venerdì 24 aprile 2009

Gerusalemme, primavera


aprile-20091L’arrivo della primavera a Gerusalemme è annunciato dalla fioritura dei mandorli e dal profumo delle zagare cosí come dalla processione della domenica delle palme che vede lungo le mura di Solimano il Magnifico un susseguirsi di gruppi di giovani cristiani dalle casacche colorate, con cornamuse e tamburi, dai preparativi per Pesah e dal mawsim Nabi Musa (il festival del profeta Mosè). E’ strano come la ciclicità delle stagioni si avverta in modo piú viscerale a Gerusalemme che in altri luoghi. Sarà forse per il rincorrersi delle feste religiose dei tre credi principali che aiutano a scandire il tempo meglio di un metronomo. Con la primavera regolarmente si diventa spettatori delle feste rituali di passaggio ebraiche e cristiane (Pesah e Pasqua): in questo periodo arrivano pellegrini e viaggiatori occasionali, si puliscono case, ci si libera del pane e dei prodotti lievitati, si colorano uova con metodi naturali. Le feste religiose, ebraiche soprattutto e cristiane in modo piú simbolico, sono l’occasione per riportare l’uomo alla terra e ricordare come in tempi antichi prima del culto per una o piú divinità c’erano la devozione e l’adorazione per la natura. continua a leggere »



mercoledì 11 febbraio 2009

Gerusalemme, 31-01-2009


img_3762In quest’anno, o quasi, di assenza dal sito bordonico, durante il quale non ho rispettato nessuna delle buone intenzioni di inizio 2008, tantomeno quella di scrivere con regolarità per la rubrica, la vita a Gerusalemme è stata abbastanza intensa.
Ho compreso a fondo e nell’intimità il concetto di alienazione dal lavoro e ho perfino imparato come si traduce in arabo la parola alienazione (ihtiraab).
Al di là delle mie vicende individual-professionali gli eventi che hanno caratterizzato l’anno appena trascorso sono stati numerosi ma dopotutto la storia qui viene fatta di momento in momento e quasi ogni giorno c’è una celebrazione o una commemorazione. Nel 2007 si ricordavano i 40 anni trascorsi dalla guerra dei 6 giorni mentre nel 2008 si sono celebrati i 60 anni dell’indipendenza di Israele e si è commemorato il sessantesimo anniversario della Nakba (la “catastrofe” palestinese).
Le iniziative organizzate per ricordare gli eventi del 1948 però si sono svolte quasi in sordina, con poco entusiasmo sia in Israele che in Palestina. Chi ha vissuto in prima persona quei momenti è ormai stanco nel corpo e nell’animo e le nuove generazioni portano avanti l’eredità politica e l’attivismo con sempre minor entusiasmo rispetto ai padri e questi 60 anni vissuti con passione, lacrime e sangue sono stati ricordati in realtà in modo molto blando.
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sabato 23 febbraio 2008

Gerusalemme, 08-02-2008


tad08-02.JPGDopo le vacanze invernali sono tornata a Gerusalemme piena di buoni propositi: in testa a tutti quello di non farsi alienare dal lavoro e quindi oltre ad andare al cinema, a cena fuori e alle feste e a sforzarmi di leggere, rinunciando a ore di sonno, ho iniziato ad andare in palestra (dopo almeno 12 anni che non mettevo piede in una, e si preannuncia un’esperienza antropologica!), prendo lezioni di ebraico (con l’idea di riprendere a studiare anche arabo classico) e vorrei anche iscrivermi a un corso di percussioni (cosí se qualcuno vuole vendicare il Medio oriente mi puó sfondare le darbuke). Moriró non solo per alienazione da lavoro ma anche per iperattività…

Gerusalemme invece è tutt’altro che iperattiva. A un primo sguardo sembra sempre immersa in uno stato di calma apparente ma se si scende un po’ in profondità si osservano movimenti interessanti.

