giovedì 15 maggio 2014

Le nostre neglette rapite – Bring Back Our Girls è colonialismo narcisistico e dannoso, altro che cooperazione


5.6Due anni fa una sedicente organizzazione di volontariato chiamata Invisible Children produsse e pubblicò in rete un video per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo a Joseph Koni, guerrigliero e criminale ugandese, capo del Lord’s Resistance Army che ha al proprio servizio molti bambini rapiti e costretti in una forma di schiavitù militare. Ricercato dalla Corte Penale Internazionale dell’Aia, Koni è una figura ributtante, un violento stupratore, un assassino, un mostro che non si ferma nemmeno davanti all’infanzia per commettere i reati più violenti. Il video Koni 2012 suscitò molta emozione in rete e raccolse decine di milioni di dollari. Per qualche giorno sembrò che il tema dei poveri bambini ugandesi fosse fondamentale, che occuparsene in qualsiasi modo fosse il minimo che si potesse fare, e soprattutto per due ragioni: sono dei bambini e cosa ti costa. Chi come me criticò il video perché sembrava una soluzione narcisistica e coloniale a un problema complesso si sentì dire che qualcosa si doveva fare, che fare era meglio di niente, che a furia di lamentarsi. Poco dopo la raccolta fondi, l’associazione si dileguò con i soldi, e poco dopo il suo leader si fece una pippa per strada in stato confusionale (più confusionale di quello di uno che, sereno, si fa una pippa in strada) e nessuno ci pensò più. Perché funziona sempre così. Siccome questa non è una modalità di azione rivolta all’esterno e al risultato diplomatico e umanitario, ma all’interno e alla grande sensibilità collettiva dimostrata dalla comunità che partecipa all’appello, preoccupata e commossa e pronta ad agire per i soprusi del pianeta, la soddisfazione individuale di potersi raccontare «Non si può restare indifferenti agli orrori del mondo!» basta a chiudere la questione. continua a leggere »



martedì 6 maggio 2014

Locke


cowleyCos’è. È l’ultimo film di Steven Knight, già sceneggiatore tra le altre cose de La promessa dell’assassino di Cronenberg. Il protagonista del film è Tom Hardy, che interpreta il ruolo di Ivan Locke, un capocantiere che lascia il sito di costruzione di un grattacielo dove lavora da mesi, proprio la notte prima della colata delle fondamenta, perché deve assolutamente andare a Londra per una questione privata. Il film racconta di questo viaggio in auto di un paio d’ore che Ivan passa costantemente al telefono.

Com’è. Il film si svolge interamente su un’automobile. È una BMW, per la cronaca. Quindi potrebbe essere uno di quei film che hanno un elemento narrativo forte che li condiziona e li rende degli esperimenti. All’inizio il film sembra di questi, come quello del tizio chiuso nella cassa per tutto il film, come quel vecchio noir con un tempo intero in soggettiva. Sono film a effetto spesso interessanti, ma che a fatica superano la prova della seconda visione. In realtà la sceneggiatura è stupenda, Hardy è molto bravo, ma quello che rende il film così avvincente è proprio la forza del lato cinematografico, fatto solo ai auto, faccia, sedili, specchietti, fari, strada. continua a leggere »



domenica 4 maggio 2014

Non è vero che lo Stato applaude


tribunali-giustizia“la già evidenziata mancanza di comprensione della gravità della condotta, sia pure attinente a delitto colposo, pur tuttavia realizzato mediante il pesantissimo –fino alle estreme conseguenze- uso di mezzi di violenza personale, ad opera di 4 servitori dello Stato contro un ragazzo, solo, disarmato ed in stato di agitazione confusionale, e la totale assenza di segnali atti ad indicare una presa di distanza critica dalla stessa, appaiono elementi rilevanti di valutazione, ora come allora, trattandosi di una vicenda [...] che sottende una sorta di cultura della violenza, tanto più grave ed inescusabile, in quanto da parte di appartenenti alla Polizia di Stato, organo preposto in prima battuta alla tutela dei cittadini; vicenda che pertanto esige, almeno ora, una battuta di arresto per una matura e consapevole riflessione, onde evitare il rafforzamento di siffatta nefasta cultura e la ricaduta, alla prima occasione, in analoghe vicende delittuose, sia pure eventualmente anche solo di copertura di analoghi fatti criminosi commessi da altri, purtroppo, sebbene pur sempre isolati, neanche tanto rari”

Tribunale di Sorveglianza di Bologna



giovedì 24 aprile 2014

Quando ero piccolo io c’erano solo delle cagatine



mercoledì 23 aprile 2014

Più rock&roll di così in questa epoca non ce ne sono



martedì 22 aprile 2014

A proposito di Davis


dave van ronk inside llewyn davis.- 1Cos’è. È un film dei fratelli Joel e Ethan Coen che racconta la storia di un cantautore dei primissimi anni Sessanta, spiantato, triste e senza pubblico, alle prese con ex, gatti e autostop. Oscar Isaac è il protagonista, Justin Timberlake il nuovo fidanzato della sua ex Carey Mulligan, John Goodman un incontro particolare durante un viaggio. I personaggi sono liberamente ispirati a cantanti della scena folk del periodo, come Dave Van Ronk, Jim and Jean, Tom Paxton, oltre al jazzista tossico Albert Grossman.

