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sabato 30 luglio 2011

Niente di roscio sotto il sole


Da qualche tempo ho scoperto un documentarista della BBC per il quale stravedo. Si chiama Adam Curtis, e maneggia l’archivio della più gloriosa rete televisiva europea con la leggerezza scaltra di una donnola. C’è in corso il grande casino di News Corp? Bene. Adam decide di raccontare la storia del predecessore di Murdoch e Rebekah: Cecil King, proprietario di un fracco di testate britanniche, circa il 40%, tra cui l’allora imbattibile Mirror.

Nel 1968 Cecil King decise di far cadere il governo laburista in carica con una sorta di colpo di stato, secondo alcuni grazie all’aiuto di alcuni agenti del servizio segreto MI5. Fatto sta che nel frattempo il giornalismo sembrava in crisi, e la BBC girò del materiale nelle redazioni per documentare questo momento di incertezza, senza sapere che stava succedendo ben altro.

Il risultato è qui. Il montaggio è provvisorio, ma sono 40 minuti di costume, giornalismo, politica e televisione che vi consiglio di godervi.



martedì 12 luglio 2011

Che non si muore per orrore è una gran bella verità


Ieri sera ho recuperato da Rai Replay un programma centrale, fondamentale, appartenente a una categoria ben precisa, perfetto come indicatore dello stato della tv pubblica in Italia. Quando scompariranno programmi come Una notte per Caruso vorrà dire che qualcosa è cambiato; non in peggio, non in meglio — non mi interessa quello adesso — ma sicuramente qualcosa di profondo sarà cambiato. E finché c’è, perché c’è, parliamone, che vi assicuro merita davvero un po’ della vostra attenzione.

Il programma dura due ore, e ha fatto il 15,7% di ascolto, con un pubblico di quasi tre milioni di persone. Qui, attenzione, non si mette in discussione la liceità di un programma del genere, ma l’opportunità di farlo, ricordando a chi legge che i pompini fanno comunque sempre ascolti pazzeschi, ma non per questo vanno in onda ovunque e sempre (non in forma diretta, e purtroppo, direi).

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venerdì 10 giugno 2011

«It’s a trap!» (ovvero Annozero chiude, e va benissimo così)


Ieri sera è andata in onda forse la migliore puntata di Annozero. Liberi dalla gerla di regole e divieti che gravavano sul fortino santoriano, tutti hanno dato il meglio. Anche le vignette di Vauro entravano che era un piacere. Ma poi il pubblico esaltato, il conduttore che aveva addosso una specie di leggerezza da innamorato, il clima di festa che non s’era mai visto, gli ospiti che sentivano paradossalmente di doversi difendere più forte di prima, il midget gang bang con Brunetta protagonista: tutto ha funzionato perfettamente. Brunetta che si fa odiare da tutti è una fantastica dimostrazione di come sia meglio evitare che la tigna personale e la comunicazione politica si mischino. Perché poi succede come a Venezia, dove il sovraesposto Brunetta è stato asfaltato, molto prima di questa fase di riflusso, da… come si chiama?… da uno, insomma, del PD. Castelli, un uomo capace di dire esclusivamente sciocchezze, è riuscito a fare da spalla alla furia di Santoro, uno costretto a fare la parte del collega della politica, quando in realtà, vacca troia, lui sa fare tv e loro non hanno nemmeno idea di come funzioni. I dati di ascolto confermano che Santoro fa una televisione sostanziale, dove succedono cose importanti sul piano televisivo sempre, e sul piano politico quasi sempre. La squadra che ha costruito è capace di vincere a mani basse su tutti. Poi uno può anche non andare matto per Santoro, ma c’è la guerra in Libia, Formigli ci va con un operatore, e il servizio che fa è il più bello in assoluto. Non solo, ma se c’è un programma senza intoppi, dove uno ha la sensazione di sedersi e guardare uno spettacolo che fila, fatto apposta per lui, quello è Annozero. La questione centrale, il suo essere capace, conveniente sul piano economico, di successo, è innegabile. continua a leggere »



