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	<title>Freddy Nietzsche &#187; Senza categoria</title>
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	<description>Il blog che abbraccia i cavalli</description>
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		<title>[MU]Il musical del Tessoro, ovvero il Ring di Wagner alla Scala</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 12:36:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/>Ieri sono stato alla Scala a vedere L’oro del Reno, cioè l&#8217;antipasto della triade di opere che Wagner compose intorno alla metà abbondante dell&#8217;Ottocento a proposito dei miti germanici. È quanto di più colossale ci possa essere nel genere del teatro musicale. Sì, nel teatro di ricerca c’è il Mahabharata di Peter Brook, ma è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/><p><img class="alignleft size-medium wp-image-13551" title="BUSTE-GOLLUM-SIDESHOW_1978339-XL" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2013/06/BUSTE-GOLLUM-SIDESHOW_1978339-XL-240x159.jpg" alt="" width="240" height="159" />Ieri sono stato alla Scala a vedere <em>L’oro del Reno</em>, cioè l&#8217;antipasto della triade di opere che Wagner compose intorno alla metà abbondante dell&#8217;Ottocento a proposito dei miti germanici. È quanto di più colossale ci possa essere nel genere del teatro musicale. Sì, nel teatro di ricerca c’è il <em>Mahabharata</em> di Peter Brook, ma è una cosa di avanguardia, percepita come tale, e costa un centesimo del <em>Ring</em>. Non solo, ma le storie epiche indiane si vivono mangiando e riposandosi, come festival, come esperienze sociali più che strettamente teatrali. Wagner, per quello che ne capisco io, chiede un’attenzione puntiforme e precisa a 18 ore di roba. Uno normale lascia perdere, cambia candeggio. Ma in quel periodo, in quel paese, in quel posto, quella persona poteva arrivare a pensare qualcosa del genere, e nel caso di Wagner è successo che la megalomania battesse ogni record precedente. È una eccezione, insomma. La gente ha una vita, non può stare una settimana dietro a un signore scorbutico e ai suoi dei prolissi. Eppure.<span id="more-13549"></span></p>
<p>Alla scala è stato fatto sei volte in tutto, e per l&#8217;anniversario di Wagner si può rifare. Due settimane: questa e la prossima, in cui vanno in scena tutte le opere nella scansione prevista da Ricky himself: antipasto del Reno il lunedì, primo Valchiria il martedì, pausa mercoledì, secondo Sigfrido giovedì, pausa venerdì, dolce Crepuscolo degli Dei sabato. La musica è un gorgo che ti tira dentro, e ogni tanto alzi la testa dalla densità di suoni crucchi, e ci sono certe aperture che ti stroncano la vita, ti vengono i luccioni agli occhi, e poi si torna dentro, tutti a bomba, ci si rituffa. Ho capito che gli amanti di Wagner sono persone che amano emozionarsi ma fanno fatica, e lui ti prende a forza e te lo fa fare, invariabilmente e al buio, così non devi vergognarti con i vicini. Ho capito che mi piace Wagner perché mi piacciono i droni, l&#8217;armonia della ripetizione, il martello pnaumatico degli dei della musica, Thor fatto di noia che diventa sublime. Come mi piacciono i Velvet Underground e i Galaxie 500, mi piace Ricky Wagner.</p>
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		<title>Non vedo l’ora che mi faccia schifo</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 17:41:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/>Tra un mesetto abbondante riparte The Newsroom, la serie più scostante e insopportabile degli ultimi tempi, quella che conferma la regola aurea per cui il nome di chi scrive deve essere sopra il titolo di quei foglietti di carta incollati che chiamiamo libri, e mai di film e serie tv. Aaron Sorkin, virtuoso in crisi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/><p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/McVXNEdi8K4?rel=0" frameborder="0" width="500" height="281"></iframe></p>
