martedì 17 gennaio 2012
La decrescita del buon senso
Per fortuna l’incidente di Costa Concordia ha rivelato un risvolto positivo: questa telefonata e quest’uomo, il Comandante della Capitaneria di Porto di Livorno Gregorio De Falco, danno l’impressione che ci sia qualcuno che si sa assumere le proprie responsabilità, fare il proprio mestiere, anche quando non è facile, non è bello (qui una riflessione di Simone Tolomelli). Per una volta non si cerca la speranza nel sacrificio, nel gesto disperato che assicura il regno dei cieli: qui riluce il senso del dovere, l’affidabilità, ripeto, la responsabilità.
E chi se ne frega se, mentre nasconde la furia dietro alla forma e al decoro dell’ufficialità marinara, De Falco dice «bambini, donne o persone che hanno bisogno di assistenza». È uno dei casi in cui ci si può vedere più cura sincera che superficialità. Se fossi una donna penserei che va bene, benissimo così. continua a leggere »
lunedì 16 gennaio 2012
Il falso mito dello scaricone yankee
Quando, di tanto in tanto, in Italia si parla diffusamente del problema dell’evasione fiscale, di tasse, fatture e scontrini, c’è sempre chi ripete questa cosa degli «americani che scaricano tutto». Ieri sera l’ha fatto Luciana Littizzetto a Che tempo che fa, ma insomma, come tutte le leggende metropolitane, anche questa vive di vita propria, è un virus del pensiero, chi lo diffonde sta starnutendo, quasi non ha colpa.
Secondo questa storia, gli americani «scaricano tutto», ed è per quello che esigono le ricevute, qualsiasi cosa comprino, qualunque artigiano ingaggino. «E se anche noi potessimo scaricare», si dice sempre, «avremmo tutto l’interesse». Avremmo tutto l’interesse? È quello il punto? Ora, io non capisco niente di fisco, ma vi dico come funziona secondo me. continua a leggere »
venerdì 13 gennaio 2012
La verità, vi prego, sul non capisco più niente di niente
1958. Il figlio di Steinbeck è innamorato. Scrive ai genitori, tutto confuso, e chiede consigli.
Steinbeck risponde. E risponde così.
New York
10 novembre 1958
Caro Thom,
abbiamo ricevuto la tua lettera questa mattina. Ti risponderò dal mio punto di vista, e ovviamente Eleine risponderà dal suo.
Primo — se sei innamorato — è una bella cosa — praticamente la cosa migliore che ti possa capitare. Non permettere a nessuno di sottovalutarla o sminuirla. continua a leggere »
martedì 10 gennaio 2012
Fare a meno di loro
Io sono un mangiapreti: sono uno di quelli che soffrono la presenza della chiesa cattolica apostolica romana nel pensiero e nella vita quotidiana del nostro paese. Alcuni pensano che sia un vezzo, un pallino, un modo per fare l’alternativo e farsi notare. Non è così. È un problema di corpo e di diritti.
In questi giorni ho avuto modo in due occasioni di constatare come le mie preoccupazioni fossero motivate, in relazione al modo in cui ancora oggi il potere cattolico può intervenire sulle esistenze degli italiani, e procurare loro dolore, sofferenza, un danno morale sia civile che esistenziale. Sono cose delicate e personali, quindi evito di raccontarvi i fatti nello specifico. Scrivo una riflessione, e ci basti. continua a leggere »
domenica 8 gennaio 2012
You’re mother nature’s only son, and you’re a desperate one
Questo è un gufo sudafricano, si chiama Ptilopsis granti, e i numeri che si è inventato per stare al mondo sono piroette da saltimbanco. Fa tenerezza: la fatica, i mesi di prove, gli altri gufi che ti dicono «no, quella non ti viene tanto bene, devi tirare dentro di più la pancia». Non ci si crede. Una vita di ansia e stratagemmi, mai un momento di tranquillità. Bravissimo.
