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venerdì 3 febbraio 2012

Il contestatore di un’epoca buia


Ho scoperto la bellezza di questo tipo di tv durante l’adolescenza. E da allora non l’ho mollata mai. Oggi, grazie a Gianluca Neri e a Roberto De Luca, vi presento una vera vetta. Vi prego di dedicare dei minuti a questa scena. Per favore. Almeno fino a oltre 1:35. Grazie.



lunedì 12 dicembre 2011

Grazie, Alberto Nerazzini


In questo periodo si parla molto di servizio pubblico, di cosa sia e perché sia importante. A seconda di chi realizza i servizi, dei temi trattati, di come si affrontano le questioni, le puntate di Report vanno dal discreto all’ottimo. Il fatto che vadano in onda in RAI, rende il lavoro della squadra di Milena Gabanelli quasi miracoloso. Questo servizio di Alberto Nerazzini su Don Verzé e il San Raffaele, andato in onda ieri sera, rappresenta nel migliore dei modi il concetto di servizio pubblico.

Ne emerge un ritratto chiaro, limpido, impeccabile, fatto di truffatori, ballisti, puttanieri, pedofili, ciellini, arrivisti, trafficoni, preti, mostri e ladri di varia fattura. Consiglio la visione a tutti.



mercoledì 7 dicembre 2011

A volte ritornano


È scattata una storiaccia tra persone che loro malgrado hanno in comune il fatto di essere state vicine a Bettino Craxi. Luca Josi (qui raccontato dal suo amico Filippo Facci, qui intervistato da Vittorio Zincone) è stato un giovane socialista. Giovanni Minoli è stato tante cose, tra cui un importante uomo RAI in area PSI. Fine delle affinità.

Succede che molti anni dopo la fine del PSI di Craxi, Minoli e Josi si ritrovino, uno sempre come RAI, l’altro come produttore televisivo con la sua Einstein Multimedia, ai due estremi di un tavolo di trattativa per la produzione della serie Agrodolce. continua a leggere »



mercoledì 23 novembre 2011

Le ballerine no, ma i nani…


È tornato Ricky Gervais. È tornato, ed è bravissimo. Il telefilm si chiama Life’s Too Short, e somiglia molto a The Office, meno a Extras. È un mockumentary, un falso documentario che segue l’esistenza di Warwick Davis. Warwick Davis è un attore nano, noto per aver fatto il capo ewok nel Ritorno dello Jedi, avere recitato in Willow e Harry Potter. Warwick Davis esiste davvero, ma qui interpreta una versione fallita di sé stesso.

A parte il cinema, dove è stato nel migliore dei casi discreto, Ricky Gervais ha fatto tutto al massimo livello possibile, dai libri per bambini alla radio, passando per tv inglese, tv americana, teatro, non so cos’altro. Gervais/Merchant è una ditta premiatissima, efficace, originale, di sostanza, un po’ come Ivory/Merchant (non c’entra una mazza ma volevo fare l’assonanza, nel senso che mi pare buffo che ci siano due coppie creative britannico che hanno come secondo un Merchant, anche se uno si chiama Stephen e l’altro Ismail, uno attore e sceneggiatore, l’altro produttore, va be’, scusate, andiamo avanti). continua a leggere »



martedì 25 ottobre 2011

Come si chiama questa qui?


Con la presente si rende noto ai lettori di Freddy Nietzsche che l’attrice in foto, di cui in queste settimane si parla spesso e volentieri per via della sua partecipazione nel ruolo di Porca Puttana Com’è Cattiva nella serie American Horror Story, si chiama Jessica Lange. Il nome lo diciamo tutti giusto senza problemi, ma il cognome no. Lange non suona [lenj] con la g di giallo, ma [leng] con la g di gola. Gessica Leng. Ecco. Così lo sapete e state tranquilli.