<p>Tra un mesetto abbondante riparte <em>The Newsroom</em>, la serie più scostante e insopportabile degli ultimi tempi, quella che conferma la regola aurea per cui il nome di chi scrive deve essere sopra il titolo di quei foglietti di carta incollati che chiamiamo libri, e mai di film e serie tv. Aaron Sorkin, virtuoso in crisi, si è da qualche tempo involuto in maniera così contorta da preludere senza dubbio a una qualche frattura costale di dannunziana e leggendaria metropolitana fama. La sua serie è una sequela di goffaggini, lotte di potere, frasi storiche, porte sbattute, concitazione, e soprattutto stereotipi a buttare. Donne e giovani sono in genere fragili oggetti di desiderio e passione le une, e entusiasti ciula senza una direzione gli altri. Ma la quantità di cliché è tale che mi ritrovo a non vedere l’ora che inizi la seconda serie. L&#8217;uomo che mi ha fatto piangere forse più di qualunque altro autore (un occhio lucido a puntata per tutto <em>The West Wing</em>, più o meno), adesso mi fa solo cagare. Ed è stupendo che nessuno sia al riparo: solo nelle brutte sceneggiature e nella propaganda militare i grandi sono grandi per sempre. Nella vita reale proprio quando ti senti grande cominci a diventare minuscolo.</p>
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		<title>Santino turco di buon auspicio</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 00:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/><p><img class="alignleft size-large wp-image-13533" title="ataturk-posteri" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2013/06/ataturk-posteri-347x500.jpg" alt="" width="347" height="500" /></p>
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		<title>Margaret Thatcher odiaba a los pobres</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 17:41:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/>↬ Gianmarco Bachi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/><p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/CQXJ8isLCx4" frameborder="0" width="500" height="375"></iframe></p>
<p>↬ <a href="https://twitter.com/gmbugs">Gianmarco Bachi</a></p>
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		<title>Interesting drug (Morrissey, Wolverhampton Civic Hall, Wolverhampton, UK, 22/12/1988)</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 16:38:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/><p><iframe width="500" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/azmOjnTg3Zg?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>My name is Giovanni Giorgio</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 12:45:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/>Nella prefazione a Il miglio verde, Stephen King racconta di un episodio che gli ha fatto venire voglia di scrivere un romanzo a puntate alla maniera dei feuilleton, che raccontavano storie avvincenti sui giornali o in fascicoli alimentando l’attesa fibrillante del pubblico. Viviamo oggi lo stesso fenomeno per le serie televisive. King racconta che una volta a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/><p><img class="alignleft size-medium wp-image-13509" title="Daft-Punk_784x0" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2013/05/Daft-Punk_784x0-240x159.jpg" alt="" width="240" height="159" />Nella prefazione a <em>Il miglio verde,</em> Stephen King racconta di un episodio che gli ha fatto venire voglia di scrivere un romanzo a puntate alla maniera dei <em>feuilleton,</em> che raccontavano storie avvincenti sui giornali o in fascicoli alimentando l’attesa fibrillante del pubblico. Viviamo oggi lo stesso fenomeno per le serie televisive. King racconta che una volta a Boston c’era talmente tanta gente sul pontile ad aspettare il nuovo episodio in fascicoli della più appassionante storia del momento, che la struttura in legno cedette. Decine di persone caddero nell’acqua gelida del porto. Ci furono morti e feriti.<span id="more-13507"></span></p>
<p><em>RAM</em>, il nuovo disco dei Daft Punk, è stato preceduto da una magistrale campagna di promozione in rete e non solo. Scadenza, forma e posizionamento delle anticipazioni hanno generato un mormorio costante di attesa impaziente. Ovviamente qualcuno ha rispolverato un vecchio argomento spontaneista: è moda, tutti lì a seguire l’onda come sardine in branco, pensate con la vostra testa, non fatevi fregare dal mercato, guardate qui questo bel disco che non conoscete, piuttosto. Cercando di non dilungarmi troppo, ribadisco tre cose veloci in risposta.</p>
<p>La “moda” è un prodotto degli stessi meccanismi che hanno portato al suffragio universale: buone idee che si diffondono per la loro forza. Sono buone idee, idee che piacciono, funzionano, vincono sulle altre. Ma anche solo la vastità della loro diffusione ha valore in sé, perché l’uomo, animale sociale, vive della relazione con il prossimo, e ogni condivisione arricchisce il messaggio che si muove tra uomini. Parlare oggi di violenza in famiglia è “di moda”, certo, nel senso che è un tema condiviso. I temi condivisi sono quelli di cui parlano e vogliono parlare tutti, dal ragazzino in autobus alla cancelliera di tribunale in pensione. La verità è che non esistono temi non condivisi. I temi non condivisi si chiamano opinioni o problemi.</p>
