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lunedì 14 novembre 2011

Taveggiare pallido assorto


Questa volta non è stato Pigi Battista: questa volta il compito di taveggiare* è stato affidato a Aldo Cazzullo. E lui, puntuale, ha taveggiato, come nella più classica tradizione di via Solferino. Al Corriere sono così: non vogliono il baccano, il bailamme, la gazzarra. Quello che fanno normalmente, prevedibilmente, comprensibilmente le persone non è rilevante; rilevante è quello che avrebbero dovuto fare se si fossero comportati da bambini buoni, educati, per bene.

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sabato 12 novembre 2011

E tutto il mondo fuori: facciamo un orgone democratico!


Attenzione! Nelle prossime ore finirà la carriera politica personale di Silvio Berlusconi. Alla luce delle forti e coincidenti energie negative che cercano di farsi strada negli interstizi della nostra vita politica in questo momento di transizione, chiedo a tutti voi uno sforzo individuale. Ci vuole energia positiva, amore, gioia e brividi. Ce ne vogliono in quantità esorbitante.

Appena arriverà la notizia delle dimissioni di Berlusconi, appena il Quirinale rilascerà il comunicato dell’accettazione delle dimissioni di Berlusconi, subito dopo che l’auto col torvo ex premier sarà sfilata in mezzo alla folla festante, mentre i ditini di Pigi Battista si alzeranno a ammonire contro le monetine craxiana, chiedo a tutti di avere un poderoso e liberatorio orgasmo. Chi può faccia del sesso selvaggio, furibondo, di gusto; gli altri, o anche gli stessi, si masturbino con determinazione. La forza del nostro orgone sarà enormemente superiore a quella di qualunque Cicchitto. Forza, Italia. Vi sia d’ispirazione l’inno tribale della vittoria italiana. Siamo bellissimi.



sabato 12 novembre 2011

La Camera adesso (cioè You vitriolic, patriotic, slam, fight, bright light, feeling pretty psyched)




venerdì 11 novembre 2011

Quando il gioco si fa duro


Questi giorni di fine Berlusconi mi rendono molto felice. Ma proprio tanto. Sono anche, queste della crisi di governo, piacevolissime giornate limpide di autunno. Non capisco chi scuote la testa, chi si infuria o strabuzza gli occhi quando uno esprime della contentezza: fino a ieri si sperava, si strillava, si detestava giustamente il presidente del consiglio, e adesso tutti così imperturbabili, consci, seri. Gioite, cacchio, ché abbiamo sperato nel cambiamento delle cose per anni, e ora finalmente cambiano. Certo che è difficile, certo che è un casino, certo che la fine del mese: sono cose che sappiamo, e che valevano anche quattro giorni fa. La differenza è che adesso la condizione di marcescenza statica del paese diventa dinamica: stiamo togliendo un tappo. Il resto si vedrà. L’umiltà e la leggerezza di dire anche solo «Alé!» secondo me vanno cercate e trovate in fretta. continua a leggere »



lunedì 31 ottobre 2011

Il frigo vecchio di Don Giovanni


Si è appena conclusa la tre giorni della Leopolda, dove Matteo Renzi e una serie eterogenea di italiani più o meno di sinistra hanno discusso di tante cose. Io un po’ ho guardato e mi sono fatto un’idea. Ero prevenuto? Sì, cazzo, tantissimo. Perché ho perso tante volte, ho vinto poche volte, e so quanto a sinistra ci si innamori facilmente del nuovo che avanza.

Qualche tempo fa ho chiacchierato con un amico che lavora nel marketing degli elettrodomestici. A un certo punto abbiamo parlato di quel frigorifero SMEG dall’aspetto rétro che c’era sul palco della Leopolda. Lui mi ha detto che per loro quel frigo era stato una benedizione: i consumatori adesso volevano quelle finiture, quel tocco, ed erano disposti a spendere il doppio per frigoriferi identici a quelli normalmente in produzione, solo con delle vernici pastello e dei maniglioni cromati. Il frigorifero che doveva dare un tocco di normalità casalinga al palco di Renzi è un simbolo di status metropolitano e cosmopolita da molti anni: un bell’oggetto — niente da dire — ma, insomma, un frigo. continua a leggere »



lunedì 10 ottobre 2011

Si vede che sono nato nel Vietnam


L’incapacità di raccontare la Lega è uno di quegli argomenti assurdi che non si capisce bene come possano ancora avere senso. Eppure è così: i grandi quotidiani nazionali si sono sempre occupati della Lombardia di provincia come se fosse una lontana, inestricabile, misteriosa Indocina. Anche se basta un’auto con 20€ di carburante, un paio d’ore, si va e si torna, si sta lì 40 minuti, si intervista chi si deve con la frettolosità schietta che richiede l’interazione con l’umanità riservata e vagamente sociopatica di quelle zone.

