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giovedì 11 marzo 2010

Contro-passato prossimo


E così James Cameron ha fatto incetta di Oscar, con un piccolo bel film di nicchia, di quelli cui Hollywood generalmente riserva gli applausi pubblici, per concentrare la stima sincera verso prodotti capaci di una sostanza commerciale diversa. Invece, manco fosse un festival europeo, la celebrazione annuale della fabbrica dei sogni americana persegue la linea delle ultime edizioni, quella per cui i conti si fanno in famiglia, la realtà non conta: si rende onore a quello che si vorrebbe tanto essere, più che a quello che si è.
Mentre l’intero sistema sta in piedi grazie ai grandi film che guadagnano, e tanto, da sempre la cerimonia degli Oscar è una vetrina per i buoni propositi e gli slanci più nobili di cui l’industria è capace. È qui e solo qui che, secondo la stessa prospettiva perfetta ma falsa con cui si fanno i manifesti, i film sono roba prima di tutto di attori, e poi di registi, in pochi rari casi di sceneggiatori, quasi mai di produttori. continua a leggere »



giovedì 11 marzo 2010

In memoria di Alexander McQueen (che secondo me avrebbe riso parecchio)



(via Giavasan, via Waxy)



venerdì 5 marzo 2010

Cristoforo (ovvero Le mammamìa scoperte nel mondo del pensaunpò cinematografo di un’inviata italiana a Nuova Iorc)


Da troppo tempo non ci si occupava di Ale, la quale, in piena crisi dell’editoria, continua a leggere il New York Times. Brava, che sostiene i colleghi. E questa volta si occupa (si occupano loro, in effetti, ma va be’) di come stiano cambiando i cachet degli attori famosi. Cacchiarola, gente, stanno proprio cambiando! E peqquale motivo stanno cambiando?

“Il crollo nelle vendite dei DVD”, replica il New York Times, “Insieme ad una lunga serie di flop al botteghino e alla crisi economica che ha penalizzato anche la Mecca del Cinema, costringendo le ‘majors’ a correre ai ripari”. continua a leggere »



mercoledì 3 marzo 2010

Riuscire a fare una cosa che tutti stanno lì




martedì 2 marzo 2010

Me, me e nessun altro


Qualche tempo fa un biologo inglese di nome Richard Dawkins pubblicò un testo di divulgazione scientifica intitolato Il gene egoista (The Selfish Gene, 1974, Oxford University Press). Dawkins oggi è diventato famoso, insieme al gigantesco Christopher Hitchens, come divulgatore di ateismo e  razionalismo: il suo libro The God Delusion, del 2006, ha fatto decisamente discutere (quelli che credono in dio, ovviamente, non chi ha senso della realtà). Il Gene Egoista spiega l’evoluzione a partire dal gene, e teorizza che il nostro codice genetico sia un’esercito di pezzettini singoli e separati, unitisi tra loro solo per proteggersi meglio dall’ambiente esterno e riuscire a replicarsi meglio. Detta così è un po’ brutale, ma insomma. Il libro si oppone all’idea aristotelica e cristiana di individuo, e dimostra come in realtà noi siamo piuttosto una sintesi, un pool, una squadra di elementi eterogenei senza uno scopo diverso dalla sopravvivenza e dalla propagazione della ballotta. Il Gene Egoista è facile e affascinante: lo consiglio a tutti. continua a leggere »



sabato 27 febbraio 2010

You’re so gay, you probably think this song is canadian AGGIORNATO


Ma guarda un po’ se ’sta stronza canadese deve togliermi tutto lo spazio. E quel cretino di David che le va dietro come se avesse scoperto Bob Dylan con le mestruazioni. Stronzo imbecille frocio. Cazzo! Cretino, banderuola, vanitoso, pieno di sé e incostante. Se ci penso, mi fuma il cervello dal nervoso. Proprio un maschio tipico, guarda. Frocio quanto vuoi, ma maschio fino al midollo, come tutti gli altri.

Ecco, possiamo pensare che Carly Simon abbia fatto un ragionamento simile, quando si è messa a scrivere You’re So Vain.

