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	<title>Freddy Nietzsche &#187; Senza categoria</title>
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	<description>Il blog che abbraccia i cavalli</description>
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		<title>Perché sorridi?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 10:52:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>(via il solito ottimo Giavasan)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="504" height="306" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/KhrteSZXFzM?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="504" height="306" src="http://www.youtube.com/v/KhrteSZXFzM?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><br clear=all><em>(via il solito ottimo <a href="http://giavasan.diludovico.it/">Giavasan</a>)</em></p>
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		<title>Tutto quello che volete, tranne una città AGGIORNATO</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 00:13:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>A Milano, in via Madonnina, nel quartiere turistico pedonale di Brera, c&#8217;è una piccola isola verde. È una cosa minuscola: pochi metri e un grande albero. Meglio di niente, intendiamoci. In questo triangolo di terra (cateti di 7 x 12 metri, a occhio) si è instaurata una colonia di topolini (Apodemus sylvaticus). Nelle ultime settimane, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/08/rata.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-7745" title="rata" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/08/rata.jpeg" alt="" width="199" height="253" /></a>A Milano, in via Madonnina, nel quartiere turistico pedonale di Brera, c&#8217;è una piccola isola verde. È una cosa minuscola: pochi metri e un grande albero. Meglio di niente, intendiamoci. In questo triangolo di terra (cateti di 7 x 12 metri, a occhio) si è instaurata una colonia di topolini (<em>Apodemus sylvaticus</em>). Nelle ultime settimane, attratti dai frutti dell’albero, i topolini hanno cominciato a scalare i rami per prendere i frutti e portarli nelle loro tane. I turisti e i milanesi sulle prime hanno pensato a degli scoiattoli, e li hanno indicati, curiosi, divertiti. Poi, nei giorni scorsi, <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/08/26/allarme-topi-nelle-strade-di-brera.html">sono</a> arrivati i <a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_agosto_26/brera-invasione-topi-1703642147093.shtml?fr=correlati">giornali</a> e le <a href="http://www.youtube.com/watch?v=B6iWku70amY">televisioni</a>. Ovviamente, essendo provinciali e ignoranti, hanno parlato di ratti, di infestazione, di grave allarme sanitario. Hanno anche intervistato la cartomante che ha lì un banchetto. Non un etologo, non un esperto di epidemiologia: commercianti e cartomante. E tutti erano preoccupatissimi, scandalizzati, è Brera, santo cielo, Brera minacciata dai ratti! Perché coi topolini non si fa paura, ma coi ratti è un attimo.<span id="more-7744"></span></p>
<p>Dopo un piccolo rimpallo di responsabilità, il consorzio dei negozianti locali ha deciso per la <a href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/08/27/news/brera_parte_la_battaglia_contro_i_topi_al_via_la_deratizzazione_straordinaria-6552814/">derattizzazione</a> straordinaria. Il nome è altisonante, e uno immagina i ratti cattivi affrontati da un intervento tempestivo. In realtà c&#8217;è una colonia di topi, e della gente va a un consorzio agrario e compra del topicida al Brodifacum, sostanza che inibisce la produzione di vitamina K, legata alla coagulazione del sangue: lo spargi per terra e i topi muoiono di emorragia nel giro di pochi giorni.</p>
<p>Oggi sono andato a dare un’occhiata. C&#8217;era una fettuccia di plastica bianca e rossa a delimitare la zona; c’erano dei fogli A4 stampati, con l’immagine di un simpatico topolino, e la scritta «Derattizzazione, Brodifacum, terapia: vitamina K». Il che vuole dire che se un bambino o un animale mangia il veleno, gli si deve dare della vitamina K. Il bello è che, con grande soddisfazione di tutti, il problema dei terribili ratti è stato risolto: oggi c’erano topi morti coperti di mosche ovunque, e un topo moribondo che si aggirava, zoppicando. Nessuno raccoglierà i cadaveri, visto che comprare il Racumin è facile, raccogliere cadaveri è un mestiere. E poi di sabato!</p>