Qualche tempo fa un amico che lavora in un giornale mi raccontava che da loro in redazione a Milano ogni tanto arriva una telefonata dall’ufficio centrale di Roma: vogliono “il Pezzo del Becero Leghista”. Il Pezzo del Becero Leghista è il pezzo che abbiamo letto tutti decine di volte sui giornali di questi anni, quello che descrive il Varesotto (o altri posti del Nord) come una terra di abietto egoismo gutturale. Io ci sono cresciuto: è una discreta desolazione, ma insomma, si sopravvive, e ci sono tanti posti così in questo paese. Soprattutto è qui dietro: distinguere il militante fascistello, quello a cui piace il vino, e l’elettore distaccato ma fedele dovrebbe essere un compito abbastanza semplice del giornalismo. Anche perché 40 minuti da Milano sono 40 minuti da Milano. Un tranquillo weekend di paura non è ambientato nel New Jersey: non sarebbe stato credibile. continua a leggere »



giovedì 29 settembre 2011

Auguri, Pierluigi!




venerdì 23 settembre 2011

Scemi come gli etero scemi


L’idea è venuta ad alcuni omosessuali militanti italiani capitanati da tale Aurelio Mancuso: rinverdire gli antichi fasti dell’outing, cioè dello stanamento forzato di omosessuali che pubblicamente non rivelano la propria condizione, e si professano anzi critici nei confronti dei diritti dei gay.

Si pensa che quei politici siano considerati da chi ne scopre l’orientamento sessuale degli ipocriti, dei bugiardi, dei doppiamoralisti. Si immagina che le persone leggano questi nomi e pensino che sia importante essere sempre fedeli alla propria natura, dire e fare ciò che si pensa, si sente, si è, che l’importante sia la coerenza. Si prevede che la reazione della popolazione italiana sia quella tipica di un paese che, tenendo saldo il principio della libertà individuale, sia abituato a gestire personale e politico con la serietà e i paletti necessari. Si auspica che in parlamento, nelle commissioni, il fatto che alcuni uomini politici di destra amino con fervore il pisello possa aiutare a varare una legge sui diritti civili degli omosessuali tutti. continua a leggere »



martedì 20 settembre 2011

Postille su Terry [avvisoria parentale — liriche esplicite]


È vero: una donna può decidere di darla, di regalarla, di tirarla in faccia a uno, anche solo perché quello ha un giubbotto di pelle, la spider, è proprietario di una tabaccheria; figuriamoci se è l’uomo più ricco del paese, per di più noto per la generosità nei confronti delle amanti. Poi c’è il fatto che la bellezza ha un valore, ed è così, è così, e non c’entra una mazza con la dignità delle donne, e se non la capite ora, quando la capirete?

Il resto è molto confuso. Ognuno vede un leone o una pecora dove preferisce, e soprattutto cita Benito Mussolini con il narcisismo della schiettezza che vuole, ma per abboccare al giochino ci vuole dell’impegno. L’immagine della sinistra è perfino un po’ più cretina e stereotipata di quella del premier, ma chi se ne frega. Anche l’idea che Berlusconi sia un esteta è peregrina: non solo ha un senso del gusto da brianzolo, a peso, quantitativo, ma l’uomo di cui parliamo ha la sindrome di Don Giovanni, non gliene frega una mazza di niente se non della figa, vuole scopare tante ragazze molto giovani, sempre, sempre diverse, e quelle che si è fatto sono più spesso da trolley Carpisa che da abito Prada.
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venerdì 16 settembre 2011

Non buoni o cattivi, ma cattivi coi fiocchi o cattivi incapaci


È bello pensare che vicino al potere non ci siano spalle che fanno il gioco sporco. È bello ma è il massimo cui si possa aspirare in un mondo perfetto governato dalla bontà, e non è che ce la si faccia sempre. Spesso vicino al potere ci sono dei consiglieri pronti a tutto, intubati nel potere puro, lontani dalla gente, dalle ragioni, dalle cause, dalla giustizia, dal questo e anche dal quello.

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