<p>Tutte le grandi opere d’arte industriale nascono con slancio, e la non promozione di questi prodotti (Tour Eiffel o romanzo di Ellroy) non è segno di nulla se non scarsità di mezzi o incapacità. Euripide presentava la sue tragedie al più grande festival annuale di teatro del mondo occidentale: non è un mai stato un outsider di talento.</p>
<p>È bello, giusto e importante che un’opera di qualsiasi tipo sia attesa dal pubblico. Dà la misura dell’importanza industriale, sociale, potenzialmente anche culturale dell’opera stessa. Nel tempo, questa rilevanza cambia dimensioni e forma. I successi di oggi possono essere un pezzo di fatturato, un fenomeno sociale, l’inizio di una carriera o di una corrente, di un movimento, di un mercato; opere più piccole possono avere un’influenza ridotta nelle dimensioni ma molto profonda, capace di influenzare pesantemente un gruppo più ristretto di persone, ed essere poi riprese a distanza di anni e in continenti diversi.</p>
<p>Tutto questo per dire che è bello, giusto e importante che io possa, facendo lo scemo con gli amici, dire la frase del titolo di questo post, e sentirmi rispondere «But everybody calls me Giorgio».</p>
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		<title>I particolari non contano (quasi) un cazzo</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 10:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/>Stavo vedendo questo documentarietto qui sopra sulla DFA, l’etichetta fighissima di Nuova York. L&#8217;ho trovato da Fabio De Luca, il vicecapo di Rolling Stone che ha sempre un modo leggero di indicare le cose, non di quelli che sembri già stronzo perché non lo sapevi da prima. Allora sono qui che lo guardo, e mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/><p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/FuJ6KdhEaa0?rel=0" frameborder="0" width="500" height="281"></iframe></p>
<p>Stavo vedendo questo documentarietto qui sopra sulla DFA, l’etichetta fighissima di Nuova York. L&#8217;ho trovato da <a href="http://weekendance.tumblr.com/post/50088594103/piangere-di-commozione-per-ognuno-dei-13-minuti-e">Fabio De Luca</a>, il vicecapo di Rolling Stone che ha sempre un modo leggero di indicare le cose, non di quelli che sembri già stronzo perché non lo sapevi da prima. Allora sono qui che lo guardo, e mi rendo conto di un fatto sostanziale che è un mio vecchio pallino: il disinteresse lecito per i particolari.<span id="more-13495"></span></p>
<p>L’idea che in fondo i particolari siano tutto, che dio sia nei particolari, che conti quasi solo l’angolo è di quelle che hanno la capacità di farsi strada oltre il senso e la realtà. Si porta dietro anche un addentellato certosino e artigianale di orologeria continua, di lavorio minuzioso e silente, dove comunque quello che ha più dignità di tutti, quello che ci piace da impazzire, è il ciabattino. Be’, non è vero. Amiamo sempre i grandi visionari, i vettori di idee e immagini nuove, chi spesso lavora rapido e ridente, ci piace Marinetti e ci piace Mozart. Eppure ci piace pensare che non ci sia una scala di valori, che tutto conti allo stesso modo, che anzi ci interessi soprattutto quello che c&#8217;è dietro agli zoccoletti, più che la forma delle stanze della casa.</p>
<p>Il primo effetto di questo pensiero è conservatore: la minuziosità con cui ripeti dei gesti, con cui cerchi di arrivare a un risultato noto, quindi esistente, conta più di qualsiasi altro elemento. Prima ti diplomi in pianoforte, poi suoni i synth. Sappiamo che non funziona così, che le forme nuove arrivano, le vecchie le considerano banali e brutte, le nuove se ne fottono e fanno il loro. E per anni nessuno vedrà della maestria minuziosa nei particolari delle forme nuove. Tutto sembrerà sciatto come i primi film di Lars Von Trier agli occhi di un regista nato negli anni Trenta.</p>
<p>Il secondo risvolto è legato al pragmatismo delle idee e delle cose nuove, che non può e non deve perdere tempo dietro ai dettagli, deve permettersi di fare altro e andare per la propria strada. Vestirsi un po&#8217; male, avere la casa un po’ sporca, dormire con la maglietta della discoteca, fare schifo mentre si prepara un esame, pensare a quello che si deve fare e non a come verremo visti: tutte queste cose sono parte della cultura americana e britannica, a vari livelli e in modi diversi, e noi facciamo sempre finta che non esistano, che si possa fare come loro ma tenendoci tutte le nostre passioni per il classico e l’elegante.</p>
