La settimana d'oro è il periodo di vacanza più lungo dell'anno qui in Giappone. Tokyo si svuota di nativi per riempirsi di gente venuta dalla campagna, impegnata a raccapezzarsi tra tutte le linee sotterranee della capitale. La settimana d'oro (goruden uiiku) è cominciata oggi. Il 29 aprile è una data importante perché è il compleanno (genetliaco?) dell'imperatore Hirohito, quello che ha combattuto insieme a nazisti e fascisti, ha perso e si è arreso con un discorso alla nazione che sulle prime pochi avevano capito. Per anni questa data, pur rimanendo un giorno vacanziero, era stato chiamato il giorno del verde, in omaggio alla vocazione botanica del discendente degli dei che si arrese a MacArthur (Makkasaa). Da quest'anno, però, la giornata odierna si chiama il giorno di Showa, nome ufficiale di Hirohito. Un ritorno al nazionalismo? in realtà ultimamente le forze di destra giapponesi stanno facendo la voce grossa in occasione di polemiche, come ad esempio quella sul documentario "Yasukuni" del cineasta cinese Li Ying, per ora bloccato fino a maggio da una censura inedita.
Tutto questo per dire che oggi, recandomi al lavoro proprio a Kudanshita, di fronte al tempio della discordia, lo Yasukuni jinjya luogo di riposo per le anime di molti criminali di guerra, mi trovo in mezzo a due grosse ali di poliziotti bardatissimi e con un'aria anti-sommossa. Non avevo mai visto un dispiegamento di forze così imponente, mi spavento e in lontananza sento gli altoparlanti che diffondono canzoni nostalgiche e colonialiste: si tratta della cosa che sopporto meno qui in Giappone, gli uyoku. Sono attivisti di destra nostalgici che invadono le strade con carovane di furgoni bardati di bandiere e stemmi bellici, assordando tutti con musiche e slogan urlati a squarciagola. C'è tensione nell'aria, i poliziotti sono pronti a contrastare colpi di mano ma non succede niente, almeno fino a quando io sono presente.
Mentre penso "se la noncuranza è il peggior disprezzo, i giapponesi devono disprezzare molto questi esaltati" (senza convincermene del tutto), una famiglia giapponese mi ferma e mi chiede delle informazioni per andare a chidorigafuji. Ecco, anche durante la settimana d'oro a Tokyo riescono a convivere situazioni apparentemente inconciliabili, e uno straniero da quattro anni in questa città può sembrare più tokyese dei giapponesi di campagna in vacanza.
Il documentario, comunque, lo proietteranno la settimana prossima, in UN SOLO cinema a Tokyo. Prometto che farò il possibile per guardarlo.
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A Tokyo ci sono i colori della primavera, ma il clima è ancora da inverno pieno. Ho fatto male a mettere nell'armadio la stufa a kerosene. Forse ho fatto anche male a tornare dal Laos, dove ho trascorso una settimana in febbraio. Fa molto bene al cuore lasciare ogni tanto questa città artificiosa, troppo pulita, severa, e andare in un posto dove la polvere si impasta con il pollo arrosto e il riso mangiato a pallocchette con le mani. La cosa più importante da fare, comunque, nella Repubblica Democratica Popolare del Laos, è conoscere qualcuno del luogo, farsi portare in montagna col fuoristrada e passare dei giorni tra le galline e i campi di riso, mangiando tutto, bevendo la sgnapa laotiana da ora di pranzo, lavarsi i denti e il corpo nel Mekong.
Facile poi lamentarsi del Giappone, dove ci sono 15 gradi in meno, tira il vento, bisogna lavorare, e non si danno le bevute con sconosciuti al bordo della strada, magari giocando a dama con i tappi di birra (dritti e rovesciati). Passare in un solo giorno da Vientiane a Ginza procura lo shock più pesante che si può provare senza cambiare continente.
Nel frattempo, a Tokyo si aspetta che i fiorellini rosa sboccino, i bambini cominciano la scuola dopo essere stati dal fotografo per farsi fare un ritratto con la cartella, le mamme li guardano orgogliose, i padri sgobbano per mantenerli e su Newsweek esce una storia di copertina dedicata al disastro economico italiano. Così finalmente amici e conoscenti la smetteranno di sbalordire pensando che ho lasciato il paese dei gondolieri che cantano l'opera e dove a ogni disgrazia si reagisce come in un musical col lieto fine dell'amore nell'ottimismo e viva la vita!
