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	<title>Freddy Nietzsche &#187; Senza categoria</title>
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	<description>Il blog che abbraccia i cavalli</description>
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		<title>Si fa ma non si dice</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Il fatto che il Festival di Sanremo sia sempre a caccia di «grandi nomi» non è un segno della sua marcescenza, ma che questi grandi nomi siano settantenni sì. Un direttore artistico, come un curatore, dovrebbe ragionare in modo diverso rispetto a un assessore al tempo libero di un comune che, per la serata finale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><img class="alignleft size-full wp-image-11319" title="cristo-re" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2012/02/cristo-re.jpg" alt="" width="252" height="333" />Il fatto che il Festival di Sanremo sia sempre a caccia di «grandi nomi» non è un segno della sua marcescenza, ma che questi grandi nomi siano settantenni sì. Un direttore artistico, come un curatore, dovrebbe ragionare in modo diverso rispetto a un assessore al tempo libero di un comune che, per la serata finale della festa del patrono, punti ai Pooh, che costano anche tanto ma riempiono sempre. Detto questo, il ritorno di Celentano può anche essere un evento. Che le manifestazioni non si facciano con gli eventi è un dato di fatto, così come i dischi non si fanno con le ospitate, ma insomma, Sanremo è una specie di mostro fuori da ogni canone, non fa testo, e parte del suo fascino sta nello sciabolare impazzito e puntuale dei suoi tentacoli, nei primi mesi di ogni nuovo anno.<span id="more-11318"></span></p>
<p>Ma ciò che fa profondamente schifo nella cronaca della trattativa Sanremo/Celentano non è il nome, non è l’entità del compenso, bensì il ricatto morale legato alla <a href="http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2012/01/31/news/celentano_il_nostro_tevez_a_sanremo_si_aprono_i_giochi-29075922/index.html?ref=search">beneficenza</a>. Chiedo soldi, tanti soldi, ma per beneficenza. È un trucco da cattolici scaltri, un bluff come quello del film <em>Asso</em>, una vigliaccata — questa sì — immorale. L&#8217;idea che in fase di trattativa si affianchi alla richiesta di una cifra molto alta l’intenzione di usare quei soldi per una causa commendevole è una scorrettezza che spariglia le carte. Se la beneficenza è fatta per la beneficenza, un multimilionario può serenamente dedicarcisi, e devolvere un po’ del proprio denaro ai poveri o a Emergency, senza informare altri se non i beneficiari e le rispettive banche. Oppure, in seconda istanza, se gli manca la rettitudine che io trovo in questi casi e in questo paese obbligatoria, può comunicare la donazione. C’è anche, a voler pensare bene, la possibilità che il gesto sia imitato da altri.</p>
<p>Ma solo chi è talmente disinvolto da lambire pericolosamente la cattiva fede può dichiarare prima, prima della firma, che il compenso andrà in beneficenza. In caso di mancata stipula del contratto, lui ne uscirà circonfuso di santità, e la controparte macchiata dallo stigma della cattiveria; se il contratto sarà siglato, ecco un biglietto di prima per il regno dei cieli, comunque vada lo spettacolo, e fossero anche pessimi entrambi, show e partecipazione. Certi cattolici a volte fanno così: sono estremamente generosi con i soldi degli altri, e prendono anche gli applausi.</p>
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		<title>Dove vai in vacanza, contadino?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 01:07:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Tutta questa storia della Costa Concordia ha riportato in primo piano uno dei più profondi lasciti della miseria del nostro paese: l’incapacità di rappresentare gli italiani medi, la gente, come individui di questi tempi, non timorati di dio, consapevoli e felici. Detta così sembra un’affermazione delirante, ma seguitemi. Le crociere sono, come ho già scritto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2012/01/sordi20alberto20e20annari3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11293" title="sordi20alberto20e20annari3" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2012/01/sordi20alberto20e20annari3-240x150.jpg" alt="" width="240" height="150" /></a>Tutta questa storia della Costa Concordia ha riportato in primo piano uno dei più profondi lasciti della miseria del nostro paese: l’incapacità di rappresentare gli italiani medi, la gente, come individui di questi tempi, non timorati di dio, consapevoli e felici. Detta così sembra un’affermazione delirante, ma seguitemi.</p>
