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	<title>Freddy Nietzsche &#187; Telerama</title>
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	<description>Il blog che abbraccia i cavalli</description>
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		<title>Il contestatore di un’epoca buia</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Telerama]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/>Ho scoperto la bellezza di questo tipo di tv durante l’adolescenza. E da allora non l’ho mollata mai. Oggi, grazie a Gianluca Neri e a Roberto De Luca, vi presento una vera vetta. Vi prego di dedicare dei minuti a questa scena. Per favore. Almeno fino a oltre 1:35. Grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/><p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/-CofLWgdAm4" frameborder="0" width="500" height="284"></iframe></p>
<p>Ho scoperto la bellezza di questo tipo di tv durante l’adolescenza. E da allora non l’ho mollata mai. Oggi, grazie a Gianluca Neri e a Roberto De Luca, vi presento una vera vetta. Vi prego di dedicare dei minuti a questa scena. Per favore. Almeno fino a oltre 1:35. Grazie.</p>
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		<title>Grazie, Alberto Nerazzini</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 18:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/>In questo periodo si parla molto di servizio pubblico, di cosa sia e perché sia importante. A seconda di chi realizza i servizi, dei temi trattati, di come si affrontano le questioni, le puntate di Report vanno dal discreto all’ottimo. Il fatto che vadano in onda in RAI, rende il lavoro della squadra di Milena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/12/60minutes.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11106" title="60minutes" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/12/60minutes-240x180.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>In questo periodo si parla molto di servizio pubblico, di cosa sia e perché sia importante. A seconda di chi realizza i servizi, dei temi trattati, di come si affrontano le questioni, le puntate di Report vanno dal discreto all’ottimo. Il fatto che vadano in onda in RAI, rende il lavoro della squadra di Milena Gabanelli quasi miracoloso. <a href="http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-396612d6-117f-40f7-aca5-0066e3d07fdb.html">Questo servizio</a> di Alberto Nerazzini su Don Verzé e il San Raffaele, andato in onda ieri sera, rappresenta nel migliore dei modi il concetto di servizio pubblico.</p>
<p>Ne emerge un ritratto chiaro, limpido, impeccabile, fatto di truffatori, ballisti, puttanieri, pedofili, ciellini, arrivisti, trafficoni, preti, mostri e ladri di varia fattura. Consiglio la visione a tutti.</p>
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		<title>A volte ritornano</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 20:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/>È scattata una storiaccia tra persone che loro malgrado hanno in comune il fatto di essere state vicine a Bettino Craxi. Luca Josi (qui raccontato dal suo amico Filippo Facci, qui intervistato da Vittorio Zincone) è stato un giovane socialista. Giovanni Minoli è stato tante cose, tra cui un importante uomo RAI in area PSI. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/12/bettino-craxi-130147_0x410.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11061" title="bettino-craxi-130147_0x410" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/12/bettino-craxi-130147_0x410-240x308.jpg" alt="" width="240" height="308" /></a>È scattata una storiaccia tra persone che loro malgrado hanno in comune il fatto di essere state vicine a Bettino Craxi. Luca Josi (<a href="http://www.macchianera.net/2008/03/01/luca-josi/">qui</a> raccontato dal suo amico Filippo Facci, <a href="http://www.vittoriozincone.it/2010/01/13/luca-josi-sette-gennaio-2010/">qui</a> intervistato da Vittorio Zincone) è stato un giovane socialista. Giovanni Minoli è stato tante cose, tra cui un importante uomo RAI in area PSI. Fine delle affinità.</p>
<p>Succede che molti anni dopo la fine del PSI di Craxi, Minoli e Josi si ritrovino, uno sempre come RAI, l’altro come produttore televisivo con la sua Einstein Multimedia, ai due estremi di un tavolo di trattativa per la produzione della serie <em>Agrodolce</em>.<span id="more-11060"></span></p>