sabato 22 ottobre 2011

Segni


Al liceo arriva un punto in cui ci si diverte molto, perché si studiano i libri della decadenza dell’Impero Romano — così li chiamano — cioè i romanzi tardi, Satyricon di Petronio e L’asino d’oro di Apuleio. Quando te li spiegano ti dicono che è la decadenza, ma quello che ti interessa è il livello di gente che scopa, animali bestie, creature assurde parlanti, cene trasformazioni ormoni violenza merda che stanno dentro a questi due libri. Il senso è quello dell’esagerazione strutturale. Ecco. Ieri sera ho visto una puntata di L’appuntamento, il programma di Rai1 dedicato ai libri, condotto e orchestrato da Gigi Marzullo. La puntata di ieri era dedicata al libro del ministro Maurizio Sacconi pubblicato da Mondadori. SI intitola Ai liberi e forti. Valori, visione e forma politica di un popolo in cammino. Non è, a quanto pare, un libro solo per politici o economisti. No no, Maurizio parla della società, e ieri era presente in studio. Parlava, mesto e contrito come sempre, delle radici cristiane dell’Europa, Maurizio Sacconi. E diceva cose sull’etica, sulla morale di questo paese. A un certo punto ha voluto anche spiegare a Gabriele La Porta (sì, c’era anche lui, e il libro del ministro gli era piacuto un sacco) delle cose sulla lungimiranza di Craxi. Poi c’era un altro che aveva amato il libro, in studio, e anche lui pensava fosse importantissimo il richiamo alle radici cristiane dell’Europa. Erano nel posto giusto, perché lanciando la sigla Marzullo ha anticipato la natura del comitato dei recensori in collegamento, oltre ai due suddetti in studio. «Abbiamo tre docenti e un monsignore», ha detto. Era vero. C’era anche il prete, che ha specificato che siamo tutti anche cittadini, oltre che uomini, quindi il libro di Sacconi è per tutti, compresi i cristiani. (Bella questa idea del mondo diviso per specie: cani, gatti, cristiani, cavalli, uomini.)

La puntata è stata molto interessante, soprattutto perché io non sapevo che dietro al vecchio socialista craxiano con la voglia di rivincere ci fosse un filosofo, un pensatore, un maestro. Vi consiglio di vederla tutta con Rai Replay. Appena è disponibile metto il link.

PS – La foto questa volta è ottativa.



mercoledì 28 settembre 2011

Walter Lavitola da Mentana — sintesi


faccendière (o faccendièro) s. m. (f. -a) e agg. [der. di faccenda]. – 

1. Chi, o che, s’affaccenda, di solito per fare intrighi e maneggi più o meno coperti: f. politici; gente f.;nel fatto però, veniva anche lui a essere il f., lo strumento di tutti coloro (Manzoni). 

2. ant. Mercante, trafficante (senza senso di biasimo), per conto proprio o per altri; agente, amministratore. 

3. Con sign. più recente, nel linguaggio giornalistico, persona che, per conto e a vantaggio di un imprenditore privato, svolge, con metodi per lo più poco leciti, attività di mediazione tra l’imprenditore e la pubblica amministrazione.

(fonte: dizionario Treccani)



lunedì 26 settembre 2011

Quer pasticciaccio bbrutto de Baila, de Barbara, de l’inglesi che se so’ ’ncazzati




mercoledì 21 settembre 2011

E grazie, Doug, per tutto il fruttosio


L’altro giorno. Mi sveglio per nessun motivo molto presto. E cosa penso bene di fare? Guardo twitter. C’è Douglas Coupland (lo scrittore un po’ andato ma ex-bravissimo e comunque scaltro pure adesso per quanto non sulla narrativa) che ha twittato una frase misteriosa. Dice: «I have just stolen 50 hours of your life: http://bit.ly/e3k58». Ci vado.

Trovo una meraviglia assoluta, cioè un posto di documentari. E a me, che sono curioso anche delle chiavi inglesi, dei gladioli, del badminton malesiano, i documentari piacciono in modo patologico.  Qui sono tanti, belli, su tutto, comodi, accessibili, con la ricerca pulita: altro che 50 ore, penso. Subito mi metto a guardarne uno sulle donne inglesi che si rimettono a posto le grandi labbra. continua a leggere »



martedì 6 settembre 2011

Te la faccio vedere io la solidarietà


Ognuno di noi vede delle cose particolari, e ci costruisce un suo piccolo catalogo di minchiate, spunti, cavalli di battaglia, repertorio insomma. Bisogna stare attenti a non attingere troppo, e ricordarsi di rinnovarlo di continuo, perché altrimenti si diventa noiosi con le solite quattro cose ripetute alla nausea (un po’ si diventa noiosi a prescindere). Comunque nel mio repertorio c’è una scena che ho visto una notte tanti anni fa alla tele — l’ho già raccontato mille volte — che c’era Telethon, e a un certo punto vedo alle due di notte Al Bano che canta in playback “Va’ pensiero” con la base tutta tamarra di batteria e chitarra, il tutto per la ricerca sul cancro. E l’idea, per me, che uno andasse a farsi bello con una pacchianata semiregistrata e brutta, nel programma per il cancro, a dirsi generoso, buono, gentile, in un programma dove molti dei partecipanti ricevono un cachet regolare, mi sembrò un simbolo dell’elasticità del concetto di solidarietà in Italia. E ogni volta che si parla di beneficenza tiro fuori questa cosa dell’opera rock di Al Bano, e l’ho fatto anche questa volta. Ma il 5 settembre 2011 è un giorno speciale per la beneficenza in tv. continua a leggere »