sabato 31 dicembre 2011
Il vampiro
Il titolare e il blog Freddy Nietzsche tutto si rallegrano per la morte di Luigi Verzé. L’uomo, affarista spietato nel ramo della sanità convenzionata, è stato protagonista di una delle più clamorose parabole di accumulazione di ricchezza e potere dell’Italia di questi anni. Sospeso a divinis negli anni Settanta, Verzé continuò a fare leva sul proprio titolo di sacerdote per trasformarsi in una specie di veicolo ineffabile della guarigione agli occhi di pazienti e famiglie, mentre con convinzione tangibilissima e molto terrena dava alla parola «Don» tutto il peso dell’accezione tribale, di capo superiore agli uomini e alla legge.
Si parla spesso del rapporto tra Berlusconi e il paese, e di come non sia stato un’eccezione nell’etica e nell’estetica del paese. Luigi Verzé è stato un altro italiano disposto a tutto pur di arrivare dove voleva; quando si dice «tutto», si intende nutrirsi del denaro, delle speranze, della fatica e del lavoro delle persone, pur di ottenere un risultato personale. Due cose l’hanno fermato: la linea Gustav dell’economia, e la morte. La seconda in maniera molto più chiara, onesta, inconfutabile. Bene così.
PS – Ottimo approfondimento di Filippo Facci sull’argomento. Non la pensa come me. Sicuramente quello che ha fatto Don Verzé non è risibile. Però io sono figlio di medico, e so cos’è la riconoscenza dei pazienti nei confronti di chi li cura. Non solo, ma ho anche frequentato il San Raffaele e vista la costruzione del culto del Don con sue frasi sui muri dell’accettazione. E mi è anche capitato di avere la vita del suddetto padre salvata da uno che, all’Humanitas, ha messo valvole cardiache a caso per soldi a centinaia di persone. Quindi faccio fatica a pensare che sia lecito, nella sanità, essere disposti a tutto «pur di». Mentre io faccio fatica, loro salvano vite, dirà qualcuno. Ma penso sia anche più complesso di così. Forse, ma non so, ho visto la fase di megalomania finale di un uomo molto molto ambizioso e molto determinato.
venerdì 30 dicembre 2011
Questo è questo, per dirla con Michael Vronsky
Il concetto, cari tassisti, è molto semplice: siete pochi, siete cari, siete una categoria chiusa. In queste settimane sentiremo i tassisti ripetere, come stanno già cominciando a fare dopo le dichiarazioni sugli interventi imminenti di gennaio, che i taxi sono anche troppi, che ce ne sono tanti fermi in giro — «Guarda là, guarda te se sono pochi!» — e quello del tassista è un lavoro terribile, da proteggere.
Non c’è nemmeno bisogno di leggere un giornale o guardare la tv: chiunque di tanto in tanto abbia preso un taxi negli ultimi anni si è sentito proporre una menata infinita, non richiesta e penosa, sulla dura vita del tassista, sulla scarsa collaborazione delle istituzioni — tutto nello specchietto retrovisore — sul fatto che le tariffe notturne non siano così care (d’estate partono anche un’ora e mezza prima del tramonto, e a Milano sali che ci sono sei euro e mezzo così, gratis, sul tassametro). E non si capisce perché, se il lavoro fa così tanto schifo, non vadano a farne un altro. Perché poi a me cosa vuoi che me ne freghi se sei un tassista insoddisfatto. Essendoci al mondo il cancro, voglio dire, se devo preoccuparmi di problemi, francamente ho altre priorità. continua a leggere »
lunedì 26 dicembre 2011
Per di qua
Si ricorda al Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord che, se lo stesso avesse un’intenzione anche lieve di invadere l’Italia, il titolare del presente blog, Simone, Gladys e probabilmente qualche altro amico sarebbero disposti a fare segnali dai tetti per indicare i luoghi dove atterrare con più profitto. Basta chiedere.
Dio salvi la Regina, per sempre e un giorno ancora.
mercoledì 21 dicembre 2011
C’è tutto un mondo intorno – Guinea Equatoriale
Ieri sera sono andato a cena con Giovanni, che ha girato il mondo cento volte a sa una fracca di storie strane sui paesi. A un certo punto abbiamo bevuto dei cicchetti, ché faceva freddo. Abbaiandoci addosso fiumi di parole, ci siamo messi a ripassare le stranezze dei paesi africani, noti per essere tutti mezzo storti, poveri in canna, coi dittatori, un anno ci sono a un anno no, poi tornano ma si chiamano Franco. E insomma siamo finiti sul tema delle Guinee. Le Guinee africane sono tre. La prima è la Guinea, la Repubblica di Guinea, già Guinea Francese, detta anche Guinea-Conakry, e ha come capitale proprio Conakry. Avrete già capito che lo si fa per distinguerla dall’altra, che ha come capitale Bissau, e si chiama infatti Guinea-Bissau. La Guinea-Bissau è abbastanza vicina, più a sud. Ma quella che vi voglio raccontare, quella proprio Marta da legare, è la Guinea Equatoriale. continua a leggere »
sabato 17 dicembre 2011
Hitch, ma porca puttana, toro scatenato
Non so perché, ma i cinesi che suonano la Cavalleria Rusticana, Mascagni che vince contro Mao, mi sembrano un modo giusto, il giorno dopo, per rendere omaggio a una persona che mi mancherà molto. Perché scrivere bene non basta, pensare bene non basta, parlare bene non basta: bisogna fare tutto insieme, indefessamente, per una vita. Allora sì. E come Christopher Hitchens non ce ne sono.
venerdì 16 dicembre 2011
Christopher Hitchens (1949-2011)
Concludo con la domanda che Bill mi ha posto implicitamente prima: «Perché non accetti questa offerta meravigliosa? Perché non ti piacerebbe incontrare Shakespeare, per esempio?»
Non so se voi crediate davvero che dopo la morte ci rimontino pezzo per pezzo, e si possa poi chiacchierare con degli autori del passato. Non è necessario crederlo secondo la teologia cristiana, e devo dire che a me sembra una barzelletta pure e semplice. L’unica ragione per cui mi piacerebbe incontrare Shakespeare, per lo meno potrei forse arrivare a desiderarlo, è perché POSSO GIÀ parlarci in qualunque momento, visto che È immortale, vive nelle opere che ci ha lasciato. E se le hai lette, incontrare chi le ha scritte si rivelerebbe quasi certamente una delusione.