<p>Le crociere sono, come ho già scritto l’altro giorno, un modo per divertirsi frequentato da milioni di persone al mondo. Esistono da moltissimi anni, e fin dagli anni Sessanta la natura di mezzo passeggeri a lunga distanza della nave è scomparsa quasi ovunque, per via della diffusione dell’aereo. La crociera è diventata quindi un’altra cosa: un viaggio gustoso in sé, dall’imbarco allo svago a bordo, fino alle visite delle città che si toccano, la navigazione, le serate di animazione.</p>
<p><span id="more-11291"></span>Ora, il fatto che la crociera, così come il villaggio vacanze, sia percepita come una vacanza da turisti, e quindi di serie B, è palese. Nessuno, tra chi va in un villaggio o su una crociera, si sogna di sentirsi «viaggiatore». Anche molti di quelli che si sentono viaggiatori sono legittimamente turisti, ma insomma, fatti loro, se la vogliono raccontare, facciano pure. <em>The Beach</em> di Alex Garland, il best-seller inglese da cui Danny Boyle ha tratto uno dei film peggiori degli ultimi quindici anni, aveva in questa distinzione, e cioè nell’idea del protagonista di sentirsi profondamente turista, non viaggiatore, non Chatwin, uno snodo fondamentale. Il tema della fine del viaggio solitario e avventuroso, e della presa di coscienza adulta della nostra natura turistica era già diventato best-seller nel 1996. Eppure c’è ancora chi tiene a dire che lui no. Alcuni di questi che «loro no» hanno scritto articoli e servizi sulla Costa Concordia.</p>
<p>Il tono è il solito: sono paradisi artificiali, uno spreco di soldi, lo spazio dove credere di essere principesse Sissy, quando si è solo&#8230; Ecco, quando si è solo cosa? Perché questi italiani che decidono di andare a divertirsi in crociera, e approfittano della bassa stagione, devono essere descritti come dei poveri tapini alle prese con una realtà che li schiaccia come il ciclo stagionale cui è legato il bracciante, e impedisce loro di fare niente che non sia solo un tentativo frustrante di alzare la testa, di uscire dal recinto e ferirsi, farsi male, tornare a casa a capo chino? Perché?</p>
<p>Perché non prendere atto, come fanno negli altri paesi, essendo persone ragionevoli, che è lecito che si risparmi del denaro per goderne come si preferisce, anche in modi che sono sì standard, ma non meno di mille altri aspetti della nostra esistenza? Perché non si può immaginare il paese con occhi diversi, senza quell’idea buzzicona, vecchia e timorata di dio, di un pubblico che non deve alzare la testa, deve pensare solo ai nipotini, ha solo ed esclusivamente nella famiglia e nel lavoro una ragione di vita? Il resto, c’è poco da fare, è sofferenza, inutile scappare. Poi ci sarà il regno dei cieli, e ci sarà perché gli ultimi saranno i primi, e senza tracotanza accettare una vita semplice con le dita nella terra nuda e fertile all’alba è il modo migliore per essere italiani felici, consapevoli, realizzati. Non ci si diverte: si sopporta. Il resto a quanto pare sono tutte illusioni del consumismo, il quale pensa di dare importanza alla volatile felicità di un viaggio in nave, mentre la verità delle cose è altrove, e di verità nuda e cruda si deve occupare un cristiano italiano. Il resto sì, sono segni di tracotanza. E la tracotanza, si sa, non piace a dio.</p>
<p>Queste cose mi sono venute in mente perché ho visto un servizio del Tg3 su questo tema, e mi sono accartocciato sul divano. Ladispoli va benone, con il segno della canottiera che interseca le scapole; sulla nave da crociera una settimanella d’inverno è da scuotere la testa. Volendo va anche bene, però, francamente per andarci bisogna avere problemi. La crociera diventa una forma complessa di benzodiazepina: un gigantesco Xanax galleggiante. Eccolo. Fate voi.</p>