<p>Una bella scena, insomma, di sicuro valore igienico. Domani i cadaveri saranno pieni di larve di mosca. E allora sì che la città sarà moderna, pronta per l’EXPO. Nelle città ci sono i topi. Si può fare finta che ci siano più tailleur che topi, ma non è così, Letizia. Le città queste cose lo sanno. Milano non è tenuta.</p>
<p>AGGIORNAMENTO &#8211; Mi dicono che forse mi sono sbagliato, forse erano piccoli di ratto. Vedo i cadaveri marci e mi faccio prendere, scusate. Resta valido tutto il resto: che non si fa così. Li stermini anche, non siamo anime candide, ma non a cazzo di cane.</p>
<p>ULTERIORE AGGIORNAMENTO &#8211; Come pensavo io, non erano ratti. È intervenuto l’esperto di tassonomia di cui mi fido di più. Erano topolini, ma non <em>Mus musculus</em>, bensì <em>Apodemus sylvaticus</em>. Topastri, insomma. E quelli di brera, della ASL, del Comune restano una manica di imbecilli improvvisati.</p>
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		<title>’Guri, capo</title>
		<link>http://www.freddynietzsche.com/2010/08/25/%e2%80%99guri-capo/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 09:41:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Oggi un po’ di anni fa usciva il mio tuo disco preferito. Avevo un anno, ma allora non lo ascoltavo ancora. Ti avrei ascoltato un po’ dopo distrattamente, condividendo l’aria con mio fratello. Dentro a quel disco lì c’è la mia tua canzone preferita. Be’, insomma, cosa vuoi che ti dica? Grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/VH_NvYPBDY0?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/VH_NvYPBDY0?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object><br clear=all></p>
<p>Oggi un po’ di anni fa usciva il mio tuo disco preferito. Avevo un anno, ma allora non lo ascoltavo ancora. Ti avrei ascoltato un po’ dopo distrattamente, condividendo l’aria con mio fratello. Dentro a quel disco lì c’è la mia tua canzone preferita. Be’, insomma, cosa vuoi che ti dica? Grazie.</p>
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		<title>Sempre e comunque pupazzetti [GAMESCOM 2010]</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 14:42:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/galaga_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Galaga" /><br/>In questi giorni alla fiera dei videogiochi di Colonia ho visto veramente una barcata di titoli. La gran parte dei giochi che vengono presentati riguarda l’eccitante trovata di spararasi in faccia con dei mitra. Che fino a un po’ di anni fa era una cosa molto divertente da fare, ma adesso è diventata una routine. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/galaga_icon.png" width="88" height="88" alt="" title="Galaga" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/08/linusclay.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7563" title="linusclay" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/08/linusclay-240x360.jpg" alt="" width="240" height="360" /></a>In questi giorni alla fiera dei videogiochi di Colonia ho visto veramente una barcata di titoli.<br />
La gran parte dei giochi che vengono presentati riguarda l’eccitante trovata di spararasi in faccia con dei mitra. Che fino a un po’ di anni fa era una cosa molto divertente da fare, ma adesso è diventata una routine. O ci metti dell’altro, e giocare alla guerra ha qualcosa di artistico, oppure non si va da nessuna parte. Tutti, nel mostrare la mercanzia alla stampa, rompono i coglioni con le meravigliose novitá esaltanti presenti nel loro gioco, ma poi alla fine è gente che si spara in faccia. Poi ci sono anche altri giochi, ma ne parlerò in questi giorni. Tanto se uno vuole gli aggiornamenti puntuali non viene certo a cercarli su Freddy Nietzsche.<br />
