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venerdì 8 gennaio 2010

Milano, Europa


Qualche giorno fa hanno sparso il sale. Al giro prima, quando ha nevicato tanto e davvero, c’è stato tutto un grande colossale casino, che se Monaco quando nevica funzionasse così l’avrebbero rasa al suolo per la frustrazione. I milanesi in quella occasione hanno preso i mezzi pubblici, come consigliato in tutte le maniere possibili dall’amministrazione cittadina? No, manco per il cazzo. Io ho preso il tram per tre giorni, e non l’ho mai trovato imballato di gente. Anzi, ce n’era apparentemente meno di quella che vedo sul tram quando non ci salgo. D’altronde i milanesi sono internazionali solo col Salone del Mobile o la Settimana della Moda, si sa. continua a leggere »



domenica 20 dicembre 2009

L’ira funesta dei contadini


Herbert_James_Draper_UlysseSe non fossi di fede dalemiana, mi soffermerei forse sulle dichiarazioni del capo? Forse no, direte voi: se non fossi dalemiano passeresti solo il tempo a dire quanto trovi insopportabile l’atteggiamento di Wartere. E invece no: amici, romani, campagnoli, io vengo per lodare Pericle, non Massimo D’Alema.

Qui bisogna essere molto chiari, e chiedersi a cosa sia esattamente la politica. Per farlo, torniamo ai greci, che su queste cose essenziali non hanno mai sbagliato.

La politica è la cosa che fanno i cittadini, quelli della polis. I campagnoli coltivano la terra, si occupano di legami di sangue e di piccoli vicinati; i cittadini hanno deciso di vivere vicini perché per loro c’è qualcosa che viene prima delle rape: altra gente. Il fulcro della loro attività, quindi, è mettersi d’accordo. Se l’errore è ciò che distingue l’uomo dalla bestia, il compromesso è quello che distingue il cittadino dal bifolco. continua a leggere »



venerdì 18 dicembre 2009

All you need is duty



In questi giorni, dopo l’aggressione al Presidente del Consiglio, si sono fatti dei discorsi su amore e odio, su generosità e egoismo, sulla polarizzazione sociale, il clima, questo e quello. E ho pensato che non ci credo, non me la bevo, troppa roba infilata in un discorso pane e salame. Ho pensato che la politica deve farsi più protestante, più morale e meno amorevole, più agnostica sull’amore e credente sul dovere. Il resto, mi sono detto, sono stupidate: cosa sentite dire al bar, buone per un romanzo d’appendice. Ho pensato che alla fine è tutto molto più semplice di come te lo raccontano.



lunedì 14 dicembre 2009

Mentre Berlusconi si rimette in sesto


hallelujahProviamo a capire quello che è successo ieri sera a Milano. Ieri sera il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, Silvio Berlusconi, uomo di oltre settant’anni, da sempre noto per il proprio contatto diretto e spontaneo con i cittadini, ha tenuto un comizio in Piazza del Duomo. Dopo il comizio, ha scambiato qualche parola con i suoi sostenitori, sul sagrato della cattedrale: il Presidente da una parte delle transenne, la gente dall’altra. È una cosa che abbiamo visto fare mille volte da molti politici, e in particolare da Berlusconi: è il suo stile, gli piace, e piace ai suoi elettori. Quindi quello di ieri sera non era un fuori programma, ma una situazione tipica.
Ora. Lui è il Presidente del Consiglio, e l’Italia è un paese democratico. Possiamo ipotizzare che ci sia un sacco di gente a cui non piace Silvio Berlusconi; tra questi può esserci di tutto, dal malato di mente al violento scemo, fino al killer. continua a leggere »



venerdì 11 dicembre 2009

Quello che siamo, quello che non vogliamo


sordicocomero

È da un po’ di tempo che voglio scrivere ’sta roba, e non trovo mai il modo. Adesso c’è stata la manifestazione del No B Day, c’è tutto un fermento su come è fatto il paese e cosa vuole il paese, e forse è arrivato il momento di occuparsi del paese, nel senso dei suoi abitanti, della sua televisione, di come gli italiani si vedono e si fanno vedere, e soprattutto di come la sinistra ha interagito con tutto questo ambaradan negli anni. Sono pensierini confusi. Vediamo se arrivo da qualche parte. Abbiate pazienza.

Qualche tempo fa Achille Occhetto andò ospite di un programma televisivo il giorno del suo compleanno. Era il programma di Funari (periodo Mediaset). Parlarono di politica e di fatti di attualità, e poi, a insaputa di Achille e del partito tutto, arrivò la torta gigante colle candeline. E tutti cantarono tanti auguri a te. Occhetto era imbarazzato, parecchio, ma non aveva nemmeno l’idea vaga che una cosa del genere potesse accadere, e quindi sorrise, soffiò, si prese gli applausi. Chissà dov’erano quel giorno i commentatori di sinistra, chissà cosa stavano guardando, cosa li attrasse. Perché quel momento sarebbe stato da registrare, analizzare, raccontare, rivedere al ralenti fino alla nausea. continua a leggere »



mercoledì 9 dicembre 2009

È la politica, bellezza, e tu non c’entri


2WESay02dannyHo pensato a come sarebbe stare senza. E mi sono figurato un mondo in cui i più acuti commentatori della stampa inutile diventano bravi commentatori di stampa con lettori. Ho pensato ai vecchi barbosi commentatori dei quotidianoni nazionali tallonati da gente più giovane e competitiva, che ora perde tempo nella cuccia riscaldata del giornale di partito o pseudo tale. Ho pensato che forse quella gente giovane non è competitiva e capace, e allora non riuscirà a scalzare i vecchi barbosi occhialuti e pacati. Ma prima o poi, ho pensato, qualcuno capace di far vendere più copie arriverà. continua a leggere »



