giovedì 2 settembre 2010
Perché sorridi?
(via il solito ottimo Giavasan)
A Milano, in via Madonnina, nel quartiere turistico pedonale di Brera, c’è una piccola isola verde. È una cosa minuscola: pochi metri e un grande albero. Meglio di niente, intendiamoci. In questo triangolo di terra (cateti di 7 x 12 metri, a occhio) si è instaurata una colonia di topolini (Apodemus sylvaticus). Nelle ultime settimane, attratti dai frutti dell’albero, i topolini hanno cominciato a scalare i rami per prendere i frutti e portarli nelle loro tane. I turisti e i milanesi sulle prime hanno pensato a degli scoiattoli, e li hanno indicati, curiosi, divertiti. Poi, nei giorni scorsi, sono arrivati i giornali e le televisioni. Ovviamente, essendo provinciali e ignoranti, hanno parlato di ratti, di infestazione, di grave allarme sanitario. Hanno anche intervistato la cartomante che ha lì un banchetto. Non un etologo, non un esperto di epidemiologia: commercianti e cartomante. E tutti erano preoccupatissimi, scandalizzati, è Brera, santo cielo, Brera minacciata dai ratti! Perché coi topolini non si fa paura, ma coi ratti è un attimo. continua a leggere »
Oggi un po’ di anni fa usciva il mio tuo disco preferito. Avevo un anno, ma allora non lo ascoltavo ancora. Ti avrei ascoltato un po’ dopo distrattamente, condividendo l’aria con mio fratello. Dentro a quel disco lì c’è la mia tua canzone preferita. Be’, insomma, cosa vuoi che ti dica? Grazie.
In questi giorni alla fiera dei videogiochi di Colonia ho visto veramente una barcata di titoli.
La gran parte dei giochi che vengono presentati riguarda l’eccitante trovata di spararasi in faccia con dei mitra. Che fino a un po’ di anni fa era una cosa molto divertente da fare, ma adesso è diventata una routine. O ci metti dell’altro, e giocare alla guerra ha qualcosa di artistico, oppure non si va da nessuna parte. Tutti, nel mostrare la mercanzia alla stampa, rompono i coglioni con le meravigliose novitá esaltanti presenti nel loro gioco, ma poi alla fine è gente che si spara in faccia. Poi ci sono anche altri giochi, ma ne parlerò in questi giorni. Tanto se uno vuole gli aggiornamenti puntuali non viene certo a cercarli su Freddy Nietzsche.
La cosa che mi sconvolge sempre è la capacità degli uomini di aggrapparsi a qualsiasi cliché, allo scopo di sfangarla, comunicare apparentemente rilassati con gente che parla un’altra lingua, vive di altre cose, non conosce Totò, non ha mai visto Little Britain, insomma, di che cazzo volete ridere, tu e l’aboriggeno? continua a leggere »
Scopro dal mio adorato compagno di banco del liceo, la prima persona che mi abbia insegnato il gusto profondo del sarcasmo, che il 16 agosto di 33 anni fa moriva Elvis Presley. Nella musica popolare ci sono pochi dogmi, per fortuna. Uno di questi recita «Elvis è il re». È sempre stato valido, e sempre lo sarà.
Peccato per il fatto che il sito era sempre pieno di belle fighe, e uno ci poteva andare a vederle in bianco e nero nelle pose plastiche. Peccato anche perché poi uno poteva dire sai, l’ho preso lì, è un giubbino da corsa, tutto tennico, tutto speciale, leggerissimo, protegge dal vento che vado a correre in autunno e non mi viene il polverone alla pancia. Peccato, sì.
Ma un risvolto positivo ce l’ha, questo fatto che American Apparel stia fallendo: la gente che ha espresso la propria creatività con spostamenti buffi dell’accento non dovrà imparare a correggersi. Al massimo diranno «Com’è che si chiamavano quelli delle magliettine grigie da corsa, che poi facevano abbigliamento in genere e sono falliti? Ah, sì, American Àpparel. Che peccato!». Ma succederà sempre meno, e potremo derubricare la rieducazione forzata.
Per concludere, probabilmente la pèrformans di American Àpparel è stata deludente per colpa del manàgment.
Sto leggendo l’ultimo libro di Jonathan Safran Foer. Si intitola Eating Animals: è un saggio da scrittore sul consumo di proteine animali negli Stati Uniti e nel mondo. Dico «da scrittore» perché ci sono tutti quegli elementi personali, soprattutto legati alla storia della famiglia Safran Foer e all’esperienza dello stesso Jonathan, che finiscono sempre nelle sue storie. continua a leggere »
Christopher Hitchens ha scoperto di avere il cancro. Adesso sta facendo la chemio, e si può sperare che guarisca. Si spera che tutti guariscano, ma è una speranza scema, perché tanto non guariscono tutti. Il suo cancro è anche di quelli incazzati. Solo che Hitchens è una delle persone più adorabili e preziose che ci siano in giro, e mi piacerebbe guarisse per trovarmelo in giro ancora, a scrivere in quel modo che fa arrossire per quanto è acuto, divertente e soprattutto sempre gustoso come un grosso grappolo d’uva squisita.
Qui c’è un’intervista con Anderson Cooper della CNN (grazie, Giovanni Fontana). Magari molti di voi non hanno voglia di vederla o non sanno bene l’inglese. Allora, per spiegare che tipo è Hitch, e quanto mi piace quel tipo lì, vi racconto un momento solo. continua a leggere »
Ho visto che in edicola cominciano a uscire dei DVD con lungometraggi dedicati a figure di santi, beati, devoti. Preti, in sostanza. E allora, grazie ai contatti che ho ai piani alti di Hobby & Work, in esclusiva su Freddy Nietzsche possiamo mostrare il trailer di una delle prossime uscite della serie. Conturbante, controverso, di grande attualità: Satan’s Alley.