La questione dell’aborto è fuori tempo massimo, eppure se ne parla ancora. Se ne parla in parrocchia, qui come in Idaho, e su certi giornali. Per esempio sul Foglio (non lo leggo ma lo so), dove Ferrara ha attaccato Emma Bonino. Gli stessi temi che, proposti agli elettori, hanno prodotto pochi anni fa una delle più innegabili randellate nei denti dai tempi delle piramidi, vengono rispolverati in occasione delle Regionali del Lazio. A Roma si dice “aridaje”.
Per difendere Emma Bonino, parecchi sono tornati su tema. Compresa Daria Bignardi, che al primo giro aveva intervistato Ferrara alle Invasioni barbariche, e aveva finalmente contestato punto per punto — Ferrara in quei giorni era ovunque, e tutti annuivano sorridendo — le sue solite enormità su eugenetica, blastule, donne.
Nella rubrica di Daria sull’ultimo numero di Vanity Fair, però, rispunta un argomento molto diffuso, ormai classico e quasi scontato, che considero da sempre molto più rilevante di quello che sembra, e del tutto inaccettabile.
È quello per cui, nel difenderlo, si sottolinea come l’aborto sia un dramma, una tragedia, un’extrema ratio, un inferno che le donne scelgono perché costrette da condizioni straordinarie. Nello specifico, la parola usata è “lutto”. continua a leggere »