<p>A conferma del fatto che i qualunquisti della cospirazione massonica hanno quasi sempre torto, tra i due scoppia una guerra di posizione prussiana. Il tutto è raccontato dal video che segue, pubblicato in questi giorni dal sito del Fatto Quotidiano. Il video è prodotto dalla stessa Einstein Multimedia, e descrive un rapporto professionale che sembra essere finito in una specie di gora dell’eterno fetore marchiata RAI, nel senso che assume la parola RAI quando se ne snocciolano i difetti strutturali insormontabili, le pastette, i personalismi, le carognate, soprattutto la capacità di bruciare soldi dei cittadini per fare altro.</p>
<p>Come siano andate le cose veramente non si può sapere, se non conoscendo il fascicolo. Questo è un documento di parte, e contiene qualche faciloneria e qualche refuso; eppure resta un documento abbastanza notevole. La RAI e il paese sono anche così, sono sempre stati così. In queste ultime settimane ce ne stiamo forse felicemente dimenticando, o almeno così ce la raccontiamo.</p>
<p>Però. Ecco. Ci siamo capiti.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/RE_8cP1RTgk" frameborder="0" width="500" height="284"></iframe></p>
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		<title>Le ballerine no, ma i nani&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 00:57:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Telerama]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/>È tornato Ricky Gervais. È tornato, ed è bravissimo. Il telefilm si chiama Life’s Too Short, e somiglia molto a The Office, meno a Extras. È un mockumentary, un falso documentario che segue l’esistenza di Warwick Davis. Warwick Davis è un attore nano, noto per aver fatto il capo ewok nel Ritorno dello Jedi, avere recitato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/><p><img class="alignleft size-full wp-image-11016" title="ewok" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/11/ewok.jpeg" alt="" width="190" height="265" />È tornato Ricky Gervais. È tornato, ed è bravissimo. Il telefilm si chiama <em>Life’s Too Short</em>, e somiglia molto a <em>The Office</em>, meno a <em>Extras</em>. È un mockumentary, un falso documentario che segue l’esistenza di Warwick Davis. Warwick Davis è un attore nano, noto per aver fatto il capo ewok nel <em>Ritorno dello Jedi</em>, avere recitato in <em>Willow</em> e <em>Harry Potter</em>. Warwick Davis esiste davvero, ma qui interpreta una versione fallita di sé stesso.</p>
<p>A parte il cinema, dove è stato nel migliore dei casi discreto, Ricky Gervais ha fatto tutto al massimo livello possibile, dai libri per bambini alla radio, passando per tv inglese, tv americana, teatro, non so cos’altro. Gervais/Merchant è una ditta premiatissima, efficace, originale, di sostanza, un po’ come Ivory/Merchant (non c’entra una mazza ma volevo fare l’assonanza, nel senso che mi pare buffo che ci siano due coppie creative britannico che hanno come secondo un Merchant, anche se uno si chiama Stephen e l’altro Ismail, uno attore e sceneggiatore, l’altro produttore, va be’, scusate, andiamo avanti).<span id="more-11015"></span></p>
<p>In <em>Life’s Too Short</em>, di cui sono andate in onda due puntate delle sette previste, quello che è interessante è la relazione che il pubblico instaura con il protagonista. La comicità dell’imbarazzo è un genere che proprio Gervais ha fatto fiorire, e che vede nel ruolo principale personaggi buffi e goffi e imbranati e falliti. Quella di Gervais riesce a essere diversa in uno strano e sottilissimo modo. Il punto centrale è quello della compassione e della cattiveria. <em>LTS</em> descrive situazioni ben oltre qualsiasi limite di sopportabilità, e il protagonista, oltre a essere bravo fino a far cadere le mandibole, è nano. Questo fa di lui un personaggio che al primo giro è perfetto perché se ne rida, ma nella società odierna ottiene presto un altro effetto: mette lo spettatore nella condizione ridere con una certa dose di tensione, di ridere senza che sia mai un atto “liberatorio”, come si dice in questi casi. Non c’è quell’idea di pedagogia di ritorno che ha Sacha Baron Cohen, dove il tema è quello delle candid camera, cioè si ride di quanto gli altri siano in imbarazzo, e di quanto sia più o meno “cattivo” Borat, che esaspera luoghi comuni e razzismi che abbiamo tutti per