<p>Qui c’è della gente, molta, che deve levarsi la smania di raccontare sé stessi, gli altri, il paese come luoghi di sofferenza pura, costante, podi da martirio quotidiano. La Chiesa Cattolica e il pasolinismo, a braccetto, verso un conservatorismo sociale e antropologico che confina con il sistema castale. Evviva.</p>
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		<title>MU &#8211; Il nostro gruppo preferito</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 09:53:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Lo scrittore Douglas Coupland ha appena scritto su Twitter: «I remember seeing this live and it changed the way I looked at time and the 1990s» (mi ricordo che ho visto questa cosa dal vivo, e ha cambiato il mio modo di veder il tempo e gli anni Novanta), e poi ci ha messo questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/AyGW6jUGtrM" frameborder="0" width="500" height="369"></iframe></p>
<p>Lo scrittore Douglas Coupland ha appena scritto su Twitter: «I remember seeing this live and it changed the way I looked at time and the 1990s» (mi ricordo che ho visto questa cosa dal vivo, e ha cambiato il mio modo di veder il tempo e gli anni Novanta), e poi ci ha messo questo video. E io ho pensato che è stata la stessa identica cosa per me, anche se al concerto non ci sono andato perché ero caduto dal motorino e mi ero rotto la gamba. Ho visto <em>Tourfilm</em>, e ho pensato va bene, ci siamo, questa è la cosa più bella del mondo. Anzi, non l’ho pensato: l’ho sentito, lo sapevo, era così. La più bella del mondo.</p>
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		<title>Auguri, capo, sono 65 (rokujuugo)</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 15:16:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il bacio della pantera]]></category>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-baciopost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Il bacio della pantera" /><br/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-baciopost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Il bacio della pantera" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2012/01/Takeshi_Kitano.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11283" title="Takeshi_Kitano" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2012/01/Takeshi_Kitano.jpg" alt="" width="500" height="750" /></a></p>
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		<title>La decrescita del buon senso</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 16:21:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Per fortuna l’incidente di Costa Concordia ha rivelato un risvolto positivo: questa telefonata e quest’uomo, il Comandante della Capitaneria di Porto di Livorno Gregorio De Falco, danno l’impressione che ci sia qualcuno che si sa assumere le proprie responsabilità, fare il proprio mestiere, anche quando non è facile, non è bello (qui una riflessione di Simone Tolomelli). Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2012/01/crociera1.png"><img class="alignleft size-full wp-image-11266" title="crociera" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2012/01/crociera1.png" alt="" width="320" height="197" /></a>Per fortuna l’incidente di Costa Concordia ha rivelato un risvolto positivo: <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Torni-a-bordo-Telefonata-choc-della-Capitaneria-al-comandante-AUDIO_312867835810.html">questa</a> telefonata e quest’uomo, il Comandante della Capitaneria di Porto di Livorno Gregorio De Falco, danno l’impressione che ci sia qualcuno che si sa assumere le proprie responsabilità, fare il proprio mestiere, anche quando non è facile, non è bello (<a href="http://www.sasakifujika.net/2012/01/vorrei-noleggiare-il-capitano-.php">qui</a> una riflessione di Simone Tolomelli). Per una volta non si cerca la speranza nel sacrificio, nel gesto disperato che assicura il regno dei cieli: qui riluce il senso del dovere, l’affidabilità, ripeto, la responsabilità.<img title="Continua..." src="http://www.freddynietzsche.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /> E chi se ne frega se, mentre nasconde la furia dietro alla forma e al decoro dell’ufficialità marinara, De Falco dice «bambini, donne o persone che hanno bisogno di assistenza». È uno dei casi in cui ci si può vedere più cura sincera che superficialità. Se fossi una donna penserei che va bene, benissimo così.