<p>Ho idea che non sia possibile, e a qualcosa si debba rinunciare, perché Lapo Elkann non è un modello di giovane imprenditore. Lo stile non viene prima di tutto. È bello dirlo a volte, ma non è così.</p>
<p>Tornando a LCD Soundsystem è soci, tra le cose più stilose ed efficaci al mondo: se fossero stati in Italia forse avrebbero avuto una sedia di Castiglioni o Eames. E invece il capo ha una sedia <a href="http://www.ikea.com/it/it/catalog/products/S79805067/">IKEA</a>.</p>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-13497" title="dfaikea" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2013/05/dfaikea-500x276.jpg" alt="" width="500" height="276" /></p>
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		<title>London, can you wait?</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 16:43:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/><p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/7638752" width="480" height="360" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></p>
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		<title>Laura Boldrini e le minacce (ovvero Chiagnere, fottere, aprire bordelli e farli chiudere dalle autorità: Repubblica e la Rete nemiciamici)</title>
		<link>http://www.freddynietzsche.com/2013/05/03/laura-boldrini-e-le-minacce-ovvero-chiagnere-fottere-aprire-bordelli-e-farli-chiudere-dalle-autorita-repubblica-e-la-rete-nemiciamici/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 19:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/>Questa mattina è uscita un’intervista di Concita De Gregorio alla Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini. L&#8217;Argomento dell’intervista è quello delle minacce di morte ricevute da Boldrini in rete. Sono minacce molto pesanti, legate a un suo intervento di ostacolo dell’attività di gruppi neonazisti. In una sua recente visita alla comunità ebraica di Roma, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/><p><img class="alignleft size-medium wp-image-13443" title="Britain WikiLeaks Womens Lawyer" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2013/05/assange-240x180.jpg" alt="" width="240" height="180" />Questa mattina è uscita <a href="http://www.repubblica.it/politica/2013/05/03/news/boldrini_intervista-57946683/?ref=HRER1-1">un’intervista</a> di Concita De Gregorio alla Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini. L&#8217;Argomento dell’intervista è quello delle minacce di morte ricevute da Boldrini in rete. Sono minacce molto pesanti, legate a un suo intervento di ostacolo dell’attività di gruppi neonazisti. In una sua recente visita alla comunità ebraica di Roma, la terza carica dello stato ha ribadito la necessità di far valere la legge Mancino contro l’odio razziale. Pochi giorni prima alcuni neonazisti erano stati condannati per reati commessi in rete. Da qui è partita questa campagna di odio e minacce in tipico stile fascista: una forma di aggressione violenta e maschilista, in sintonia con il comportamento abituale di gruppi violenti e maschilisti.</p>
<p>Questa violenza si esprime in rete perché c’è la rete e la frequentiamo tutti, maschilisti nazisti compresi, ma sarebbe potuta avvenire altrove. Nello specifico è complesso spintonare, minacciare al telefono, insultare per strada la Presidente della Camera. Forse senza la rete le strade sarebbero state solo quella della lettera anonima o dell&#8217;attentato vero. Ed è vero che in rete tutto è più semplice. Ciò non toglie che questa violenza ci sia stata, e sia stata lì. Se uno stupro avviene in automobile, magari non è colpa delle automobili, magari nemmeno dei passaggi e degli autostop, ma non ha senso che gli appassionati di auto si inalberino a difendere le auto, né che qualcuno voglia far demolire tutte le automobili: resta che quello stupro su quella automobile va affrontato per quello che è.<span id="more-13441"></span></p>