venerdì 6 gennaio 2012
MU – Una cosa divertente che non si fa più
Quando esce una canzone, in genere in Italia si aspetta del tempo. Un po’ come faccio io coi vestiti nuovi, che prima di metterli li faccio decantare un po’ in armadio con l’etichetta attaccata. Ma insomma questa nevrosi personale non ha a che fare col fatto che a X-Factor, per dire, quest’anno, si siano cantate delle canzoni recenti, come il singolo nuovo di Tiziano Ferro, e si sia notato con un certo stupore quanto il pezzo fosse recente. A X-Factor, ribadisco, si pensava fosse «troppo nuovo». continua a leggere »
martedì 3 gennaio 2012
MU – Oh, comunque buon anno a tutti
sabato 31 dicembre 2011
Il vampiro
Il titolare e il blog Freddy Nietzsche tutto si rallegrano per la morte di Luigi Verzé. L’uomo, affarista spietato nel ramo della sanità convenzionata, è stato protagonista di una delle più clamorose parabole di accumulazione di ricchezza e potere dell’Italia di questi anni. Sospeso a divinis negli anni Settanta, Verzé continuò a fare leva sul proprio titolo di sacerdote per trasformarsi in una specie di veicolo ineffabile della guarigione agli occhi di pazienti e famiglie, mentre con convinzione tangibilissima e molto terrena dava alla parola «Don» tutto il peso dell’accezione tribale, di capo superiore agli uomini e alla legge.
Si parla spesso del rapporto tra Berlusconi e il paese, e di come non sia stato un’eccezione nell’etica e nell’estetica del paese. Luigi Verzé è stato un altro italiano disposto a tutto pur di arrivare dove voleva; quando si dice «tutto», si intende nutrirsi del denaro, delle speranze, della fatica e del lavoro delle persone, pur di ottenere un risultato personale. Due cose l’hanno fermato: la linea Gustav dell’economia, e la morte. La seconda in maniera molto più chiara, onesta, inconfutabile. Bene così.
PS – Ottimo approfondimento di Filippo Facci sull’argomento. Non la pensa come me. Sicuramente quello che ha fatto Don Verzé non è risibile. Però io sono figlio di medico, e so cos’è la riconoscenza dei pazienti nei confronti di chi li cura. Non solo, ma ho anche frequentato il San Raffaele e vista la costruzione del culto del Don con sue frasi sui muri dell’accettazione. E mi è anche capitato di avere la vita del suddetto padre salvata da uno che, all’Humanitas, ha messo valvole cardiache a caso per soldi a centinaia di persone. Quindi faccio fatica a pensare che sia lecito, nella sanità, essere disposti a tutto «pur di». Mentre io faccio fatica, loro salvano vite, dirà qualcuno. Ma penso sia anche più complesso di così. Forse, ma non so, ho visto la fase di megalomania finale di un uomo molto molto ambizioso e molto determinato.
venerdì 30 dicembre 2011
Questo è questo, per dirla con Michael Vronsky
Il concetto, cari tassisti, è molto semplice: siete pochi, siete cari, siete una categoria chiusa. In queste settimane sentiremo i tassisti ripetere, come stanno già cominciando a fare dopo le dichiarazioni sugli interventi imminenti di gennaio, che i taxi sono anche troppi, che ce ne sono tanti fermi in giro — «Guarda là, guarda te se sono pochi!» — e quello del tassista è un lavoro terribile, da proteggere.
Non c’è nemmeno bisogno di leggere un giornale o guardare la tv: chiunque di tanto in tanto abbia preso un taxi negli ultimi anni si è sentito proporre una menata infinita, non richiesta e penosa, sulla dura vita del tassista, sulla scarsa collaborazione delle istituzioni — tutto nello specchietto retrovisore — sul fatto che le tariffe notturne non siano così care (d’estate partono anche un’ora e mezza prima del tramonto, e a Milano sali che ci sono sei euro e mezzo così, gratis, sul tassametro). E non si capisce perché, se il lavoro fa così tanto schifo, non vadano a farne un altro. Perché poi a me cosa vuoi che me ne freghi se sei un tassista insoddisfatto. Essendoci al mondo il cancro, voglio dire, se devo preoccuparmi di problemi, francamente ho altre priorità. continua a leggere »
