
Il celebre opinionista inglese Andrew Sullivan, americano d’adozione, blogger di successo della prima ora, conservatore liberale, polemista acerrimo, gay sputtanato e figura di riferimento per i conservatori emancipati dell’universo piccolo mondo internettaro, ha deciso di smollare i repubblicani americani nel 2003. È tornato a parlarne in questi giorni, quando Charles Johnson, tenutario di Little Green Footballs, ha fatto la stessa scelta.
Sia il buon Sullivan (con una prosa da testo sacro) che Johnson (con più schiettezza), nell’elencare le ragioni per cui non si riconoscono più nelle posizioni e nelle azioni del Partito Repubblicano, rientrano esattamente in una tipologia e in un fenomeno che abbiamo già visto e verificato tante volte in questi anni.
In una fase di indebolimento della sinistra, mentre i pilastri ideali, i riti, i cliché culturali e retorici si facevano sempre più stantii e vomitevoli, molti tra quelli che un tempo sarebbero stati serenamente a sinistra hanno deciso di smarcarsi e avvicinarsi, almeno per certi versi, alle posizioni avverse. E, attenzione, (fuori dalla circostanza specifica di Sullivan, che è sempre stato Tory, e di Johnson, di cui non so niente) mi pare un fenomeno sano e naturale: nella vita ci si stufa e si cambia, a volte anche a tutti i costi. A chi mi riferisco? Quelli di destra che sembrano intelligenti, e quelli di sinistra che stanno fuori dal coro. Non tutti: molti. Se dovessimo limitarci all’Italia, direi i miei amici Giuliano, Matteo, forse anche un po’ Paolo; nella stampa, tanto Foglio, un po’ di Riformista, più vari, eventuali e equipollenti. Tutto irrilevante dal punto di vista dei grandi numeri, intendiamoci. Ma D’Alema è uno, e io sono dalemiano, quindi… continua a leggere »