantissimi che nella società ci sono. Perché qui non è una gara a chi ribadisce più forte il primato della Democrazia, con tutte le maiuscole al posto giusto, il mento fiero e teso verso l&#8217;alto, l’ambizione a sostenere che nessuno nella società sia più importante di chi rappresenta i cittadini. Qui si vuole fare dell&#8217;altro: si tratta di affermare la centralità sociale della concetto di responsabilità, e di farlo a partire dal parlamento, da chi risponde presso la collettività delle proprie azioni ancora prima di compierle, per mandato popolare.</p>
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		<title>Un mese fa cadeva il Governo Berlusconi IV. Ricordatevelo sempre.</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 08:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><iframe width="500" height="369" src="http://www.youtube.com/embed/NM08jU83vgk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Ignoranti, stupidi e disonesti</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 12:34:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Vi conosco. Vi ho visti nascere. Vi ho visti tenere i primi comizi in Piazza del Garibaldino, col palco basso, le transenne nude, nemmeno uno striscione. Vi ho visti prendere la sede nella stessa piazza, esporre le bandiere con l’emozione dei redattori di un ciclostilato liceale. Vi ho seguiti mentre facevate le prove generali dell’età [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/12/asterix-en-obelix.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11130" title="asterix-en-obelix" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/12/asterix-en-obelix-240x192.jpg" alt="" width="240" height="192" /></a>Vi conosco. Vi ho visti nascere. Vi ho visti tenere i primi comizi in Piazza del Garibaldino, col palco basso, le transenne nude, nemmeno uno striscione. Vi ho visti prendere la sede nella stessa piazza, esporre le bandiere con l’emozione dei redattori di un ciclostilato liceale. Vi ho seguiti mentre facevate le prove generali dell’età adulta, quando il deputato di Busto Arsizio andava a Roma e si diceva scontento della città. Ho sempre sostenuto che non foste dei mostri, che non ci fosse in voi niente di terrificante, niente di spaventevole, e che una delle colpe del giornalismo politico romano stesse nel non essere capaci di distinguere Verona da Varese, e pensare il Nord come un solo gigantesco «maccheseiscemo?».<span id="more-11129"></span></p>
<p>Mostri fascisti no, quindi, anche se nei primi Novanta avete tirato dentro tanti di quei fascisti rautiani che solo voi lo sapete. Ma non siete nemmeno mai stati proprio queste cime. Lo so come ragionate. Conosco le similitudini che fate, quando dite «è come se» + indicativo, e su due piatti diversi della stessa bilancia mettete una ditta di pezzi di ferro e un ministero. Vi conosco come le mie tasche. E vi ho visti bene quando andavate dietro alle idee più cretine disponibili, tipo quella della Scuola Padana e del Trambus. E come avete fatto ridere a Varese, col sindaco puttaniere rinviato a giudizio, il comune commissariato, quelle belle figure da ladri che solo voi fate ridendo, avete ribadito la vostra linea sociale con Prosperini, poco prima che la sua efficacia televisiva fosse superata da quella truffaldina.</p>
<p>Quando avete cominciato a piazzare in tutti gli enti pubblici gli amici degli amici, i compagni di complessino, proprio come dei democristiani qualunque; quando avete dimenticato la retorica del fare, per aderire più prudentemente alla pratica dei nostri; quando avete organizzato i mondiali di ciclismo nella stessa città, e vi siete sbizzarriti su peculato, falsi, truffette, consorterie, sprechi e cemento selvaggio; quando in tutti questi anni avete fatto pena come fa pena tutto quello che fate, immersi come siete nella stupidera di chi ha passato troppo tempo al bar; quando avete svenduto la RAI e Malpensa in cambio di ministeri e «potere centralista» di Roma: io c’ero in tutte queste situazioni, cari leghisti. C’ero, capito?</p>