La cosa che mi sconvolge sempre è la capacità degli uomini di aggrapparsi a qualsiasi cliché, allo scopo di sfangarla, comunicare apparentemente rilassati con gente che parla un’altra lingua, vive di altre cose, non conosce Totò, non ha mai visto Little Britain, insomma, di che cazzo volete ridere, tu e l’aboriggeno?<span id="more-7562"></span></p>
<p>Le battutine sui vari paesi, le cortesie goffe, tutte le modalità di comunicazione più imbarazzanti vengono sfoderate col sorriso di chi gioca il jolly. Ma il jolly è sempre lo stesso, sempre quello, lo si conosce a memoria. Grandi sorrisi, come è andato il viaggio, come va, eh sì è un bel viaggio, ah sei scandinavo, ah chissà che freddo, e la Spagna mamma mia non si respira proprio, il primo pomeriggio meglio dormirsela tutta per bene, tanto si mangia alle dieci, ah voi inglesi che litigate coi francesi, e Berlusconi?</p>
<p>Da una parte si tratta di un modo naturale per non stare molto zitti in ambienti in cui è previsto che si parli, insomma un modo per essere gentili, sentirsi a proprio agio — parla quello che attacca bottone anche con i platani — ma d’altra parte uno vorrebbe sorridere, guardare in faccia l’interlocutore e dire «Ciccio, va bene così: non abbiamo un cazzo da dirci e non siamo nemici. Io capisco i meccanismi inconsci, ma se fai altre due faccette, se fai un’altra volta delle virgolette in aria, insomma se vai avanti con questo teatrino di pupi siciliani dell’Europa unita io ti do una testata». Forse se ognuno facesse come gli viene sarebbe peggio, non so. Ci si guarderebbe in cagnesco. Invece così sei su un galeone Playmobil, e vivi in ogni fibra del tuo essere l’elasticità articolare dell’equipaggio. È una condizione di snervante incomunicabilità bendisposta: quella di tanti giornalisti che confluiscono in un posto solo.</p>
<p>Intanto oggi mi sono fissato su piccolo gioco di pupazzetti con un’estetica splendida. È di  una piccola azienda svedese, e si chiama ilomilo. È un puzzle a piattaforme tutto carino. Carini i pupazzetti protagonisti, carina l’ambientazione, carini i cubi che sono un po’ tutti di stoffa, carino il meccanismo di gioco. È passato abbastanza inosservato, ma secondo me vi piace. Ilo e milo non fanno virgolette con le mani, non sorridono troppo, non comunicano ansia in nessun modo. E sono fatti <a href="http://www.youtube.com/watch?v=oKL6-0Jg3MI&amp;feature=player_embedded">così</a>.</p>
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		<title>Glielo si deve, anche solo per il bianco</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 22:20:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Scopro dal mio adorato compagno di banco del liceo, la prima persona che mi abbia insegnato il gusto profondo del sarcasmo, che il 16 agosto di 33 anni fa moriva Elvis Presley. Nella musica popolare ci sono pochi dogmi, per fortuna. Uno di questi recita «Elvis è il re». È sempre stato valido, e sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/AWRo6C_HcEo?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/AWRo6C_HcEo?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><a href="http://docwally.wordpress.com/2010/08/16/33-gli-anni-del-re/"><br clear=all>Scopro</a> dal mio adorato compagno di banco del liceo, la prima persona che mi abbia insegnato il gusto profondo del sarcasmo, che il 16 agosto di 33 anni fa moriva Elvis Presley. Nella musica popolare ci sono pochi dogmi, per fortuna. Uno di questi recita «Elvis è il re». È sempre stato valido, e sempre lo sarà.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mettetelo un po’ dove volete, ché tanto fallisce</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 08:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Peccato per il fatto che il sito era sempre pieno di belle fighe, e uno ci poteva andare a vederle in bianco e nero nelle pose plastiche. Peccato anche perché poi uno poteva dire sai, l’ho preso lì, è un giubbino da corsa, tutto tennico, tutto speciale, leggerissimo, protegge dal vento che vado a correre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/08/AA.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-7522" title="AA" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/08/AA-240x152.png" alt="" width="240" height="152" /></a>Peccato per il fatto che il sito era sempre pieno di belle fighe, e uno ci poteva andare a vederle in bianco e nero nelle pose plastiche. Peccato anche perché poi uno poteva dire sai, l’ho preso lì, è un giubbino da corsa, tutto tennico, tutto speciale, leggerissimo, protegge dal vento che vado a correre in autunno e non mi viene il polverone alla pancia. Peccato, sì.</p>