<span id="more-11258"></span>Ieri ho riletto, grazie a <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/16/ognuno-ha-la-sua-crociera/">questa</a> segnalazione del Post, un vecchio <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/08/14/la-post-crociera.html">articolo</a> di Michele Serra sulle crociere. Nasceva sulla scorta del reportage di David Foster Wallace intitolato <em>Una cosa divertente che non farò mai più</em>. E mi sono ricordato la ragione per cui Francesco Piccolo è così straordinario: perché riesce a fare le cose che fa la gente senza sentirsi un alieno, cercando e trovando i punti in comune, e non le differenze. E poi c’è il problema del «divertente». C’era uno che diceva «non considero niente di umano diverso da me», e non aveva torto, come scrittore. Serra è un ottimo scrittore, ma su questo tema ho notato uno scarto che forse è dovuto anche al passare del tempo, alla laicizzazione delle classi sociali, non lo so. Mi è sembrato troppo, anche da lui.</p>
<p>Ho pensato anche che quelli che criticano la crociera in sé stessa, che pensano che sia una cosa da cretini, un obbrobrio contemporaneo, una vergogna, possono sostenere questa posizione solo per ragioni ambientali. Ma devono essere ragioni ambientali pure, che possiamo criticare o condividere solo su quel piano. Perché se ci sono ragioni per così dire morali, legate all’opportunità di questo tipo di attività, allora vorrei che quelle persone muovessero le stesse critiche al calcio, alle decine di migliaia di persone che lo fanno o lo guardano, ci dedicano tempo, speranze, risorse.</p>
<p>Per il resto, è chi trova le crociere una vergogna o uno schifo che ha un problema. Nel senso che alcune decine di migliaia di italiani ogni settimana vanno in crociera. E lo fanno perché gli piace, non per fingersi nel pensiero un tenore di vita diverso, non per essere ridotti a macchiette antropologiche, non perché non hanno capito. Hanno capito benissimo. Vanno in crociera, e si divertono. Tutto qui. È una cosa normale.</p>
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		<title>Il falso mito dello scaricone yankee</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 08:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Quando, di tanto in tanto, in Italia si parla diffusamente del problema dell’evasione fiscale, di tasse, fatture e scontrini, c’è sempre chi ripete questa cosa degli «americani che scaricano tutto». Ieri sera l’ha fatto Luciana Littizzetto a Che tempo che fa, ma insomma, come tutte le leggende metropolitane, anche questa vive di vita propria, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><img class="alignleft size-medium wp-image-11240" title="IRS_building_on_constitution_avenue_in_DC" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2012/01/IRS_building_on_constitution_avenue_in_DC-240x236.jpg" alt="" width="240" height="236" />Quando, di tanto in tanto, in Italia si parla diffusamente del problema dell’evasione fiscale, di tasse, fatture e scontrini, c’è sempre chi ripete questa cosa degli «americani che scaricano tutto». Ieri sera l’ha fatto Luciana Littizzetto a <em>Che tempo che fa</em>, ma insomma, come tutte le leggende metropolitane, anche questa vive di vita propria, è un virus del pensiero, chi lo diffonde sta starnutendo, quasi non ha colpa.</p>
<p>Secondo questa storia, gli americani «scaricano tutto», ed è per quello che esigono le ricevute, qualsiasi cosa comprino, qualunque artigiano ingaggino. «E se anche noi potessimo scaricare», si dice sempre, «avremmo tutto l’interesse». Avremmo tutto l’interesse? È quello il punto? Ora, io non capisco niente di fisco, ma vi dico come funziona secondo me.<span id="more-11239"></span></p>
<p>Se io compro qualcosa, pago con del denaro, e diciamo che pago 100. Sale l&#8217;imponibile di chi vende di 100 soldi, io ricevo un documento che certifica lo scambio degli stessi 100. Diciamo che di questi 100, 40 vanno in tasse, e il venditore pagherà allo stato la cifra, proprio perché esiste una fattura a certificare lo scambio. Se io prendo la sua fattura di vendita, la sua ricevuta, e la scarico dal mio imponibile perché «scaricano tutto», pago 40 soldi meno di quelli che avrei pagato. Quindi se questa ipotesi fantasiosa rispondesse a verità, lo stato incasserebbe zero soldi.</p>