<p>Quindi, giuen, facciamo che mi risparmiate, voi e quelli che fanno finta di aver capito tutto, l&#8217;analisi sul vostro riposizionamento, sulla strategia impeccabile di Bossi, sull’istinto della bava, sulle grandi manovre di scollamento, sulla capitalizzazione del consenso elettorale eccetera. Facciamo che io lo so quanto valete, quanto vi piace il potere, quanto andate matti per gli enti locali, quanto la vostra etica di buonsenso ormai suona come una scoreggia all’uscita da una pizzata. Facciamo che la vostra sincera e rediviva tempra rivoluzionaria, fieu, la andate a raccontare a qualcun altro.</p>
<p>PS &#8211; A una cosa servite. Una. Combattere Comunione e Liberazione, che è infinitamente peggio di voi. Questo ve lo concedo, e lo sostengo da anni.</p>
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		<title>Italia, dicembre 2011</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 10:28:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Da un’idea di Massimiliano Ferramondo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><iframe width="500" height="369" src="http://www.youtube.com/embed/vVof0qj7SOw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br clear=all></br>Da un’idea di Massimiliano Ferramondo.</p>
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		<title>La memoria corta, tutta condivisa</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 23:07:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Questa settimana al comune di Milano si è arrivati a una resa dei conti tra il sindaco Pisapia e l’assessore Boeri. Al di là del coro lagrimoso del vergogna, del PD che non se ne può più, dell&#8217;indignazione, della tv di Ricci e Parenti che fiorisce nelle persone, c’è una fetta di democratici che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a href="http://www.doppiozero.com/materiali/editoriale/le-dimissioni-di-stefano-boeri"><img class="alignleft size-medium wp-image-11029" title="zuckerberg" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/11/zuckerberg-240x359.jpg" alt="" width="240" height="359" /></a>Questa settimana al comune di Milano si è arrivati a una resa dei conti tra il sindaco Pisapia e l’assessore Boeri. Al di là del coro lagrimoso del vergogna, del PD che non se ne può più, dell&#8217;indignazione, della tv di Ricci e Parenti che fiorisce nelle persone, c’è una fetta di democratici che ha visto in questo scontro qualcosa di sbagliato, una “sconfitta” della politica. Io trovo questa visione completamente disassata rispetto alla normalità delle cose e dei fatti, e mi sembra invece che il confronto sia stato un trionfo della politica.</p>
<p>Stefano Boeri è stato direttore di riviste di architettura come <em>Domus</em> e <em>Abitare,</em> progetta palazzi, è stato uno dei consulenti del Comune di Milano durante la precedente amministrazione per la questione EXPO. Si è dimesso da quella carica subito prima della candidatura alle primarie come candidato sindaco del centrosinistra. Ha perso contro Pisapia, ed è rimasto a portare la bandiera del PD milanese durante la campagna elettorale. Sia molto chiaro che le elezioni poi non sono state vinte da Boeri, ma da Pisapia. E non sono state vinte nemmeno dai temi di Boeri, dalla sua linea, ma sostanzialmente da quella di Pisapia e di chi ha condotto una campagna elettorale perfetta, fatta di frequentazione FISICA e COSTANTE dei quartieri della città. Pisapia, si diceva in quei mesi anche a sinistra, è noioso: «È uno che va al comitato di quartiere di Lorenteggio, si porta un quaderno, e ascolta la gente che si lamenta del semaforo, dell&#8217;aiuola, della stradina buia. E si scrive tutto». Così, con quella forma di normalità popolare larga e concreta che Milano aveva dimenticato dai tempi dei socialisti, Giuliano Pisapia ha vinto le elezioni.<span id="more-11028"></span></p>