<p>Il primo punto di questa polemica è legato a questo: cosa sta subendo esattamente Laura Boldrini? È un classico linciaggio per-così-dire in rete come ce ne sono tanti? È un meme cretino? È una di quelle campagne che vorrebbero essere spiritose ma sono sul filo dell’odio, che mascherano la superbia del branco con il sarcasmo più beota? No. Sono minacce violentissime a opera di gruppi di nazisti. È gente brutta e pericolosa. Concita De Gregorio però, per scarsa conoscenza del tema o per malizia, preferisce mettere questa informazione alla fine del pezzo, e trasformare un fatto di cronaca preciso, sul quale si potrebbe ragionare, in un articolo che parla della rete in genere e della libertà di opinione. È la passione della stampa italiana per il parabolone che la rende spesso cialtrona alla radice. Qui ci sono dei fatti circostanziati, precisi, gravi agli occhi di tutti, uomini e donne, destra e sinistra, nativi digitali e vecchi che guardano i cantieri. Di questo avrebbe dovuto parlare prima di tutto l’articolo, proprio per evitare le generalizzazioni che invece cerca con vigore. Si preferisce riferirsi alla rete, lasciare lo specifico all’ultimo paragrafo, e metterci anche un titolo – qui Concita De Gregorio non c’entra – come «Boldrini: &#8220;Io, minacciata di morte ogni giorno. Non ho paura ma basta all&#8217;anarchia del web&#8221;», che unisce la caratteristica di essere falso alla capacità di scatenare tutta la rete chiamandola in causa. Una versione educata del meccanismo denunciato nel pezzo stesso a proposito della partenza di questa campagna di odio, insulti e minacce:</p>
<blockquote><p>«<em>Le minacce &#8211; tutte a sfondo sessuale, promesse di morte violenta &#8211; si sono moltiplicate nel giro di due settimane con il tipico effetto valanga che la Rete produce: al principio erano una decina, qualche sito le ha riprese e rilanciate, i siti più grandi le hanno richiamate dai siti più piccoli con la tecnica consueta: dichiarare in premessa l&#8217;intenzione di denunciare l&#8217;aggressione col risultato, in effetti, di divulgarla ad un pubblico sempre più ampio.»</em></p></blockquote>
<p>Prendo una cosa piccola, la travesto da grande, tiro in mezzo tutti. Poi ci si chiede quali siano questi siti «grandi»? Non si capisce. Per di più l’articolo si apre con una bella serie di nefandezze espresse con lo stile un po’ letterario e parecchio enfatico di Repubblica, ma non nella forma zucconiana di esperienza del mondo e indignazione sardonica, bensì in quel mélange di freddezza e partecipazione, enfasi e distacco, che è tipico di De Gregorio.</p>
<blockquote><p><em>«Sono minacce di morte, di stupro, di sodomia, di tortura. Accanto al testo spesso ci sono immagini. Fotomontaggi: il suo volto sorridente sul corpo di una donna violentata da un uomo di colore, il suo viso sul corpo di una donna sgozzata, il sangue che riempie un catino a terra. Centinaia di pagine stampate, migliaia di messaggi.»</em></p></blockquote>
<p><em></em>Io li vorrei vedere i cinque o seimila messaggi che minacciano di morte Laura Boldrini. Ma comunque, diciamo che sono davvero migliaia, stampati su centinaia di pagine. I responsabili sono in fondo, c’è il desiderio chiaro di parlare di un fenomeno e non di fatto, e il titolo falso e fuorviante serve a scaldare gli animi di utenti e stampa (ne scrive in maniera limpida <a href="http://www.wittgenstein.it/2013/05/03/lanarchia-delle-news/">Luca Sofri</a>). È tutto apparecchiato molto bene.</p>
<p>Pronta, arriva <a href="http://www.fanpage.it/lettera-a-laura-boldrini-tentativo-di-capirsi-su-cose-difficili-e-complesse-come-il-tempo-che-viviamo/">questa risposta</a> di Vittorio Zambardino (responsabile di molti progetti del gruppo Espresso legati alla Rete, compreso il sito più visto in Italia) alle parole di Boldrini. È una lettera che Zambardino scrive in realtà ad anni di polemiche sceme sul tema, con argomenti validi e no, ma non a Laura Boldrini, e non in seguito all’intervista in questione, perché Boldrini non dice quasi niente di quello che Zambardino sembra attribuirle anche solo idealmente. È tutto interessante quanto vogliamo, ma riguarda la rete, i troll eccetera, non questo caso, questa donna, queste minacce e questa intervista. Chiude con la domanda retorica: «Ma ha un futuro una cultura che affronta il problema dello hate speech con la repressione?». Boldrini dice coraggiosamente che bisogna parlare di queste cose, non sventola repressioni di nessun tipo. C’è da dire che chi è investito da una campagna d’odio in rete non ha giustamente interesse nell’idea di grandissima libertà di parola di chi da settimane riprende insulti a valanga per ridere e sentirsi figo con gli amici, e poi sventola emendamenti americani e storie di hacker cambogiani quando qualcuno gli chiede di comportarsi meglio e rispettare il prossimo e la legge. Che sembra buon senso, ma in rete è repressione. Si mettono insieme le minacce che vengono da Varese  – dico Varese perché so che ci sono dei nazisti e io sono di Varese, così nessuno scoccia – con il carcere degli oppositori politici nelle dittature, e via, tutto uguale, censura, repressione.</p>