Com’è. Non è un film dei Coen di quelli che siamo abituati a vedere, con i caratteri iperrealistici, i primi piani, i mondi interi di bizzarrie, i panoramoni. Non è nemmeno un film storico su una figura realmente esistita, arrivata troppo presto per godere dell’ondata cantautorale dei Sessanta. Bruno Delbonnel, direttore della fotografia, fa un lavoro di morbidezze molto lontano da altre cose viste nella filmografia dei Coen. Il film non racconta niente di cruciale nella vita del protagonista. continua a leggere »



domenica 23 marzo 2014

Il mercato certe volte sì certe volte no


hudsucker023
Il mercato non esiste. Credo di averlo già scritto ai tempi di quell’insofferente di Tremonti, il quale non riusciva a motivare e argomentare la metà delle sue posizioni, e risolveva tutto con «È il mercato». Come se IL mercato fosse un organismo vivente con un DNA, oppure un asteroide, qualcosa di fisico di cui bisogna prendere atto. E invece così non è. continua a leggere »



sabato 22 marzo 2014

Riempono le pazze (ovvero Beppe Grillo M5S freestyle)


mad-hatter-2Io non so adesso di preciso perché è una cosa difficile, però qui dobbiamo dire la verità, non possiamo stare dietro alle chiacchiere, questi fiumi di danaro li hanno dati senza un criterio che sia uno, abbiamo fatto una legge per mettere a posto questa cosa perché era un indegno, l’abbiamo proposta ma non ci hanno nemmeno risposto, non leggono, non leggono niente, la corte dei conti lo dice e non ci sono storie, è così e si fa finta di niente, si mente sapendo di mentire, si vende della falsità al soldo di De Benedetti, che non sono degli imprenditori, anche Farinetti l’hai visto?, ecco, le mozzarelle a New York coi soldi del Molise, ma finirà, eh, finirà perché sono alla frutta, anche perché queste che propongono sono tutte scelte vecchie, cose vecchie, idee vecchie che ormai i più grandi esperti vedono come il fumo negli occhi, dicono che così non si va avanti, se ci spostiamo in questo modo siamo finiti anche noi, finiti per sempre, morti, e le cose io non le so, sono cose difficili che personalmente ho intravisto, sono un comico, neanche più quello, ma ci sono gli esperti, abbiamo gli esperti e ne abbiamo tanti, e sono persone per bene preparatissime, e ho capito che ci sono solo due strade, una è quella per cui questo paese è finito, e l’altra è il cambiamento contro gli zombi morti che stanno seduti lì, e fanno schifo ai loro parenti, perché questo va detto, fanno schifo ai loro parenti, io non so niente ma ci sono dei poteri occulti, non è che in Siria ci sono stati i cittadini e la politica, ci sono dei poteri forti, anche l’Egitto è un esperimento democratico?, io non lo so, a me sembra che Israele e la CIA giochino spesso a tressette col morto insieme all’Arabia Saudita del petrolio, e il morto lo fa l’IRAN, non so che mi spiego, che alle Europee io non capisco come e cosa faranno questi, faranno degli svincoli a otto quadrifogli come ho visto e li hanno fatti e lo denunciamo da anni, gli svincoli in Qatar li hanno tolti, in Qatar, ma sono sicuro che finiranno, abbiamo vinto, vinceremo, siamo gli unici morti vivi del mondo come lo conosciamo, che è finito, e guardi noi siamo persone semplici, persone comuni, grandi esperti di vita e di mondo, l’Istituto Perdergrass l’ha già previsto da dieci anni, in Lettonia hanno votato e basta, non ne parlano più, le cose le decide la gente, il mondo va avanti e se la devono mettere via, se no c’è lo sfacelo, l’R28 è una assurdità europea, sono ridicoli e la vedranno.



venerdì 21 marzo 2014

Bon, ben, pfff, les Pink Floyd!


BOUTON ROUGE (broadcast 24Feb68)
- Astronomy Domine
- Flaming
- Set The Controls For The Heart Of The Sun
- Let There Be More Light

↬ Dund



mercoledì 19 marzo 2014

Quel mago di Oz – Allacciate le cinture


mkCos’è. È il nuovo film di Ferzan Ozpetek con Kasia Smutniak, Francesco Arca, Filippo Scicchitano, Elena Sofia Ricci, Carla Signoris. Racconta la storia di un gruppo di persone che ruotano attorno a Smutniak, Arca e le loro vite sentimentali. I due si conoscono intorno al 2000, e poi stanno insieme fino ai giorni nostri, tra alti e bassi, odi, amori e indifferenze. Intorno ci sono l’amica (Crescentini), l’amico gay (Scicchitano), la madre e la zia tutta originale (Signoris e Ricci). Il titolo si riferisce all’imprevedibilità della vita della protagonista, che detesta un uomo e poi lo sceglie per la vita, e ne riscopre l’amore quando lei si ammala e lui sembra paralizzato dalla paura di perderla.

Com’è. E come deve essere? Brutto. È un film di Ozpetek. È un regista molto banale e retorico, che è capace di costruire montaggi analogici tra le lacrime di una donna e le gocce della flebo della chemio; un’inquadratura che lega tre donne che a letto, non riuscendo a dormire, ricordano la morte del loro fratello-figlio-nipote, e le foto dello stesso da bambino, su un tavolo lì accanto. Se il pubblico fosse scemo ma scemo forte, sarebbe felice. Smutniak è bella e capace, mentre il polpo sbattuto contro uno scoglio (Arca) è terribile, incapace, un comodino coi muscoli. Gli altri attori se la cavano, ma il film è banale nella scrittura, pieno di ricatti morali su amore, identità di genere e malattia, branditi come un’arma per dare valore agli stereotipi rappresentati da quasi ogni personaggio. Insomma, è Ozpetek: non è fine, anzi è grossolano ma senza sfrontatezza, melodrammatico senza melodramma, ed è soprattutto decorativo. Due cose sono interessanti nel film: il cast è ricco, e c’è il tema della famiglia nuova e allargata che Ozpetek (e solo lui in Italia) continua a frequentare. continua a leggere »