Da quando sono tornata è già nevicato tre volte. Sia gli israeliani che i palestinesi hanno una paura folle e irrazionale della neve, fanno scorte come in previsione di un attacco nucleare e si tappano in casa per tre giorni, nonostante la neve tenda a sciogliersi dopo poche ore. Anche gli stranieri che vivono in città vengono colti da attacchi di intolleranza alla neve e per reazione si rinchiudono in casa propria, rinnegando gli anni passati in Nord Europa o in America dove queste deboli nevicate non potrebbero mai essere usate come scusa per saltare un giorno di lavoro…

Il 2007 è stato l’anno dei 40 anni dalla guerra dei 6 giorni (per gli Israeliani) e dalla Naksa (per i Palestinesi). Nel 2008 invece da una parte si celebreranno i 60 anni della fondazione dello stato di Israele e dall’altra ci saranno le commemorazioni dei 60 anni della Nakbah (la catastrofe) che ha portato all’espulsione di 400 mila profughi palestinesi (ora circa 4 milioni). Ma di questo sarete ormai edotti visto le polemiche che imperversano sulla fiera del libro di Torino.

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lunedì 26 novembre 2007

Gerusalemme, 18-11-2007


tetto18-11-07 .JPGMorte di un trattore
L’automobile che mi ha accompagnata in questi due anni a Gerusalemme, una Punto amaranto, auto-dell’anno-1995, conosciuta dagli amici come il trattore e dai detrattori come la carriola, giace immobile in cortile. Dopo che la pompa dell’acqua e il radiatore avevano tirato gli ultimi, costringendomi ad abbandonarla per un paio di giorni in una zona borderline, in attesa dell’intervento del meccanico, un tossico della sottostante valle di Silwan l’ha ulteriormente vandalizzata dopo aver divelto la portiera e spaccato il finestrino. Il tutto per rubare una radio con mangianastri che non funzionava da almeno un anno e mezzo.
Ora giace, in attesa di non si sa che, con la portiera sistemata alla bell’e meglio, e col finestrino coperto con sacchi della munnezza e nastro adesivo, che i bambini del quartiere si divertono a bucare.
Gli amici e i compagni la piangono: Arturo, che con la sua guida creativa ha percorso la Cisgiordania in lungo e in largo ascoltando Raffaella Carrà; Christian e Francesco che da libertini del motore affrontavano le buche e i checkpoint come fossero seduti su un 4X4. La Franca, cioè me, che grazie al trattore ha imparato a guidare secondo l’antilogica di questi luoghi, prima andando ai 2 all’ora come la Sora Lella e poi affinando consuetudini da pilota partenopeo. Per non parlare degli autisti occasionali che si sono avvicendati e soprattutto senza dimenticare il meccanico di Wadi el Joz, che accumulando soldi per la manutenzione del trattore è perfino riuscito a costruire un piano abusivo nella casa di famiglia.
E non è detto che la punto amaranto sia morta del tutto, dopotutto da queste parti le risurrezioni non sono improbabili…

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sabato 20 ottobre 2007

Gerusalemme, 16-10-2007


tetto 16-10-07 (5).JPGLa vita a Gerusalemme è frequentemente scandita dalle feste religiose, non importa se ebraiche, cristiane, musulmane, ortodosse, eterodosse, ufficiali o di nicchia.
Due anni fa, nel periodo delle feste ebraiche di rosh ha shana/kippur/sukkot e del mese musulmano di Ramadan mi sono trasferita a Gerusalemme.
Era la prima volta che assistevo di persona alla maggior parte di queste ricorrenze, che fino a quel momento si erano limitate ad essere una cosa più o meno esotica, che veniva citata in testi universitari o in romanzi semisconosciuti.
Vagavo quindi per la città vecchia con l’entusiasmo del neofita, passando e ripassando davanti al muro del pianto e mangiando milioni di Qataief (piccoli pancake ripieni di noci, pistacchi o formaggio dolce e imbevuti di sciroppo di zucchero, che vengono serviti durante il mese di Ramadan a chiusura dell’Iftar, il pasto che rompe il digiuno quotidiano).
L’anno scorso l’entusiasmo per la novità si è trasformato in interesse antropologico, un po’ più distaccato. Ho approfondito la conoscenza di alcuni rituali particolari (v.  capparot e lailat al qadr) e ho dato il benvenuto alle feste, bestemmiando un po’ al pensiero dei mille problemi logistici legati a questo periodo: traffico impazzito, macchine parcheggiate in tripla fila sotto casa, strade transennate, uffici aperti con orario ridotto ecc ecc.
Quest’anno nel periodo delle feste ebraiche e del Ramadan sono andata a svernare in Italia, perché dopo due anni la quotidianità prende il sopravvento sull’entusiasmo (purtroppo!) e impiegare un’ora per coprire il tragitto ufficio-casa (tempo medio di percorrenza: 5 minuti) a causa dell’ennesima ricorrenza religiosa viene catalogato alla voce “rottura di coglioni” e non più sotto “colore locale”.[quest’ultimo paragrafo è a mo’ di giustificazione per l’ennesimo ritardo nella pubblicazione della rubrica, mica vi potevo parlare della provincia di Modena, delle feste dell’ Unità con i compagni in via d’estinzione causa PD e dei tortellini di mia madre…]