<p>«Non tutto», si dice a questo punto, «ma una parte». Che parte? Il 20%? Se è così, che non è poco, comunque possiamo metterci d&#8217;accordo. Io non faccio la fattura, evito che su cento se ne vada un 40, non ci metto l&#8217;IVA che vale altri venti, e comunque conviene anche a chi compra fare in nero. Ci si accorda. Si trova, se c’è la possibilità di non versare una lira, una formula più vantaggiosa per tutti e due. Perché comunque la mettiamo, se non si passa dallo Stato c’è il doppio dei soldi. E il margine per risparmiare, se si divide in due invece che in tre, si trova sempre.</p>
<p>Il punto centrale è che negli Stati Uniti non si sgarra col fisco: si rischia di vedersi portato via tutto quello che si ha, e di finire in galera. È una vita distrutta. Il risparmio di IVA e IRPEF non vale il rischio di una vita distrutta. Proprio per questo, visto che non fare fattura è escluso, gli americani tengono tutte le fatture, tutti gli scontrini, per poi scaricare quello che le leggi statali e federali consentono loro. Da tutto forse potrebbero scaricare qualcosa. E allora, per non saper né leggere né scrivere, e per tenere la documentazione di tutte le spese, gli americani conservano le ricevute e le fatture. Ma la ragione della loro virtuosità fiscale è il rischio del gabbio, non che il parrucchiere sia un costo strumentale scaricabile per tutti.</p>
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		<title>La verità, vi prego, sul non capisco più niente di niente</title>
		<link>http://www.freddynietzsche.com/2012/01/13/la-verita-ti-prego-sul-non-capisco-piu-niente-di-niente/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 10:34:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>1958. Il figlio di Steinbeck è innamorato. Scrive ai genitori, tutto confuso, e chiede consigli. Steinbeck risponde. E risponde così. New York  10 novembre 1958 Caro Thom, abbiamo ricevuto la tua lettera questa mattina. Ti risponderò dal mio punto di vista, e ovviamente Eleine risponderà dal suo. Primo — se sei innamorato — è una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2012/01/steinbeck.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11225" title="steinbeck" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2012/01/steinbeck-240x237.jpg" alt="" width="240" height="237" /></a>1958. Il figlio di Steinbeck è innamorato. Scrive ai genitori, tutto confuso, e chiede consigli.</p>
<p>Steinbeck risponde. E risponde così.</p>
<blockquote><p><em>New York</em></p>
<p><em> 10 novembre 1958</em></p>
<p><em>Caro Thom,</em><br />
<em>abbiamo ricevuto la tua lettera questa mattina. Ti risponderò dal mio punto di vista, e ovviamente Eleine risponderà dal suo.</em><br />
<em>Primo — se sei innamorato — è una bella cosa — praticamente la cosa migliore che ti possa capitare. Non permettere a nessuno di sottovalutarla o sminuirla.<span id="more-11224"></span></em></p>
<p><em></em><em>Secondo &#8211; ci sono molti tipi d’amore. Il primo è quella cosa egoistica, cattiva, rapace e narcisistica che sfrutta l’amore per darsi importanza. Questo è il tipo d&#8217;amore brutto e debilitante. L’altro tipo è una sorgente da cui sgorga tutto quello che di bello c’è in te — gentilezza, considerazione, rispetto — non solo il rispetto delle buone maniere, ma il rispetto vero, che è il riconoscere un’altra persona come una cosa unica e preziosa. Il primo tipo ti fa stare male, ti rende piccolo e debole, ma il secondo sprigiona dentro di te forza, coraggio, bontà e perfino una saggezza che non pensavi di avere.</em></p>
<p><em></em><em>Dici che non è solo una cotta. Se è così profonda, certo che non è solo una cotta.</em></p>
<p><em></em><em>Ma non credo che mi stessi chiedendo cosa provi. Lo sai tu meglio di chiunque altro. Quello per cui volevi ti aiutassi è il da farsi — e a questo proposito posso darti una mano.</em></p>
<p><em></em><em>Per prima cosa cerca di viverlo con gioia, di essere orgoglioso e felice di questo amore.</em> <em>L’oggetto dell’amore è la cosa più bella che ci sia, la migliore. Prova a comportarti di conseguenza.</em></p>
<p><em></em><em>Se sei innamorato — dirlo non può fare male a nessuno — devi solo ricordare che alcune persone sono timide, e a volte nel dirlo bisogna tenere conto di questa timidezza.</em></p>