![]() | 19.01.08Tokyo, gennaio 2008 |
Natale non c'è. C'è solo l'involucro di alberi, decorazioni, luminarie, carols, tacchini e pacchi con doni. Ma dentro niente. Capodanno regna, le cose nuove tirano, e quindi anche gli anni, quando sono freschi freschi, non ancora usati. Visto che in Giappone quasi nessuno è di Tokyo ma quasi tutti ci abitano, attorno al 28 si assiste a un ritorno nazionale verso i paesini dove sono rimasti i genitori, i nonni e i campi di riso. Io, fedele alla giapponesità, sono tornato in una campagna non mia, nell'isola dello Shikoku, a ovest. Cibo più dolce, dialetto meno azzimato, ritmo di vita più sciallato. Mi sono concesso il lusso di un Capodanno completamente giapponese con i cibi d'obbligo, le bevande fermentate della tradizione e le peregrinazioni di mezzanotte ai templi. La visita al santuario shinto mi è piaciuta molto. Perché? Perché ad aspettare la nascita dell'anno 20, nel piazzale c'erano centinaia di adolescenti che facevano confusione, scherzavano, ridevano. Poi alle 12 tutti hanno gettato una moneta davanti al tempio dove un sacerdote ballava, sì, ballava benedicendo gli astanti con uno scettro. L'atmosfera mi ha fatto ricordare me bambino alle sagre di un paesino della bassa friulana. Tutta la comunità a festeggiare. Adesso quella sagra non c'è più perché non ci sono giovani e nessuno ha voglia di organizzare. Nemmeno la messa di mezzanotte mi sembra che riscuota un grande entusiasmo. Allora io, da orgoglioso ateo, mi chiedo: quando in Italia è stata levata di mezzo la religione, quella sociale, con cosa è stata sostituita? Tokyo è fatta principalmente per ritornarci. E infatti sono nella capitale, silenziosa, abbottonata, laica, ricca, poco sorridente forse ma esageratamente stilosa. Quanto manca alla primavera?
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Sono sempre contento di avere ospiti dall'Italia. Ascoltare le notizie, cosa si dice in giro, cosa vibra nello stivale. Poi col responsabile di questo blog si è stati bene, si è parlato, mangiato e bevuto in tranquillità. Gozzovigliando, siamo a malapena usciti dalla zona in cui vivo, Nezu. Per tutti quelli che non conoscono Tokyo, si tratta di un quartiere molto tranquillo della vecchia Edo, in cui molte case di legno sono ancora vive e vegete, con molto verde, circondato dal parco di Ueno da un lato, dallo zoo, da Yanaka e dall'Università. Un posto popolare di tokyesi vecchi di generazioni. Quando arrivano gli stranieri in Italia qualche volta ci rendiamo conto di vivere in posti meravigliosi senza farci troppo caso, e così mi è capitato ultimamente. Infatti da molto tempo non frequentavo stranieri e soprattutto gente che non abita a Tokyo. I miei occhi nuovi mi hanno rivelato che abito nel posto più bello di Tokyo: qui regna il silenzio e gli alberi incorniciano tutte le strade, qui si trovano i migliori ristoranti della città, specialmente in fatto di tonkatsu, soba e kaiseki ryouri. Ci sono rigattieri e spacci di cianfrusaglie con un'aria nostalgica e rétro. Molti negozietti e botteghe urlano la parola "japonisme" al visitatore anche locale, visto che il genere va molto di moda e i giovani usano tessuti di vecchi kimono per confezionare articoli postmoderni.
Amo il mio quartiere. Campanilismo in trasferta? sì.
Inoltre in queste settimane di permanenza di Matteo ho potuto imparare benissimo il milanese dal mio ospite. Eccone un saggio: i pinèla, giapunès, se ghé, uè testina, peggio dei bambini di terza elementare abbiam fatto.
Per aggiornarvi sugli avvenimenti di questo paese in fondo alla cartina, la settimana scorsa il ministro dell'autodifesa che usiamo solo se siamo minacciati ha detto che le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki erano inevitabili. In realtà ha usato un'espressione che mi sto dannando da giorni per rendere in italiano. Suonerebbe tipo "cosa ci vuoi fare" o "pazienza". Ma non credo ci sia un corrispondente perfetto. Per farla breve, sono state inevitabili anche le sue dimissioni, accettate dal primo ministro che a questo punto ha dei buoni motivi per preoccuparsi riguardo alle elezioni di questo mese.