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lunedì 27 agosto 2007

Gerusalemme, 25-08-2007


tad 150807.jpgNell’escatologia islamo-giudaico-cristiana la sparizione per un periodo, breve o prolungato che sia, è spesso considerata un evento ai limiti del divino, con caratteri messianici, solitamente accompagnata da una trasformazione dell’individuo, scomparso o occultato, e della sua comunità di appartenenza.
Non è il caso di questa rubrica, eclissatasi temporaneamente per eccessiva alienazione da studio e lavoro, che da oggi riprende il suo corso, senza apparenti trasformazioni o velleità messianiche, tentando solo di dare un quadro, un po’ impressionista, dell’estate che da qualche mese si trascina stanca a queste latitudini.

L’estate a Gerusalemme significa caldo torrido di giorno mentre la sera ci si rinfresca con la brezza gentile che risale dal deserto di Giuda. I bambini moccolosi del mio quartiere, a casa da scuola per le vacanze, vivono in strada per la maggior parte della giornata, si trasformano in parcheggiatori abusivi e chiedono, ai turisti israeliani e agli ortodossi che si avventurano nella nostra viuzza, 5 shekel per controllare la macchina. Nel pomeriggio la gente si ritira in casa per fare la qailula (la pennichella) e la calma irreale viene interrotta solo dal richiamo del muezzin, da clacson nervosi in lontananza e dalla musica orientale che esce dal negozietto di souvenir all’inizio della via.

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mercoledì 9 maggio 2007

Gerusalemme, 07-05-2007


tad0705.jpgIn questo periodo si sono susseguite festività e commemorazioni nazionali per gli israeliani e, in alcuni casi, conseguenti contro-celebrazioni per i palestinesi.
Il 16 aprile in tutto lo stato di Israele si è commemorato lo “Yom Hashoah Ve-Hagevurah”, il giorno dell’Olocausto e dell’eroismo. Alle 10 del mattino al suono della sirena tutto il paese si è fermato per un minuto per commemorare i 6 milioni di ebrei morti in Europa ma anche per ricordare l’ insurrezione del ghetto di Varsavia. La commemorazione continua allo Yad va Shem, il museo dell’olocausto di Gerusalemme, con il primo ministro e gli ambasciatori. Quest’ anno si è rischiato l’incidente diplomatico con il Vaticano perché il nunzio si era rifiutato di presenziare alla commemorazione per via di una foto di Pio XII e della didascalia che parlava dell’ indifferenza della Santa Sede durante la II guerra mondiale. Alla fine la crisi è rientrata, il nunzio ha presenziato alla cerimonia e la foto con annessa didascalia è rimasta al suo posto.

