mercoledì 1 febbraio 2012
Si fa ma non si dice
Il fatto che il Festival di Sanremo sia sempre a caccia di «grandi nomi» non è un segno della sua marcescenza, ma che questi grandi nomi siano settantenni sì. Un direttore artistico, come un curatore, dovrebbe ragionare in modo diverso rispetto a un assessore al tempo libero di un comune che, per la serata finale della festa del patrono, punti ai Pooh, che costano anche tanto ma riempiono sempre. Detto questo, il ritorno di Celentano può anche essere un evento. Che le manifestazioni non si facciano con gli eventi è un dato di fatto, così come i dischi non si fanno con le ospitate, ma insomma, Sanremo è una specie di mostro fuori da ogni canone, non fa testo, e parte del suo fascino sta nello sciabolare impazzito e puntuale dei suoi tentacoli, nei primi mesi di ogni nuovo anno. continua a leggere »



E chi se ne frega se, mentre nasconde la furia dietro alla forma e al decoro dell’ufficialità marinara, De Falco dice «bambini, donne o persone che hanno bisogno di assistenza». È uno dei casi in cui ci si può vedere più cura sincera che superficialità. Se fossi una donna penserei che va bene, benissimo così.
Quando, di tanto in tanto, in Italia si parla diffusamente del problema dell’evasione fiscale, di tasse, fatture e scontrini, c’è sempre chi ripete questa cosa degli «americani che scaricano tutto». Ieri sera l’ha fatto Luciana Littizzetto a Che tempo che fa, ma insomma, come tutte le leggende metropolitane, anche questa vive di vita propria, è un virus del pensiero, chi lo diffonde sta starnutendo, quasi non ha colpa.

Quando esce una canzone, in genere in Italia si aspetta del tempo. Un po’ come faccio io coi vestiti nuovi, che prima di metterli li faccio decantare un po’ in armadio con l’etichetta attaccata. Ma insomma questa nevrosi personale non ha a che fare col fatto che a X-Factor, per dire, quest’anno, si siano cantate delle canzoni recenti, come il singolo nuovo di Tiziano Ferro, e si sia notato con un certo stupore quanto il pezzo fosse recente. A X-Factor, ribadisco, si pensava fosse «troppo nuovo».