È vero: una donna può decidere di darla, di regalarla, di tirarla in faccia a uno, anche solo perché quello ha un giubbotto di pelle, la spider, è proprietario di una tabaccheria; figuriamoci se è l’uomo più ricco del paese, per di più noto per la generosità nei confronti delle amanti. Poi c’è il fatto che la bellezza ha un valore, ed è così, è così, e non c’entra una mazza con la dignità delle donne, e se non la capite ora, quando la capirete?
Il resto è molto confuso. Ognuno vede un leone o una pecora dove preferisce, e soprattutto cita Benito Mussolini con il narcisismo della schiettezza che vuole, ma per abboccare al giochino ci vuole dell’impegno. L’immagine della sinistra è perfino un po’ più cretina e stereotipata di quella del premier, ma chi se ne frega. Anche l’idea che Berlusconi sia un esteta è peregrina: non solo ha un senso del gusto da brianzolo, a peso, quantitativo, ma l’uomo di cui parliamo ha la sindrome di Don Giovanni, non gliene frega una mazza di niente se non della figa, vuole scopare tante ragazze molto giovani, sempre, sempre diverse, e quelle che si è fatto sono più spesso da trolley Carpisa che da abito Prada.
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