<p>Le elezioni restano, anche in questi anni di iPad, quello che sono: una delega del potere individuale dei cittadini a un rappresentante. Il rappresentante, nel ruolo di sindaco, governa la città. Se uno dei suoi assessori, come Stefano Boeri, scalpita per mesi alla ricerca di una visibilità personale sempre più ingombrante; se, pur essendo probabilmente molto bravo, Boeri arriva a inventarsi una polemica su Facebook durante l’estate, scavalcando ruoli e competenze a proposito di un quadro in un museo; se il suo ruolo in EXPO diventa un punto dolente continuo, dai tempi della giunta Moratti fino ad oggi, in cui la differenza tra consulente al progetto di prima e responsabile del progetto di ora non è mai chiara e definita: allora è il caso che il sindaco della città intervenga, perché la città è piena di problemi, e Stefano Boeri non può essere un problema, ma solo una risorsa, se gli va. Può essere anche il nostro migliore amico, la persona che stimiamo di più, quello con cui condividiamo più cose, ma la città è un problema più grande di noi e di lui, e merita che si sappiano fare anche dei passi indietro. Se no poi si fa come quelli che il giorno dopo le primarie avevano capito tutto, tipo <a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/11/ahnovembre.jpg">Fabio Novembre</a>. E allora a uno viene il sospetto che non si cerchi un sindaco per la città, ma un amico stimato per un ruolo di potere e prestigio. Il che non sta bene: non si fa.</p>
<p><a href="http://www.doppiozero.com/materiali/editoriale/le-dimissioni-di-stefano-boeri">Questo</a> articolo di Marco Belpoliti sintetizza a mio parere la linea di chi non ricorda i fatti come sono andati, ma come li ha visti. A leggere qui, sembra che le elezioni comunali siano delle primarie in grande, che i dibattiti pubblici continui siano alla base di qualsiasi scelta politica, e soprattutto che veramente Pisapia abbia vinto grazie a internet, a una visione a mio parere semplicistica e populista del ruolo che le opinioni di ciascuno hanno nella pratica politica quotidiana. Una cosa è la fase delle elezioni, altra cosa è governare la città. Per il governo della città si scelgono le persone migliori, e poi si aspetta da loro che agiscano, che facciano.</p>
<p>Lo scontro tra Pisapia e Boeri è stato a mio parere uno scontro salutare, giusto, politico e civile. Con le casse del comune devastate da scelte finanziarie pregresse, con una fame di sobrietà e attenzione alle cose cui Pisapia ha saputo rispondere con la fermezza di un uomo insieme dentro e al di sopra della politica, il protagonismo di Boeri è stato troppo spesso una nota stonata. L’uso forsennato della rete da parte di Letizia Moratti, il suo slancio personalistico continuo, è stato uno dei passi falsi più macroscopici delle ultime settimane di campagna elettorale. Pisapia ha invece saputo tenere molto ferma la barra dell’opportunità di dire e fare cose, senza cedere alla smania mediatica tipica della nostra politica. In questo ha anticipato i toni dell’attuale governo, e facendo così è andato dritto, come si deve, su questioni centrali. Lo smantellamento della vecchia gestione ATM, per esempio, è stato un atto politico “individuale” di Pisapia, ed è stato giusto, corretto, senza storie. Non tutto deve essere dibattito, condivisione, like e tweet: esiste anche un tempo per governare, senza dare l’impressione che ogni atto sia meritevole di approfondimenti e confronti. Non è autoritarismo: è essere persone serie. E tutto fa pensare che d’ora in poi Stefano Boeri potrà essere sobrio, serio, magari anche noioso come capita alle persone che fanno, e non hanno troppo tempo da perdere. Non che prima non facesse niente, sia chiaro, non che nella sua squadra non ci fossero e siano persone che conosco e stimo, ma insomma, ecco, ci siamo capiti.</p>
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		<title>#Supermario</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 12:39:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Royale Politique]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><img class="alignleft size-large wp-image-11010" title="supermario" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/11/supermario-416x500.jpg" alt="" width="416" height="500" /></p>
