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giovedì 15 dicembre 2011

MU – No sign o’ the times




Si ricorda al gentile pubblico che la batterista californiana Sheila Escovedo, detta Sheila E., è nata il dodici dicembre del 1957. Lavorare con Prince ringiovanisce.



martedì 13 dicembre 2011

Cristoforo! (ovvero Quanto è difficile certe volte capire la democrazia dal basso se sei un’inviata italiana a Nuova Iorc)


Torna dopo tanti, troppi mesi, Ale Farkas. Torna come piace a me, insieme al fibrillare lieve della campagna elettorale americana, e davanti a un grande fenomeno sociopolitico da spiegare bene agli italiani. Era da tanto, tantissimo tempo che non ci dava così tante soddisfazioni. Torna, Ale, per parlare di Occupy Wall Street, e porre a un professore vicino al movimento alcune domande. Sono passati parecchi mesi dall’ultimo post sulla mia beniamina. Facciamo l’analisi dell’intero pezzo, ché lo merita.

NEW YORK – Dopo aver ispirato la recente «svolta Rooseveltiana» del presidente Barack Obama in Kansas, Occupy Wall Street (Ows) organizza massicce proteste per bloccare i porti della West Coast, da Oakland a Portland a Vancouver, minacciando persino di rovinare la festa al partito dell’asinello alla prossima Convention democratica del 2012. continua a leggere »



sabato 10 dicembre 2011

A colpi di pirla (omaggio a Thomas Bernhard)


Scendo a fare colazione e comprare la Repubblica, non un altro giornale, Repubblica, non il Corriere della Sera di RCS, il salotto buono, il foglio redatto con mano diligente e pacata dai solferini sobri, severi ma insieme realisti, persi come sono nell’equilibrio, nel giusto mezzo, nell’indignarsi per i disastri e non esaltarsi per i trionfi, nell’urbanità del sorriso, del giudizio, del pensiero, la reazione composta a qualsiasi evento salvo la morte, solo lì scuri, grigi, lividi e proni al passo indietro, indietro rispetto a una linea che loro stessi tracciano, segnano, indicano e presidiano quotidianamente, no, non il Corriere della Sera ma Repubblica, Repubblica, il quotidiano che nel fine settimana propone foto di cavolfiori, di vecchi manifesti di gare cicloturistiche degli anni Cinquanta, tutto a doppia pagina, tutto largo, riposante, eppure schizofrenico di testa e  di cuore rispetto ai disastri delle prime pagine, di ogni prima pagina, di qualsiasi prima pagina di questi ultimi mille anni di Repubblica che inneggia, Tiresia, alla fine del mondo, al disastro civile, alla morte in banca, al vivere senza malinconia ma rassegnati, ché la fine arriverà e avrà gli occhi di questo e di quello, ma non prima di aver sentito qualche comico, un attore, visto dei broccoletti gioviali e verdi a doppia pagina, cervelli esplosi di abbonati incapaci di decidere. continua a leggere »



giovedì 8 dicembre 2011

Oh, Teresa!


In una giornata di preoccupazioni, passo come al solito in piazzale Loreto, e vedo il manifesto del nuovo spettacolo del Legnanesi. I Legnanesi sono una storica compagnia di teatro popolare; non prendono un soldo dallo stato, e hanno enorme successo da sempre, sia in Lombardia che in altri pezzi dell’Italia settentrionale. Vengono — lo dice la parola stessa medesima — da Legnano, patria di Alberto da Giussano, guerrigliero con lo spadino. Le protagoniste degli spettacoli dei Legnanesi sono uomini travestiti da donne. Poi ci sono altri personaggi, ma Teresa e Mabilia sono boss incontrastate. Il dialetto non è il milanese, ma piuttosto un alto-milanese che si avvicina ai suoni di Varese, con le E che diventano spesso A. E in questo spalanco orale, in questa apertura crassa delle mandibole, c’è la differenza tra la provincia tignosa e il bausciamento metropolitano. continua a leggere »



martedì 6 dicembre 2011

MU – Anyone can play guitar, dicevano i Radiohead tanto tempo fa




venerdì 2 dicembre 2011

Perché non si mena la gente, non si sputa contro Pannella, non si tira la roba addosso a Giannino


Perché è da fascisti.



martedì 22 novembre 2011

Giovedì 7 giugno 2012, Stadio San Siro, Milano




giovedì 10 novembre 2011

MU – Disco samba: anatomia di una tamarrata


Questo post nasce nella preparazione della festa. E a proposito voglio citare Benty: «Non so quando si dimetterà Berlusconi, ma so che quasi sicuramente la mia reazione conterrà le parole Meu Amigo Charlie Brown». E allora vediamo queste parole. Siamo qui apposta.

Un lascito degli anni Settanta, una canzone che per anni è stata la colonna sonora di capodanni di merda in provincia, da qualche tempo è diventata simbolo di una gioia talmente irrazionale da superare il gusto e il tempo, di slancio, ridendo, sculettando, sì, senza paura di nulla. Si chiama Disco samba, ed è opera del produttore pop belga Lou Deprijck, lo stesso di Ça plane pour moi, di Sylvain Vanholme dei Wallace Collection, e di Yvan Lacomblez, altro autore per Plastic Bertrand. I tre si chiamavano Two Man Sound perché l’ultimo è arrivato in una seconda fase.

Disco samba è quindi una canzone belga. È una canzone belga fatta di oltre venti canzoni brasiliane, con suoni zarri dell’epoca, prodromi già in studio di registrazione degli abbigliamenti di chi avrebbe fatto da vagone per i trenini a venire.

Siccome poi vi voglio pronti, ecco la canzone, verso per verso, tradotta e snocciolata. Sappiate che la pronuncia del pezzo fa schifo, e un po’ delle parole sono pure sbagliate. continua a leggere »



giovedì 10 novembre 2011

MU – The Only Banks Kickin’ Ass Right Now




lunedì 7 novembre 2011

MU – Buon compleanno, Joni


So’ 68, ci’, e resti ’a mejo.