farli emergere in qualche oscuro modo. Poi quando per far emergere il razzismo metti la faccia nel culo a un obeso, stai mettendo la faccia nel culo a un obeso, e il resto sono stronzate. Qui invece si finisce con le mani davanti alla faccia, si ridacchia arrossendo; se si è come me, e si detestano gli scherzi agli ignari imbarazzati, si lavora di dita davanti agli occhi, quasi come fosse un horror. Fin dove si spingeranno, quanto saranno cattivi non importa. Il tema è prendere un personaggio che fa da parafulmine della miseria, e poi farne esplodere ovunque intorno a lui. Molto presto ci si rende conto che il punto non è il nano dello spettacolo, non sono le sue difficoltà, non è quel genio della sua segretaria senza mento, ma è quello che gli gira intorno.</p>
<p>C’è un crinale sottilissimo che divide questo tipo di comicità imbarazzante da quella di quei comici americani che fanno la gara a chi la dice più mammamia, tipo Sarah Silverman e il suo stupefacente stile “sono una figa ma dico merda troia morta alla gente”: qui si prova compassione per sé stessi, e si finisce subito sulla stessa barca del protagonista. La delicatezza con cui questa linea viene perseguita è ciò che distingue dei grandi autori da altri tizi abbastanza buffi.</p>
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		<title>Come si chiama questa qui?</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 12:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/>Con la presente si rende noto ai lettori di Freddy Nietzsche che l’attrice in foto, di cui in queste settimane si parla spesso e volentieri per via della sua partecipazione nel ruolo di Porca Puttana Com’è Cattiva nella serie American Horror Story, si chiama Jessica Lange. Il nome lo diciamo tutti giusto senza problemi, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/10/600full-jessica-lange.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10861" title="600full-jessica-lange" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/10/600full-jessica-lange-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Con la presente si rende noto ai lettori di Freddy Nietzsche che l’attrice in foto, di cui in queste settimane si parla spesso e volentieri per via della sua partecipazione nel ruolo di Porca Puttana Com’è Cattiva nella serie <em>American Horror Story</em>, si chiama Jessica Lange. Il nome lo diciamo tutti giusto senza problemi, ma il cognome no. Lange non suona [lenj] con la g di giallo, ma [leng] con la g di gola. Gessica Leng. Ecco. Così lo sapete e state tranquilli.</p>
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		<title>Segni</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Oct 2011 13:01:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/>Al liceo arriva un punto in cui ci si diverte molto, perché si studiano i libri della decadenza dell&#8217;Impero Romano — così li chiamano — cioè i romanzi tardi, Satyricon di Petronio e L’asino d’oro di Apuleio. Quando te li spiegano ti dicono che è la decadenza, ma quello che ti interessa è il livello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/10/corradoguzzanti_1.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10840" title="corradoguzzanti_1" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/10/corradoguzzanti_1-240x185.jpg" alt="" width="240" height="185" /></a>Al liceo arriva un punto in cui ci si diverte molto, perché si studiano i libri della decadenza dell&#8217;Impero Romano — così li chiamano — cioè i romanzi tardi, <em>Satyricon</em> di Petronio e <em>L’asino d’oro</em> di Apuleio. Quando te li spiegano ti dicono che è la decadenza, ma quello che ti interessa è il livello di gente che scopa, animali bestie, creature assurde parlanti, cene trasformazioni ormoni violenza merda che stanno dentro a questi due libri. Il senso è quello dell’esagerazione strutturale. Ecco. Ieri sera ho visto una puntata di <em>L’appuntamento</em>, il programma di Rai1 dedicato ai libri, condotto e orchestrato da Gigi Marzullo. La puntata di ieri era dedicata al libro del ministro Maurizio Sacconi pubblicato da Mondadori. SI intitola <em>Ai liberi e forti. Valori, visione e forma politica di un popolo in cammino</em>. Non è, a quanto pare, un libro solo per politici o economisti. No no, Maurizio parla della società, e ieri era presente in studio. Parlava, mesto e contrito come