<p><em></em><em>Le ragazze sanno capire e sentire quello che provi, ma in genere vogliono anche sentirselo dire.</em></p>
<p><em></em><em>A volte capita che quello che provi non sia ricambiato per una ragione o un’altra — il che non rende il tuo sentimento meno sincero o bello.</em></p>
<p><em>Per finire, so cosa provi perché provo la stessa cosa anche io, e sono felice per te.</em></p>
<p><em>Non vediamo l’ora di conoscere Susan. Sarà la benvenuta a casa. Ma di queste cose si occuperò Elaine perché è il suo territorio, e ne sarà felicissima. Anche lei conosce l’amore, e forse può aiutarti anche più di me.</em><br />
<em></em></p>
<p><em>E non avere paura di perdere. Se deve succedere, succede — la cosa più importante è non avere fretta. Le cose belle non scappano.</em><br />
<em></em></p>
<p><em>Baci</em><br />
<em></em></p>
<p><em>Pa</em></p>
<p>La lettera viene dall&#8217;<a href="http://www.amazon.com/dp/0140042881/ref=as_li_ss_til?tag=braipick-20&amp;camp=0&amp;creative=0&amp;linkCode=as4&amp;creativeASIN=0140042881&amp;adid=0T5WD6KZG330Q3J2M27P">epistolario di Steinbeck</a>. L&#8217;ho trovata su <a href="http://www.brainpickings.org/">Brain Pickings</a>.</p></blockquote>
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		<title>Fare a meno di loro</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 18:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Io sono un mangiapreti: sono uno di quelli che soffrono la presenza della chiesa cattolica apostolica romana nel pensiero e nella vita quotidiana del nostro paese. Alcuni pensano che sia un vezzo, un pallino, un modo per fare l’alternativo e farsi notare. Non è così. È un problema di corpo e di diritti. In questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2012/01/uomo_vitruviano_portale_ergonomia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11218" title="uomo_vitruviano_portale_ergonomia" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2012/01/uomo_vitruviano_portale_ergonomia-240x253.jpg" alt="" width="240" height="253" /></a>Io sono un mangiapreti: sono uno di quelli che soffrono la presenza della chiesa cattolica apostolica romana nel pensiero e nella vita quotidiana del nostro paese. Alcuni pensano che sia un vezzo, un pallino, un modo per fare l’alternativo e farsi notare. Non è così. È un problema di corpo e di diritti.</p>
<p>In questi giorni ho avuto modo in due occasioni di constatare come le mie preoccupazioni fossero motivate, in relazione al modo in cui ancora oggi il potere cattolico può intervenire sulle esistenze degli italiani, e procurare loro dolore, sofferenza, un danno morale sia civile che esistenziale. Sono cose delicate e personali, quindi evito di raccontarvi i fatti nello specifico. Scrivo una riflessione, e ci basti.<span id="more-11217"></span></p>
<p>Nei momenti immediatamente prima e immediatamente dopo la morte, il corpo degli italiani perde una fetta di sovranità, di dignità, di congruità. Sembra — non parlo della teoria, della filosofia o della teologia che ci stanno dietro, ma del risvolto pratico — che quel corpo non sia di proprietà di chi quel corpo è o è stato, ma sia stato dato in concessione, in uso. Sembra che la chiesa cattolica, direttamente o tramite l’influenza che esercita, sia autorizzata a reclamare la propria parte, riaprire il contratto, puntare il dito sulle clausole di rescissione.</p>
<p>Un uomo vecchio è costretto a subire del dolore inutile, e chi gli vuole bene deve sentirsi dire cose spiacevoli; un ragazzo e la sua famiglia vedono il loro diritto, rispettivamente alla morte e al lutto, sospeso a data da destinarsi. Nella pratica quotidiana dei momenti più tristi e terribili, in Italia la religione cattolica può essere uno scoglio doloroso da affrontare, un ostacolo rispetto alla libertà, alla scienza, alla giustizia. È spiacevole parlare di queste cose, e nessuno di noi immagina mai di potercisi trovare. Ma può succedere di colpo, improvvisamente, alla fine del 2011, di finirci dentro. E l’ultima cosa di cui in quei momenti hanno bisogno tutti, vivi, morti e moribondi, è qualcuno che vanti dei crediti senza averne diritto, che eserciti un potere più grande della dignità e dell’amore, che non sia capace, mentre si cerca la forza di fare un passo indietro, di non fare un passo avanti, occupare con la forza i corpi altrui, farne merce di scambio per il proprio tornaconto.</p>