Avete letto la pagina politica.
![]() | 31.05.07Tokyo, 19-5-30 |
All'inizio non guardavo la televisione perché non la possedevo. Per circa un anno. Poi me ne hanno donata una e mi sono immerso nella visione di programmi di ogni tipo. Soprattutto quelli della mattina per le casalinghe, utilissimi per imparare la lingua, secondo me. Dopo qualche mese, però, la tele mi aveva scocciato e ho smesso. Non guardavo nemmeno i telegiornali che peraltro usano un linguaggio formale e complicatissimo per un autodidatta da strada come me. Negli ultimi mesi, non so perché, ho ricominciato a dedicarmi alla tely e devo dire che ci sono dei programmi molto interessanti. Recentemente è uscito un serial ambientato nei ruggentissimi anni 80 che qui sono indicati come BABORU (bubble). Un'età dell'oro che i giapponesi sopra i 35 anni rimpiangono nemmeno troppo segretamente. Sull'onda di questo revival, in alcuni talk show si cercava la nostalgia con discorsi tipo "eh, allora sì che era bello, eravamo felici". Quello che mi è piaciuto è che in studio c'erano dei ventenni che hanno cominciato a sbertucciare i matusa criticando la grossolanità da arricchiti cafoni che veniva tollerata in quegli anni. Per il resto, vorrei dare una mia idea della tele giapponese andando per punti.
- Le pubblicità sono molto accurate e le aziende non badano a spese.
- I programmi comici sfiorano spesso una dimensione surreale che fa ridere.
- In quasi tutti i programmi ci sono le cose che vengono dette, scritte in sottotitoli.
- Sempre nei programmi comici, se qualcuno si vuole basare su un unico tormentone, non dura più di due settimane. Fenomeni tipo "attentato" o simili non troverebbero pietà.
- Non c'è satira politica.
- In televisione ci sono le ragazze bellissime. Ma forse sono belle solo se viste alla tele.
- A qualsiasi ora del giorno e della notte, almeno un canale su otto sta trasmettendo un programma di cucina. A volte anche tre o quattro.
- La rete nazionale NHK (la RAI locale) fa solo programmi socialmente utili. È noiosa ma educativissima. È un servizio pubblico.
- Ci sono programmi sui poveri o su gente che vive in modo gramo. Non ci sono i reàliti.
- Più che programmi per divertire, ci sono programmi in cui c'e gente che si diverte. Segnatamente i soliti "famosi" che il più delle volte stanno mangiando in giro per il Giappone.
- La gente che dice di non guardare la televisione, veramente non la guarda.
- La gente a cui non piace guardare la televisione non la guarda e non ne parla male.
- La gente che guarda molta televisione dice "io guardo molta televisione".
- Tra amici o sul treno, per strada, in giro non si parla mai di programmi televisivi.
Le novità recenti che vi testimonio dal Giappone sono che un ministro si è lanciato da un terrazzino, lo Yokozuna Asashoryu ha perso nell'ultimo torneo di sumo quindi non è più' il campione. Saranno contenti quelli che si erano stancati di uno Yokozuna mongolo. Solo che anche il nuovo Yokozuna è mongolo, quindi niente da fare per gli
sciovinisti locali. Miss universo è giapponese. Confrontata con le ragazze che si vedono in giro per Tokyo è appena decente. Vicino a casa mia ne stanno costruendo un'altra, come vedete dalla foto. La mattina mi sveglio al canto della ruspa. È cominciata la stagione delle piogge. È indubbiamente piovosa.
![]() | 03.05.07Tokyo, 19-4-30 |
Lezione di italiano: conversazione.
Riprodurre la seguente situazione
VICINI DI CASA
Coppia A
Giovani sposi amanti delle serate a casa con molti amici. Appassionati
di musica che ascoltano e suonano entrambi a qualsiasi ora del giorno
e della notte. Ora di andata a letto: circa le due di notte dopo
bevute, feste rumorosissime con concertini improvvisati.
Coppia B
Coppia anziana di vecchi. Pensionati. Sveglia alle sei e mezza,
passeggiata aspettando il pranzo, pranzo, riposino, passeggiata in
attesa della cena, cena (verso le sei e mezza), televisione e sonno
per le nove.
L'occasione:
un incontro sul pianerottolo la mattina dopo una festa caciarosissima
a casa dei giovani.