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		<title>Dai, Mario, smentiscimi AGGIORNAMENTO</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 10:49:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Royale Politique]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>A giudicare dalle indiscrezioni dei giornali, tra pochi minuti questo mio pezzillo dell’altro giorno potrebbe essere almeno in parte smentito dai fatti. Sarebbe un’ottima notizia. Vorrebbe dire che una donna capace di prendere il potere, togliere le castagne dal fuoco, risolvere problemi in maniera rapida e efficace, comandando orde di maschi in giacca blu, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><img class="alignleft size-full wp-image-11005" title="origine_du_monde" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/11/origine_du_monde.jpg" alt="" width="292" height="225" />A giudicare dalle indiscrezioni dei giornali, tra pochi minuti <a href="http://www.freddynietzsche.com/2011/11/11/quando-il-gioco-si-fa-duro/">questo</a> mio pezzillo dell’altro giorno potrebbe essere almeno in parte smentito dai fatti. Sarebbe un’ottima notizia. Vorrebbe dire che una donna capace di prendere il potere, togliere le castagne dal fuoco, risolvere problemi in maniera rapida e efficace, comandando orde di maschi in giacca blu, non l’abbiamo; però abbiamo diverse donne con le ovaie di nikel che anche un signore sobrio e preparato sulla sessantina abbondante considera adatte a ricoprire il ruolo di ministro. Anzi, non solo ministro, ma ministro tecnico. E qui potremmo fare un discorso su quanto sia la politica a costituire un tappo rispetto al paese, e quanto siano anche i giornalisti a non conoscere quello che esula dalla politica, dopo tutti questi anni a raccogliere dichiarazioni di Rotondi e Donadi. Magari ne parleremo più avanti. Adesso stiamo a guardare. Manca pochissimo.</p>
<p>MI HA SMENTITO IN PIENO</p>
<p>BENE</p>
<p>VEDI CHE A ESSERE OTTIMISTI SI GUADAGNA</p>
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		<title>Cosa ci vuoi fare? Un sacco di roba, grazie.</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 09:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Royale Politique]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Ora che Berlusconi esce di scena, parte la gara a chi è più severo e imperturbabile. L’ho già detto: per esibire una certa emozione, per dichiarare ottimismo ci vuole quel filo di serenità che molti non hanno. E allora giù sociologia canaglia, giù dita alzate al cielo e foschi presagi (Ma queste dita erano giù [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><img class="alignleft size-full wp-image-10998" title="totopepp" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/11/totopepp.jpg" alt="" width="340" height="231" />Ora che Berlusconi esce di scena, parte la gara a chi è più severo e imperturbabile. L’ho già detto: per esibire una certa emozione, per dichiarare ottimismo ci vuole quel filo di serenità che molti non hanno. E allora giù sociologia canaglia, giù dita alzate al cielo e foschi presagi (Ma queste dita erano giù o su? Un dito su e uno giù? Un vigile verticale?! Boh).</p>
<p>Gli italiani non sono in un modo o in un altro. Non è il momento di fare antropologia da tribù della foresta su un paese che negli anni Quaranta era tutto contadino Robert Capa per di là, dietro quelle colline, e quindici anni dopo era cotonato, con la lavatrice a casa, in vespa a ballare sculettando.<span id="more-10997"></span></p>
<p>Il paese è tante cose, tra cui anche Berlusconi. È il caso che altri lati della natura umana, e in particolare di quella italiana, vengano stimolati a emergere nei prossimi tempi. Perché gli americani delle «freedom fries» patriottiche, e avverse al traditore francese, sono gli stessi che applaudono Obama quando, insediandosi, dice «and non believers» tra le convinzioni religiose da tutelare e far convivere.</p>
<p>Il paese, anche se si vive come un monolite sciatto, è molto più movimentato di quello che ci sembra e ci raccontiamo. Con calma, senza grandi paraboloni, si può dare spazio a altri aspetti. Dai. Che a furia di scuotere la testa poi vi viene la cervicale.</p>
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