<p>Ma un risvolto positivo ce l&#8217;ha, questo fatto che American Apparel stia fallendo: la gente che ha espresso la propria creatività con spostamenti buffi dell&#8217;accento non dovrà imparare a correggersi. Al massimo diranno «Com’è che si chiamavano quelli delle magliettine grigie da corsa, che poi facevano abbigliamento in genere e sono falliti? Ah, sì, American Àpparel. Che peccato!». Ma succederà sempre meno, e potremo derubricare la rieducazione forzata.</p>
<p>Per concludere, probabilmente la pèrformans di American Àpparel è stata deludente per colpa del manàgment.</p>
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		<title>L’uomo col fucile batte l’uomo con la pistola, ma la donna con le ovaie batte la donna col fucile</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 08:49:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/uKflKzmfRCw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/uKflKzmfRCw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Perché mangiamo i libri</title>
		<link>http://www.freddynietzsche.com/2010/08/07/perche-mangiamo-i-libri/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Aug 2010 13:14:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Sto leggendo l’ultimo libro di Jonathan Safran Foer. Si intitola Eating Animals: è un saggio da scrittore sul consumo di proteine animali negli Stati Uniti e nel mondo. Dico «da scrittore» perché ci sono tutti quegli elementi personali, soprattutto legati alla storia della famiglia Safran Foer e all’esperienza dello stesso Jonathan, che finiscono sempre nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/08/Quarti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7485" title="Quarti" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2010/08/Quarti-240x144.jpg" alt="" width="240" height="144" /></a>Sto leggendo l’ultimo libro di Jonathan Safran Foer. Si intitola <em>Eating Animals:</em> è un saggio da scrittore sul consumo di proteine animali negli Stati Uniti e nel mondo. Dico «da scrittore» perché ci sono tutti quegli elementi personali, soprattutto legati alla storia della famiglia Safran Foer e all’esperienza dello stesso Jonathan, che finiscono sempre nelle sue storie.<span id="more-7484"></span></p>
<p>JSF è uno che sa scrivere. E su questo non ci piove. Il suo problema è quello di uno che sa scrivere, e sa scrivere bene, benissimo, da subito, essendo cresciuto in un ambiente dove questa cosa non è un’eccezione. Intendo dire i suoi due fratelli giornalisti, la sua laurea a Princeton, la consacrazione da parte di un’insegnante che si chiama Joyce Carol Oates, insomma tutto questo fa parte di un percorso che comincia con l’attitudine e finisce col New Yorker. Tutto bene, per carità, tutto secondo dei piani che sono frutto di come vanno le cose quando vanno molto lisce. Forse, dopo tutto, è solo una questione di stile, ma le cose che ho letto di JSF sono sempre state caratterizzate da una forza retorica che lo lega sì a una tradizione di grandi scrittori del passato, ma ne fa anche un perfetto prodotto del mondo culturale e universitario degli americani colti della costa Atlantica. C&#8217;è una certa pesantezza in quello che scrive, una ricchezza che non si scompone mai, che io trovo poco digeribile. Non solo, anche l’idea di scrivere i tuoi due primi libri sugli argomenti “Shoah” e “11 settembre” parla molto chiaro. Ci riesca o no, JSF è di quelli che cercano di scrivere il Grande Romanzo Americano, l’opera d’arte immortale. Siccome io sono cresciuto a pane e Robert Walser (grazie a SR), sono per punti  di vista e stili un po’ più sbilanciati, meno immediatamente meritevoli di “quantebbravo”. Se anche deve essere gente altrettanto colta e capace, preferisco che sia almeno un filo più ossessiva, che sia anche tecnica ma col prefisso piro-; tipo Foster Wallace, per dire.</p>