Per anni la canzone ha nascosto un mistero non indifferente: con chi ce l’ha, che uomo l’ha fatta incazzare così tanto? C’è stata tutta una pubblicistica fatta di ipotesi, congetture, su cui stuoli di storici e commentatori hanno favoleggiato per secoli, e con cui la stessa Simon gioca da tempo. Warren Beatty a un certo punto ha detto sono io, dai, diciamolo (stimandosi tutto). Gli altri papabili sono stati Bowie, Jagger, Stevens e altri. Nel corso degli anni la stessa Carly ha centellinato degli indizi. Dopo un’asta di beneficenza, che proponeva in palio la conoscenza dell’identità del destinatario del pezzo, Simon l’ha rivelato al vincitore, e poi gli ha permesso di dare un’indizio: la lettera E contenuta nel nome. Dopo di che, le lettere sono aumentate: nel corso di altre interviste, Carly ha rivelato la A e la R. continua a leggere »



venerdì 26 febbraio 2010

Sudorre®


Il problema di Roberto Saviano è la Camorra. La Camorra gli ha promesso che cercherà di farlo fuori, e nell’intento ce li immaginiamo ostinati. La vita intera di Roberto Saviano è condizionata dall’aver sfidato coraggiosamente la Camorra, diventando talmente ascoltato e popolare da essere un affronto vivente, meritevole di provvedimenti. Tutto questo è chiaro, e lo sappiamo tutti. Mi tocca premetterlo e ribadirlo, perché se no sembra che siamo qui a fare gnè gnè.

Oggi è uscita su Repubblica una recensione firmata da Saviano dell’ultimo film di Clint Eastwood: Invictus. Invictus racconta una vicenda che ha a che fare con la storia, lo sport e l’impegno civile, cioè il rapporto personale e ideale tra Nelson Mandela e il capitano della nazionale di rugby sudafricana. Bene: filmone su un tema storico-civile, con la retorica del caso, le belle parole dietro l’angolo, tutto un mondo di articoli che si scrivono da soli se sei Vittorio Zucconi. Ma se sei Roberto Saviano le cose cambiano. Parecchio. continua a leggere »



mercoledì 24 febbraio 2010

Regalo icone gay (siamo diventate vecchie)



Abbiamo cantato in inglese, in tedesco, pezzi altrui, pezzi nostri, pezzi orrendi da schlager, ci siamo tenute su al meglio, abbiamo preso anche una certa dose di marchi e maschi, ci siamo rifatte la faccia e le tette, abbiamo fatto di tutto per restare qui. E ci siamo, San Silvestro 2009, a cantare per i figli vecchi dei vecchi di quando abbiamo iniziato. Varrà qualcosa, no?



martedì 23 febbraio 2010

I love to watch things on tv


– Ma hai visto che è successa una cosa pazzesca?
– No, cosa?
– Stanno cercando il presidente di Fastweb, che è all’estero. Hanno arrestato un sacco di gente…
– Cosa? E perché?
– Mah, non so, hanno scoperto tutto un imbroglio.
– Un imbroglio?
– Sì, un imbrogio pazzesco: Fastweb, Telecom, decine di arresti…
– Ma cosa vuol dire un imbroglio? Cos’è, la commedia dell’arte? Avimm fatt ‘n imbroglio!
– Smettila, scemo. Aspetto che guardo lì sotto al cento.
– Cosa?
– Guardo lì sotto al cento se c’è qualcosa.
– Ma cosa stai dicendo, mamma? Faccio venire un’ambulanza.
– Il cento! Sul satellite.
– Ah, Sky News 24! Mi dici che guardi lì sotto. Guarda anche a lì destra, già che ci sei.
– Ma sì, dai che hai capito. Comunque adesso non dicono niente.



sabato 20 febbraio 2010

E se poi non succede niente? (ovvero Perché non fidarsi è bene, ma fidarsi con riserve è meglio) – Puntata n.4


(continua, dopo un sacco di tempo, da qui)

Quando mi sono messo a scrivere questa roba, l’ho fatto perché avevo la percezione che nessuno dei non addetti ai lavori ci pensasse abbastanza. Io non sono un addetto ai lavori, ma ne so abbastanza per intuire alcune cose e osservare qualche fenomeno. Credo che, tra gli utilizzatori finali della tecnologia alimentare e medica, ci siano più persone simili a me che agronomi, chimici, medici, biologi molecolari, industriali dei fertilizzanti o del biotech. Per questo mi ci sono messo. Adesso cerco di trarre delle conclusioni, che saranno di buon senso e faranno infuriare tutti. Perché tutti vogliono che uno scelga una divisa e si schieri. E non so se questa volta lo farò. Ripeto che non è l’esposizione di una tesi, quindi non so dove finisco.

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