sempre, delle radici cristiane dell’Europa, Maurizio Sacconi. E diceva cose sull’etica, sulla morale di questo paese. A un certo punto ha voluto anche spiegare a Gabriele La Porta (sì, c’era anche lui, e il libro del ministro gli era piacuto un sacco) delle cose sulla lungimiranza di Craxi. Poi c’era un altro che aveva amato il libro, in studio, e anche lui pensava fosse importantissimo il richiamo alle radici cristiane dell&#8217;Europa. Erano nel posto giusto, perché lanciando la sigla Marzullo ha anticipato la natura del comitato dei recensori in collegamento, oltre ai due suddetti in studio. «Abbiamo tre docenti e un monsignore», ha detto. Era vero. C’era anche il prete, che ha specificato che siamo tutti anche cittadini, oltre che uomini, quindi il libro di Sacconi è per tutti, compresi i cristiani. (Bella questa idea del mondo diviso per specie: cani, gatti, cristiani, cavalli, uomini.)</p>
<p>La puntata è stata molto interessante, soprattutto perché io non sapevo che dietro al vecchio socialista craxiano con la voglia di rivincere ci fosse un filosofo, un pensatore, un maestro. Vi consiglio di vederla tutta con Rai Replay. Appena è disponibile metto il link.</p>
<p><em>PS &#8211; La foto questa volta è ottativa.</em></p>
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		<title>Walter Lavitola da Mentana — sintesi</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 20:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/>faccendière (o faccendièro) s. m. (f. -a) e agg. [der. di faccenda]. –  1. Chi, o che, s’affaccenda, di solito per fare intrighi e maneggi più o meno coperti: f. politici; gente f.;nel fatto però, veniva anche lui a essere il f., lo strumento di tutti coloro (Manzoni).  2. ant. Mercante, trafficante (senza senso di biasimo), per conto proprio o per altri; agente, amministratore.  3. Con sign. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/><p><em><strong><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/09/fishing-l.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10720" title="fishing-l" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/09/fishing-l-240x170.jpg" alt="" width="240" height="170" /></a>faccendière</strong> (o <strong>faccendièro</strong>) s. m. (f. -a) e agg. [der. di faccenda]. – </em></p>
<p><em><strong>1.</strong> Chi, o che, s’affaccenda, di solito per fare intrighi e maneggi più o meno coperti: f. politici; gente f.;nel fatto però, veniva anche lui a essere il f., lo strumento di tutti coloro (Manzoni). </em></p>
<p><em><strong>2.</strong> ant. Mercante, trafficante (senza senso di biasimo), per conto proprio o per altri; agente, amministratore. </em></p>
<p><em><strong>3.</strong> Con sign. più recente, nel linguaggio giornalistico, persona che, per conto e a vantaggio di un imprenditore privato, svolge, con metodi per lo più poco leciti, attività di mediazione tra l’imprenditore e la pubblica amministrazione.</em></p>
<p>(fonte: dizionario Treccani)</p>
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		<title>Quer pasticciaccio bbrutto de Baila, de Barbara, de l’inglesi che se so’ ’ncazzati</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 08:18:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/><p><iframe width="500" height="369" src="http://www.youtube.com/embed/PlIlG_qYDeI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>E grazie, Doug, per tutto il fruttosio</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 16:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Telerama]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/>L’altro giorno. Mi sveglio per nessun motivo molto presto. E cosa penso bene di fare? Guardo twitter. C’è Douglas Coupland (lo scrittore un po’ andato ma ex-bravissimo e comunque scaltro pure adesso per quanto non sulla narrativa) che ha twittato una frase misteriosa. Dice: «I have just stolen 50 hours of your life: http://bit.ly/e3k58». Ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/09/coupland.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10661" title="coupland" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/09/coupland.jpg" alt="" width="250" height="292" /></a>L’altro giorno. Mi sveglio per nessun motivo molto presto. E cosa penso bene di fare? Guardo twitter. C’è Douglas Coupland (lo scrittore un po’ andato ma ex-bravissimo e comunque scaltro pure adesso per quanto non sulla narrativa) che ha twittato una frase misteriosa. Dice: «I have just stolen 50 hours of your life: <a href="http://documentaryheaven.com/">http://bit.ly/e3k58</a>». Ci vado.</p>