<p>È giusto che queste cose cambino, come sono cambiate già in molti paesi del mondo, se mai così erano state. Chi pensa che un battesimo non abbia mai fatto male a nessuno, ha la fortuna di non essersi mai trovato faccia a faccia con la chiesa dall&#8217;altro capo del filo, quando la vita finisce.</p>
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		<title>You’re mother nature’s only son, and you’re a desperate one</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 19:42:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Questo è un gufo sudafricano, si chiama Ptilopsis granti, e i numeri che si è inventato per stare al mondo sono piroette da saltimbanco. Fa tenerezza: la fatica, i mesi di prove, gli altri gufi che ti dicono «no, quella non ti viene tanto bene, devi tirare dentro di più la pancia». Non ci si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/8Rp-CaIKvQs" frameborder="0" width="500" height="369"></iframe><br clear="all" /><br />
Questo è un gufo sudafricano, si chiama <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Southern_White-faced_Owl">Ptilopsis granti</a></em>, e i numeri che si è inventato per stare al mondo sono piroette da saltimbanco. Fa tenerezza: la fatica, i mesi di prove, gli altri gufi che ti dicono «no, quella non ti viene tanto bene, devi tirare dentro di più la pancia». Non ci si crede. Una vita di ansia e stratagemmi, mai un momento di tranquillità. Bravissimo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>MU &#8211; Una cosa divertente che non si fa più</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 11:47:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Quando esce una canzone, in genere in Italia si aspetta del tempo. Un po&#8217; come faccio io coi vestiti nuovi, che prima di metterli li faccio decantare un po&#8217; in armadio con l’etichetta attaccata. Ma insomma questa nevrosi personale non ha a che fare col fatto che a X-Factor, per dire, quest’anno, si siano cantate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><img class="alignleft size-large wp-image-11201" title="bin-laden11-large" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2012/01/bin-laden11-large-500x299.jpg" alt="" width="500" height="299" /></a>Quando esce una canzone, in genere in Italia si aspetta del tempo. Un po&#8217; come faccio io coi vestiti nuovi, che prima di metterli li faccio decantare un po&#8217; in armadio con l’etichetta attaccata. Ma insomma questa nevrosi personale non ha a che fare col fatto che a X-Factor, per dire, quest’anno, si siano cantate delle canzoni recenti, come il singolo nuovo di Tiziano Ferro, e si sia notato con un certo stupore quanto il pezzo fosse recente. A X-Factor, ribadisco, si pensava fosse «troppo nuovo».<span id="more-11199"></span></p>
<p>Ma in realtà prima non era mica così. Negli anni Sessanta e anche Settanta le canzoni erano quello che sono: delle specie di virus che si diffondono a bomba, e che vanno presi per dei mezzi miracoli misteriosi, e finché ce n’è, evviva. Insomma le canzoni non sono mai state — poi a un certo disgraziato punto siamo stati colpiti da quel cataclisma del cantautorato come modo di concepire e non di fare la musica, e quella è stata la fine, l’onda lunga del romanticismo ha colpito anche il pop, tutti autori, tutti da soli, sulla rupe, col polso in fronte — dicevo non sono mai state sacre. Le canzoni erano lì, scritte da cantanti o anche solo da autori, e chi voleva le prendeva, nei mesi della loro esplosione, e lasciava che queste bestioline si riproducessero, mutassero un po&#8217;, si manifestassero ancora in maniera un po’ diversa. Non c’era questo senso del possesso della canzone da parte di chi la canta, ecco. Senso che fu pre-alessandrino, va detto.</p>
<p>Mi è venuto in mentre tutto questo mentre incappavo nella storia di una canzone che conoscete per via del <a href="http://www.youtube.com/watch?v=B3132vBbxRQ&amp;feature=related">detergente</a> per la figa <a href="http://www.youtube.com/watch?v=rr3maph0UtE&amp;feature=related">Lactacyd</a>. (Che poi la canzone col taglio, insomma, nell’originale era una metafora di una relazione, ma qui sembra proprio anatomia. Le donne col taglio profondo, vi pare il caso? Bah. Comunque lasciamo stare, che la figa in questo caso è fuorviante.)</p>
