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mercoledì 17 febbraio 2010

Vincitori morali



Questo incrocio fra La Roux e l’immaginario di Bayonetta è le cosa più interessante che abbia visto negli ultimi tempi su Youtube. E i miei preferiti ai Brit Awards di quest’anno erano loro.



venerdì 12 febbraio 2010

In difesa di una stronza


Anna Wintour mi sta sulle scatole per diversi motivi, e l’ho detto già diverse volte. Il motivo principale è il fatto che ha rimesso in relazione tra loro i cittadini di mezzo mondo e gli allevatori asiatici di cani, gatti e altri mammiferi. Prima che lei le facesse tornare, le pellicce erano finite. Non andavano più, e lo dicono tutti: è stata Anna a anticiparne e insieme sancirne il ritorno. Lei stessa, interpellata a riguardo da David Letterman, ha sintetizzato lo spessore della propria posizione con le parole «I like fur!» D’altronde, se una non ama gli animali di suo, quando le rompono le balle degli straccioni come sono in genere gli ecologisti americani, organizza delle pire di cuccioli di foca per scaldare il campo da tennis coperto. È un meccanismo stupido quanto umano e naturale. continua a leggere »



lunedì 8 febbraio 2010

Regalo icone gay (silicone is in da house)


Siamo verso la fine del nostro percorso nella vita e nelle opere di Ireen Sheer. Nei primi anni del terzo millennio cristiano è successo qualcosa alla nostra beniamina: è diventata un’altra, molto più giovane e liscia di prima. Eccola con la faccia di una trentottenne, felice e libera in un parco pubblico, intenta a sedurre delle statue di bronzo.



giovedì 4 febbraio 2010

La differenza


In questi giorni ho riflettuto non tanto su quale dei due mi piaccia o dispiaccia di meno, ma su cosa distingua esattamente i due massimi quotidiani nazionali, cioè il Corriere della Sera e la Repubblica. Ci penso da un po’, come sanno bene i miei tredici lettori; non credo che smetterò di farlo dopo aver dato alle stampe questo punto della situazione. Ma comunque, per quel che vale. continua a leggere »



domenica 31 gennaio 2010

Your point of view is medieval



venerdì 29 gennaio 2010

Regalo icone gay (pubblico e scenografia)



Sono passati alcuni anni. La nostra è diventata una Romina Power senza genitori famosi. E fa delle facce, sbarra certi occhi, svirgola di anche che non la si tiene. Il pubblico sembra in preda a un delirio vero. Poi arriva uno con mullet e i fiori, e — cosa vi devo dire? — si percepisce il senso della perfezione divina.



venerdì 29 gennaio 2010

Stradlater, you’re a pain in the ass [J.D. Salinger, 1919 - 2010]




giovedì 28 gennaio 2010

I “se” e i “ma” che non mi riguardano


La questione dell’aborto è fuori tempo massimo, eppure se ne parla ancora. Se ne parla in parrocchia, qui come in Idaho, e su certi giornali. Per esempio sul Foglio (non lo leggo ma lo so), dove Ferrara ha attaccato Emma Bonino. Gli stessi temi che, proposti agli elettori, hanno prodotto pochi anni fa una delle più innegabili randellate nei denti dai tempi delle piramidi, vengono rispolverati in occasione delle Regionali del Lazio. A Roma si dice “aridaje”.

Per difendere Emma Bonino, parecchi sono tornati su tema. Compresa Daria Bignardi, che al primo giro aveva intervistato Ferrara alle Invasioni barbariche, e aveva finalmente contestato punto per punto — Ferrara in quei giorni era ovunque, e tutti annuivano sorridendo — le sue solite enormità su eugenetica, blastule, donne.

Nella rubrica di Daria sull’ultimo numero di Vanity Fair, però, rispunta un argomento molto diffuso, ormai classico e quasi scontato, che considero da sempre molto più rilevante di quello che sembra, e del tutto inaccettabile.

È quello per cui, nel difenderlo, si sottolinea come l’aborto sia un dramma, una tragedia, un’extrema ratio, un inferno che le donne scelgono perché costrette da condizioni straordinarie. Nello specifico, la parola usata è “lutto”. continua a leggere »



mercoledì 27 gennaio 2010

For you titillation



mercoledì 27 gennaio 2010

Hava nagila


Qualche anno fa, proprio per il giorno della memoria, alla radio intervistammo Anna Ottavi. Era andata così: a DISPENSER, la trasmissione che conducevo allora, avevamo parlato di Watermaks, il documentario che racconta della società sportiva ebraica viennese Hakoah, un tempo eccellente soprattutto nell’atletica e nel nuoto, smembrata poi dagli stessi organizzatori prima che ci pensasse Chisaitù. Un ascoltatore ci aveva chiamato per dirci che sua madre, la signora Anna Ottavi, era stata membro di questa società sportiva, prima di trasferirsi in Italia.

Così per il giorno della memoria chiamammo la signora, e ci chiacchierammo un po’. Figlia di un tabaccaio del centro di Vienna, mi raccontò di non amare l’Austria, ma di essere una viennese, di sentirsi una viennese dentro, di avere le proprie radici a Vienna, nel centro dell’Europa. La signora Anna era venuta in Italia per cercare di fare l’attrice, se non ricordo male, e aveva conosciuto il marito proprio nel mondo del cinematografo. “Sono molto anziana, ma la mia età non gliela dico” mi disse a un certo punto, ridendo. Chiacchierammo un po’. Poi ci salutammo. La signora aveva quell’educazione d’altri tempi, condita con il tono di chi il mondo l’ha visto bene e ha ancora molta voglia di vivere.

Non so se la signora sia ancora viva, ma nel giorno della memoria io mi sono ricordato di lei.