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mercoledì 25 agosto 2010

’Guri, capo



Oggi un po’ di anni fa usciva il mio tuo disco preferito. Avevo un anno, ma allora non lo ascoltavo ancora. Ti avrei ascoltato un po’ dopo distrattamente, condividendo l’aria con mio fratello. Dentro a quel disco lì c’è la mia tua canzone preferita. Be’, insomma, cosa vuoi che ti dica? Grazie.



mercoledì 25 agosto 2010

Quel mago di Oz! Vedere i film del turco con anni di ritardo. 2: HAREM SUARE


Appunti che ho preso durante la visione di Harem Suare, secondo film di Ferzan Ozpetek.

d
onne nude al bagno turco
belle
nude
turche

caaaaasta diiiiiiva
casta diiiiiiva
gente col fez
eunuchi
gnocche che parlano francese
il sultano

eccoci: maschi seminudi  con la pelle lucida che fanno la lotta continua a leggere »



martedì 24 agosto 2010

Abbattere il postino a tutti i costi. Ripeto: A TUTTI I COSTI.


Oggi Walter Veltroni ha scritto questa lettera all’Italia.

[pausa]

Leggetevela, se vi va.

[pausa]

L’avete letta? Bella, no? Voglio dire che mi sembra un bel gesto, il martedì del rientro dalle vancanze. Io sono stato a Milano, però insomma, per dire.

[pausa lunga]

Quando Veltroni compare sulla stampa nazionale, i miei quindici affezionati lettori si aspettano da me qualcosa, un commento, una sintesi, degli improperi. Se lo aspettano perché ormai è un piccolo classico di questo posto. E io ogni volta sparo le mie cartucce migliori, mi dilungo in esegesi che grondano sangue, mi esercito nell’arte dell’incazzatura creativa, della frustrazione lirica, del sarcasmo affilato. Anche questa volta, quindi, immagino che qualcuno sia venuto a cercare il mio intervento puntuale. Il solito, per parlare onestamente, piccolo esercizio di stile e retorica. Poca cosa, insomma. Mi sono chiesto se fosse ancora il caso; se non fosse più signorile rispondere con un elegantissimo silenzio, carico di superiorità e cose più serie da fare.

Me lo sono chiesto davvero.

Mi sono anche dato una risposta.

Volete sapere qual è?

La risposta suona più o meno così: «Silenzio un cazzo, porca di quella puttana troia schifosa». continua a leggere »



martedì 24 agosto 2010

Quel mago di Oz! Vedere i film del turco con anni di ritardo. 1: HAMAM – IL BAGNO TURCO


Il bagno turco è un film a Istanbul. C’è Alessandro Gassman che è sposato, ma litigano: vive a Roma con una figa di legno, e le rompe i coglioni a martello. Fanno i restauratori ricchi, vivono su un colle dei sette, non so quale. Gassman riceve una lettera: una zia che stava in Turchia è morta, gli ha lasciato un immobile. Va a Istanbul per vendere. Scopre che si tratta di un bagno turco. Conosce la famiglia che lo gestisce, e viene quasi adottato. trova le lettere della zia alla sorella, cioè sua madre, e le lettere sono tutte — come dire? — poetiche. Benissimo.

Subito tutti si innamorano di lui, soprattutto i figli degli ex gestori dell’hamam, femmina e maschio. Sembra che lui ricambi lei, ma in realtà si capisce subito che è una finta da calcio di rigore all’oratorio: chiaro che sta guardando a sinistra ma tira a destra. E infatti Gassman si scopre socio del club del pepino, e si fa una storia col ragazzo. Intanto decide di non vendere alla signora cattiva che vuole fare il centro commerciale dove prima c’erano le casette di legno. Ristrutturerà e riaprirà il bagno turco. La moglie lo va a trovare per dirgli che non lo ama più, ma poi succede tutto un casino che non vi dico. continua a leggere »



lunedì 23 agosto 2010

Coraggio, fatti abbracciare


Il cinema italiano, mi chiedi. Bè, è una merda, ma questo è sotto gli occhi di tutti. Un film basta guardare come inizia per capire che non funziona. In Italia [estrae un foglio dalla tasca, ndr], dati alla mano, l’82% dei film degli ultimi cinque anni comincia con un cellullare che squilla o una sveglia che suona, poi si accendono le luci e a letto c’è una coppia, e tu sai già che quella coppia è in crisi, lo vedi dalle facce, dall’arredamento della casa. Il 25% di questi film prevede l’invio di almeno 8 SMS, il 55% sta tra i 3 e i 7 SMS, il 20% restante sta sotto i 3. Un’altra statistica interessante è il minutaggio delle copulazioni: il 64% dei film presenta almeno una sequenza di due minuti di sesso continuativo, si vedono tette e fiche ma non si vedono cazzi. Non l’ho mai capita sta cosa dei cazzi che non si vedono. Perché? Sai quanti cazzi in camera conta il cinema italiano? [estrae un piccolo quadernino dalla tasa della giacca, ndr] Quattro. Quattro cazzi in ottant’anni di storia del cinema. Una vergogna. continua a leggere »