Obiettivo grammaticale:
uso dell'imperativo, forme dirette, seconda persona, verbo dovere.
Speranza dell'insegnante:
vedere incazzature, godersi insulti, parolacce, bestemmie, minacce,
spintoni, graffi in faccia.
Svolgimento:
Coppia anziani (vecchi)- Buongiorno!
Coppia giovani- Buongiorno a voi, come state?
A- Abbastanza bene, stiamo andando a fare la solita passeggiata quotidiana.
G- Ah, che bello! Con una bella giornata così, non c'è niente di maglio.
A- Sì. Voi state bene?
G- Grazie, sì. Tutto bene, grazie.
A- Bene.
G- ...
A- A proposito, abbiamo sentito che qualcuno di voi suona qualche
strumento... vi piace la musica? Siete molto bravi!
G- Oh... no, non siamo bravi, ma ci piace la musica.
A- Ah, ecco.
G- Si sentiva molto? Abbiamo fatto troppo rumore? Vi abbiamo disturbati?
A- No, assolutamente, anzi.
G- Ah, non pensavamo che si sentisse fino a casa vostra.
A- Si, ma non c'è problema. Magari se potete, cercate di non suonare o
fare rumore quando dormiamo. Ma giusto se non vi dispiace, eh!
G- Ah, siamo molto dolenti! Verso che ora volete che facciamo silenzio?
A- Mah, noi dormiamo abbastanza presto, quindi se per le nove
riuscite, cercate di moderare i rumori. E anche dopo pranzo, se
possibile.
G- Ah, va bene, scusateci tanto! Smetteremo sicuramente di fare rumore
a quelle ore.
A- Siete molto gentili. Allora ci vediamo presto!
G- Sì. A presto, buona passeggiata e scusate ancora.
A- Di niente, grazie mille! Arrivederci!
G- Arrivederci e scusateci.
A- Di niente, davvero, buona giornata.
Sicuramente in questa lezione quello che ha imparato di più è stato
l'insegnante.
Ultimamente non ho soldi quindi niente ristoranti epulonici, ma in
compenso mi hanno regalato una padella di tipo cinese, e la mia vita
culinaria casalinga è decisamente cambiata. Vi si può cucinare
QUALSIASI cosa, e io per ora ho preparato le melanzane al sugo di
carne cinese (mabou nasu), il curry stile indiano e quello thai.
Mercoledì faccio una festa sul mio terrazzo. Chi vuole venire è il
benvenuto.
Flavio
![]() | 19.04.07Tokio, 19-4-10 |
La domenica dei ciliegi è stata un successone: finalmente bel tempo, un posto eccezionale conquistato svegliandomi alle 7 e presidiando il parco per ore, ottimi invitati. In fatto di cibo abbiamo fatto scuola: c'era il figlio di un cuoco tradizionale di cucina tradizionale giapponese del mio quartiere tradizionale, due chef di un ristorante macrobiotico di Hanzomon, il famoso chef di un importante ristorante di Tokyo di cui non faccio il nome (Mandarin Oriental Hotel) e che propone cucina molecolare. Il menu includeva delizie quali insalata con insalate tropicali e fragole, guacamole, grano peruviano, gazpacho di pomodoro e anguria, ottimi vini. Io me la sono cavata portando la "frittat 'e maccarune", il pasto dei napoletani al mare. Siamo stati bene, non abbiamo esagerato e sono anche riuscito a tornare a casa su due soli arti.
Le novità di Tokyo sono che c'è stata una tempesta di pioggia, grandine e neve tutto nell'arco di 3 ore sovrastate da un cielo giallo come schiuma. Spaventoso. Poi è stato aperto un nuovo centro commerciale/ufficio/palazzo abitativo/museo d'arte a Roppongi. Immagino per fare fronte alla penuria cronica di negozi a Tokyo. Ci sono state le elezioni comunali a Tokyo e per la terza volta consecutiva ha vinto Ishihara. Probabilmente agli abitanti di questa città lo status quo preoccupa meno di un eventuale cambiamento verso non si sa quale direzione. Poco importa se il signor distesa di sassi ha delle visioni piuttosto razziste verso gli africani, gli stranieri e soprattutto gli altri asiatici in Giappone. La cosa positive è che finalmente finiranno i rumorosissimi comizi, gli annunci elettorali dai furgoncini e tornerò a essere la principale fonte di fastidio del mio quartiere.
Troppo autobiografico, così, il fumo?