<p>Cat Stevens, che oggi conosciamo come Yusuf Islam, è un ragazzo londinese di Marylebone, figlio di una svedese e di un greco cipriota, e nella seconda metà dei Sessanta risulta decisamente figo e promettente. È il 1967, e Cat, il cui nome d’arte sarebbe poi stato adottato dal cantautore di Concorezzo Luigi Giovanni Maria Panceri, ha avuto un po’ di successo, sta cominciando a venire fuori. Ha un pezzo fighissimo per le mani che ha scritto nel 1965, un ballatone stracciamutande. Cat Stevens, che poi è in grado anche di fare cose più interessanti, è un tamarro totale che deve vergognarsi, se si parla di singoli malinconici. Qui si pareva la sua nobilitate in questo campo per la prima volta, ma di lì a poco avrebbe prodotto <em>Father and Son</em> e <em>Wild World</em>, cioè due assolute pietre miliari del «Vergognati, ma complimenti per il conto in banca!».</p>
<p><em>The First Cut Is The Deepest</em> viene venduto pare per 30 sterline a P.P. Arnold, cantante californiana che sta spopolando nel Regno Unito. Il risultato è questo.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/oo__EIXzAco" frameborder="0" width="500" height="369"></iframe></p>
<p>Se vi sembra sdolcinata, sappiatelo, non avete visto niente. Lo stile vocale da regina del soul con la voce potente e il fisico di chi ti si siede in faccia fa pensare a una anche più forte del destino. Anche se il destino, va detto, è crudele.</p>
<p>Dopo qualche mese, lo stesso Cat Stevens mette il brano in un proprio album, il secondo,  <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/New_Masters">New Masters</a>, che non avrà molto successo. La sua versione è la peggiore, quella che la mette giù più dura. Altro che <em>Peace Train</em>: i calci forti. Ma il punto non è quello. Il punto è che oggi si ha questa deficiente idea che i pezzi muoiano, che si brucino, che non funzionano. Se il pezzo funziona, meglio cavalcarlo che lasciarlo morire per poi resuscitarlo. Coi tempi che corrono, meglio spremere. Spremevano nel 1967, per dire! Ecco.</p>
<p>Il pezzo poi prende vita per conto proprio, e ogni tanto qualcuno lo rimette in piedi.</p>
<p>Guardate qui la Linda Ronstadt che razza di arrangiamento con coretto mette in piedi. E poi grande facilità di canto. Molto naturale, più leggera, più andante. 1973.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/UwNtgPsjuf8" frameborder="0" width="500" height="369"></iframe></p>
<p>Sheryl Crow preferisce una <a href="http://www.youtube.com/watch?v=orMpqHQTpRE&amp;feature=related">versione</a> da FM americana che insieme è perfetta e fa letteralmente cagare. Lei è una stratofiga, tutti sorridono e suonano bene, ma insomma, stiamo parlando del nulla pneumatico.</p>
<p>Invece uno che con questo pezzo ha fatto intere gerle di soldi è Rod Stewart. Lui è un cantate classico, di quelli che con quel timbro e quella cartola possono cantare anche l’elenco telefonico di Vercelli. E infatti la sua versione è roba standard settantona, contano più tacchetti e divaricazione delle gambe che altro.<br />
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/K1XJ72BPXao" frameborder="0" width="500" height="369"></iframe></p>
<p>Il bello è che poi ne infila mille così, manco una sua, e  poi ti fa il concerto alla Royal Albert Hall, tu ci vai sereno, e te le canta tutte. E tu puoi squarciagolare sereno e fare i <a href="http://www.youtube.com/watch?v=6lZYAaQoks8">coretti</a> «Baby I know!». D’altronde quello che interessa a Rod sono alcol, soldi e figa. Figa che ci riporta al Lactacyd, al fatto che il taglio più profondo meriti una cura adeguata, e anche che le canzoni non sono di chi le fa, non devono stare nei dischi perché, come diceva il più grande poeta dell’Ottocento,</p>
<p><em>To see the Summer Sky</em><br />
<em>Is Poetry, though never in a Book it lie</em><br />
<em>True Poems flee.</em></p>
<p>E per le canzoni uguale, ma ci vuole qualcuno che le canti.</p>
<p>—</p>
<p>PS &#8211; La rubrica musicale di Freddy Nietzsche, che si intitola MU, aspetta un loghetto da tempo. Enrico Bardin tergiversa. Sappiatelo.</p>
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