domenica 22 agosto 2010

Fiori nel fango


Cos’è. È un altro film di Sirk, un altro melodramma: me li sto sparando uno dietro l’altro. Questo ha la caratteristica di essere stato scritto da Helen Deutsch e, soprattutto, da Sam Fuller, maestro del torbido, del perverso, del doloroso. Racconta la storia di una bella criminale, appena uscita di galera, che si innamora dell’ufficiale di sorveglianza, belloccio italoamericano. Il vecchio amante, criminale azzimato, non accetta la cosa, ma gli va male e si prende una pallottola da lei. Ma il garante non la porta alla polizia, perché lei gli confessa il proprio amore. Scappano verso il Messico. Come finisce non ve lo dico. Però meno lacrime del solito, ma piuttosto un po’ di amarezza e di occhi lucidi.

Com’è. Senza voler fare quelli che dalla scheda di IMDB capiscono tutto, la presenza di Fuller cambia un po’ tutto nell’impianto del film. Questo è sì un film drammatico, ma non esattamente: è un melodramma ibrido, mescolato con una storia di crimine. Si può dire che sia un mélo-noir: roba che alla fine degli anni Quaranta andava ancora molto. Un film d’amore con delle pistole, in bianco e nero, senza grande azione ma con dialoghi intensi. La madre italiana cieca del garante è una figura centrale: vede più degli altri, e capisce la protagonista e i suoi travestimenti dal primo minuto. E i personaggi sono lontani da qualsiasi stereotipo. Tutti e tre stanno evidentemente stretti nel proprio ruolo di uomo di legge, amante disposta a tutto, scaltro individualista. Fanno finta. E dopo un po’ non ce la si fa più, a fare finta.  continua a leggere »



domenica 22 agosto 2010

Almeno così scripta manent


Tra pochi mesi smetteremo di sentire parlare di MUBI.








Gianluca Neri, agosto 2010



venerdì 20 agosto 2010

L’orrore! [GAMESCOM 2010]


Mein dear Lufthansa, Ich bin ein giornalista de Italia. Ich speak no Deutsch. Ma have been in Deutschland for the passé quattro dias. Cologne Messe, GamesCom, expo videogiochi very bon. E ci sono gegone mit Lufthansa. Flug fino a Frankfurt; then train jusqu’a Köln, toujours avec ticket von Lufthansa. Ritorno pareil, ma reverse. Adesso, if Ich getroviert anche just one seule problem dans toda questa permanencia, je ne avrei scritto nada de rien. Mais par ce que tutto ist gegone benissimo, with hostess and steward überkind, timeschedule siempre gerispettiert, tutto clean und tidy, check-in online sin problema, airport ohne coda mai, I decided d’écrire. continua a leggere »



venerdì 20 agosto 2010

Elegante, raffinato, naturale [GAMESCOM 2010]


Nell’ultima settimana mi sono procurato un po’ di melodrammi di Douglas Sirk. Ne ho scritto anche qui sul blog, visto che man mano che li vedo li recensisco. Ne avevo visti due o tre anni fa, ma ho deciso di mettere fieno in cascina, farmi un po’ di basi di cinema classico, che servono sempre e danno tanta soddisfazione. E infatti, partendo per Colonia, un po’ mi spiaceva di non poterne vedere un altro paio così, in batteria, che uno capisce tutto e fa i collegamenti fra prima e dopo. È quella sensazione che avevo all’università, quando andavo a studiare qualcosa in biblioteca di Cinema, e c’erano montagne di videocassette di qualsiasi regista. E veniva voglia di tuffarcisi dentro, non mangiare più, non bere, morire lì con le cuffie davanti al televisorino, di bianco e nero. continua a leggere »



giovedì 19 agosto 2010

Sempre e comunque pupazzetti [GAMESCOM 2010]


In questi giorni alla fiera dei videogiochi di Colonia ho visto veramente una barcata di titoli.
La gran parte dei giochi che vengono presentati riguarda l’eccitante trovata di spararasi in faccia con dei mitra. Che fino a un po’ di anni fa era una cosa molto divertente da fare, ma adesso è diventata una routine. O ci metti dell’altro, e giocare alla guerra ha qualcosa di artistico, oppure non si va da nessuna parte. Tutti, nel mostrare la mercanzia alla stampa, rompono i coglioni con le meravigliose novitá esaltanti presenti nel loro gioco, ma poi alla fine è gente che si spara in faccia. Poi ci sono anche altri giochi, ma ne parlerò in questi giorni. Tanto se uno vuole gli aggiornamenti puntuali non viene certo a cercarli su Freddy Nietzsche.
La cosa che mi sconvolge sempre è la capacità degli uomini di aggrapparsi a qualsiasi cliché, allo scopo di sfangarla, comunicare apparentemente rilassati con gente che parla un’altra lingua, vive di altre cose, non conosce Totò, non ha mai visto Little Britain, insomma, di che cazzo volete ridere, tu e l’aboriggeno? continua a leggere »