![]() | 03.04.07Tokio, 19-3-29 |
Da quando sono venuto ad abitare a Tokyo mi sono accorto di una tendenza di molti: quella di edulcorare i fatti. In realtà sono venuto qui da solo, senza un lavoro e senza un posto dove stare, poi lentamente mi sono organizzato con una attività', una stanza e una vita. Ho fatto molti lavori ma principalmente insegno italiano e suono per chi mi paga. Per molti che mi conoscono indirettamente o anche di sfuggita, forse questa versione dei fatti risultava troppo sciatta o poco spettacolosa. Infatti spesso, tornando a Udine, mi sono trovato di fronte a persone che: -Ah! tu sei quel Flavio che è andato a Tochio dopo aver trovato una donna giapponese di cui eri innamoratissimo e viva l'amore! Oppure: -Ah be' chiaro, tu parli giapponese perché lo hai studiato è ovvio che sei andato a finire lavia.
La verità è che avevo una ragazza in Italia quando me ne sono andato e lei mi ha pure lasciato, prevedibilmente. Inoltre, avendo studiato tutt'altro fino a quel momento, non parlavo giapponese e quando sono arrivato qui mi esprimevo a gesti e grugniti. Alla fine, comunque, ho smesso di smentire queste costruzioni fantasiose visto che non sono mai infamanti, anzi si tende verso l' iperbole meravigliosa. In futuro mi aspetto uscite tipo: -Hai sentito di quello che e andato in Giappone perchè una geisha si era innamorata di lui e poi è diventato un samurai di sumo in kimono? si. Comunque basta con questi discorsi autoreferenziali ed ecco le ultime novità dalla capitale levantina in senso assoluto: Oggi i ciliegi sono in fioritura a Tokyo e il grande evento sta prendendo forma. Un raduno totale a Ueno per questa domenica per stare sotto gli alberi. Se qualcuno e' disponibile, che venga. Culinarietà: ieri sera ho mangiato una sapida cena da Nobu Tokyo e per la prima volta mi sono alzato soddisfatto da un tavolo di cucina di quel tipo. Buonissimo e stilosissimo. Anche caro, ma una volta ogni tanto...
Per contraltare, il fine settimana scorso ho cucinato il frico. Si, amici friulani di terra, di acqua e di cielo, mi sono fatto spedire il formaggio sottovuoto e sottobanco e ho spadellato la delizia per dei miei amici. Ho accompagnato il tutto con la polenta. La dorata farina di mais e' stata cotta nelle mie lacrime di emigrante lontano.
Flavio
![]() | 12.03.07Tokyo, 19-3-13 |
La prima primavera che ho passato a Tokyo, pur partecipando a degli Hana-mi (picnic etilici sotto i fioriti alberi di ciliegio) non
riuscivo a condividere l'entusiasmo dei miei sodali giapponesi. Ore di treno per raggiungere zone sperdute, appostamenti nei parchi presidiando un rettangolo di terra addirittura dalla sera prima: tutto mi sembrava francamente esagerato rispetto alla ricompensa che ne veniva. Una scampagnata primaverile. Lentamente però ho cambiato idea e ora, grazie anche al fatto che abito al parco di Ueno, mi sono appassionato e autoproclamato organizzatore di un grande hanami che lungo la giornata, a rotazione, ospita decine di amici o sconosciuti.
Tipo pasquetta a Faedis.
Nonostante si rimanga a Tokyo, le consuetudini sono rigorosamente
abbattute in nome di una ridancianità inclusiva. Vale tutto:
fraternizzare coi vicini di telone, coi lontani di telone, dormire,
cantare, infastidire, offrire cibo e bevande, ricevere cibo e bevande,
suonare, importunare, vomitare, provarci, pisciare dietro l'albero,
picchiarsi, travestirsi, lanciarsi in pratiche SM e molto altro. Ormai
a ogni primavera incipiente mi trovo in fremente attesa di questo
liberatorio carnasciale adulto, ve n'è un gran bisogno. Alcuni
episodii occorsi negli ultimi anni includono: gente ebbra che sale sui
famosi alberi rosa mentre dei passanti improvvisano un coretto
"ochiro! ochiro!" (cadi! cadi!); noi che rimasti senza vivande veniamo
adottati da un gruppo di impiegati a condizione che ci scoliamo in un
colpo delle buatte di sake caldo lì sul posto.
Condizione accettata.