<p>Però siccome bravo è bravo, e siccome il tema dell’alimentazione e delle bestie mi interessa, e anche perché quando l’ho visto presentare il libro alla televisione americana mi ha fatto quell’effetto di normalità orgogliosamente esibita in pubblico che mi piace sempre, ho comprato l’ultimo libro di JSF. L’ho aperto, ho cominciato a leggerlo, mi sono incazzato. «Perché, questa volta?» dirà il mio pazientissimo pubblico, mandando sbuffi al cielo stellato. Ve lo spiego subito, cicci (in un mondo senza pazienza io sarei stato strangolato a tre anni, vorrei che sapeste tutti che me ne rendo conto).</p>
<p>Il libro è un libro di JSF, che ha venduto un po’ di libri con le sue storione drammatiche su bambini e ragazzi che hanno a che fare con le cose più terribili della vita. Adesso ha scritto un saggio sul mangiare carne. Certo che c&#8217;è del drammatico, dell’ingiusto, del violento, del sanguinolento e del doloroso. Ma siccome JSF non è un fanatico vegetariano, ma uno che ha mangiato carne un po’ sì un po’ no per tutta la vita, e ha deciso di approfondire l’argomento e scrivere per quelli che come lui hanno sviluppato interesse verso la questione senza farne un’esperienza religiosa, il tono del libro è pacato. Non trasuda sdegno e costernazione, ma curiosità e preoccupazione. Non solo, ma la veste grafica di <em>Eating Animals</em> va in questa direzione: è colorato, pieno di segni, caratteri tipografici più moderni che classici, titoli e illustrazioni che muovano un argomento finora trattato con l’impareggiabile leggerezza anni Ottanta delle parole “Meat Is Murder”.</p>
<p>Bene. Il pubblico di JSF gli andrà dietro? Un saggio così informato dopo questa sua prosa lirica sui drammi. Mah. Sai cosa facciamo? Cosa? Cambiamo il titolo, e ci mettiamo una frase che viene da qualcosa di più simile alla sua produzione precedente. Una cosa delle nonna? Ecco, perfetto, mettiamo la frase con cui la nonna ebrea giustifica il proprio rifiuto di mangiare la carne di maiale offerta da uno sconosciuto contadino compassionevole, mentre scappa dai nazisti, pelle-ossa-piaghe, nel mezzo dell’Europa Centrale: «Se niente importa». Bello, bene, bella idea. Ma non è abbastanza. No? No. Allora lavoriamo sulla veste grafica. Togliamo le illustrazioni e i caratteri? No no, anzi, dentro lo lasciamo figo: non si può mica distruggere, lo rendiamo se possibile ancora più mosso e divertente. Copertina? Esatto. Uhm. Facciamo che in copertina non mettiamo i colori dell’edizione americana. Sì, troppo allegri anche per noi come collana. Ci mettiamo un’illustrazione in cui la testa mozzata di una vacca, col numerino giallo sull’orecchio a richiamare i prigionieri dei campi, guarda il lettore da un piatto. Così si ritrovano. Sì, esatto, si ritrovano e sono convinti che sia tutto un pretesto. Che poi se non trovano gente morta secondo me si risentono. Appunto.</p>
<p>Ecco perché mi sono incazzato. Perché l’unità di collana interpretata così è il segno di una debolezza di immaginazione, intesa anche come marketing, che fa cadere le braccia e i codici a barre. Non dimostra solo poco slancio, poca fantasia, ma anche poco rispetto. L’equivalenza che suggerisce vacche = ebrei, ovvero la reduction ad Hitlerum rivolta ai lettori a scopo di espiazione da scaffale, mi pare il punto di ipocrisia più alto raggiungibile in assoluto.</p>
<p>Detto questo, il libro per ora mi piace molto. A parte il fatto che dopo gli incisi — non è mai abbastanza, c&#8217;è sempre un’altra cosa che non gli va bene — io detesto — non è che lui detesti, è proprio che rompe i coglioni su tutto — che si metta, al ritorno da una incidentale lunga, che quindi ha interrotto intenzione e continuità del discorso come e molto più di una virgola — poi è verboso, carino e tutto, ma verboso fino alla morte — una cazzo di virgola, per ragioni anche solo grafiche, estetiche, di equilibrio pittorico, insomma, fa — è prevedibile, in cauda venenum, roba di millenni fa, ocio che arriva la bomba finale, capirai, vuole farsi accettare dal gruppo colle parolacce — cagare.</p>