<p>Trovo una meraviglia assoluta, cioè un posto di documentari. E a me, che sono curioso anche delle chiavi inglesi, dei gladioli, del <a href="http://documentaryheaven.com/shuttle/">badminton malesiano</a>, i documentari piacciono in modo patologico.  Qui sono tanti, belli, su tutto, comodi, accessibili, con la ricerca pulita: altro che 50 ore, penso. Subito mi metto a guardarne uno sulle donne inglesi che si rimettono a posto le <a href="http://documentaryheaven.com/the-perfect-vagina/">grandi labbra</a>.<span id="more-10660"></span></p>
<p>Poi il giorno dopo mi guardo una <a href="http://documentaryheaven.com/the-bitter-truth-about-sugar/">lezione universitaria</a> di un’ora e mezza sulla ragione dell’epidemia di obesità negli Stati Uniti e in altri posti che con loro condividono teorie, pratiche, politiche, prodotti alimentari. E scopro, grazie a Robert Lustig, che il fruttosio addizionato ai cibi è veleno. E adesso lo so. Così rompo le palle a Neri con supporto teorico.</p>
<p>Chi ha voglia di capire perché gli americani sono obesi, hanno il diabete a dodici anni, non ce la fanno, si guardi il documentario. Prendete e guardatene tutti. Questo è Documentary Heaven, cibo per la mente.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Te la faccio vedere io la solidarietà</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 08:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Telerama]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/>Ognuno di noi vede delle cose particolari, e ci costruisce un suo piccolo catalogo di minchiate, spunti, cavalli di battaglia, repertorio insomma. Bisogna stare attenti a non attingere troppo, e ricordarsi di rinnovarlo di continuo, perché altrimenti si diventa noiosi con le solite quattro cose ripetute alla nausea (un po’ si diventa noiosi a prescindere). [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/telerama_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Telerama" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/09/8.-JERRY-LEWIS.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10521" title="8.-JERRY-LEWIS" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2011/09/8.-JERRY-LEWIS.jpg" alt="" width="340" height="256" /></a>Ognuno di noi vede delle cose particolari, e ci costruisce un suo piccolo catalogo di minchiate, spunti, cavalli di battaglia, repertorio insomma. Bisogna stare attenti a non attingere troppo, e ricordarsi di rinnovarlo di continuo, perché altrimenti si diventa noiosi con le solite quattro cose ripetute alla nausea (un po’ si diventa noiosi a prescindere). Comunque nel mio repertorio c&#8217;è una scena che ho visto una notte tanti anni fa alla tele — l’ho già raccontato mille volte — che c’era Telethon, e a un certo punto vedo alle due di notte Al Bano che canta in playback “Va’ pensiero” con la base tutta tamarra di batteria e chitarra, il tutto per la ricerca sul cancro. E l’idea, per me, che uno andasse a farsi bello con una pacchianata semiregistrata e brutta, nel programma per il cancro, a dirsi generoso, buono, gentile, in un programma dove molti dei partecipanti ricevono un cachet regolare, mi sembrò un simbolo dell’elasticità del concetto di solidarietà in Italia. E ogni volta che si parla di beneficenza tiro fuori questa cosa dell&#8217;opera rock di Al Bano, e l’ho fatto anche questa volta. Ma il 5 settembre 2011 è un giorno speciale per la beneficenza in tv.<span id="more-10519"></span></p>
<p>Dal 1966 Jerry Lewis raccoglie soldi per combattere la distrofia muscolare, e il Telethon televisivo come lo conosciamo l’ha inventato lui. Quest’anno, lunedì 5 settembre 2011, Lobor Day, la Muscular Dystrophy Association non ha affidato lo show di raccolta di denaro a Jerry Lewis, ed ha mandato in onda solo uno speciale di sei ore con altre facce. La cosa ha suscitato un certo scandalo, visto che Jerry Lewis è sempre stato il capo di tutta la baracca. Avendo l’uomo 85 anni, era previsto che prima o poi se ne andasse, ma fino a qualche mese fa si pensava che questo sarebbe stato il suo ultimo Telethon. Invece poi c‘è stata una serie di comunicati poco chiari, in cui prima sembrava che avessero deciso