martedì 8 dicembre 2009

We have nothing to fear


Giulia e Simone mi hanno fatto scoprire questo filmato. Diane Savino, del senato dello Stato di New York, è una persona normale. Mentre i colleghi la ascoltano, Diane espone le posizioni di tutti noi (io, i miei amici, le persone laiche che la pensano più e meno come me) nel modo in cui le spiegheremmo noi, se fossimo così chiari, essenziali e comunicativi. Anche solo nel vocabolario, nel tono, nella distanza dalla retorica specifica dei rappresentanti europei (e soprattutto italiani) si sente una vicinanza a cui non siamo abituati.
Un po’ come quando andai a visitare la sinagoga di Milano, e scoprii che il rabbino, dal pulpito, parla normale, senza tagliare le doppie, senza salmodiare la predica, senza usare perfino un timbro che significa distanza. E mi accorsi ancora più chiaramente, per contrasto, che i preti no, i nostri parlamentari no, non sono come noi: sono di un’altra specie.



lunedì 7 dicembre 2009

Strike a pose


Zoolander_001Qualche settimana fa ho visto Alessandra Mussolini in televisione. Era, se non sbaglio, Matrix. Ma forse era Porta a Porta. Certamente lei era Alessandra Mussolini. E aveva messo su tutta una faccia, sul caso Marrazzo, che ribadiva con ogni muscolo la parola “INDIGNAZIONE” (sì, maiuscola). Era un’indignazione maschia e fascista, anzi anche femmina, ma di quella femminilità col grembiule e lo sguardo torvo, di donne che vivono il ruolo accessorio e preconfezionato con il rigore di un generale al fronte. Alessandra Mussolini era una donna che aveva donato la fede al duce per lo sforzo bellico, e trovava orrenda e vergognosa la figura di questi mezzi maschi che si accompagnano con delle mezze femmine. «A quelli di sinistra, diciamolo, piace andare con i trans!» ha strillato a un certo punto. Ma tutta la faccia arricciata, dovevate vederla, sembrava mio nonno quando gli propinavano la bistecchina.

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domenica 6 dicembre 2009

Contare. Contarsi.


signor_bonaventuraPer prima cosa non è vero perché non è vero, nel senso che è falso. Un milione non l’ha fatto nemmeno Cofferati al Circo Massimo, il segretario carismatico della più grande organizzazione sindacale del paese, all’apice della forma. Poi non è credibile per quello che siete: gente di internet, dei dei blog, gente di facebook. Ovvero siete gente che è cresciuta e si è mossa in contesti che hanno dimensioni di un certo tipo nel nostro paese. Che voi anche solo pensiate che un milione di persone vi possano venire dietro così, dal basso, in preda all’istinto felino irrefrenabile (lo spirito del panciopardo) fa cadere le braccia. Se fate qualcosa di politico, dovete almeno avere un’idea vaga di come è fatto questo paese. No, non dico lo stivale. Dico i gruppi sociali, le percentuali di voto, quella roba lì. Date retta: nemmeno se distribuite mazzette di soldi in piazza fate quei numeri.
Quindi, organizzatori del No B Day, se pensate che un modo di dimostrare la propria distanza dai salottidellapolitica sia cominciare a raccontare gigantesche palle alla gente come fanno gli altri, a mio modesto parere vi sbagliate, e così non andrete da nessuna parte. O, più semplicemente, almeno dal punto di vista della comunicazione, siete gente da assemblea di istituto, minchia il preside è un bastardo, porta le cartine, oggi pomeriggio andiamo da me che ti faccio sentire Nick Drake. Robetta, insomma.



mercoledì 2 dicembre 2009

Bella forza (riveduto e corretto)


maggie_thatcher

Il celebre opinionista inglese Andrew Sullivan, americano d’adozione, blogger di successo della prima ora, conservatore liberale, polemista acerrimo, gay sputtanato e figura di riferimento per i conservatori emancipati dell’universo piccolo mondo internettaro, ha deciso di smollare i repubblicani americani nel 2003. È tornato a parlarne in questi giorni, quando Charles Johnson, tenutario di Little Green Footballs, ha fatto la stessa scelta.

Sia il buon Sullivan (con una prosa da testo sacro) che Johnson (con più schiettezza), nell’elencare le ragioni per cui non si riconoscono più nelle posizioni e nelle azioni del Partito Repubblicano, rientrano esattamente in una tipologia e in un fenomeno che abbiamo già visto e verificato tante volte in questi anni.

In una fase di indebolimento della sinistra, mentre i pilastri ideali, i riti, i cliché culturali e retorici si facevano sempre più stantii e vomitevoli, molti tra quelli che un tempo sarebbero stati serenamente a sinistra hanno deciso di smarcarsi e avvicinarsi, almeno per certi versi, alle posizioni avverse. E, attenzione, (fuori dalla circostanza specifica di Sullivan, che è sempre stato Tory, e di Johnson, di cui non so niente) mi pare un fenomeno sano e naturale: nella vita ci si stufa e si cambia, a volte anche a tutti i costi. A chi mi riferisco? Quelli di destra che sembrano intelligenti, e quelli di sinistra che stanno fuori dal coro. Non tutti: molti. Se dovessimo limitarci all’Italia, direi i miei amici Giuliano, Matteo, forse anche un po’ Paolo; nella stampa, tanto Foglio, un po’ di Riformista, più vari, eventuali e equipollenti. Tutto irrilevante dal punto di vista dei grandi numeri, intendiamoci. Ma D’Alema è uno, e io sono dalemiano, quindi… continua a leggere »