Una delle cose belle di questa ricorrenza è che non si può programmare
troppo precisamente, visto che l'apice dello sboccio lo decide la
Natura con il suo calore sensuale. Quest'anno, a Tokyo dovremmo
trovarci attorno all'ultima settimana di marzo. Se siete nella zona
orientale di Edo, fatemi sapere.
Posti consigliati per trascorrere ore felici:
UENO, parco di: Gli hanami più borgatari e divertenti di Tokyo. Grande
affollamento e atmosfera capitolina impagabile. Io ci sarò.
YANAKA BOCHI: un cimitero con le lapidi intervallate dai sakura. Pieno
di gente del luogo che mangia e beve incurante. Vi si può vivere
l'esperienza unica di ubriacarsi in mezzo ai riposanti in pace.
Benvenute riflessioni su eros thanatos, elucubrazioni sulla vacuità
della vita ecc.
SAGINUMA o anche KASHIWA: località fuori Tokyo in cui oltre ai ciliegi
stessi si può godere della natura fatta di prati, fiumi e altri alberi
anche non di ciliegio.
Posto sconsigliato: YOYOGI KOUEN. Il motivo non lo saprei dire ma la
vibra non è di quelle che mi piacciono.
Per la cronaca individuale, ieri ho assistito alla messa in scena del
Wagneriano Olandese al nuovo teatro nazionale di Tokyo. L'unica cosa
che non mi ha soddisfatto sono state le stonature del corno. Per dire.
Flavio
![]() | 27.02.07Tokyo, 19-2-23 |
L'altro ieri tornando a casa ho visto il primo ciliegio fiorito dell'anno. Qui a Tokyo non è stato un inverno freddo e le belle giornate delle ultime settimane hanno scatenato prima i pruni e adesso i timidi alberi dai fiori rosa delicato.
Il fine settimana è trascorso nella pioggia fastidiosissima ma ormai nelle soleggiate ore pomeridiane si può gironzolare in scooter. Finalmente.
Non ho mai scritto per un pubblico di gente che non mi conosce e francamente ne sono spaventato ed entusiasta, ringrazio il mio amico con gli occhiali che abita a Milano. Grazie.
Pensando a cosa scrivere mi è venuta in mente un'idea per una rubrica interessantissima che consterà di una sola edizione.
"Le cose che secondo i giapponesi esistono solo in Giappone"
1. L'aquilone.
2. Il ventaglio.
3. La borsa dell'acqua calda, che nella versione tradizionale giapponese è fatta di ustionante metallo.
4. Il battipanni. Anche nell'uso improprio di battifiglidisobbedienti.
5. Quel balsamo che si spalma sul petto quando hai la tosse e il raffreddore e al mattino sei guarito. Capito, no?
6. La canzone "hotaru no hikari" la cui melodia è in realtà tradizionalmente scozzese. Mi pare che in italiano si chiami "Il canto dell'addio". Qui la mettono tutti i negozi dieci minuti prima della chiusura.
7. Il rintontimento a furia di cartoni animati giapponesi alla televisione.
8. I cachi (kaki), loti a Napoli.
9. Gli stuzzicadenti. Soprattutto quelli con un solo lato acuminato.
Adesso non voglio dire che assolutamente tutti i giapponese coltivino queste convinzioni, ma parecchia gente si meraviglia di trovare i sopracitati oggetti quando viaggia in Europa.
La settimana ormai trascorsa (qui è già domani) mi ha visto lavorare ma anche, equamente, divertirmi. Mercoledì mi sono recato in visita al nuovo museo di arte moderna aperto a Nogizaka un mese fa circa. Una mostra sconfinata sul rapporto degli artisti del ventesimo secolo con gli oggetti. Nature morte dipinte, fotografate, imitate, rappresentate, metaforizzate da artisti anche molto noti, il tutto in un edificio bellissimo affacciato su una vetrata enorme controbilanciata da pareti interne di legno. La stessa sera mi sono concesso un bel concerto del trio Umezu-Fisher-Bennet. Improvvisazione totale post-jazz con sassofonista/clarinettista, batterista e tastierista-smanettone effettoso campionante. L'esibizione si è tenuta vicino a Roppongi Hills, in un club che si chiama Super Deluxe. Ovviamente trovandomi in zona non ho resistito al richiamo della ricca anatra alla pechinese del 8 Ball Café, un ristorante cinese molto famoso ed economico dietro a Roppongi Hills. Squisita.
Flavio