lunedì 6 giugno 2011

Lorenza e la tv via caso


Leggo un po’ di notiziole sui futuri scenari RAI satoriani. Attendibili? Boh. Certo che la situazione è molto molto buffa. Mediaset va male, mentre RAI va bene. Ma Mediaset ha comprato anche Endemol, che va male. E RAI fa un sacco di programmi Endemol di Mediaset, che vanno male. I programmi di RAI 2 e RAI 3 che vanno meglio sono tutti un po’ in ambasce contrattuali. Chiaro, i tre quarti di questi articoli sono pizzini, mica sono articoli veri, quindi va be’. In ogni caso sembra che vogliano accorciare Fazio e, al limite, mandare Santoro a La7. continua a leggere »



domenica 15 maggio 2011

Ciaroban Gualazzi Danke


Ieri sera, dopo tanti anni, siamo tornati all’Eurovision Song Contest, la garona europea del pop baraccone. Questo ha significato molte cose. Prima fra tutte la nostra disponibilità a considerarci dentro alla ballotta degli altri paesi europei, che non è male. Di solito l’unico spazio di cooperazione tra noi e gli altri è a Chi l’ha visto? quando ci sono italiani fatti a pezzi in Baviera.  Poi c’è la demenza nostrana che passa il tempo a paragonare questa roba e Saremo, laddove questo è un matrimonio tra Will & Kate, e Sanremo è Sanremo: questo è una parata militare della cultura popolare europea, realizzata con talmente tanta determinazione che è diventata effettivamente un momento di unità europea davanti al televisore. L’Esercito Europeo non esiste ancora, e chissà se un giorno esisterà. Nel frattempo, la parata è questa. Un tentativo di nazionalpopolare stellato in fondo blu, assurdamente riuscito. Se uno va in giro nei paesi europei seri, e chiede quale festa europea conosce la gente, tutti dicono Eurovision Song Contest. Noi non ci siamo andati per anni, unici, perché siamo un paese di imbecilli. Questo si sa.
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giovedì 21 aprile 2011

«Fanno la marijuana» Lory Del Santo, aprile 2011


Io non so lo esattamente dove sia nata la puntata di Matrix di questa sera, cosa abbiano detto in redazione, cosa abbia pensato Alessio Vinci, i colleghi, perfino gli operatori. Non lo so e non riesco a capirlo. Ma so che avere in studio solo dei fanatici, dei tossici, degli ex-tossici, delle starlette e mai, una volta che sia una, un medico o un sociologo che parli di qualcosa di credibile, ecco, non è esattamente giusto. E per giusto intendo serio, intelligente, consapevole, libero, anche solo vagamente bravo e onesto.

Lì ci sono le capacità e la morale. Sulle prime intervengono la genetica, l’educazione, il casting; la seconda è un insieme di cose che non si possono valutare nello specifico, e ciascuno si costruisce come crede e può. Gianmarco Tognazzi e Fabrizio Rondolino non sono succedanei delle suddetta morale. continua a leggere »



mercoledì 30 marzo 2011

«Ji fa comodo»


Quella della «falsa terremotata» di Forum è una di quelle questioni che spezzano le braccia alle meduse. I figuranti diventano precari della figuranza, costretti a prestarsi allo sporco gioco della tv; la tv stessa diventa improvvisamente finzione, nel senso che a quanto pare fino a un momento prima era «uno specchio sul mondo» o roba del genere; il problema della promozione costante del governo in sede Mediaset sembra stupire tutti. Le vacche continuano a brucare, mentre i treni passano, sibilando leggeri, davanti al liquore del loro occhioni a palla. continua a leggere »



venerdì 18 marzo 2011

Non le mandano a dire. No no: le dicono proprio loro!