<p>Le leggi come male e la libertà come bene sono concetti che vanno bene fino alle scuole primarie. Forse nemmeno. Poi si scopre, proprio in contrasto con quelle grillate che a me come a Zambardino stanno così antipatiche, che la civiltà è limitazione della libertà del singolo in nome dei rispetto di valori più alti e più grandi dei suoi. Non siamo soli al mondo, né come singoli né come comunità, gruppo, clan o gilda: diventiamo persone civili quando la nostra voglia di fare quello che ci gira viene limitata dalla cultura, dal rispetto degli altri e delle leggi.</p>
<p>Per finire, faccio notare che non c’è un altro quotidiano in rete che abbia l’impostazione ballerina di Repubblica (salvo il Corriere per imitazione). La ricerca del clic forsennato, tra denunce, strizzate d’occhi, notizie vere, bufale, invenzioni e ironie, non è un brevetto di Repubblica.it. Il “colonnino morboso” o “colonna infame” è un marchio di fabbrica del sito, e in Italia l’hanno ripreso molti. Ma non è nemmeno il colonnino in sé a essere giornalisticamente rilevante, visto che tutto è lecito finché è chiaro: è nel palleggio sinitra-destra, notizie/colonnino che Repubblica.it gioca col fuoco da anni, e a mio parere per questo non dovrebbe proprio occuparsi di rete, notizie e etica con quest’aria sacerdotale. Facendo un po’ quelli seri che parlano di Renzi, un po’ quelli scemotti che fanno vedere la figa, Guardian di qui, Daily Mail di là, dibattito nel PD a sinistra, pazzi gattini nel colonnino a destra, a Repubblica.it hanno fatto passare un’idea di rete caos, rete villaggio globale, popolo inarrestabile che spazza via le barriere, alto e basso che si mescolano per esigenze storiche e culturali, che confonde temi e livelli, argomenti e taglio più o meno imbecille degli stessi.</p>
<p>Penso da sempre che sia un alibi: un alibi strumentale privo di fondamento, sia del punto di vista culturale che giornalistico e industriale, e che la sua natura autoassolutoria abbia contagiato molti, recando un danno al mercato delle informazioni e della pubblicità sul web in Italia. Un esempio. Io non ho mai visto in alcun sito al mondo dei video di youtube o altri servizi essere presi, marchiati con il nome della testata, ripubblicati sul proprio sito usando una piattaforma proprietaria. Repubblica lo fa da sempre. E se tu sei quello che ha fatto o pubblicato quel video, con la scusa della libertà di informazione, col ricatto della visibilità, il tuo contenuto diventa loro, i clic sono loro, la pubblicità conseguente è loro. Arrivederci.</p>
<p>Siccome poi scatta la risposta automatica del paese reale, il trucchetto tipico della destra che ormai in Italia usano tutti, quello per cui gli altri sono tutti snob, ciechi ed elitari, e i problemi reali della gente e del lavoro quotidiano sono altri, ecco un elenco di siti di quotidiani che non fanno come Repubblica.it e per imitazione Corriere.it, cioè non sono allo stesso tempo coltissimi e cretini, tette e costituzione, gattini e scioperi, né rilanciano come propri contenuti altrui e macchine da clic pescate a caso in giro: <a href="http://www.guardian.co.uk">Guardian</a>, <a href="http://www.independent.co.uk">Independent</a>, <a href="http://www.lemonde.fr">Le Monde</a>, <a href="http://www.lefigaro.fr">Le Figaro</a>, <a href="http://elpais.com">El Pais</a>, <a href="http://www.elmundo.es">El Mundo</a>, <a href="http://www.faz.net">Frankfurter Allgemeine Zeitung</a>, <a href="http://www.sueddeutsche.de">Sùddeutsche Zeitung</a>, <a href="http://www.bild.de">Bild</a>, <a href="http://www.dailymail.co.uk/home/index.html">Daily Mail</a>.</p>
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		<title>Studio 54 e ripasso per Daft Punk</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 19:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/>↬ Daniele Cassandro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="Senza categoria" title="Senza categoria" /><br/><p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/VVmAXWZu_PQ?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br clear=all> </p>
<p>↬ <a href="https://twitter.com/d_cassandro">Daniele Cassandro</a></p>
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