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		<title>Oh santo cielo</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 08:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Christopher Hitchens ha scoperto di avere il cancro. Adesso sta facendo la chemio, e si può sperare che guarisca. Si spera che tutti guariscano, ma è una speranza scema, perché tanto non guariscono tutti. Il suo cancro è anche di quelli incazzati. Solo che Hitchens è una delle persone più adorabili e preziose che ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/LgCq2T-v-Mo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/LgCq2T-v-Mo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Christopher Hitchens <a href="http://bit.ly/b0g8Iu">ha scoperto di avere il cancro</a>. Adesso sta facendo la chemio, e si può sperare che guarisca. Si spera che tutti guariscano, ma è una speranza scema, perché tanto non guariscono tutti. Il suo cancro è anche di quelli incazzati. Solo che Hitchens è una delle persone più adorabili e preziose che ci siano in giro, e mi piacerebbe guarisse per trovarmelo in giro ancora, a scrivere in quel modo che fa arrossire per quanto è acuto, divertente e soprattutto sempre gustoso come un grosso grappolo d’uva squisita.</p>
<p>Qui c’è un’intervista con Anderson Cooper della CNN (grazie, <a href="http://www.distantisaluti.com/">Giovanni Fontana</a>). Magari molti di voi non hanno voglia di vederla o non sanno bene l’inglese. Allora, per spiegare che tipo è Hitch, e quanto mi piace quel tipo lì, vi racconto un momento solo.<span id="more-7480"></span></p>
<p>L’ultimo libro di Hitchens è un’autobiografia, e si intitola <em>Hitch 22</em>. Cooper cita un passo del libro di cui hanno parlato molti nelle interviste: quello in cui Hitchens racconta di come sua madre si sia suicidata, e prima di farlo abbia cercato più volte di chiamare il figlio. Ma mentre introduce l’argomento dice «C&#8217;è un passo del libro che io trovo molto toccante, è nel primo capitolo, quando racconti che tua madre si è suicidata. Io ho avuto un fratello che si è suicidato&#8230;», e in quel momento [5:06], a mezzavoce, Hitchens dice «Oh my god». Attenzione, non sto dicendo – cazzo, cazzo e cazzo! – che il più acuto intellettuale ateo militante del pianeta in fondo in fondo, guarda un po’, ma nemmeno per sogno, e vergognatevi per averlo pensato. Lui stesso, in un paese in cui la conversione dell’ateo in fin di vita è un tema pubblico e rilevante quasi quanto il perdono degli assassini da parte delle madri delle vittime in Italia, dice a Cooper di non credere a eventuali aperture finali al metafisico che potrebbero verificarsi se le cose dovessero mettersi male, in quanto frutto di stordimento legato al dolore o ai farmaci.</p>
<p>Ma quel modo veloce, educato, discreto di esprimere simpatia (alla greca, come versione sobria di “compassione”) rispetto ai dolori anche terribili degli altri, soprattutto quando si è personalmente a pezzi, ecco, credo che sia uno dei segni distintivi delle persone per bene. O almeno di quelle che piacciono a me.</p>
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		<title>Storie di fede &#8211; PROSSIMAMENTE</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 22:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Ho visto che in edicola cominciano a uscire dei DVD con lungometraggi dedicati a figure di santi, beati, devoti. Preti, in sostanza. E allora, grazie ai contatti che ho ai piani alti di Hobby &#38; Work, in esclusiva su Freddy Nietzsche possiamo mostrare il trailer di una delle prossime uscite della serie. Conturbante, controverso, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/rHJeCXd6P84&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/rHJeCXd6P84&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Ho visto che in edicola cominciano a uscire dei DVD con lungometraggi dedicati a figure di santi, beati, devoti. Preti, in sostanza. E allora, grazie ai contatti che ho ai piani alti di Hobby &amp; Work, in esclusiva su Freddy Nietzsche possiamo mostrare il trailer di una delle prossime uscite della serie. Conturbante, controverso, di grande attualità: Satan’s Alley.</p>
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