Questa sera Annozero ha bissato la noia della settimana scorsa. È evidente come lo scontro parlamentare italiano, la cronaca sociale, le crisi politiche internazionali siano la specialità in cui Santoro primeggia. Su altri temi, come la cultura, l’economia o il nucleare, produce spesso dei papponi retorici insostenibili. Non è che gli altri non siano retorici, ma questi lo sono in senso deleterio, perché non c’è ciccia.

Come ogni volta che Sabina Guzzanti fa un film, anche questa sera è sembrato che si perdesse lucidità, e si giudicassero con troppa indulgenza alcuni punti di vista. Ci sono stati dei momenti in cui cretinate colossali sono state spacciate per commenti estremi, fuori dal coro, ma forieri di una verità che altri non hanno il coraggio di esprimere altrettanta forza: la lettera di Celentano al Corriere in apertura, e le opinioni di Beppe Grillo sul nucleare.

Entrambi gli interventi erano pieni di falsità palesi, errori, banalità, sparate populistiche, argomenti tirati per i capelli, iperboli, indignazione. Puoi essere anche straconvinto di avere ragione — anzi a maggiori ragione in quel caso — e comunque devi avere argomenti forti, dire cose chiare e vere. Se dici cretinate, forse sarai anche dalla parte del giusto, ma al limite ci sei per caso. E comunque resti uno che dice cretinate. Una testi difesa con le cretinate molto probabilmente è una tesi cretina. Se non lo è, le cretinate l’hanno resa tale. E chi le ha dette ne è responsabile.



sabato 5 marzo 2011

La lettera scarlatta (ovvero Il corpo delle troie pusillanimi)


Ieri le giornaliste degli editori Mondadori, L’Espresso, RCS, Condé Nast hanno ricevuto una mail dalla redazione di Striscia La Notizia. Il messaggio, intitolato «DIGNITÀ DELLE DONNE», sta a metà strada tra un appello e una chiamata alle armi. Dopo un link al filmato “Il corpo delle donne 2”, di cui abbiamo parlato qui, c’è il fulcro della lettera (maiuscolo loro): «È DISPOSTA A METTERE LA SUA FACCIA NELLA BATTAGLIA PER CAMBIARE L’UTILIZZO CHE ANCHE IL SUO GIORNALE FA DEL CORPO DELLE DONNE?». Sotto ci sono un Sì e un No, con relativo pallino dove apporre la X, poi c’è scritto che è possibile votare vino alle 20 dell’8 marzo 2011, «festa della donna». Prima dei nomi dei redattori e del numero della redazione di Striscia, «*LA MANCATA RISPOSTA VERRÀ VALULATA COME UN NO» (sic).

Lascio a ciascuno le valulazioni relative alla buona fede, alla serietà dell’operazione, ai sottotesti, ai secondi fini, alle considerazioni di tipo olgettino, a Alessio Vinci e perfino alla Missione Arcobaleno.



martedì 1 marzo 2011

In condizioni democratiche assembleari


Sei alla televisione. No, anzi. Sei un attore, e sei alla televisione. No no, meglio. Sei l’attore del momento da parecchi anni, e sei alla televisione all’ora di cena. Ma diciamola tutta. Sei Toni Servillo, alla televisione al programma di Fazio, dove si gioca sempre in casa, si ha la libertà di scegliere il tono che si vuole tenere, non ci sono nevrosi del conduttore da assecondare, e lo stesso conduttore ti dà un minuto per dire una cosa, sul finale, a proposito del tuo mestiere, quello che fai da anni, quello per cui sei diventato famoso. E cioè ti chiede, Fabio Fazio, di dare il tuo punto di vista sulla crisi del teatro in Italia. E tu, con la sintesi fulminea del migliore degli addetti stampa, riesci a convincere tutti, proprio tutti quelli che ti guardano, che è meglio che non vadano a teatro, perché il teatro è un latte versato su cui frignare, fare la mozzarella non interessa a nessuno. Più sono deserte le sale, più potremo batterci le vesti, strapparci il petto, un po’ come viene, senza bisogno di ricontrollare di non avere critto cazzate. Tanto quello che conta è essere convinti e affranti, mica che ci sia del pubblico.

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