insieme, poi sembrava unilaterale da parte della MDA con scorno del conduttore, poi non si è capito. Probabilmente c’è di mezzo una questione di cortesia nel prendere atto che Lewis non è più in grado di fare una cosa del genere. Vecchio, malato di schiena da secoli per quelle centomila cadute fatte in scena con Dean Martin all’inizio della carriera, passato dagli antidolorifici della fese obesa a un impianto elettrostimolante antalgico degli ultimi anni, Lewis ha comunque da sempre un carattere che i più affettuosi definiscono «difficile», e incarna perfettamente il ruolo di uomo di spettacolo malinconico, comico triste, re per una notte, tante notti all&#8217;anno.</p>
<p>Proprio questo suo carattere ha fatto dell’impegno di Jerry Lewis per la Distrofia Muscolare un esempio di come la generosità possa passare per la qualità e i risultati più che per i grandi sorrisi. Non che Lewis non sia “buono”: più che buono è emotivo, al limite anche esageratamente, ma in un modo teso che non so nemmeno descrivere bene. Poi uno può essere anche semplicemente buono — per carità, il mito della cattiveria intelligente è una delle massime stronzate planetarie — e ottenere grandi risultati, non sto dicendo questo. Dico che il modo in cui Lewis ha costruito per cinquant’anni l’evento è stato magistrale proprio per la sua natura prettamente televisiva, con tutte le logiche e le dinamiche tese della televisione.</p>
<p>Non è mai stato spazio televisivo prestato a una causa nobile, ma grande televisione straordinaria, con un numero di artisti che nessun budget e nessuna copertura pubblicitaria potrebbe mai permettersi normalmente: una specie di gran galà dello spettacolo americano, un florilegio speciale che spingeva la gente a donare dei soldi. Non viceversa, come da noi. E la beneficenza in tv si fa così. Si fa senza ripetere mille volte che è un evento straordinario, ma rendendolo straordinario in sé, come spettacolo.</p>
<p>Un po’ di video che ho trovato su youtube, per darvi l’idea.</p>
<p>Cominciamo con Joan Crawford.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/GS7YIC8F2Ec" frameborder="0" width="500" height="405"></iframe></p>
<p>Sinatra presenta un amico, che è Dean Martin, e la coppia comica Martin-Lewis si rincontra dopo anni di separazione astiosa. Guardate come interagiscono, come si toccano. Guardate e godete.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/UlksTohQJa4" frameborder="0" width="500" height="405"></iframe></p>
<p>Sammy Davis Jr.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/q-xP-wxzHG0" frameborder="0" width="500" height="405"></iframe></p>
<p>I Jackson 5 che vanno e fanno solo una canzone. Perché essere al Telethon era una cosa ambitissima, visto il pubblico.<br />
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/LsqBjvOUPsQ" frameborder="0" width="500" height="405"></iframe></p>
<p>Sinatra da solo. Sempre bello. Anche solo per l’inquadratura dei due con tendina d’epoca.<br />
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/NkK7dB0wzp4" frameborder="0" width="500" height="405"></iframe></p>
<p>Jerry Lewis, dicevo, è sempre stato un televisivo puro. E tra le cose che fanno i televisivi — non solo loro, a dirla tutta — c’è la ricerca di elementi caratterizzanti, un po’ come l’«Allegria!» di Bongiorno o la matita di Letterman. La canzone del Telethon di Jerry Lewis è sempre stata You’ll Never Walk Alone, che viene da un musical che si chiama <em>Carousel</em>, è stata cantata da tutti, compresi Mario Lanza e molti tifosi inglesi, e funzionava come bomba emotiva alla fine di ogni Telethon, visto che la metafora del camminare assumeva qui un significato proprio, fisico, muscolare. Nell’edizione de 2010 Lewis non riusciva quasi a cantarla per l’emozione, e la cosa, rivista oggi, fa un po&#8217; pena. Quindi non l’ho messa. Diciamo che va bene così. Fine di un’era. Tanto da imparare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una delle prime You&#8217;ll never walk alone.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/iLT9C0YOfAM" frameborder="0" width="500" height="405"></iframe></p>
<p>Per finire, perché non si deve finire malinconici, lo spot dell’edizione 1971. Bello.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/H4ZX3xZSEqc" frameborder="0" width="500" height="405"></iframe></p>
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