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domenica 15 aprile 2007

Gerusalemme, 10-04-2007


tad104.jpgLe ultime due settimane sono state il tripudio dei monoteismi tra pasque cristiane ed ebraiche e festività annesse e connesse. Di certo a Gerusalemme non ci si può aspettare il tripudio del buddismo o dell’animismo e tantomeno della laicità…
Tutto è iniziato sabato 30 marzo con Ha Shabbat ha gadol (Ebr. Il grande sabato) durante il quale si ricorda la piaga della morte dei primogeniti in Egitto.
[Mi sono accorta in questi giorni che molte reminiscenze di storia del popolo ebraico non le devo agli studi universitari bensí ai polpettoni biblici holliwoodiani dove recitava Charlton Heston e che misteriosamente si sono ben radicati da qualche parte nel mio cervello — terribile!]
Alla fine di Shabbat in tutte le famiglie ebree osservanti sono cominciate le pulizie per rimuovere le tracce di Hometz (cose lievitate o fermentate). Durante Pesah (pasqua ebraica) infatti é vietato mangiare cose lievitate, per ricordare la fuga dall’Egitto e l’impossibilità di far lievitare il pane in quei giorni e si mangiano le matzot (eb. Pane azzimo).L’espressione “fare le pulizie di pasqua” nasce da questa tradizione di rivoltare ogni angolo della casa alla ricerca anche della più piccola briciola di pane.
Domenica 1 aprile mentre le famiglie ebree erano intente a liberarsi di pane, et similia, vendendolo, bruciandolo o nascondendolo in un luogo sicuro sotto chiave i palestinesi cristiani e torme di turisti si sono procurati rami di palme e ramoscelli di ulivo, e si sono accodati dietro l’orchestra degli scout per la processione della Domenica delle palme lungo le mura della città vecchia.

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giovedì 5 aprile 2007

Gerusalemme, 31-03-2007


tetto-16mar07-3.jpgEd ecco a voi le postvisioni del tempo di giovedí 15 marzo a Gerusalemme: in mattinata neve, nel pomeriggio pioggia, grandine e vento e in chiusura un arcobaleno, che non portava a una pentola piena d’oro ma al solito muro di cemento.
(Mai avrei pensato di poter scrivere neve, marzo e Gerusalemme nella stessa frase!)
Il 16 marzo è stato annunciato il governo di unità nazionale palestinese. Poiché nel governo ci sono un po’ di ministri di Hamas, qualche vecchia gloria di Fatah e una spruzzatina di indipendenti non si capisce piú chi parla a chi.
Gli Stati Uniti non riconoscono come interlocutori i ministri di Hamas e il primo ministro Hanieh, peró parlano ai ministri di Fatah e agli indipendenti. La Norvegia fa un po’ la profumiera e parla con tutti. Il governo di Israele, sdegnato, smette di parlare con la Norvegia. L’Unione Europea ancora non ha deciso la propria strategia e aspetta, anche se ha già mostrato la tendenza ad allinearsi agli Stati Uniti
Alla proclamazione del governo si sono susseguite le mille visite ufficiali: Condoleeza Rice che ha incontrato di nuovo Olmert e Abbas; Ban Ki Mun, della cui visita non si è accorto nessuno e tantomeno lui, Solana, la Merkel, ecc ecc.
Il solito giro di valzer con l’ intermezzo rock di Nancy Pelosi che ha pensato bene di prenotare il pacchetto vacanze “ Asse del Male- all inclusive”.

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venerdì 16 marzo 2007

Gerusalemme, 13-03-2007


tad3.jpgÉ da poco trascorsa la festivitá ebraica di Purim, una specie di carnevale circonciso durante il quale ci si veste in maschera ed é obbligatorio ubriacarsi.
Quest’anno ho scoperto, con metodo empirico, che a Gerusalemme Purim dura un giorno in piú perché é una cittá con le mura.
(Per informazioni piú accurate sulla festa di Purim: Yankele se ci sei, batti un colpo!)
Effettivamente da queste parti vi é una tale abbondanza di mura, muri e muretti che Purim potrebbe anche durare tutto l’anno.
Il muro piú famoso é il muro del pianto (in ebr. Ha Kotel Ha Ma’aravi, il muro occidentale), dove a qualsiasi ora del giorno e della notte si trova sempre qualcuno che si dondola pregando davanti ai pietroni millenari e alle piante di capperi spioventi.

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